Francesco Barbagallo
La distruzione di Gaza sta costringendo anche i più sensibili israeliani come lo scrittore David Grossman, padre di un soldato morto in guerra, a definire genocidio l’azione militare del governo israeliano in Palestina. Sta venendo finalmente alla luce la vera storia della appropriazione progressiva di tutto il territorio palestinese da parte dello Stato di Israele, a partire dalla sua fondazione nel 1948.
Fin da subito Israele estese i suoi confini dal 56% assegnatogli dall’ONU al 78%, scacciando dalla loro terra e da città come Haifa, Giaffa, Gerusalemme Ovest 750 mila palestinesi. Le milizie terroriste sioniste -Irgun, Haganah, Palmach, Lehi- massacrarono circa 15 mila tra arabi e inglesi.
Menachem Begin, a capo dell’Irgun, distrusse tra l’altro il villaggio arabo di Deir Yassin e guidò l’attentato al King David Hotel, che provocò 90 morti tra militari britannici e civili arabi. In una lettera al <New York Times> del 2 dicembre 1948 una trentina di intellettuali ebrei emigrati negli USA, tra cui Albert Einstein e Hannah Arendt definirono il partito fondato da Begin <strettamente affine ai partiti nazisti e fascisti nell’organizzazione, nei metodi, nella filosofia politica e nell’azione sociale.>
In seguito Begin fonderà il partito di destra Likud e sarà Primo ministro di Israele dal 1977 al 1983; il Likud è il partito di Benjamin Netanyahu.
Fin dalla sua fondazione Israele ha perseguito l’obiettivo di appropriarsi di tutto il territorio palestinese e lo ha conseguito grazie alla guerra vittoriosa del 1967. Questo programma, realizzato nei fatti, confligge radicalmente con la propaganda israeliana circa la capacità delle organizzazioni palestinesi di mettere in discussione l’esistenza del più potente Stato militare del Medio Oriente. Il corrispondente di guerra americano Chris Hedges ci ha fornito di recente una drammatica testimonianza del programma israeliano, in via di realizzazione, di cancellazione della Palestina e dei palestinesi dalla faccia della terra. (C. Hedges, Un genocidio annunciato. Storie di sopravvivenza e resistenza nella Palestina occupata, Fazi Editore)
Nel 2018 Israele ha approvato la legge Stato-Nazione, che <afferma l’esclusiva sovranità ebraica su Eretz Yisrael, la ‘Terra di Israele’ di cui parla la Bibbia, indica nella colonizzazione ebraica dei territori palestinesi occupati una “priorità nazionale”, liquida le aspirazioni palestinesi all’autodeterminazione come una minaccia alla sicurezza e usa queste rivendicazioni per legittimare l’occupazione permanente.> Gli accordi di Oslo furono firmati nel 1993, alla presenza del presidente Clinton, dal capo dell’Olp Yasser Arafat e dal Primo ministro Yitzhak Rabin, poi ammazzato da uno studente israeliano di destra. Avrebbero dovuto portare alla soluzione dei due Stati, ma sono totalmente falliti.
Israele ha aumentato le sue colonie in Cisgiordania da 128 a 371, i coloni ebrei sono cresciuti dal 250 mila a oltre 700 mila, un serpeggiante muro di calcestruzzo alto 8 metri copre 700 chilometri della Palestina occupata. Il ‘colonialismo dei coloni’ si fonda essenzialmente sul razzismo e sulla violenza armata, protetta dall’esercito israeliano, con cui i coloni si appropriano continuamente di terre appartenenti ad agricoltori palestinesi. Come scrisse il grande intellettuale Edward Said: <Quello a cui siamo stati sottoposti è un colonialismo unico, dove non sanno che farsene di noi. Il palestinese migliore per loro è quello morto o sparito.>
E’ contro questo colonialismo, contro la pulizia etnica e il regime di apartheid praticato da sempre da Israele nei territori palestinesi che si determina la resistenza e la violenta reazione soprattutto dei giovani palestinesi rinchiusi in prigioni a cielo aperto. Come hanno scritto i politologi dell’Università di Chicago John Mearsheimer e Stephen Walt: <il terrorismo palestinese non è violenza casuale diretta contro Israele o ‘l’Occidente’: è in gran parte una risposta alla prolungata campagna di Israele per colonizzare la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.>
Mearsheimer ha anche scritto un libro su La Israel lobby e la politica estera americana, dove ha ricostruito il costante, capillare impegno di potenti lobby nel sostenere finanziariamente i politici americani favorevoli a Israele e nel boicottare pesantemente quelli ostili. La prima vittima delle lobby sioniste fu il famoso senatore William Fulbright, presidente della Commissione Esteri del Senato, che in un rapporto del 1974 aveva denunciato queste attività lobbistiche e non fu più rieletto grazie all’enorme sostegno finanziario fornito al suo avversario. Il presidente Jimmy Carter scrisse un libro intitolato Palestine: Peace Not Apartheid: fu accusato di antisemitismo e il suo libro boicottato; in Italia non è stato mai pubblicato. Il primo presidente Bush fu ritenuto poco attento nella difesa degli interessi israeliani; non fu rieletto.
Nel gennaio 2024 la Corte internazionale di Giustizia ha accusato Israele di compiere a Gaza un genocidio contro i palestinesi e ha denunciato l’impunità di cui Israele ha goduto dalla sua fondazione nel 1948.
