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Categoria: Libri
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Alessio Soma

 

 L'era digitale che l'Occidente sta da tempo attraversando ha visto proliferare negli ultimi lustri il fenomeno dei social network e, con esso, alcuni impieghi di tale strumento a dir poco spregiudicati. Impieghi, tuttavia, niente affatto innocui, che spesso introducono nell'opinione pubblica idee degli avvenimenti passati totalmente capovolte rispetto alla realtà dei fatti.

Vediamo, così, una parte della società servirsi di questi canali per attribuire ostinatamente, con l’avallo di veri e propri falsi storici, qualità e meriti politici a Mussolini e al fascismo stesso. Il libro di Francesco Filippi (Mussolini ha fatto anche cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo, Edizioni Bollati Boringhieri, Torino 2019), a tal proposito, si impegna ad analizzare le maggiori fake news che circolano in rete su questo tema e, con l’utilizzo di dati oggettivi desunti dalla storiografia più accreditata, di confutarle.

Molto interessante è il metodo utilizzato: le leggende filo-mussoliniane dilaganti sul web vengono inserite in ogni paragrafo conservando i caratteri e i riquadri del social network da cui sono state attinte; ciò che permette al lettore di comprendere la provenienza di ogni affermazione.

La prosa utilizzata non nasconde la propria partigianeria emotiva: abbiamo infatti uno stile non sempre neutro e distaccato (tipico delle ricerche accademiche) ma a tratti schietto e particolarmente diretto.

Questo modo di scrivere può apparire ad alcuni inadeguato per un testo di ricerca storica, ma se pensiamo all'obbiettivo finale di questo libro, ovvero far conoscere a quante più persone possibili che cosa fu realmente il fascismo (mettendo a nudo le notizie false che circolano su di esso), allora la scrittura tagliente di cui vien fatto uso si rivela indubbiamente opportuna, in quanto riesce ad arrivare al lettore in maniera più incisiva.

Tra i vari punti analizzati, risulta particolarmente interessante l’analisi sul mito degli “italiani brava gente”. Questo stereotipo è particolarmente diffuso nella cultura di massa; basti pensare alla rappresentazione dei soldati italiani in guerra che viene spesso riproposta in campo cinematografico (la rappresentazione dell'italiano goliardico e bonaccione), nei giornali, ma anche nei discorsi di alcuni politici. Questa “vulgata” ha portato a radicare nel senso comune la convinzione secondo cui, se pure gli italiani perpetrarono una politica espansionistica di tipo imperialistico, essa venne in fin dei conti condotta con bontà e faciloneria, tratti caratteristici del popolo italiano.

Questo luogo comune viene smentito con particolare efficacia da Filippi, che mostra come in realtà i soldati italiani compirono dei veri e propri genocidi nei teatri di guerra in cui operarono. Si pensi ad esempio alla Libia, dove la riconquista dell’entroterra dal 1926 al 1931 venne effettuata con delle vere e proprie deportazioni di massa e con la reclusione della popolazione autoctona in campi di detenzione, portando quindi alla morte migliaia di individui.

Oppure all’utilizzo dei gas nervini e all’avvelenamento dei pozzi, che ci mostra come la guerra venisse condotta senza alcun scrupolo, e che gli italiani anziché in modo goliardico e bonaccione si comportarono come dei veri e propri oppressori coloniali, cinici e feroci (come del resto lo stesso Mussolini auspicava che fossero).

Oltre a questo, tra i vari punti, sembra particolarmente illuminante l’analisi compiuta da Filippi sul razzismo nazionalista del regime, che non nacque con le leggi razziali nel 1938, ma fu piuttosto una caratteristica intrinseca del governo fascista, (si pensi soltanto alla discriminazione nelle colonie), in chiara opposizione al principio internazionalista, caro al movimentismo di sinistra.

In conclusione, l’analisi compiuta da questo agile volumetto risulta certamente utile. Possiamo dire, infatti, che esso sia un ottimo “vademecum” per ricordarci chi fu veramente Mussolini e che cosa realmente significò il fascismo per l’Italia; senza banalità e mistificazioni, ma con quell'occhio critico, necessario ogni qualvolta si voglia comprendere un fenomeno storico di tale portata.

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