Gianmarco Pisa

 

Lo scorso 12 giugno, il presidente della Repubblica di Cuba e primo segretario del comitato centrale del Partito Comunista di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha illustrato le misure definite per contrastare gli effetti della guerra multidimensionale, della vera e propria aggressione multidimensionale, che gli Stati Uniti hanno scatenato contro Cuba.

Si tratta di un’aggressione senza precedenti, in relazione alla quale gli Stati Uniti, nell’ambito del più che sessantennale blocco totale, il criminale bloqueo, cui l’Isola è sottoposta, oltre che delle oltre 240 misure coercitive unilaterali e del più recente, asfissiante e disumano, blocco energetico e petrolifero, una misura che configura, ai danni della popolazione di Cuba, un vero e proprio genocidio, hanno anche avviato un pesante dispiegamento militare contro l’Isola, nel tentativo, anche attraverso la minaccia di un’aggressione armata diretta contro il popolo di Cuba, di determinare un violento cambio di governo sull’Isola.

È in questo contesto che, preparandosi alla difesa del Paese e delle conquiste storiche della rivoluzione e del socialismo, Cuba ha varato un piano complessivo di misure e di interventi che, secondo le parole dello stesso Díaz-Canel, hanno l’obiettivo di concorrere a contrastare gli effetti di una "aggressione multidimensionale, parte di una politica totalmente aggressiva nei confronti di Cuba da parte del governo degli Stati Uniti". Cuba si difende e avanza, nell’estrema difficoltà del momento, forte dell’eredità della Revolución e della lezione storica di Fidel, e lo ha ribadito lo stesso Díaz-Canel osservando che, "come ci ha insegnato Fidel", nei momenti più difficili non si può fare a meno della creatività che, "insieme all'unità del nostro popolo e alla nostra volontà, può permetterci di superare tutte le sfide". A queste sfide Cuba risponde con la fermezza nei principi e con l’unità della direzione politica e dell’intero popolo di Cuba, nella pienezza del carattere della Revolución.

Quali sono dunque le priorità di intervento che sono state definite? Il primo punto è la difesa del Paese, di Cuba e della Rivoluzione: predisporre ogni elemento del sistema di difesa territoriale, affinare i piani adattandoli alle lezioni apprese, ottimizzare al massimo la protezione e la partecipazione della popolazione, in una strategia di guerra popolare, vale a dire di guerra di difesa di tutto il popolo. Il secondo punto, anch’esso fondamentale, è la riforma di struttura, il Programma economico e sociale 2026, con una serie di misure e proposte legate alla trasformazione e al potenziamento del modello economico e sociale. In primo luogo, vi è un elemento legato al sistema di gestione economica: “una vasta serie di misure o azioni proposte che ci permetteranno di risolvere le vecchie contraddizioni che abbiamo tra la pianificazione centrale, gli incentivi e gli stimoli all’economia”. Si tratta di stimolare la produzione nazionale, di offrire un maggior numero di beni e servizi alla popolazione e di incrementare le esportazioni che generano reddito, nel senso di "fare avanzare il Paese in modo produttivo, creare ricchezza e distribuirla con giustizia sociale", affrontando "le disuguaglianze che si sono create, intervenendo sulle vulnerabilità delle persone e delle comunità", vulnerabilità e disuguaglianze che sono frutto dell’aggressione economica e del criminale bloqueo statunitense e che pure però assommano su di sé i problemi legati ai ritardi nell’implementazione di specifiche misure di riforma.

Su questo punto, nello stile tipico del socialismo cubano, dell’autocritica, della rettifica e dell’avanzamento, è intervenuto in una recente intervista lo stesso presidente Díaz-Canel, osservando che “abbiamo commesso errori, e bisogna anche vedere in quali condizioni sono commessi questi errori nel vivere sotto assedio, e c’è anche il fatto che non si riconosce la quantità di riforme che sono state fatte in tutti i periodi della Rivoluzione. Il governo statunitense non riconosce l’apertura che c’è stata nei confronti del settore privato e le agevolazioni che ci sono agli investimenti stranieri. Non è che Cuba cambi, è che vogliono che cambiamo come vogliono loro, che ci sia la privatizzazione totale, che si adotti il modello neoliberista. Non è il nostro modello”.

Viene quindi ribadito e rilanciato il programma di riforma varato, per la prima volta in forma compiuta, in occasione del VII Congresso del Partito Comunista di Cuba (2016), quando, nella relazione introduttiva, il leader storico Raúl Castro, a proposito del programma di aggiornamento e modernizzazione del modello economico cubano, registrava che “l’ostacolo fondamentale è il peso di una mentalità vecchia che si traduce in un atteggiamento d'inerzia e un'assenza di fiducia nel futuro. Non sono mancati sentimenti di nostalgia per momenti meno complessi del processo rivoluzionario, quando esistevano l'Unione Sovietica e il campo socialista. All'altro estremo si sono espresse aspirazioni mascherate alla restaurazione del capitalismo come soluzione ai nostri problemi [...]. Valutando il ritmo delle trasformazioni in corso, non si deve perdere di vista il fatto che nel caso di Cuba non si consentirà mai l'applicazione delle cosiddette «terapie choc» spesso usate a detrimento delle classi più umili della società. Questa premessa, che corrisponde al principio che nessuno sarà abbandonato, condiziona in larga misura la velocità dell'aggiornamento del modello economico cubano, in cui sono innegabili l'influenza della crisi economica internazionale e gli effetti del blocco economico contro Cuba. Le formule neoliberiste che propugnano la privatizzazione accelerata del patrimonio statale e dei servizi sociali, come la sanità, l'istruzione e la sicurezza sociale, non saranno mai applicate nel socialismo cubano”.

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Il socialismo a Cuba è in grado di individuare errori e problemi, con lo sguardo costruttivo di porvi rimedio per fare avanzare la situazione, preservare le conquiste del socialismo, garantire uguaglianza e giustizia sociale, e, nel farlo, innestare elementi, con apertura al settore privato e incentivo agli investimenti, che possano servire da stimolo e dinamizzazione del processo economico. In base alle nuove misure, le imprese potranno, a partire dalla partecipazione dei lavoratori al processo decisionale, "decidere le proprie dimensioni, i propri sistemi salariali, e utilizzare gli utili come ritengono più opportuno e in base a quanto avranno deliberato. Avranno, collettivamente, la facoltà di esportare e di importare, stipuleranno contratti che consentiranno loro di guadagnare valuta estera e, oltre al loro contributo fondamentale al Paese, avranno a disposizione una parte di tale valuta per espandere la produzione e i servizi. Potranno stipulare partenariati economici con qualsiasi tipo di operatore economico, decidere clienti e fornitori, sviluppare i propri piani aziendali". Di conseguenza, "le imprese vedranno ampliato il proprio raggio d'azione; potranno produrre e fornire servizi di ogni genere; le imprese statali potranno partecipare direttamente al mercato valutario e, di conseguenza, anche il mercato valutario sarà uno spazio in cui le imprese statali saranno presenti".

Un’ulteriore, fondamentale, misura riguarda la riforma dell’apparato statale, del governo, del settore imprenditoriale, del Partito, delle organizzazioni sociali e di massa, tra le quali una proposta di legge, già pubblicata, in base alla quale "i cittadini possano esprimere i propri pareri prima che una deliberazione venga presentata all'Assemblea Nazionale; si prevede inoltre una significativa riduzione, non solo del numero dei ministeri, ma anche del numero delle posizioni". Un’ulteriore area di interventi riguarda "le misure volte a incentivare il commercio estero, le esportazioni, le catene del valore e la logistica", tutte concepite per rendere questo settore più vitale e dinamico. A tal proposito, "non sarà obbligatorio per alcun operatore economico esportare e importare tramite intermediari, coloro che importano input o materie prime per i processi produttivi e di servizi a Cuba beneficeranno maggiormente dei dazi all'importazione rispetto a coloro che importano prodotti finiti che possono essere fabbricati a livello nazionale".

Per quanto riguarda poi le forme di gestione non statali, "le attività non consentite saranno limitate", con l'obiettivo di ampliare l'ambito di applicazione di ciascuna forma "per consentire lo sviluppo del maggior numero possibile di attività, nel rispetto di norme e quadri giuridici chiari"; in particolare, è in corso un processo per accelerare l'approvazione delle micro, piccole e medie imprese, sia statali sia private, che hanno presentato i loro piani e i loro obiettivi ma non hanno ancora ottenuto l'approvazione. È essenziale, infatti, "semplificare e incentivare le speciali partnership economiche che abbiamo già approvato tra enti statali e privati, un sistema già approvato ma non ancora pienamente implementato"; nonché "incentivare gli investimenti diretti esteri. Queste riguardano i diritti di superficie, la rimozione degli ostacoli, l'utilizzo di conti bancari, i tempi di approvazione per gli investimenti diretti esteri e la rapidità delle risposte".

Un’ulteriore priorità riguarda l’energia, l'utilizzo di fonti di energia rinnovabile in tutti i settori e la progressiva riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, soprattutto importati, dato l'impatto del criminale blocco energetico sul Paese, che negli ultimi cinque mesi ha visto l'ingresso di una sola petroliera a Cuba e che ha determinato e sta determinando conseguenze gravissime sulla vita stessa della popolazione. I cubani vanno oggi incontro in media a più di 20 ore di blackout, con un impatto fortissimo su tutte le attività essenziali, l’illuminazione, la cottura dei cibi, l’accesso all’acqua, i servizi di comunicazione, i trasporti, la scuola, la salute, e tutti i servizi di base. Un dato su tutti, impressionante per la sua eloquenza: nel 2017, all’inizio del primo mandato di Trump, Cuba registrava un tasso di mortalità infantile eccezionale per un paese del Sud del mondo, pari a 4 per mille nati vivi, oggi l’indice è salito fino a raggiungere i 10 per mille nati vivi.

Di conseguenza, viene rafforzato l’impegno a incrementare la mobilità elettrica, con l'importazione di apparecchiature elettriche e l'assemblaggio e la produzione di diverse tipologie di apparecchiature a Cuba. Sarà inoltre rivisto il sistema dei sussidi, "eliminando gradualmente i sussidi ai prodotti e introducendo sussidi per i singoli soggetti, con un sostegno differenziato per chi ne ha più bisogno, tenendo conto della responsabilità sociale di tutti gli attori economici, a livello comunale, provinciale e nazionale". Inoltre, "un progetto in materia di politica monetaria, con una ristrutturazione e un diverso funzionamento con la partecipazione di tutti gli attori del mercato valutario, per rafforzare il sistema finanziario e bancario".

Infine, le "misure dedicate alla risorsa umana, in particolare alla forza lavoro giovane e qualificata". A questo proposito, il presidente ha parlato di "proteggerli con stipendi e incentivi, in modo che i giovani trovino condizioni e opportunità per contribuire allo sviluppo del Paese in patria". "Il Paese - ha confermato Diaz Canel - non è in una situazione di stallo, ma sta affrontando con intelligenza l'intera situazione. La nostra risposta deve essere unitaria. Queste questioni saranno discusse apertamente, e chiunque abbia un'idea migliore o una proposta migliore dovrà condividerla, e sarà presa in considerazione".

Per la prima volta dunque Cuba mette mano in modo sistematico a un programma di riforme volto a trasformare il modello economico del Paese senza pregiudicarne i lineamenti fondamentali e il carattere socialista, prefigurando una nuova tappa di sviluppo del socialismo cubano che esplicitamente guarda al modello del socialismo con caratteristiche cinesi, fatte salve le dovute differenze di condizioni nazionali, territoriali, demografiche e, complessivamente, di scala, aprendo al mercato, all’iniziativa privata e agli investimenti diretti in modo rilevante, pur sempre nel quadro del sistema socialista a pianificazione centrale.

Come ha evidenziato, in occasione del Plenum straordinario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, riunito lo scorso 17 giugno, Carlos César Torres Paez, Presidente della Società Scientifica Cubana per lo Sviluppo Locale: “Le misure proposte non minano il carattere socialista del nostro sistema. In questa proposta di trasformazione, la proprietà socialista rimane la forma di proprietà principale e determinante. La differenza è che essa apre uno spazio a diverse forme di proprietà e gestione privata in un insieme di attività economiche. Queste possibilità vengono ampliate. Non dobbiamo confondere il socialismo con lo statalismo assoluto; il processo di costruzione del socialismo, infatti, prevede la partecipazione di diverse forme di proprietà e gestione privata. Non si tratta di una concessione al capitalismo, bensì di uno strumento che utilizziamo per continuare a rafforzare il processo di costruzione del socialismo a Cuba. Con queste misure, non utilizziamo il mercato come fine, ma come strumento per generare maggiore ricchezza nelle nostre attuali circostanze, affinché lo Stato, attraverso politiche e programmi sociali, possa realizzare una ridistribuzione più equa e giusta di tale ricchezza”.

Nel quadro della pianificazione, si prospetta una maggiore apertura al mercato, in modo da alimentare, anche attraverso il settore privato, lo sforzo complessivo per garantire la vita di Cuba, per difendere vita, diritti e conquiste della popolazione, per costruire presupposti più solidi per partenariati economici internazionali, a partire dai grandi mercati del sistema dei BRICS, del quale Cuba fa parte come Paese partner dal 1° gennaio 2025. "C'è un popolo – ha rivendicato Díaz-Canel – che non è disposto ad arrendersi e a perdere ciò che può essere migliorato. Dobbiamo realizzare il cambiamento con i nostri sforzi e il nostro talento, non con interferenze esterne che non hanno nulla a che fare con ciò che la Rivoluzione ha sognato e costruito per il popolo cubano".

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