Gabriele Repaci

 

L’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York e i successivi risultati ottenuti dai candidati legati ai Democratic Socialists of America hanno segnato uno dei momenti più significativi nella storia recente della sinistra statunitense. Dopo avere conquistato la guida della maggiore città degli Stati Uniti, Mamdani ha consolidato la propria influenza sostenendo una serie di candidati progressisti e socialisti nelle primarie democratiche del giugno 2026.

 

Francesco Barbagallo

 

Un acuto filosofo della storia ed esperto geopolitico tedesco, Hauke Ritz, ha scritto un libro importante e profondamente innovativo che ribalta del tutto i falsi luoghi comuni ricorrenti sui rapporti tra Stati Uniti, Europa e Russia. E dà una convincente risposta ai motivi e alle strategie che hanno determinato l’avvio di un fosco periodo di affermazioni imperiali e di guerre, che hanno caratterizzato i trentacinque anni che ci separano dalla fine dell’Unione Sovietica e della guerra fredda. (H. Ritz, Perché l’Occidente odia la Russia, Fazi Editore, Roma 2026).

 

Carla Filosa

 

A molti capita di scrivere della propria vita, arrivati a un certo punto. A Pasquale Cicalese non è capitato per caso. Si può invece ipotizzare che l’autore sia stato spronato a scrivere di sé, per documentare tutto ciò che al suo esterno si è sviluppato e rientrato poi nella sua esperienza di singolo-plurale. Sì, perché, a meno di tratti temporali di assoluta solitudine, nel suo narrarsi dettagliato riguardo alla sua crescita, formazione, desideri, obiettivi, traguardi e fragilità non si può prescindere dall’importante consonanza con le persone a lui vicine.

 

Alba Vastano *

 

La russofobia, come dimostrato in modo convincente in quest’opera, non è un’emozione spontanea, ma uno strumento di pressione politica, di giustificazione dell’aggressione, di sostituzione di concetti e di deformazione della memoria. Diventa una comoda giustificazione, sia per i tentativi revisionisti di falsificare i risultati della Seconda guerra mondiale, sia per la censura attiva della cultura russa contemporanea” (Marija Zakharova)

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