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Milena Fiore
“Taq, taq, taqiyyeh”. Un canto ritorna come un’onda lungo tutto il film. “Kamal! Mi senti? – Sì, ti sento, ti sento. Ho trovato un vecchio archivio e… è scomparso. – Che tipo di archivio? – Documenti, case, atti di proprietà, carte. Di tutto. Poi è sparito”.
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Salvatore Tinè
Con "Esterno-notte", Marco Bellocchio ritorna di nuovo dopo “Buongiorno, notte” sul caso Moro, ma questa volta provando a ricostruire la vicenda del sequestro e dell’assassinio del grande statista democristiano non solo nei suoi nessi interni con il più vasto e complesso quadro storico nazionale e internazionale in cui essa si svolse ma anche in rapporto con il processo di crisi dello stato italiano e del potere “democristiano” consumatosi alla fine degli anni ‘70 e di cui rappresentò un momento per molti versi decisivo. Una crisi che nel film ci appare in primo luogo come una crisi ideologica per molti versi tale quindi da investire insieme ai fondamenti ultimi della legittimità stessa del potere e delle sue istituzioni i livelli più profondi della vita e della coscienza nazionali.
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Giuseppe Carroccia
Per il centesimo anniversario della nascita del Pci, l’Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico (AAMOD) in collaborazione con l’Associazione Berlinguer ha realizzato il film Cent’anni dopo, diretto da Monica Maurer, montato da Milena Fiore, con la consulenza dello storico Alexander Höbel, la voce di Sandro Casalini, il disegno sonoro di Giuseppe D’Amato, il bianco e nero di Mauro Vicentini.
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Sabato Danzilli
Ken Loach si conferma con Sorry, we missed you, la sua ultima fatica, come un regista d’altissimo livello. Sempre dedito nel suo cinema alla descrizione delle condizioni di vita degli sfruttati e degli emarginati, il cineasta vanta la vittoria per due volte della Palma d’oro al festival di Cannes, nel 2006 con Il vento che accarezza l’erba e nel 2016 con I, Daniel Blake, nonché il Leone d’oro alla carriera del festival di Venezia nel 1994. È confermata anche in questo film la sua lunga collaborazione con lo sceneggiatore Paul Laverty, tra i cui frutti, oltre ai film citati sopra, si ricorda Bread and roses.
