Gianmarco Pisa

 

«Rivoluzione è il senso del momento storico; cambiare tutto quello che dev’essere cambiato; uguaglianza e libertà piene; essere trattato e trattare gli altri come esseri umani; emanciparci noi stessi e con i nostri propri sforzi; sfidare poderose forze dominanti dentro e fuori dall’ambito sociale e nazionale; difendere valori nei quali si crede al prezzo di qualsiasi sacrificio; modestia, disinteresse, altruismo, solidarietà, eroismo; lottare con audacia, intelligenza e realismo; non mentire mai e non violare i principi etici; convinzione profonda che non esiste forza nel mondo capace di schiacciare la forza della verità e delle idee. Rivoluzione è unità, indipendenza, lottare per i nostri sogni di giustizia, per Cuba e per il mondo, e questa è la base del nostro patriottismo, del nostro socialismo, del nostro internazionalismo».

È quella che Abel Aguilera ha giudicato, sul Granma, la definizione di Fidel dotata della più grande “dimensione storica”, che fu pronunciata in Piazza della Rivoluzione, il primo maggio del 2000, e che lo stesso Raúl ha definito «la quintessenza del lavoro politico ideologico», perché condensa i tre caratteri fondamentali della Rivoluzione a Cuba, potremmo dire il senso stesso della Rivoluzione: in primo luogo, una rivoluzione anticoloniale, che prospetta la liberazione dal colonialismo di tutti i popoli sottoposti al dominio coloniale (anticipa il grande processo storico della decolonizzazione che si afferma compiutamente nel corso degli anni Sessanta e Settanta); in secondo luogo, una rivoluzione di giustizia sociale (istituisce il sistema dei diritti sociali e civili a Cuba e realizza per la prima volta il sistema di protezione sociale, la liberazione dall’analfabetismo, l’alfabetizzazione universale, la liberazione dalla malattia, la costruzione di un sistema sanitario pubblico, gratuito, universalistico tra i più avanzati del mondo, la liberazione dalla miseria, con lo sradicamento della povertà estrema e della fame a Cuba); e, in terzo luogo, una rivoluzione di trasformazione sociale (edifica un nuovo modello economico e sociale e attrezza una nuova configurazione complessiva dell’architettura istituzionale e politica).

Il trionfo della rivoluzione data all’inizio del 1959 e porta con sé, come primi atti, le due riforme agrarie, la nazionalizzazione delle compagnie straniere, la nazionalizzazione delle grandi proprietà della borghesia interna. È di appena un anno dopo il Memorandum Mallory che definisce i presupposti della guerra multidimensionale che sin da subito gli Stati Uniti scatenano contro Cuba, “rea” di essersi avviata su un cammino di auto-determinazione e di emancipazione («bisogna usare rapidamente tutti i mezzi possibili per debilitare la vita economica di Cuba…, per ottenere i maggiori sviluppi nella privazione a Cuba di denaro e forniture, per ridurle le risorse finanziarie e i salari reali, per provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo»). È ancora di un anno dopo, dopo la rovinosa sconfitta statunitense a Playa Girón, aprile 1961, che segnò la prima, grande, sconfitta Usa in America Latina, l’imposizione, nel 1961 e poi ancora con il Proclama Kennedy (3447) nel 1962, del criminale bloqueo. L’imposizione del blocco è immediata, segna sin dall’inizio la storia della rivoluzione a Cuba, al punto che oggi l’80% della popolazione cubana è nata sotto il bloqueo, cioè ha vissuto sempre nelle condizioni di limitazioni e restrizioni dettate dal criminale blocco statunitense. Il bloqueo è pertanto anche, se non soprattutto, un vero e proprio dispositivo per impedire la formazione e il consolidamento della base materiale necessaria ai fini del processo di trasformazione rivoluzionaria in senso socialista.

Come conseguenza, il processo rivoluzionario a Cuba, come processo di trasformazione generale della società e dello stato, si è sviluppato interamente e originalmente a partire dalla costruzione dell’uomo nuovo e della nuova società sulla base dell’etica, della consapevolezza e della coscienza (“Una rivoluzione può essere figlia solo della cultura e delle idee”, ribadì Fidel, nel 1999, in occasione dell’insediamento di Hugo Chávez alla Presidenza del Venezuela). Non è stato cioè possibile, a Cuba, avverare l’indicazione teorica marxiana secondo la quale il socialismo, a seguito della rottura rivoluzionaria, si sarebbe realizzato a partire dalle punte più alte e sulla base delle conquiste tecniche e scientifiche più mature dello sviluppo capitalistico; e nemmeno si è potuto realizzare, sulla base delle indicazioni leniniane, come trasformazione radicale a partire dalla rottura dell’anello debole della catena internazionale dell’imperialismo, proprio in virtù delle specifiche condizioni di Cuba. A Cuba, il processo rivoluzionario, nato in forma democratica radicale e maturato poi in senso socialista, proprio a partire dalle date simbolo di Girón e del 1961, si è sviluppato come processo storico e politico di liberazione nazionale e di emancipazione popolare, di liberazione da una tirannide oppressiva e dal giogo statunitense, e di emancipazione del popolo, “la grande massa irredenta - cui tutti promettono e che tutti ingannano e tradiscono, quella che anela a una patria migliore, più degna e più giusta, quella che è mossa da ansie ancestrali di giustizia per aver sofferto l’ingiustizia e lo scherno generazione dopo generazione, quella che aspira a grandi e sagge trasformazioni in ogni ordine e che per riuscire è disposta, nel momento in cui crede in qualcosa e in qualcuno, e soprattutto quando crede in sé stessa, a dare fino all’ultima goccia di sangue”, come disse Fidel nel suo storico discorso di autodifesa, “La storia mi assolverà”, del 16 ottobre 1953.

Cuba

Fu sempre Fidel a riconoscere, nella celebre dichiarazione sul carattere socialista della rivoluzione a Cuba, il 16 aprile 1961, che “gli imperialisti non possono perdonarci che abbiamo fatto una rivoluzione socialista proprio sotto il naso degli Stati Uniti”. L’aggressione imperialista contro Cuba non è solo contro il modello economico e sociale cubano, ma contro l’affermazione stessa del socialismo come modello più avanzato e più efficace del capitalismo, la cui solidità ed efficacia è mostrata proprio dalla capacità di definire, articolare, priorizzare, pianificare e organizzare che Cuba socialista possiede e che è alla base della sua resistenza e della sua dignità. In assenza della formazione di una base materiale, in conseguenza dell’immediata applicazione del bloqueo subito dopo la vittoria della rivoluzione, il socialismo a Cuba non solo ha garantito la sovranità e l’indipendenza del paese e l’affermazione della dignità e della coscienza del popolo, in una rivoluzione in cui la forza materiale, prima ancora delle basi economiche, è rappresentata dalla capacità mobilitante delle idee e dell’etica, ma anche consentito i più grandi avanzamenti civili e sociali in termini di diritti delle persone e di diritti del popolo.

Cuba è sotto assedio, e la vicenda attuale non si comprenderebbe se non la si collocasse nel suo giusto contesto, storico e politico: le conseguenze profonde e gravissime di 65 anni di applicazione di un blocco criminale che ha le caratteristiche di un blocco totale, che impedisce a Cuba qualsiasi relazione di tipo economico, commerciale e finanziario con una grande quantità di Paesi, che ha già causato danni materiali cumulativi stimati in oltre 1.500 miliardi di dollari, con un impatto di oltre 7 miliardi solo nell'ultimo anno, colpendo tutti i settori economici e sociali, generando un costo umano e sociale impressionante; e poi l’impatto profondo e duraturo di oltre 240 misure coercitive unilaterali che rappresentano un vero e proprio atto criminale di guerra economica; e poi ancora il più recente blocco energetico e petrolifero che, ancora una volta gli Stati Uniti hanno imposto, in maniera criminale, a Cuba con l’obiettivo letteralmente di assediarla, asfissiarla, al prezzo di un vero e proprio genocidio. Anche considerando un solo settore, particolarmente simbolico, quello della salute, le conseguenze del bloqueo sono praticamente incalcolabili. Il sistema sanitario cubano è costituito da oltre 10.000 ambulatori, 451 policlinici e 149 ospedali, interamente pubblici e statali. Solo nel settore sanitario, il blocco ha comportato danni cumulativi pari a 4.2 miliardi di dollari, e solo nell’ultimo anno i danni sono stati di 300 milioni; un solo mese di blocco equivale al finanziamento necessario per coprire il fabbisogno di farmaci di base a Cuba per un anno intero (340 milioni di dollari); un solo giorno di blocco equivale al costo dell’acquisto di tutta l’insulina necessaria a tutti i pazienti diabetici per un anno (12 milioni di dollari).

Quello che spesso si trascura è che il bloqueo, nelle sue implicazioni e conseguenze, è l’equivalente di un vero e proprio genocidio: la carenza di beni, risorse, carburante ha un impatto pesantissimo sulla vita della popolazione, punta a colpire l’intera popolazione di Cuba in quanto tale, per essersi liberata dalla tirannide di Batista e dal giogo dell’imperialismo e per avere scelto di decidere liberamente e autonomamente le modalità della propria organizzazione sociale e le forme del proprio potere politico.

Il popolo cubano sa bene cosa era Cuba prima della Rivoluzione e sa altrettanto bene cosa diventerebbe Cuba in assenza della Rivoluzione (una colonia statunitense, come ha detto Trump, che vorrebbe, a suo dire, fare di Cuba una nuova Porto Rico). Detto diversamente, se non ci fosse il socialismo, semplicemente non ci sarebbe Cuba. Potentissime sono le matrici del processo rivoluzionario a Cuba: Unità (il Partito Comunista di Cuba si forma, sull’onda della vittoria rivoluzionaria, in due fasi, prima nel 1961 e poi compiutamente nel 1965, dall’unione delle forze rivoluzionarie, il Movimento 26 Luglio, il Partito Socialista Popolare e il Direttorio Rivoluzionario), Fermezza (la forza materiale della Rivoluzione è la dignità, l’etica e la coscienza del popolo di Cuba, sulla base della lezione di Fidel, “seminare idee, seminare coscienza”), Vittoria (la solidarietà e la battaglia di Cuba in tutte le sedi per la difesa della propria indipendenza sono, al tempo stesso, il motore attorno al quale si sviluppa la lotta di Cuba per la propria sovranità).

Vittoria, Fermezza e Unità rappresentano vere chiavi di volta politiche, si può dire, a maggior ragione nel tempo sfigurato dalla prepotenza e dall’ingiustizia, un messaggio decisivo per tutti, a tutte le latitudini.

 

Foto: Immagine dalla mostra “Fidel: Carteles en Revolución”, Casa de Las Americas, L’Avana (Foto di G. Pisa).

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Toogle Right

Condividi

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy.