Aleksandr Droban

(Da: “Marxismo Oggi”, 2008/3)

 

Nella primavera del 1967 mi è stato proposto di andare a lavorare a Praga, alla redazione della rivista teorica del movimento comunista internazionale “Problèmes de la paix et du socialisme” (l’edizione italiana portava il titolo “Nuova rivista internazionale”). Dovevo entrare nella sezione che si occupava della lotta di classe nei paesi capitalisti sviluppati e garantire i collegamenti con il Partito comunista francese. Per uno specialista in storia francese (la mia tesi di laurea all’Università di Mosca era stata “La rottura del Fronte popolare in Francia, 1938-1939”) era una proposta da cogliere al volo. L’estate ebbi la nomina ufficiale.

 Emiliano Brancaccio

 

Pochi mesi fa alcuni giornalisti molto noti in Italia, che potremmo definire “liberali”, parteciparono a una serie di dibattiti con il leader di CasaPound, tenuti proprio nelle sedi dell’organizzazione neofascista. Enrico Mentana è la più nota delle illustri firme del giornalismo italiano che hanno preso parte a quelle iniziative.

Le motivazioni di Mentana e degli altri giornalisti liberali si possono riassumere nella celebre massima attribuita a Voltaire, peraltro apocrifa: “non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire purché tu possa dirlo”.

Ebbene, non saprei esattamente spiegare il perché, ma da qualche giorno la mia mente viene continuamente catturata da un’immagine: quella del militante fascista tipo che ascolta con attenzione e deferenza questa massima, mentre lucida la sua spranga in attesa di qualche nuova testa da spaccare.

 

Fosco Giannini

 

Chi ha vissuto il PCI, quello originario, sa bene che al suo interno, la vita dibattimentale era segnata da qualcosa che era ben più di una ritualità, essendo invece un vero e proprio stile di lavoro: ogni riunione, dalla più piccola Sezione di montagna alla Segreteria Nazionale, era aperta, a prescindere dall’ordine del giorno ( fosse esso relativo alla chiusura di una farmacia comunale di un paesino o alle questioni del governo nazionale) dalla delineazione del contesto internazionale, da cui il resto, poi discendeva. Ciò perché, giustamente, vigeva in quel grande Partito la legge filosofica hegeliana e marxista della “totalità delle cose”, che proprio Hegel – ripreso da Marx- così, in estrema e brillante sintesi, definiva: “il Vero è il Tutto”.

 

Nunzia Augeri

(da “Marxismo Oggi”, n.3/2008)

 

Il 2008 ha portato gradi rievocazioni, discussioni e bilanci sugli avvenimenti del 1968, una data considerata spartiacque nel corso degli avvenimenti del secolo scorso. Sono stati anche ampiamente ricordati gli avvenimenti internazionali, sia il maggio francese che l’invasione della Cecoslovacchia, il 20 di agosto: un fatto che toccò molto da vicino l’opinione pubblica in Italia. Quasi nessuno però, nella stampa italiana, ha ricordato la strage avvenuta a Città del Messico il 2 ottobre 1968, pochi giorni prima dell’inizio delle Olimpiadi, quando gli occhi di tutto il mondo erano puntati sul paese che in America Latina deteneva una fama non del tutto immeritata di libertà e di apertura democratica, soprattutto per l’opera del leggendario presidente Lazaro Cardenas, negli anni Trenta del secolo scorso.

 

 

Sergio Gentili

 

Agosto è il mese, per i più, delle ferie e del riposo. È un mese di duro lavoro nei campi, di crimini del caporalato, di migrazioni, d’incendi e alluvioni, di mare inquinato. In più quest’anno, sconvolto dalla tragedia di Genova. A me capita di riprendere nelle mani gli scritti e i discorsi di Palmiro Togliatti che proprio ad agosto (21-08-1964) cessava di vivere. È l’occasione per viaggiare nella storia guardando al presente. Si sommano domande assurde del tipo: cosa avrebbe detto o fatto Togliatti oggi? Anche se si è consapevoli che il mondo in cui il leader del PCI è vissuto e ha operato con il pensiero e la politica non esiste più. Il mondo è cambiato, ma a veder bene anche durante la sua vita il mondo è mutato più di una volta.

 

Manfredi Alberti *

 

Come ha affermato Plechanov in un noto scritto di fine Ottocento, le grandi personalità della storia sono tali nella misura in cui riescono a interpretare al meglio e con determinazione le forze e le tendenze in atto nella società, indirizzandole in modo coerente. L’inestricabilità del rapporto fra le biografie individuali e le forze collettive è particolarmente evidente nel caso del comunismo novecentesco, i cui grandi dirigenti hanno sempre avuto alle spalle un grande partito, una forza organizzata in grado di creare, nel contesto dato, virtuose sinergie fra i singoli e il gruppo di riferimento.

Alberto Negri *

 

Come si diceva un tempo, i nodi vengono al pettine. E il nodo sono gli opposti interessi tra Stati uniti, i partner della Nato e dentro la stessa Alleanza. Ma questa situazione la dobbiamo anche a Londra e Parigi che hanno sostenuto i piani Usa in Medio Oriente.

 

Andrea Vento *

 

A partire dall’inizio del nuovo millennio in America Latina si è aperta una fase evolutiva sostanzialmente inattesa, a testimonianza del fatto che il Sub-continente, seppur a lungo depredato e sottomesso non era stato completamente soggiogato. Movimenti, forze politiche progressiste e comunità indigene, provati dai fallimenti di un ventennio di politiche neo-liberiste, hanno preso consapevolezza (forse illuminati dall’esperienza Zapatista in Messico) delle proprie potenzialità, aprendo una stagione di rivendicazioni e di progettualità politica in larga misura imprevista. L’elezione in Brasile, a Presidente della Repubblica, di Luiz Inacio "Lula" da Silvia nel 2002, ha sancito il decollo di una nuova fase, avviata dalla vittoria di Chavez alle presidenziali venezuelane del 1998, che nel giro di pochi anni ha visto l’ascesa di governi di diversa natura politica e in totale rottura con la storia, recente e passata, dell’intero Sub-continente.

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