Alexander Höbel *
Novant’anni fa, nel luglio 1936, in seguito al colpo di Stato militare promosso dal generale Francisco Franco contro il governo di Fronte popolare che guidava la Repubblica, iniziava la guerra civile spagnola: una pagina fondamentale nello scontro globale tra forze di progresso e forze reazionarie che ha caratterizzato il Novecento. I comunisti in generale e i comunisti italiani in particolare parteciparono in modo significativo a quel conflitto, con un importante ruolo politico di Palmiro Togliatti e un ruolo dirigente di primo piano di Luigi Longo, che fu ispettore generale delle Brigate Internazionali promosse dal Comintern.
- La vita di Luigi Longo, per molti anni il dirigente più vicino a Palmiro Togliatti e poi Segretario generale del Partito comunista italiano dal 1964 al 1972, rappresenta un itinerario emblematico nella storia del comunismo internazionale del XX secolo.
Responsabile dal 1927 della Federazione giovanile e poi dell’Organizzazione del Partito comunista d’Italia, Longo trascorre gli anni tra le due guerre passando dalla Svizzera alla Francia all’Unione Sovietica, dove nei primi anni Trenta è rappresentante italiano presso il Comintern, e poi ancora dalla Parigi del Fronte popolare alla Spagna della guerra civile. Qui, col nome di battaglia Gallo (soprannome che coincide con quello di un grande torero, il che gli dà subito una grande fama)[1], dopo aver ricoperto per breve tempo il ruolo di Commissario politico del Battaglione Garibaldi, vive una delle pagine più importanti della sua biografia, diventando Commissario ispettore generale delle Brigate internazionali.
Definito da Enrico Berlinguer «un Garibaldi del Novecento», Longo (come la sua compagna Teresa Noce, pure presente in Spagna nelle Brigate internazionali) può a pieno titolo essere collocato tra quei “soldiers of the global revolution” che hanno caratterizzato il comunismo novecentesco. Ho potuto ricostruire la vicenda della sua direzione delle Brigate internazionali, sulla base dei documenti d’archivio presenti presso la Fondazione Gramsci di Roma (che conserva copia di parte del fondo 545 dell’Archivio del Comintern, oltre all’Archivio Luigi Longo e al Fondo “Comunisti italiani nella guerra di Spagna”) e di numerosi volumi, tra i quali quello dello stesso Longo Le Brigate internazionali in Spagna, scritto nel 1939 e pubblicato nel 1956. Il ruolo di direzione di Longo fu caratterizzato da una forte impronta unitaria – unità tra i volontari dei vari paesi e delle varie appartenenze politiche, unità tra volontari internazionali ed esercito repubblicano, unità tra combattenti e popolo spagnolo – e da notevole attenzione verso la componente politica, propagandistica e comunicativa del conflitto. Quest’ultima trovò in momenti cruciali come la battaglia di Guadalajara[2] banchi di prova rilevanti, nel quadro della lotta internazionale contro il fascismo nella quale il Comintern, soprattutto nella stagione dei Fronti popolari, fu direttamente impegnato.
Quella spagnola fu per Longo, come per tutto il movimento comunista e l’antifascismo europeo, un’esperienza decisiva, di cui egli farà tesoro anni dopo, alla guida della Resistenza italiana (nella quale tornerà a concepire il ruolo dei comunisti come fulcro di un più vasto e unitario fronte antifascista), e poi nel dopoguerra come dirigente di primo piano del Partito comunista italiano, impegnato nella costruzione del “partito nuovo” togliattiano, ma anche in importanti appuntamenti internazionali come la conferenza di fondazione del Cominform nel 1947.
- All’indomani dello scoppio della guerra civile, il Partito Comunista d’Italia invia subito in Spagna vari suoi dirigenti, da Leo Valiani a Celeste Negarville. Vittorio Vidali, in Spagna dal 1934 per supportare la rivolta delle Asturie, è tra i fondatori del V Reggimento repubblicano[3].
Nella seconda metà di agosto, anche Longo, che teneva molto a partecipare al conflitto, varca la frontiera francese. La prima tappa è Barcellona, dove trova una situazione vivace ma confusa, con poche armi nelle mani degli antifascisti[4]. Alla fine del mese, Longo giunge a Madrid. Qui ritrova dirigenti spagnoli conosciuti a Mosca come il segretario del Partito, José Diaz, Dolores Ibarruri (la Pasionaria), e vari compagni italiani, tra cui Vidali. Nel colloquio con Diaz, che sottolinea l’esigenza della più ‘stretta unità di tutto il popolo lavoratore’, con l’obiettivo di una “Repubblica democratica” avanzata[5], la sintonia è piena.
In Spagna, intanto, giunge anche il repubblicano Randolfo Pacciardi, che assieme a Longo e al socialista Pietro Nenni dovrebbe dar vita a una “legione italiana” legata all’esercito repubblicano[6]. Il 18 settembre a Madrid Longo consegna al V Reggimento una bandiera del PCd’I, che – dice nel suo discorso – “guidò alla lotta armata le prime squadre operaie” contro i fascisti. La resistenza attuata dai comunisti in Italia prosegue dunque nella lotta che si combatte in Spagna[7].
Per Longo, i volontari che accorrono nel paese sono parte di quel “fronte popolare mondiale, che nessuno ha dichiarato”, ma che di fatto esiste. Egli, dunque, è incaricato dal partito italiano contribuire alla loro organizzazione[8], mentre a Parigi prosegue il lavoro di sensibilizzazione e arruolamento, ed egli stesso vi torna per un breve periodo per coordinarlo.
“Delegato in Spagna” del Pcd’I, Longo percepisce subito la “molteplicità dei comandi” come il problema principale dell’“esercito di popolo” sorto attorno a partiti e sindacati dopo il golpe. “I comunisti – afferma in un’intervista – hanno chiesto il comando unico fin dal primo giorno”, consapevoli che “per vincere il fascismo, l’essenziale è: tenere unite tutte le forze antifasciste” e costituire “un esercito regolare”. Il conflitto è globale, “democrazia contro fascismo”, e per questo vanno mobilitati “anche i contadini [...] la piccola borghesia [...] i democratici sinceri”, evitando ogni frattura con le “masse popolari cattoliche” e ponendo non il socialismo, ma la “Repubblica democratica” come terreno comune di tutto il fronte antifascista[9]. È una impostazione molto chiara, simile a quella che i comunisti italiani daranno, Longo e Togliatti in testa, alla lotta di liberazione del nazifascismo durante la Seconda guerra mondiale. È interessante, peraltro, che già in questa intervista Longo utilizzi una espressione che sarà centrale nel discorso politico di Togliatti del 1944, ossia “democrazia progressiva”.
A ottobre, Longo torna in Spagna assieme a Valiani e a centinaia di volontari[10]. A Madrid incontra Diaz, Enrique Lister e Vidali, coi quali concorda un piano d’azione. Infine Gallo giunge ad Albacete alla sede del V Reggimento dove, assieme a Barneto, un quadro che ha conosciuto a Mosca, organizza l’accoglienza per i circa 1500 volontari in arrivo[11]. Il messaggio di Stalin a José Diaz intanto schiera l’URSS al fianco della Spagna repubblicana, stimolando l’ulteriore afflusso di volontari e la nascita delle Brigate internazionali[12]. Gallo viene formalmente “incaricato dai compagni spagnoli” di curarne l’organizzazione[13]. Assieme ad altri delegati degli internazionali, incontra il presidente del Consiglio Largo Caballero e il presidente della Repubblica Azaña, cui esprime il proposito di “mettersi a disposizione del governo”. “Tutti siamo impegnati a non parteggiare, in Spagna, per nessuna corrente – precisa –, ma solo per la causa repubblicana e antifascista”. Quindi espone le necessità concrete dei volontari. Il colloquio è deludente, ma costituisce un primo riconoscimento degli internazionali. Longo, dunque, avvia un lavoro “di direzione politica e di inquadramento” assieme a Giuseppe Di Vittorio, altro dirigente italiano, e soprattutto André Marty, dirigente del PCF che aveva conosciuto a Mosca[14]. Delle Brigate internazionali Longo sarà, “dall’inizio [...] alla fine, il principale organizzatore e animatore”[15].
Il suo compito non è facile, non solo per la diversità di lingue e appartenenze politiche, ma anche per la difficoltà di inquadrare una massa di volontari in un esercito, sia pure popolare, con una sua disciplina, sia pure diversa da quella degli eserciti tradizionali. L’altro impegno di Longo è quello di far comprendere che le Brigate “fanno parte integrante dell’esercito popolare spagnolo”, che divisioni e bandiere di partito vanno accantonate; e in questo quadro è fondamentale “l’azione del commissario politico”[16]. Nella fase iniziale, Longo dirige il battaglione italiano, al quale si dà il nome di “Battaglione Garibaldi”. A novembre esso entra a far parte della XII Brigata, guidata dall’ungherese Matei Jalka, il generale “Lukacs”, con Gallo commissario politico[17]. Presto la Brigata ha il suo Stato maggiore, e partecipa attivamente alla battaglia per il Cerro de los Angeles, alle porte di Madrid. Alcuni giorni dopo, nel corso della battaglia di Pozuelo del Alarcón, pure alle porte della capitale, Longo è ferito a una mano.
A Natale del 1936, mentre Madrid festeggia lo scampato pericolo, il governo spagnolo nomina Gallo Ispettore generale delle Brigate Internazionali, “responsabile dinanzi al Commissariato generale di guerra di tutto il lavoro politico nelle Brigate”. Sarà “il grado più elevato istituito per le Brigate Internazionali”[18].
- Da questo momento Gallo è dunque il responsabile politico di circa 50.000 volontari di 52 paesi. Il suo braccio destro è il giovanissimo Giuliano Pajetta[19]. Incaricato dallo Stato maggiore repubblicano di coordinare il lavoro di agitazione e propaganda, Gallo promuove il giornale delle Brigate internazionali, “Le Voluntaire de la Liberté”, pubblicato in varie lingue[20].
In un primo rapporto sulla situazione, Longo sottolinea la necessità di rafforzare il “carattere di Fronte popolare” delle Brigate, chiarendo che esse sono “al servizio del governo”. Per “rendere più stretto il legame tra volontari e soldati”, inoltre, “sarebbe bene includere nelle Brigate internazionali dei battaglioni spagnoli”. Molta importanza egli dà al “lavoro politico” da svolgersi al loro interno, con “riunioni di massa” e conferenze, ma anche con spettacoli e momenti ricreativi[21]. Secondo Pajetta, Gallo capì subito che il contributo dei volontari “non doveva avere [...] un carattere ‘esterno’”, che essi dovevano sentire la Spagna “come la loro nuova patria”. Per evitare l’abbrutimento della vita militare, il “rimedio era la politica, fare sì che il soldato legga, scriva, discuta”, fornisca “aiuto alla cooperativa contadina, alla scuola, all’intera vita del villaggio”[22].
Longo inoltre dà avvio a una serie di trasmissioni radiofoniche dedicate alle Brigate. Nel discorso inaugurale, lancia un primo messaggio agli italiani che sono sul fronte opposto, “ingannati” dalla “demagogia fascista”:
Noi non nutriamo odio per voi. Anche voi siete figli del popolo [...]. Quelli che noi odiamo sono gli sfruttatori del popolo, i fascisti e i generali che [...] spingono i soldati contro la libertà [...]. Non tollerate di essere complici dell’opera criminale [...]. Passate all’esercito repubblicano, passate al popolo![23].
È la prova generale della politica che si seguirà durante la battaglia di Guadalajara, che vedrà combattenti italiani su fronti contrapposti.
Gallo intanto ha chiesto al PCd’I di inviare in Spagna anche la sua compagna, Teresa Noce, per dirigere la stampa dei combattenti, e all’inizio del 1937 lei, che assume il nome di Estella, lo raggiunge, sostituendolo come delegato italiano presso il partito spagnolo[24]. Nei giorni successivi Gallo si trasferisce a Madrid. Come “ispettore generale” delle Brigate deve affrontare mille problemi: dall’assistenza a combattenti e feriti all’invio di articoli alla stampa, dalla corrispondenza dei volontari alle ricerche dei dispersi, dalle pratiche per i caduti alla celebrazione di matrimoni.
Egli riunisce più volte conferenze di tutti i commissari politici. Il punto sul quale insiste costantemente è sempre l’impostazione unitaria:
Le nostre Brigate – afferma in una direttiva – sono Brigate del Fronte Popolare del mondo intero e non sono Brigate di partito [...] sono al servizio del governo spagnolo [...] e non hanno altro scopo che la lotta contro il fascismo[25].
Bisogna dunque “concorrere a formare [...] un vero e proprio esercito regolare”[26]. Gallo ha dunque numerosi incontri coi responsabili governativi della guerra, ma i contrasti politici ostacolano la costituzione del Comando unico. Egli ne individuerà la causa nella paura presente in parte dello schieramento repubblicano per la crescente forza delle Brigate internazionali e del Partito comunista spagnolo[27].
Si giunge intanto alla battaglia di Guadalajara. I fascisti attaccano con cinquantamila uomini e novanta aerei. Gallo coordina l’attività di propaganda, e già l’11 marzo fa giungere all’aviazione repubblicana 20.000 volantini da lanciare agli italiani che combattono con Franco[28]. Nei volantini e nei testi letti con l’altoparlante rivolti alle linee nemiche, Gallo ed Estella sottolineano l’inganno in cui sono caduti i “volontari”, esortandoli a passare nelle file repubblicane, dove saranno “accolti come fratelli”[29]. E alcuni di loro, in effetti, fanno questa scelta[30]. Commenta Gallo: “Si sono ottenuti grandi risultati applicando una sana politica di fraternizzazione”. Verso i prigionieri Longo promuove “un particolare lavoro politico”, volto a liberarli “dalla ideologia [...] inculcata dai fascisti”, facendo in modo che essi scrivano a familiari e amici per informarli sulla situazione “e in questo modo influenzare l’opinione pubblica italiana”[31]. Anche per questo, Guadalajara diventa una grande “vittoria politica”[32]. Scrive Gallo:
A Guadalajara si sono scontrati [...] due mondi: quello fascista della miseria, dell’oppressione e della forza brutale [...] e quello del popolo, con il suo entusiasmo spontaneo e creativo [...] il suo illimitato spirito di sacrificio e le sue incalcolabili risorse. [...] Guadalajara [...] dimostra che il fascismo [...] può essere battuto in campo aperto[33].
Nei giorni successivi Longo accoglie assieme a Nenni una delegazione della Internazionale socialista guidata dal suo leader Fritz Adler. Sulla questione del controllo internazionale sull’invio di armi si decide finalmente un’azione comune[34]. A fine aprile Madrid è colpita da un durissimo bombardamento. Gallo detta al telefono la corrispondenza per il Grido del Popolo: la fiducia nella vittoria è ancora forte, ma solo la mobilitazione internazionale può fermare il fascismo[35].
Allorché intanto si insedia il nuovo governo cui partecipano tutte le forze antifasciste eccetto gli anarchici della CNT, Longo invia invece un telegramma di felicitazioni al presidente Negrín[36]. Il suo giudizio sulla rivolta di Barcellona è netto: CNT e POUM hanno tradito la causa repubblicana, favorendo col loro colpo di mano i piani dei fascisti[37]. “Si direbbe – scrive – che i recenti successi [...] abbiano fatto dimenticare la necessità [...] di tendere tutte le energie per vincere la guerra. I corvi della controrivoluzione” vanno contrastati in ogni modo[38]. Solo “il Comando, lo Stato Maggiore, vedono tutto l’insieme del piano delle operazioni” – aggiunge altrove–; a loro dunque va data un’obbedienza assoluta. Il caos porta alla sconfitta[39]. Del resto, accettare questa disciplina significa ‘sottomettersi volontariamente alle regole superiori della solidarietà umana’[40].
Dopo il bombardamento di Guernica, Gallo parla di “ora grave”, “forse la più grave per la democrazia e la pace nel mondo”, l’“unità d’azione internazionale” è quindi indispensabile[41].
- Proprio per tentare di sbloccare l’impasse, Longo prende parte alla delegazione del Comintern che incontra ad Annemasse, in Francia, i rappresentanti dell’Internazionale socialista. In poche ore, quindi, con un rapido viaggio in aereo, Gallo passa dalle trincee spagnole a Parigi[42]. Il 21 giugno ha luogo l’incontro: per l’Internazionale socialista vi sono il presidente De Brouckère e il segretario Fritz Adler; per la IC, oltre a Longo e Cachin, lo spagnolo Checa, il tedesco Dahlem e il francese Bonte. Il comunicato finale chiede la fine del blocco della Spagna repubblicana e impegna le due Internazionali a un’azione comune[43].
All’inizio di luglio, Gallo è di nuovo in Spagna, nella zona del Guadarrama, dove partecipa alla battaglia di Brunete, come sempre “imperturbabile e tranquillissimo”[44]. Nella conferenza dei commissari politici del 4 agosto, Longo ribadisce la necessità di un’accurata formazione delle reclute da parte dei commissari politici. Le Brigate internazionali per lui sono reparti di avanguardia, “brigate di choc”: è la stessa logica che Gallo aveva seguito organizzando le squadre di difesa proletarie nel 1921-22, e una concezione simile applicherà durante la Resistenza; l’azione organizzata degli elementi migliori come fattore propulsivo per l’azione di massa[45].
Intanto anche Togliatti è giunto in Spagna, cosicché Gallo può coordinarsi con lui[46]. Ad Albacete Longo riunisce i volontari comunisti: benché si sia costruito “un esercito regolare disciplinato”, “il proletariato è diviso”, ciascun sindacato conserva le sue milizie. Con gli anarchici i dissensi sono profondi, ma con loro e con tutte le forze repubblicane occorre cementare l’unità:
I comunisti da soli non possono vincere la guerra, solo questa politica di unità può consentirci la vittoria. Quali sono le forze disponibili? Ufficiali di professione fedeli alla Repubblica [...] certe forze sociali, forze repubblicane; il rafforzamento del Fronte Popolare [...]. In accordo con gli anarchici per vincere la guerra e così per il dopoguerra. Non si può certo sopprimere un milione di lavoratori. Bisogna conquistarli.
È un passaggio molto significativo. Quanto ai socialisti, con loro l’unità deve essere organica. I comunisti, insomma, devono essere i campioni dell’unità, “il Partito comunista deve essere il partito del Fronte Popolare. Tutto per vincere la guerra”[47].
Ormai è trascorso un anno dalla costituzione delle Brigate, e ad Albacete si celebra la ricorrenza. Longo insiste ancora una volta sul tasto unitario: “Di fronte alle reazione, bisogna unire in un blocco d’acciaio tutte le forze popolari”[48]. Poi Gallo parla a Madrid. I volontari per lui sono il “fronte popolare del mondo”. L’esercito popolare, nonostante la sproporzione di mezzi, tiene testa al nemico perché “è un esercito di eroi”, e gli internazionali “rimarranno nella storia come il più nobile [...] esempio di solidarietà tra i popoli”[49].
Intanto, assieme a Estella e Canapino, Longo realizza un libro sull’impresa dei volontari, Garibaldini in Ispagna; quindi, stimola l’uscita di un libro fotografico sulle Brigate, Une année des Brigades Internationales[50]. Sono materiali preziosi, che Gallo usa sia sul piano della propaganda, inviandoli a organizzazioni e intellettuali antifascisti, sia ai fini della documentazione, facendoli giungere all’Istituto internazionale di storia sociale di Amsterdam[51].
Dopo un anno di guerra, però, Longo sottolinea con amarezza “la discordia che regna” tra le forze di sinistra[52], mentre “il Comitato del cosiddetto non-intervento [...] copre l’intervento fascista e [...] osteggia in tutti i modi l’azione dell’Unione Sovietica”. L’unico rimedio è dunque “sviluppare e consolidare il fronte popolare”[53].
Poco dopo, durante la battaglia di Alcañiz, essendo irreperibile il comandante della 35a Divisione, Longo ne assume il comando assieme a Barwinski, consentendo ai suoi duemila volontari di sfuggire all’accerchiamento fascista[54]. È l’unico momento in cui egli assume “funzioni di comando operativo” sul piano militare; un’impresa che gli guadagna il plauso dei PCE[55], ma anche una proposta di onorificenza del colonnello Troženko all’Ufficio quadri del Comintern[56].
Sebbene consapevole delle difficoltà, Longo non è affatto rassegnato all’idea di una sconfitta. Nel maggio 1938 scrive ai commissari politici: i giornali delle Brigate internazionali devono “preparare la battaglia del giorno dopo”, e al tempo stesso fornire elementi su come consolidare il legame col popolo: essi devono confluire tutti nel Voluntario de la Libertad, costituendo “comitati di redazione” in ogni brigata[57].
Quella che egli delinea è la figura del “soldato-attivista”[58]. Nei rapporti di attività, dà sempre grande spazio al lavoro politico, rivolto anche alle file nemiche e alle popolazioni locali: manifestazioni, attività per i bambini, feste popolari, lavoro verso i contadini e gli operai. A tal fine chiede che si moltiplichino i “gruppi di attivisti” all’interno delle Brigate e si intensifichi la lotta all’analfabetismo, costituendo biblioteche e spazi di lettura a disposizione di tutti[59].
- Intanto la guerra vive i suoi ultimi mesi. Nella battaglia dell’Ebro l’offensiva falangista è seguita da uno straordinario contrattacco repubblicano. Gallo partecipa agli avvenimenti, e dettando al telefono la sua corrispondenza paragona “i combattenti spagnoli d’oggi” alle masse rivoluzionarie francesi del 1789[60]. Nei giorni dell’occupazione tedesca dei Sudeti, Longo scrive: “Lo spettro di una guerra mondiale minaccia da ogni parte i popoli”, ma una sconfitta fascista in Spagna potrebbe evitarla. “Mai come in questo momento è apparso con tanta chiarezza che in Spagna si giuoca la sorte di tutta l’umanità progressiva”[61].
E tuttavia l’epopea delle Brigate internazionali sta per finire. A settembre Longo scrive a Pajetta sulla necessità di “preparare politicamente” i volontari a tale esito[62]. Allorché infine il governo Negrín annuncia la decisione di far ritirare gli internazionali, Gallo convoca lo Stato maggiore delle Brigate per spiegarne i motivi. In un articolo, rivolgendosi ai volontari, scrive: “Nuove e grandi battaglie ci attendono e porteremo in esse [...] tutta l’esperienza” acquisita. La prefigurazione di ciò che accadrà con la Resistenza è netta; e lo è anche sul piano politico: “Solo l’unità di tutto il popolo può sbarrare il passo al fascismo: è questa la lezione che riportiamo dalla Spagna”[63].
Gallo quindi emana una serie di direttive per far sì che la smobilitazione avvenga nel modo più ordinato possibile[64]. Nella cerimonia di commiato che si svolge a Barcellona, seguita da un corteo di circa trecentomila persone[65], Longo ribadisce: i volontari hanno gettato “il primo seme di una nuova umanità”[66]. Nel discorso di addio alla radio torna il parallelo con gli “eroi della rivoluzione francese”, i “sans-culottes strappati ed affamati”. “Abbiamo imparato in Spagna molte cose. – conclude Gallo – Prima di tutto [...] che bisogna essere uniti, per vincere il fascismo”, e questa unità “stretta sui campi di battaglia [...] sarà conservata, come una sacra eredità [...] per estenderla alle masse popolari”[67].
Questa, in effetti, è la lezione principale che Longo ricava dall’esperienza spagnola. Quando, nel febbraio 1939, lascia il Paese assieme agli ultimi volontari, sa che quei combattenti stanno solo cambiando fronte, poiché la lotta è appena iniziata[68].
Quanto a lui, Longo è ormai “il comandante Gallo”, “non solo un capo, ma un simbolo, un esempio”[69]. Le funzioni svolte in Spagna rilanciano quindi il dirigente italiano “ai vertici del movimento comunista internazionale”; anche per questo quei trenta mesi sono “uno dei momenti centrali della sua biografia”[70].
* Versione italiana del saggio Luigi Longo: a «Garibaldi of the twentieth century» at the head of the International Brigades in the Spanish Civil War, in Левая Альтернатива В Хх Веке: Драма Идей И Судьбы Людей. К 100-Летию Коминтерна. Сборник докладов Международной научной конференции Москва, 26–28 июня 2019 г. – The Left Alternative in the 20th Century: Drama of Ideas and Personal Stories. On the 100th Anniversary of the Comintern. Collected reports of the International Scientific Conference Moscow, 26–28 of June, 2019, Moscow, Rosspen, 2020. Il saggio costituisce una versione rielaborata e aggiornata del capitolo 8 del mio libro Luigi Longo, una vita partigiana (1900-1945), Prefazione di A. Agosti, Carocci, Roma 2013.
[1] L. Nicoletta, Un maggiore inglese destinato a far carriera, in “L’Ora del popolo”, 18.12.1945.
[2] Su Guadalajara, cfr. L.P. D’Alessandro, Guadalajara 1937. I volontari italiani fascisti e antifascisti nella guerra di Spagna, Carocci, Roma 2013.
[3] Fondazione Gramsci (d’ora in avanti, FG), Archivio del Partito comunista italiano (d’ora in avanti, APC), PCDI, mf. 1367, pp. 5-7.
[4] L. Gallo, Impressioni di viaggio, in “Il Grido del Popolo”, 19.9.1936; L. Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, Editori Riuniti, Roma 1956, p. 18; Id., testimonianza in Trent’anni di storia italiana (1915-1945). Lezioni con testimonianze presentate da Franco Antonicelli, Einaudi, Torino 1975, p. 240.
[5] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 19-20.
[6] R. Pacciardi, Il Battaglione Garibaldi, Roma 1945, p. 17.
[7] Il discorso di Longo, in “Il Grido del Popolo”, 19.9.1936, è ora in P. Alatri, L’antifascismo italiano, Editori Riuniti, Roma 1973, pp. 875-877.
[8] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 30-33.
[9] Adami, Le condizioni della vittoria dei nostri fratelli spagnoli (Intervista col compagno Gallo, delegato del PCI in Ispagna), in “Il Grido del Popolo”, 10.10.1936.
[10] Valiani, Luigi Longo nella lotta…, cit., p. 54.
[11] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 36-42.
[12] D. Ibarruri, Memorie di una rivoluzionaria, Editori Riuniti, Roma 1976, pp. 351-358.
[13] Longo, testimonianza cit., p. 239.
[14] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 42-45; L Longo, C. Salinari, Dal socialfascismo alla guerra di Spagna, Teti, Milano 1976, pp. 190-195; T. Noce, Rivoluzionaria professionale, Editrice Aurora, Milano 2003, p. 184.
[15] L. Valiani, Dall’antifascismo alla Resistenza, Feltrinelli, Milano 1960, p. 80.
[16] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 51-55.
[17] Ivi, pp. 64-76; L. Gallo, L’epopea di Madrid, in Garibaldini in Ispagna, Madrid 1937, pp. 121-122.
[18] FG, Fondo Brigate Internazionali (d’ora in avanti, BI), fasc. 36, p. 3; Il compagno Gallo nominato Commissario politico generale delle Brigate Internazionali, in “Il Grido del Popolo”, 25.12.1936; Longo-Salinari, Dal socialfascismo…, cit., p. 204.
[19] Longo-Salinari, Dal socialfascismo…, cit., pp. 185-186; Noce, Rivoluzionaria professionale, cit., p. 193; FG, BI, f. 9, p. 2.
[20] Ivi, pp. 7-8; Informe sobre la actividad de la XII Brigada y de la XII Brigada Garibaldi, in FG, Fondo “Comunisti italiani nella guerra di Spagna”, scat. 2, fasc. 3, p. 122.
[21] Gallo, Rapport sur les Brigades Internationales, du 20 decembre 136 au 10 janvier 1937, in FG, BI, f. 20, pp. 2-4.
[22] Giuliano Pajetta, Nostra patria ora è la Spagna, in Il compagno Luigi Longo. Una vita nella storia, in “I Comunisti”, marzo 1970, p. 29.
[23] Chi siamo, in “Il Grido del Popolo”, 6.2.1937, e in L. Longo (Gallo), Un anno di guerra in Spagna, Edizioni di cultura sociale, Paris 1938, pp. 57-59.
[24] Noce, Rivoluzionaria professionale, cit., pp. 187, 190; FG, BI, f. 9, p. 4.
[25] L. Gallo, Aux commissaires politiques des Brigades internationales, 23.2.1937, in FG, BI, f. 36, pp. 12-13.
[26] Informe…, cit., pp. 95-99; Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 245-251.
[27] Ivi, pp. 251-265.
[28] FG, BI, f. 27, p. 5.
[29] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 279-289, 299-300.
[30] L. Gallo, Col Battaglione Garibaldi, in “l’Unità”, 1937, n. 4, poi in Longo, La nostra parte…, cit., pp. 56-58; M. Tuñon De Lara, Storia della repubblica e della guerra civile in Spagna, Editori Riuniti, Roma 1966, p. 547.
[31] Informe…, cit., pp. 122-125; FG, BI, f. 20, pp. 16-17.
[32] Noce, Rivoluzionaria professionale, cit., p. 195; Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 291-299.
[33] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 316, 318.
[34] FG, BI, f. 20, pp. 25-29.
[35] Gallo, Un anno…, cit., pp. 91-92.
[36] Ivi, pp. 103-104; FG, BI, f. 18, p. 21.
[37] Informe…, cit., pp. 188-189; L. Gallo, Stretti come un sol uomo attorno al nuovo governo di Fronte popolare, in “Il Grido del Popolo”, 29.5.1937.
[38] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 329-330.
[39] Gallo, Un anno…, cit., pp. 115-116.
[40] Citato in G. Pesce, Un garibaldino in Spagna, Editori Riuniti, Roma 1955, p. 141.
[41] Gallo, Un anno…, cit., pp. 107-109.
[42] FG, Archivio Luigi Longo (d’ora in avanti, AL), I, b.1, f. 1.
[43] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 364-368. Cfr. “Il Grido del Popolo”, 26.7.1937.
[44] Giuliano Pajetta, Ricordi di Spagna. Diario 1937-1939, Editori Riuniti, Roma 1977, p. 80.
[45] FG, BI, f. 70, pp. 33-35.
[46] Conversando con Togliatti. Note biografiche a cura di Marcella e Maurizio Ferrara, Edizioni di cultura sociale, Roma 1953, p. 270.
[47] Réunion du 2 Octobre, in FG, BI, f. 70, pp. 2-6.
[48] Gallo, Un anno…, cit., pp. 147-149.
[49] Ivi, pp. 141-145.
[50] G. Pajetta, Ricordi di Spagna…, cit., pp. 102-103; FG, BI, f. 27, pp. 28-29; f. 37, pp. 27-28.
[51] Ivi, f. 28, pp. 6-7.
[52] La nota, del 21 ottobre 1937, è in Archivio Centrale dello Stato, Casellario politico centrale, fasc. Longo Luigi.
[53] Longo, Le Brigate internazionali in Spagna, cit., pp. 400-401.
[54] G. Calandrone, La Spagna brucia. Cronache garibaldine, Editori Riuniti, Roma 1962, pp. 262-263. Cfr. E. Vanelli, 12° Brigata Garibaldi, in FG, Fondo “Comunisti italiani nella guerra di Spagna”, sc. 2, f. 6.
[55] G. Isola, Luigi Longo comandante militare delle Brigate Garibaldi, in Luigi Longo. La politica e l’azione. Premessa di G. Vacca, Editori Riuniti, Roma 1992, p. 327; V. Vidali, Spagna lunga battaglia, Vangelista, Milano 1975, pp. 273-274.
[56] Longo è proposto per l’Ordine della Bandiera rossa. La lettera di Troženko è nell’archivio di Giuseppe Longo, che ringrazio per avermela segnalata.
[57] L. Gallo, A los Camaradas Comisarios Delegados de Guerra de las Brigadas Internacionales, 14.5.1938, in FG, BI, f. 41, pp. 7-11.
[58] M. Nunez Diaz-Balart, La disciplina de la conciencia: las Brigadas Internacionales y su artillería de papel, Flor del Vento, Barcelona 2006, p. 169.
[59] FG, BI, f. 21, pp. 43-46; ivi, f. 71, pp. 140-141; f. 22, pp. 2-9.
[60] L. Gallo, resistere è vincere, “La voce degli italiani”, 28.7.1938. Resoconti di Longo sulla battaglia sono in FG, BI, f. 71, pp. 62-66.
[61] L. Gallo, La Brigata Garibaldi al posto d’onore nella battaglia, in “La voce degli italiani”, 16.9.1938.
[62] E. Acciai, I. Cansella, Storia di indesiderabili e di confini. I reduci antifascisti di Spagna nei campi francesi (1939-1941), Effigi, Arcidosso 2017, p. 36.
[63] L. Gallo, “Disciplinati come sempre siamo agli ordini del governo”, in “La voce degli italiani”, 5.10.1938, poi in Alatri, L’antifascismo italiano, cit., pp. 899-900.
[64] FG, BI, f. 71, p. 32. Cfr. J. Tisa, Luigi Longo come l’ho conosciuto nella guerra civile spagnola, in Luigi Longo. La politica e l’azione, cit., p. 362.
[65] Calandrone, La Spagna brucia, cit., pp. 326-334.
[66] Un discorso di Luigi Gallo alla manifestazione di addio ai Volontari della Libertà a Barcellona, in “La voce degli italiani”, 30.10.1938.
[67] Cfr. Calandrone, La Spagna brucia, cit., pp. 334-337. Il testo in FG, BI, f. 71, pp. 149-155, e in “Le Voluntaire de la Liberté”, ed. it., 25.11.1938.
[68] L. Gallo, Grandezza e significato del volontariato garibaldino in Spagna, in “Lo Stato operaio”, 30.3.1939. Secondo alcune fonti, ancora nei giorni successivi Gallo guida gruppi di volontari che rientrano in Spagna, probabilmente per coprire l’evacuazione degli ultimi rimasti: cfr. FG, AL, I, b.1, f. 5.
[69] G. Pajetta, Nostra patria ora è la Spagna, cit., p. 28.
[70] Tisa, Luigi Longo come l’ho conosciuto..., cit., p. 363; Isola, Luigi Longo comandante…, cit., pp. 327-328.
