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Nunzia Augeri

 

Domenica 11 marzo si è spento Mario Vegetti. Aveva 81 anni. Diversi giornali ne hanno pubblicato un ricordo, mettendo in rilievo la sua brillante opera di filosofo, profondo conoscitore del mondo greco e rinnovatore degli studi in materia. Quasi nessuno ha rammentato la sua figura di militante marxista.

Usciva da una famiglia di solide tradizioni: il padre, Vittorio, fu un dirigente del Partito comunista negli anni del fascismo. Il fratello Loris, più anziano di lui, era stato il partigiano “Vega” in Emilia, e dopo la guerra era stato vicepresidente dell’ANPI milanese. Anche la sorella Vera aveva militato nel Partito comunista, nella redazione della rivista “Voce comunista”.

Nel 1992 Mario rispose con generosità all’appello di Armando Cossutta, sia per partecipare attivamente all’esperienza di Rifondazione comunista, sia per assumere la presidenza dell’Associazione Culturale Marxista. L’Associazione, fondata da Cossutta nella seconda metà degli anni ’80, quando era ormai avvertibile la deriva che avrebbe trascinato il Partito comunista italiano al destino che conosciamo, riuniva i migliori intellettuali del momento. Oltre a organizzare convegni e incontri, pubblicava una rivista, “Marxismo Oggi”, un quadrimestrale che è uscito per 20 anni, con 48 fascicoli cui hanno collaborato centinaia di intellettuali italiani e stranieri. Direttore ne era il professor Guido Oldrini, ma l’équipe più ristretta della redazione era composta da Mario Vegetti, dall’indimenticato Luigi Pestalozza, e da Libero Traversa, che ne fu a lungo il direttore responsabile, poi sostituito da Edio Vallini. Vegetti – che di solito ne scriveva l’editoriale – apportava ai lavori non solo la sua cultura, il suo solido orientamento marxista, la sua capacità di cogliere il nocciolo dei problemi, ma anche le sue doti di umanità, di serenità e obiettività che sapeva applicare quando le discussioni nel gruppo redazionale diventavano dispute accese.

Nel 1998, al momento della scissione da Rifondazione comunista, Vegetti seguì Cossutta nel Partito dei Comunisti italiani, ma volle mantenersi al di sopra della mischia, e – in pieno accordo con gli altri redattori e collaboratori - mantenne la rivista aperta a tutte le voci autenticamente marxiste, nello sforzo di ricostruire – di fronte al pensiero unico prevalente - un pensiero critico e dialettico. Il marxismo era per lui non solo e non tanto uno strumento di analisi della realtà o una prospettiva aperta sulla storia, ma anzitutto un atteggiamento etico. Lasciò il Partito al momento della guerra del Kosovo, non volendo condividere la responsabilità per quell’avventura bellica (il PdCI partecipava allora al governo). Militante politico, non fu mai grettamente partitico e rimase sempre inesorabilmente rivolto alla stella fissa del suo antifascismo.

Si è mantenuto in piena attività fino all’ultimo giorno della sua vita: il suo ultimo impegno si è concretato in un ciclo di incontri alla Casa della Cultura di Milano, dedicato ai miti greci e al loro significato, in una rilettura moderna. Lo ha seguito una folla incredibile, un successo straordinario. L’ultimo incontro è stato mercoledì 14, quando lui ormai ci aveva lasciato.

Docente universitario in una delle più antiche e prestigiose Università, quella di Pavia; autore di libri di successo e di testi scolastici su cui si sono formate generazioni di studenti; noto a livello internazionale e vincitore del premio “Platone”; una felice vita familiare con la moglie, Silvia Vegetti Finzi, due figli e ora felicemente nonno; il gusto per tutte le cose belle e buone della vita, anche il gioco e lo sport (era interista al pari di Cossutta); Mario Vegetti ha vissuto una vita densa di sfide e ricca di soddisfazioni. Non dobbiamo piangerlo. Dobbiamo piangere per noi, che non lo abbiamo più vicino. E da oggi il mondo per noi è più povero.

 

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