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Categoria: Relazioni e Interventi
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Julián Isaías Rodríguez Díaz

(ambasciatore in Italia della Repubblica bolivariana del Venezuela) *

 

  1. La minaccia di guerra contro il Venezuela è latente. Non si è dissolta con l’ultima votazione del Consiglio di Sicurezza. I veti, dall’una e dall’altra parte, hanno lasciato più domande di prima. Il ricatto bellico per fare terrorismo psicologico prosegue. I margini per un intervento, non solo in Venezuela ma anche a Cuba, in Nicaragua e in Bolivia rimangono validi.
  1. L’ultima volta che la comunità internazionale assistette a qualcosa di simile era il 2003. La coalizione, complice degli USA, aveva deciso di invadere l’Iraq. Allo stesso modo, più tardi, ci sono state le invasioni in Libia, Afghanistan e Siria, dove la guerra fu preceduta da notizie false. La confusione permette all’opinione pubblica di accettare in modo pacifico qualsiasi sproposito.
  2. La crisi di oggi in America Latina, e in particolar modo in Venezuela, è caratterizzata da metodi e circostanze molto simili a quelle presenti in Iraq, Libia, Afghanistan e Siria. Paesi, questi, tutti produttori di petrolio. Due delle componenti essenziali della crisi sono l’aggressione e la disinformazione/menzogna.
  3. Il blocco economico contro il Venezuela, dal 2013, ha causato danni per 350 miliardi di Dollari e alcune centinaia di morti: l’intenzione è far sì che alcune misure unilaterali e arbitrarie (chiamate sanzioni) mettano l’economia in una condizione di asfissia e creino i presupposti affinché l’esercito abbatta il Governo del Presidente Maduro.
  4. Il riconoscimento di un impostore come Capo di Stato è una tattica che, oggi, viene utilizzata contro il Governo venezuelano. Sappiamo, tuttavia, che il riconoscimento da parte di un Governo straniero non può legittimare dei governanti e che, inoltre, va contro le dottrine riconosciute a maggioranza dal diritto internazionale. E’ un’ingerenza contraria ai principi del diritto internazionale, utilizzata dagli USA per attaccare il paese.
  5. Riconoscere come Governo a uno “che esiste solo negli uffici politici stranieri" è una grottesca violazione del diritto internazionale. I governi, infatti, possono essere legittimati soltanto dalla sovranità di ciascun paese. È principio di diritto internazionale che qualsiasi riconoscimento prematuro di un governo straniero costituisce un atto flagrante di ingerenza negli affari interni di un altro paese.
  6. Nel caso venezuelano, inoltre, possiamo invocare un altro principio: il principio dell'efficacia del diritto internazionale. Secondo tale principio, il governo reale di un paese è quello che controlla effettivamente il paese, quello che ha il potere di affermare la sua autorità come Stato e che, indipendentemente dal fatto che sia considerato o meno come legittimo, può adempiere ai suoi obblighi internazionali.
  7. Ma c'è di più: la questione del "riconoscimento da parte di governi stranieri” fu sollevata per la prima volta dagli Stati Uniti. In occasione della Rivoluzione francese, infatti, Jefferson si pronunciò per il non-intervento del suo paese e fece prevalere l'interesse a continuare le relazioni diplomatiche con la Francia. Con questa riflessione, Jefferson incaricò il suo ambasciatore a Parigi di riconoscere il governo della rivoluzione francese (principio accolto dalla Carta dell'OAS nel 1948)
  8. La facoltà di conferire a uno Stato la capacità di convalidare il carattere democratico del governo di un altro Stato implica un’ingerenza negli affari interni di quello Stato e quindi costituisce una forma di intervento.
  9. La Corte internazionale di giustizia si è espressamente pronunciata su questo argomento nel caso Nicaragua vs. USA del 1986: "È proibito a qualsiasi Stato o gruppo di Stati intervenire direttamente o indirettamente su questioni interne o esterne di un altro Stato e l'intervento sarà più illecito quando a tal fine vengono utilizzati mezzi di coercizione "Più chiaro dell’acqua!”
  10. Anche nel caso Nicaragua vs USA, la Corte Internazionale si pronunciò sulla questione dell’esistenza o meno di una norma che consentisse ad un paese o ad un gruppo di paesi di intervenire utilizzando l'opposizione interna dell'altro Stato". In questo senso, la Corte specificò che: "Il diritto internazionale contemporaneo non prevede alcun diritto di intervento di questo genere nemmeno a favore dell'opposizione esistente in un altro Stato "
  11. Ma questo problema non è solo una questione di diritto, è anche una questione politica, a cui devono essere fornite anche risposte politiche. Ad esempio, nessuno, assolutamente nessuno, oserebbe credere che Trump, Elliot Abrams, Mike Pence, John Bolton e buona parte dell'Europa abbiano un reale interesse per i diritti umani in America Latina e nei Caraibi, e molto meno in Venezuela.
  12. Ad esempio, nello Yemen milioni di persone stanno vivendo la peggiore crisi umanitaria causata anche dagli Stati Uniti (bombardano il paese dal 2015); non gli trema il polso per lanciare i missili e il 70% della popolazione ha bisogno di assistenza umanitaria. Nel Sud Sudan, tra il 2014 e il 2018 sono morte 400.000 persone a causa di violenza, fame e una vera crisi umanitaria; in Iraq, i bombardamenti sono stati accompagnati da un embargo che ha ucciso oltre 2 milioni di persone.
  13. Quali sono allora gli obiettivi degli Stati Uniti nel conflitto latino-americano, tenendo conto del fatto che nessuna guerra ha mai messo fine alla sofferenza di nessun popolo?
  1. Con il giro d'affari chiamato "guerra" hanno distrutto la Libia; per invadere la Siria, è stata utilizzata l’immagine del bambino kurdo trovato annegato su una spiaggia turca; in Afghanistan, le donne sono state liberate dal burqa e, dopo 18 anni di bombardamenti sistematici, quelle stesse donne afghane si trovano in una situazione peggiore rispetto a 45 anni fa.
  2. Esiste una sorta di colonialismo ancora soggiacente alle posizioni degli Stati Uniti e dell'Europa, che fa perdere loro di vista le realtà politiche ed economiche del mondo. Secondo tale concetto colonialista, l'Africa è dell'Europa e il Sud America è degli Stati Uniti. Solo 48 dei 193 stati del pianeta riconoscono l'ingerenza autoritaria in Venezuela e, con questi 48 paesi, gli Stati Uniti e una parte dell'Europa sono determinati a ignorare ciò che attualmente resta del diritto internazionale.
  3. Gli Stati Uniti invaderanno in modo violento il Venezuela? Cercheranno di mantenere il dominio su quello che non è più il loro cortile sul retro di casa? L’Europa si sente una forza complementare o supplente di questa guerra occidentale per la leadership statunitense? Il nuovo credo neoliberale è la violenza globalizzata? È questo il nuovo ordine che il neoliberismo vuole per il mondo? Le nuove armi di distruzione di massa sono oggi la sovranità e l'indipendenza dei popoli?
  4. L’obiettivo è chiaro: creare nemici per poi vendere armi con cui eliminarli. L'obiettivo è uccidere la speranza, trasformare lo stato attuale in uno scenario unico, spazzare via ogni utopia, mascherare la menzogna con qualcosa di non ideologico per sottrarre efficienza ed efficacia dalla verità.
  5. La rinascita della Dottrina Monroe è un modo per far nascere un nuovo tipo di fascismo e per stabilire un muro contro la democrazia in America Latina. È un raffinato progetto di ingegneria politica per creare una guerra utilizzando le banche e altre armi non convenzionali. Se per comprendere tutto ciò, sono utili gli aiuti umanitari: che siano i benvenuti!
  6. John Bolton, questa settimana, ha dichiarato che “il Governo cerca di applicare la dottrina Monroe al Venezuela per sostituire Nicolás Maduro”. “Questo è, amici, un momento in cui i diritti fondamentali, la virtù civile, la libertà di stampa, l’impero della legge, la verità dei fatti e la ragione sono sotto attacco”. Lo ha detto ieri Hillary Clinton in Alabama.
  7. Bolton è tornato in prima linea nella politica statunitense: è lo stesso che ha mostrato in TV i 5000 soldati che gli Stati Uniti avrebbero inviato in Colombia contro il Venezuela e che ha preso parte agli ultimi tre colpi per destabilizzare il mondo: I) il ritiro degli Stati Uniti dal trattato anti-balistico del 2001 II) Il ritiro dall'accordo nucleare con l'Iran del 2015 e III) Il ritiro dall'INF (Trattato degli Stati Uniti d'America con la Russia sulle armi nucleari di medio raggio).
  8. Il rispetto della sovranità, della pace, la revoca delle sanzioni contro il Venezuela, un meccanismo per risolvere le divergenze politiche tra il governo e l'opposizione e la non ingerenza di altre nazioni negli affari interni del Venezuela sono i cinque punti proposti dal governo nazionale per un tavolo di dialogo con l'opposizione venezuelana. Tutto nel rispetto della Costituzione venezuelana.
  9. Sembra che dopo l'attacco al Venezuela dello scorso 23 febbraio questa trattativa sia ancora lontana. La risposta che l'opposizione venezuelana potrebbe aver chiesto pubblicamente con quello show mediatico è una bravata da parte del miglior rappresentante dell'opposizione venezuelana, Donald Trump, sostenuto da alcuni dei governi latinoamericani (speriamo non dall'Europa).
  10. Dopo il fallimento del Consiglio di Sicurezza e l'incontro tra Trump e Kim Jong-un, Washington non ha più molte alternative. Un intervento militare senza il supporto né del congresso degli Stati Uniti né dell'ONU potrebbe essere la risposta che potrebbe provocare diversi Vietnam in America Latina.

 

* Intervento pronunciato nel corso dell’iniziativa in solidarietà col Venezuela bolivariano tenutasi presso l’Ambasciata di Cuba in Italia il 5 marzo 2019.

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