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Riccardo Lenzi *

(http://www.libertaegiustizia.it/2020/09/02/gli-spintaneisti-neri-che-volevano-essere-dimenticati/)

 

Quasi tutti hanno sentito nominare Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Gilberto Cavallini, Roberto Fiore. Sono alcuni tra i nomi più celebri del neofascismo e neonazismo italiani. Forse persino più noti di Franco “Giorgio” Freda e Giovanni Ventura, i due esponenti di Ordine Nuovo corresponsabili della strage di Piazza Fontana; miracoli del sistema mediatico. E pensare che Freda, senza che nessun rappresentante delle istituzioni se ne sia mai lamentato pubblicamente, nel frattempo è uno degli “intellettuali” che scrivono editoriali su Libero.

Fioravanti, Mambro e Cavalini sono i più celebri esponenti dei “Nar”, sigla emblematica di quel preteso “spontaneismo armato” che negli anni, processo dopo processo, si è dimostrato uno “spintaneismo finanziato”. Il quarto, fondatore di Forza Nuova ed ex leader di “Terza Posizione” (altra sigla del terrorismo nazifascista), è tra i protagonisti dell’inchiesta giornalistica di Giorgio Mottola “Il virus nero”, trasmessa da Report (1) lo scorso aprile. Come vedremo Nar e Terza Posizione erano sì due sigle distinte, ma appartenevano ad un’unica grande famiglia criminale. Gente pericolosa, senza scrupoli, convinta di essere “superiore”.

Il 9 settembre saranno trascorsi 40 anni da quando i Nar ammazzarono, tentando maldestramente di occultarne il cadavere, il camerata Francesco “Ciccio” Mangiameli, leader siciliano di Terza Posizione e massone aderente all’Ordine Martinista. Un omicidio avvenuto 5 settimane dopo la strage alla stazione di Bologna, per mano di Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Dario Mariani e Giorgio Vale detto “the Drake”. Quest’ultimo militava contemporaneamente in Terza Posizione e nei Nar; non era l’unico. Morirà nel 1982 a Roma nel corso di un’operazione della Digos. Due anni prima (luglio 1980) Mambro e Fioravanti erano stati ospiti di Mangiameli in Sicilia, pochi giorni prima della strage di Bologna. «A Fioravanti il Drake piaceva, lo riteneva un ragazzo in gamba e gli insegnava ciò che conosceva su tecniche militari e guerriglia urbana». Un paio di mesi prima di morire, “il mulatto dei Nar” sarà protagonista di una rocambolesca fuga dagli agenti (segreti e non) che gli stavano alle calcagna: il 6 marzo 1982 Vale avrebbe dovuto incontrarsi col suo sodale Roberto Nistri; ma stavolta il Drake non si presentò all’appuntamento: dopo un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine, era stato costretto a fuggire a bordo di una Alfasud rubata. Anch’egli “doppio militante” di Nar e Terza Posizione, Nistri era un giovane fascista romano, classe 1958. Condannato all’ergastolo per l’omicidio (2) a sangue freddo di due agenti di polizia, Giuseppe Antonio Carretta e Franco Sammarco, sconta circa 18 anni di carcere e, dal 2000, torna in libertà. Oggi per campare pare faccia il fotografo (3)  e non ama ricordare i vecchi tempi. Tempi in cui Nistri pareva avere la stoffa del leaderino negli ambienti del terrorismo neofascista di seconda generazione; lo stesso Vale era uno dei suoi seguaci. Pasquale Belsito (4), altro assassino fascista dalla doppia cittadinanza (TP+Nar) con 4 ergastoli sulla gobba, ha descritto Nistri come uno che «legge solo di armi, non l’ho mai visto con un bel libro politico in mano, chessò di Hitler».

Torniamo al 6 marzo 1982. L’imprevisto accade alla stazione Furio Camillo della metropolitana di Roma. Trovatosi di fronte agli agenti, Vale inizia a sparare e scappa. «La notizia della sparatoria nella metro verrà pubblicata il giorno dopo da tutti i giornali. Vale, riuscito miracolosamente a sfuggire alla trappola del Sisde, “buca” il successivo appuntamento con Nistri, che si convince del fatto che il suo camerata sia stato arrestato. E così, per evitare che lo tengano nascosto chissà dove e chissà per quanto tempo, decide di darne notizia alla stampa: con una telefonata anonima alla redazione centrale dell’Ansa, un uomo giovane con forte accento romano ha annunciato l’arresto di Giorgio Vale. “Qui Nuclei Armati Rivoluzionari”, ha detto. “È stato arrestato il nostro camerata Vale. Se al telegiornale della notte la notizia non sarà data e la polizia non dice in quale carcere è stato portato, uccideremo uno alla volta tutti gli equipaggi della polizia”. Il giovane ha poi affermato che Vale è stato arrestato in una zona di Roma Sud. La notizia dell’arresto di Giorgio Vale è stata però categoricamente smentita dalla Digos e dal Reparto Operativo dei Carabinieri. Quando, in piena notte, Nistri rivedrà Vale, capirà che i suoi timori erano infondati, anche se di poco. Il giorno dopo, polizia e servizi fanno il punto della situazione e capiscono di essere stati a un passo dall’arresto della “primula nera” dei Nar; convocano i giornalisti, ma non raccontano contro chi ha sparato Vale, né tantomeno della trappola organizzata dal Sisde.» [cit. N. Rao, “Trilogia della celtica”, Sperling&Kupfer 2014].

Facciamo un passo indietro. Il 14 dicembre 1979 il poco più che ventenne Nistri e altri due giovani terroristi neri, Giuseppe Dimitri e Alessandro Montani (5) , erano stati catturati presso un covo romano dei Nar in via Alessandria 129, nei pressi di Porta Pia. Curiosamente al medesimo numero civico aveva sede la redazione di “Confidential”, rivista vicina ad Avanguardia Nazionale (il movimento eversivo guidato da Stefano Delle Chiaie) ai tempi diretta da Adriano Tilgher (6). Dopo un breve conflitto a fuoco, la polizia li aveva arrestati e, perquisendo il covo, si era trovata di fronte a un vero e proprio arsenale: le cronache (7)  dell’epoca riferiscono di «15 fucili “Winchester”, alcuni mitra, numerose pistole, munizioni, diversi chili di esplosivo con micce, eppoi divise della guardia di finanza, uniformi da metronotte, palette del ministero dei trasporti. Quanto basta per organizzare attentati in grande stile». Una volta arrestati, dalle tasche di Peppe Dimitri era spuntato il numero di telefono del generale piduista Pietro Musumeci, allora numero due del Sismi (sarà uno dei quattro uomini condannati per i depistaggi delle indagini sulla strage di Bologna; se non fosse morto durante il processo, anche il numero uno del Sismi, Giuseppe Santovito, avrebbe avuto la medesima sorte). Alla faccia dello spontaneismo romano. Questi giovani spietati, la cui pericolosità nei primi mesi del 1980 il magistrato Mario Amato tentò invano – e in solitudine – di segnalare al Csm, erano palesemente immanicati con la vecchia guarda di Ordine Nuovo (gli amici di Pino Rauti) e Avanguardia Nazionale (gli amici di Stefano Delle Chiaie), i due storici marchi di fabbrica dell’eversione di destra, solo apparentemente disciolti. «Peppe Dimitri era uno dei capi di Terza Posizione, ma prendeva ordini da Delle Chiaie. Legato ad AN era anche Nistri, capo del nucleo militare. Infatti parte dei proventi delle rapine finivano a Delle Chiaie.»[cit. G.. Gazzotti, “Quelli che mettevano le bombe”; in AA.VV. “Alto tradimento”, Castelvecchi 2016]. Compreso un borsone con 100 milioni di lire e un bel po’ di traveller cheque, prelevati alla Chase Manhattan Bank di piazzale Marconi, all’Eur, il 27 novembre 1979 da una “batteria” composta da Alessandro Alibrandi, Valerio Fioravanti, Giuseppe Dimitri, Massimo Carminati e il meno noto Mimmo Magnetta (8) , che nel nuovo millennio passerà alla Lega Nord diventando anche “speaker” di Radio Padania.

 Sempre nel novembre del 1979 Valerio Fioravanti avrebbe voluto portare a termine un progetto che da tempo bolliva nella sua pentola: liberare Pierluigi Concutelli, il “comandante militare” di Ordine Nuovo che nel 1976 aveva assassinato il magistrato Vittorio Occorsio e che in quel periodo era detenuto all’Ucciardone, il carcere di Palermo. La liberazione di Concutelli, mai riuscita, continuò ad essere una priorità di Ordine Nuovo e di Fioravanti anche per tutto il 1980. Pochi ricordano che anche Concutelli, proprio come il conterraneo Mangiameli, è un massone. Era infatti iscritto alla CAMEA (9) (tessera 4070), loggia legata all’obbedienza di Piazza del Gesù – tuttora esistente, con tanto di sito web: www.glm-camea.org -, allora guidata dal ginecologo Michele Barresi. Grazie alle indagini di Giovanni Falcone si verrà a sapere che ne facevano parte, tra gli altri, Joseph Miceli Crimi (il medico, complice di Gelli, che si occupò del finto rapimento di Sindona) e la sua amica insegnante Francesca Paola Longo (che, nei ritagli di tempo, guidava anche la loggia massonica “Atena”); mafiosi del calibro di Giacomo Vitale (cognato del boss Stefano Bontade: quello che, prima di essere ucciso dai corleonesi, andava molto d’accordo con Andreotti) e, dulcis in fundo, il ragionier Pino Mandalari, meglio noto come “il commercialista di Riina”. Della serie dimmi con chi vai e ti dirò chi sei…

 È in questo mefitico ambiente che da nord a sud – tra Roma, Palermo, Trapani e il profondo Veneto, passando per Arezzo – viene congegnata la strategia stragista che avrà il suo culmine il 2 agosto 1980. Col tempo si scoprirà infatti che, proprio nel periodo 1979-1980, erano stati gli ordinovisti veneti Massimiliano Fachini e Giovanni Melioli «a fornire esplosivi a Valerio Fioravanti, sollecitandolo a compiere attentati. E fu sempre lo stesso Fioravanti a farsi carico di eseguire, il 17 dicembre 1979, un attentato rivolto a quell’avvocato Giorgio Arcangeli che era stato sospettato di aver rivelato agli inquirenti particolari di quell’accordo criminale sancito nel febbraio 1977 [tra elementi della Banda Vallanzasca e appartenenti a Ordine Nuovo] e di aver indirizzato la polizia sulle tracce del latitante Concutelli [che nel 1976 aveva ucciso il magistrato Vittorio Occorsio]. Quell’attentato – che per un errore di Fioravanti colpì a morte il giovane impiegato Antonio Leandr (i10) - rappresentò la reazione feroce alla scoperta avvenuta tre giorni prima dell’arsenale del gruppo neofascista (…). Dopo questo episodio Valerio Fioravanti prese anche simbolicamente il posto di Dimitri a capo della componente militare del gruppo neofascista operativo su Roma, assumendo titolo a stringere accordi ancora più stretti con gli ordinovisti veneti e il loro capo militare Massimiliano Fachini, di cui il Nar Gilberto Cavallini (11)  era considerato il figlioccio e il rappresentante nella capitale.»[cit. C. Nunziata, “Dal 1964 al 1980 – La democrazia violentata”; in AA.VV. “Alto tradimento”, Castelvecchi 2016].

All’inizio del 2020 Cavallini è stato condannato all’ergastolo in primo grado per concorso nella strage del 2 agosto 1980; è anche a partire da elementi inediti emersi in quel processo – oltre che nelle nuove indagini avviate qualche anno fa – che la Procura Generale di Bologna ha chiesto il rinvio a giudizio per altri presunti complici (il collaboratore, prima della ‘ndrangheta poi “dello Stato”, Paolo Bellini), indicando al contempo i nomi dei possibili mandanti della più grande strage politica avvenuta in Italia dal secondo dopoguerra: Licio Gelli, Umberto Ortolani, Federico Umberto D’Amato e Mario Tedeschi. Tutti targati P2 e tutti, purtroppo, deceduti.

Ne sono successe di cose in quel lungo e terribile 1980 (12) . All’inizio del 2019 il processo Cavallini ha riacceso i riflettori su un attentato dimenticato, avvenuto a Milano tre giorni prima della bomba alla stazione di Bologna. La notte tra il 29 e il 30 luglio 1980 (13) , i Nar fecero esplodere un’autobomba davanti a Palazzo Marino, sede del Comune allora governato da una giunta di sinistra guidata dal socialista Carlo Tognoli, il sindaco più giovane nella storia di Milano. E qui emerge il nostro ultimo personaggio, tra quelli ancora vivi e che speravano di sparire nel nulla, scacciando i fantasmi del passato. Si chiama Egidio Giuliani (14) , è un amico di vecchia data di Cavallini ed attualmente si trova in carcere: qualche anno fa si è beccato 16 anni per l’omicidio di Silvio Fanella, presunto “cassiere” di Gennaro Mokbel (il faccendiere nero coinvolto nella truffa Telecom Sparkle, che in una intercettazione telefonica si lasciò sfuggire che “tirare fuori Mambro e Fioravanti dal carcere mi è costato 1.200.000 euro”).

Fanella è stato assassinato a Roma il 3 luglio 2014. Non è la prima volta che Giuliani finisce nei guai. Se al processo per la bomba a Palazzo Marino gli imputati – tra i quali Giuliani – furono tutti assolti, durante le indagini per la strage di Bologna la fidanzata di Giuliani, Laura Lauricella, rivelò che fu proprio lui a fornire l’esplosivo per l’autobomba di Milano. Il profilo di Giuliani che emerge dalle sentenze degli anni 80 è quello di «una specie di agenzia di servizi per terroristi: armi ed esplosivi, documenti falsi, auto rubate, di cui riforniva anche i rossi. “Uno dai lineamenti torbidi”, anche lui in rapporti con molti piduisti e con la Banda della Magliana». Perché, come nel caso degli pneumatici, la potenza (di fuoco) di questi soldati politici sarebbe stata nulla senza “controllo”.

1  https://www.raiplay.it/video/2020/04/il-virus-nero—report-27042020-ec9752b3-4c69-433c-a9c5-faedfe7f6f64.html

https://www.globalist.it/news/2016/06/21/uccise-due-poliziotti-niente-diritto-all-oblio-per-un-ex-terrorista-fascista-202392.html

https://www.robertonistri.com/biografia

https://it.wikipedia.org/wiki/Pasquale_Belsito

https://www.linkedin.com/in/alessandro-montani-granellino-578a1287/?originalSubdomain=it

https://it.wikipedia.org/wiki/Adriano_Tilgher_(politico)

https://archivio.unita.news/assets/main/1979/12/15/page_010.pdf

http://www.ippolitoedmondoferrario.it/news/vita-avanguardia-nazionale-la-biografia-domenico-mimmo-magnetta/

https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1993/04/15/le-logge-della-piovra.html

10 https://www.memoria.san.beniculturali.it/web/memoria/approfondimenti/scheda-approfondimenti?p_p_id=56_INSTANCE_J1sq&articleId=15977&p_p_lifecycle=1&p_p_state=normal&groupId=11601&viewMode=normal

11 https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2018/07/12/cavallini-e-ordine-nuovo-la-scuola-di-terrorismo-venetoBologna06.html

12 http://www.piantiamolamemoria.org/1980

13 https://espresso.repubblica.it/attualita/2019/01/18/news/prima-la-bomba-poi-il-depistaggio-la-mancata-strage-di-milano-e-la-strategia-fascista-1.330682

14 https://www.ilmessaggero.it/roma/cronaca/giuliani_camilluccia_armiere_estrema_destra_banda_magliana-581109.html

*L’autore dell’articolo è il Presidente dell’associazione Piantiamolamemoria (piantiamolamemoria.org)

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