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Categoria: Saggi
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Paola Pavese

 

Appunti per un manuale

I Pionieri del Futuro. Le attività per fasce d’età

Tutti bambini e i ragazzi dai 7 ai 13 anni possono diventare Pionieri del Futuro, una volta che abbiano aderito all’ Invito dei Pionieri (vedi più avanti). Le attività saranno però diverse per i bambini fino agli 11 anni, rispetto a quelle dei ragazzi più grandi. I più grandi aiuteranno le attività dei piccoli e si dedicheranno con maggior approfondimento ad attività di impegno sociale, anche a carattere internazionale.

I dirigenti dei Pionieri del Futuro

I dirigenti dei Pionieri del Futuro, una volta che la nostra esperienza sarà andata a regime, saranno preferibilmente ragazze e ragazzi che da piccoli siano stati Pionieri.

In questa prima fase saranno invece adulti o giovani adulti.

Per ogni Reparto ci dovranno essere da 2 a 5 Capi Reparto, uno di essi sarà il responsabile.

I dirigenti dei Pionieri del Futuro, svolgono la funzione di educatori.

Ogni adulto, in relazione ai bambini, dovrebbe assumere su di sé questa funzione, ma sappiamo come non sempre questo accada. Specificatamente, le caratteristiche di chi vuole diventare dirigente dei Pioniere del Futuro, ossia di un’agenzia educativa che persegue una sua specifica linea pedagogica, saranno quelle di concordare con i principi che qui andiamo a delineare:

 - aver fiducia nell’essere umano e specificatamente nei bambini e nei ragazzi e nella loro capacità di dar vita ad un collettivo.

 

Riportiamo a questo proposito, come faremo spesso in questo paragrafo, un brano del Manuale del Pioniere di Gianni Rodari:

Una qualità fondamentale per i dirigenti dei Pionieri é la fiducia nei ragazzi, nelle loro possibilità, nelle loro capacità, nella loro ansia continua di fare, di cercare,  di ordinare; nella loro fantasia, nella loro serietà, nella loro lealtà.

Il ragazzo che sente la vostra fiducia acquista senso di responsabilità e di iniziativa.

La Fiducia reciproca tra il dirigente e i ragazzi trasformerà il Reparto in un vero collettivo, cioè in una famiglia in cui nessuno si sente trascurato o inferiore, in cui tutti sono ugualmente meritevoli, ugualmente in grado di contribuire al successo comune.

La fiducia nei ragazzi inoltre è il mezzo migliore per ispirare loro nobiltà di sentimenti ed azioni corrispondenti

 

- I dirigenti devono essere capaci di insegnare ai ragazzi il metodo della critica e dell’autocritica in funzione degli interessi del collettivo. Suona antiquato, ma non lo è! Ogni qual volta si accenda una discussione tra i bambini, essi si devono sentir liberi di esprimere i loro pareri, così come dovranno sentirsi liberi di esprimersi verso ogni forma di autorità interna alla struttura dei Pionieri. Allo stesso modo devono sentirsi liberi di accettare (e ovviamente anche di non accettare) le critiche che gli vengano rivolte e motivate, di assumerle come un nuovo punto di vista utile a migliorare le proprie azione e il proprio atteggiamento. E' questo un tipo di libertà difficile da conquistare per tutti, ma che spesso i bambini sanno gestire meglio degli adulti.

Lasciamo nuovamente la parola a Rodari:

Dovranno sentirsi liberi di esprimere il loro pare su tutto e esprimere la loro opinione senza soggezione in qualsiasi circostanza. Questo non significa abituare i ragazzi alla “sfacciataggine”, secondo i vecchi pregiudizi, ma abituarli alla franchezza, al rispetto della propria personalità e di quella degli altri, all’esercizio dei propri diritti. Può darsi che ad un certo punto un ragazzo abusi di questo diritto e faccia cattivo uso della libertà di parola e di critica: a questo punto non servirebbe a nulla intimargli brutalmente il silenzio o redarguirlo bruscamente. Basta metterlo di fronte alle conseguenze del suo comportamento sulla vita del reparto, chiedergli seriamente se vuole contribuire al successo del reparto ed affidargli responsabilità precise.

(...) Inoltre, quando si spiega ai ragazzi la loro libertà di critica e di parola, si parlerà loro molto seriamente, perché essi capiscano a fondo l’importanza di tale libertà e ne facciano buon uso.

L’abitudine dell’esercizio della democrazia, della critica e dell’autocritica, stimola potentemente lo sviluppo educativo dei ragazzi: li rende coscienti di sé stessi, responsabili delle loro azioni; distrugge in essi le timidezze eccessive e dannose, corregge le esuberanze e rafforza il sentimento del collettivo: insomma crea delle vere personalità e non delle mascherine che ripetono tutte la stessa canzone.

 

- Sebbene la nostra proposta pedagogica miri a fare dei bambini dei soggetti capaci di organizzarsi collettivamente, il ruolo degli educatori resta un ruolo molto attivo: gli educatori devono sostenere i bambini nelle loro iniziative, ma anche fornirgli proposte di lavoro e scadenzare le attività, guidarli nella formazione di un percorso condiviso. Tutto questo faciliterà il formarsi di un senso del collettivo che dovrà essere percepito dai ragazzi come formato non solo dal loro reparto, ma da tutti i reparti italiani, da tutti i Pionieri del mondo e che si muove all’interno di una realtà sociale. E anche se sembra uno scenario prematuro da delineare, è a questo che dobbiamo tendere. La presenza stessa di Pionieri in molti Paesi del mondo è del resto per i bambini un grande stimolo  a prender parte a questa avventura.

- Per fare questo il dirigente dovrà provvedere a pianificare gli incontri, avendo ben chiaro il possibile svolgimento delle attività, ma rimanendo sempre pronto a cogliere i suggerimenti dei bambini e a lasciare che siano essi a condurre il gioco ogni volta che se ne mostrano capaci. Questa dialettica organizzativa tra educatore e ragazzi sarà il fulcro della nostra identità. Per avere un’idea concreta delle possibilità insite in questo percorso pedagogico invitiamo i nostri Capi Reparto alla visione del film Diario di un Maestro di Vittorio de Seta e soprattutto alla lettura del libro che lo ispirò: Un anno a Pietralata di Albino Bernardino. In queste opere i metodi attivi, che ancora, anche se in minima parte, riecheggiano nelle attività pedagogiche e didattiche italiane, sono riportati ad una matrice collettiva.Va da sé che anche le opere di Mario Lodi rientrano in quel bagaglio culturale e pratico, di prassi, che il movimento democratico degli insegnanti e in particolar modo dei maestri, produsse in Italia. Ciò che dobbiamo però ricordare, è che la nostra non è un’esperienza scolastica, didattica, e che questo libera noi e i bambini da molti vincoli, rendendoci liberi di esplorare con i tempi e i modi che riteniamo più adeguati tutto ciò che potrà accendere la curiosità dei bambini.

- nel pianificare le attività i nostri educatori dovranno sempre tenere a mente che il bambino ha bisogno di movimento. Riportiamo ancora una volta un brano del Manuale di Rodari:

Tutta l’infanzia è dominata dal bisogno di movimento. Se l’adulto può rimanere fermo parecchie ore, il ragazzo non lo può. Obbligando continuamente il ragazzo a rimanere fermo si comprime la sua attività fisica come il vapore in una caldaia. Osservate i ragazzi a scuola, quando dopo ore di lezione vengono mandati alla ricreazione: essi si mettono a correre e ad urlare disordinatamente, per il solo bisogni di correre e di far chiasso, di sfogare il loro prepotente bisogno di moto. Solo dopo qualche minuto essi cominciano a giocare più tranquilli. Un’altra forma del bisogno di moto è il bisogno di attività.

(...)

Lo stesso bisogno di moto si riflette nella vita intellettuale del ragazzo, che è una continua ricerca, una continua marcia in avanti, di curiosità in curiosità, di avventura in avventura. Non bisogna soffocare questo slancio, ma essere sempre pronti ad assecondarlo e ad orientarlo nel modo migliore.

- Il dirigente deve sforzarsi di conoscere i bambini e i ragazzi, il loro mondo, i loro giochi, le loro abitudini, in costante mutamento.

Per questo deve non solo osservare i ragazzi, comunicare con loro, ma leggere i testi suggeriti dalla struttura nazionale e i bollettini con cui sarà costante la comunicazione. Dovrà inoltre fungere da collegamento tra le strutture territoriali e quelle centrali producendo comunicazioni per gli altri dirigenti, ove abbia messo in atto nel proprio reparto attività interessanti da condividere, quando abbia suggerimenti o voglia proporre un tema di discussione. Ogni contributo dovrà essere inviato alle strutture centrali che provvederanno a inserirlo nei nostri bollettini. Dovrà inoltre partecipare, nei limiti delle sue possibilità, ai momenti formativi che si organizzeranno. Deve insomma essere un membro attivo della nostra organizzazione, che deve crescere con il contributo di tutti.

 

 

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