Milena Fiore *

 

Che cosa sono i diritti umani per la Repubblica popolare cinese? O meglio: in che cosa si distingue la concezione dei diritti umani che hanno i cinesi e altri paesi socialisti da quella egemone in Occidente?

Lo ha chiarito molto bene la delegazione della China Society for Human Rights Studies in visita in questi giorni in Europa, nel corso della conferenza stampa svoltasi presso l’Ambasciata cinese a Roma, alla quale ha partecipato una delegazione del Centro Gramsci di Educazione.

 

Andrea Vento, Aldo Zanchetta

 

Mercoledì 29 maggio verso le 17 è apparso sul Web il comunicato del Foro di Comunicazioni per l'integrazione della Nostra America che annuncia l'ingresso della Colombia nella Nato in qualità di "Partner globale". Uno status simile a quello di associato esterno che la Colombia si appresta a condividere insieme ad altri alleati strategici degli Stati Uniti quali Afghanistan, Australia, Iraq, Giappone, Corea del Sud, Mongolia, Nuova Zelanda e Pakistan. Una notizia che solleva molte perplessità alla luce del rinnovato interesse dell'amministrazione Trump verso il tradizionale "cortile di casa" e che getta un'ombra inquietante sul futuro dell'intero sub-continente: l’ingresso nell’Alleanza atlantica della Colombia costituisce infatti una clamorosa rottura con la proclamazione dell’America Latina come zona di pace, decisa nel 2014 all’Avana dal II Vertice della Celac, la Comunità degli Stati latinoamericani e caraibici.

 

Manfredi Alberti, Alexander Höbel

 

1. Il 5 maggio di duecento anni fa nasceva a Treviri Karl Marx. Un uomo destinato a un ruolo di primissimo piano nel corso di tutta l’età contemporanea, come pensatore critico e come ispiratore dei più radicali processi rivoluzionari della storia del Novecento.

Che cosa resta di Marx, oggi? È la domanda che in molti si pongono, e a cui è necessario rispondere per dare un senso al recupero, oggi quanto mai urgente, dell’eredità teorica e pratica del pensatore di Treviri e del marxismo.

 

Marcello Musto, Immanuel Wallerstein

(Corriere della Sera, 8 aprile 2018)

 

Nasceva duecento anni fa l’autore del «Manifesto del partito comunista»: sul suo pensiero abbiamo interpellato il sociologo Immanuel Wallerstein, che ne rivendica l’attualità. «Non può fare a meno di lui una sinistra globale che voglia rappresentare l’80% più povero degli abitanti della Terra».

Immanuel Wallerstein, Senior Research Scholar alla Yale University (New Haven, USA) è considerato uno dei più grandi sociologi viventi. I suoi scritti sono stati molto influenzati dalle opere di Marx ed egli è uno degli studiosi più adatti con il quale riflettere sul perché il pensiero di Marx sia ritornato, ancora una volta, di attualità.

 

 
Paolo Ciofi
 
(da: La rivoluzione del nostro tempo. Manifesto per un nuovo socialismo, Roma, Editori Riuniti, 2018)
 
 
Nonostante la ricerca di fantasiose e accattivanti denominazioni volte a occultarne la natura, la società in cui viviamo ha un nome che la definisce con chiarezza: si chiama capitalismo. Capitalismo perché è il capitale che dà a questa formazione economico-sociale il soffio della vita, ed è il propulsore che la spinge e la diffonde nel mondo. Ma cos’è il capitale? La domanda ci porta ai fondamenti, e proprio per questo è quanto mai attuale. È una cosa? Un insieme di merci, di macchinari e di materie prime? Un algoritmo? Un accumulo di titoli e mezzi finanziari ben nascosti nei paradisi fiscali con un semplice click?

 

Fulvio Papi

 

È sempre molto difficile trovare per un intellettuale di primo piano una definizione che sia, almeno approssimativamente, adeguata. E questo accade pure nel caso del mio carissimo amico perduto Mario Vegetti, ellenista di fama, filosofo per una fine educazione intellettuale. Mario Vegetti avrebbe potuto essere compreso alla luce dell’inattualità. Significato che non serve per nostalgie di altre epoche costruite con una immaginazione perita, ma che vuole indicare solo lo stile di uno studioso della cultura greca che ha saputo ereditare le virtù fondamentali della modernità, abbandonando il superfluo, il manierato, l’esibizionismo, il catastrofico, lo spettacolare, per valorizzare - al contrario - il lavoro tenace e amato, la coerenza morale della propria vita, il necessario riserbo critico della ricerca, i risultati storici controllati con un metodo in via continua di perfezionamento: una figura pubblica costruita su questo sfondo.

 

Andrea Vento

(Gruppo Insegnanti di Geografia Autorganizzati)

 

Sin dalle prime immagini trasmesse dai telegiornali Rai nei giorni scorsi in merito ai morti e ai feriti del presunto attacco chimico compiuto in Siria, ho avuto serie perplessità sia per la particolarità di “soccorrere” le vittima con getti di acqua da tubi di gomma sia per le condizioni tutt’altro che drammatiche in cui versavano le persone colpite dai gas che dal clima di relativa tranquillità in cui operavano i soccorritori peraltro privi delle necessarie precauzioni che necessitano interventi di tale natura.

 

Andrea Vento *

 

Avevamo già denunciato a fine anno attraverso queste pagine (http://www.marxismo-oggi.it/saggi-e-contributi/articoli/237-la-mia-africa-la-missione-italiana-in-niger) i rischi della missione militare italiana in Niger individuandone le non indifferenti criticità. Provammo ad entrare nel merito dell'intervento stesso, apparso sin dall'inizio agli analisti di questioni militari incongruente rispetto al fine di bloccare i flussi migratori a sud del confine libico ma, ne evidenziammo anche l'inadeguato iter legislativo, in quanto approvata dal governo il 27 dicembre a poche ore dal decreto presidenziale di scioglimento del parlamento e convertita in legge con ampia maggioranza bipartisan alla Camera (ormai sciolta) il 17 gennaio. Una missione che dovrebbe portare in Niger 140 soldati entro giugno per poi raggiungere a pieno regime le 470 unità con una spesa per le casse dello stato di 50 milioni di euro annui.

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