John Bellamy Foster *

 

Il 19 settembre 2012 István Mészáros mi scrisse: “C’è ancora un libro che mi piacerebbe molto scrivere, e ci sto lavorando tanto quanto la mia forza lo permette. Questo è, come sai, il mio progetto di lunga data sullo Stato di cui alcuni risultati parziali sono stati incorporati nei miei libri, tra cui Oltre il capitale e Struttura sociale e forme della coscienza. Probabilmente occorrerà dedicare ancora dai sei ai nove mesi alla fase strettamente preparatoria, ma spero di poterti mostrare qualcosa quando verrai in Inghilterra nel luglio del prossimo anno”.1

Tre anni dopo, il 10 ottobre 2015, mi comunicò: “Dopo dieci anni di scrittura preparatoria ho elaborato la struttura completa dell’intero grande libro sullo Stato. Alcuni stralci li hai visti nel mio ampio volume di files”. Consisteva a questo punto in “quasi duecento brevi articoli”, di una lunghezza da “diverse centinaia a poche migliaia di parole”.2 Questo manoscritto lungo come un libro, o ciò che lui chiamava la “seconda versione” del suo lavoro sullo Stato, offriva un’analisi teorica straordinariamente dettagliata del problema dello Stato, estesa sull’intera storia della teoria politica da Platone e Aristotele ad oggi. A questa bozza della seconda versione doveva seguire, nel suo progetto, una “terza versione”, che doveva essere la bozza finale del suo libro, Oltre il Leviatano: critica dello Stato.3

Oltre il Leviatano è stato originariamente progettato come un’opera di 600-700 pagine.4 La prima bozza del libro, redatta nella forma di un sommario preliminare nel dicembre 2015, indicava che doveva essere suddiviso in tre parti: “La sfida storica”, “La dura realtà” e “La necessaria alternativa”, per un totale di dodici capitoli.5 Tuttavia, all’incirca nell’anno successivo, la scaletta di Oltre il Leviatano avrebbe dovuto espandersi, con ciascuna delle tre parti previste che venivano concepite come facenti parte di un volume separato, con i capitoli ampliati alla dimensione delle precedenti parti e le sezioni dei capitoli estese alla dimensione di capitoli. Il primo volume, Oltre il Leviatano: Critica dello Stato. Parte prima: La sfida storica, era quasi completato quando Mészáros è morto, a causa di un ictus, il 1° ottobre 2017. È questo il volume che viene pubblicato qui col titolo dell’intera opera.

La precedente bozza di manoscritto della seconda versione, costituita principalmente dai materiali che dovevano costituire originariamente la base per il secondo e il terzo volume di Oltre il Leviatano, verrà pubblicata successivamente, in un unico volume, dal titolo Critica del Leviatano: Riflessioni sullo Stato. L’insieme di questi lavori, unitamente a sezioni rilevanti dei suoi libri precedenti, costituiscono la sua intera critica sistematica dello Stato, uno dei grandi contributi nella storia della teoria politica.

Il piano di Mészáros di scrivere un’opera importante sullo Stato aveva le sue origini diversi decenni prima degli ultimi cinque anni della sua vita, nei quali s’era dedicato principalmente a tale progetto. Nel 1970, con il completamento di La teoria dell’alienazione di Marx, che ha vinto l’Isaac Deutscher Memorial Prize, iniziò a concentrarsi su quella che chiamò “la crisi strutturale del capitale”, articolato, nel gennaio 1971, nella sua Deutscher Lecture, “La necessità del controllo sociale”, e nella prefazione alla terza edizione de La teoria dell’alienazione di Marx di quello stesso anno.6 Il suo piano originale negli anni immediatamente successivi, - durante il quale scrisse i suoi libri su Il concetto della Dialettica di Lukács (1972), L’opera di Sartre (1979) e Il potere dell’ideologia (1989) - era quello di concentrarsi sul completamento della sua grande opera teorica Struttura sociale e forme della coscienza, poi pubblicata in due volumi, La determinazione sociale del metodo e La dialettica della struttura della storia, nel 2010 e nel 2011.7 Fu perciò costretto a mettere da parte per molti anni il suo lavoro cruciale su Struttura sociale e forme della coscienza, al fine di affrontare la questione della crisi strutturale del capitale e le condizioni della transizione al socialismo in Oltre il Capitale. Verso una teoria della transizione (1995), il suo immenso lavoro di quasi 1000 pagine, per cui è oggi principalmente conosciuto.8

Oltre il Capitale consisteva, come indicavano il titolo e il sottotitolo, in una teoria sulla necessità di trascendere il rapporto di capitale, una critica rivolta sia alle forme del capitalismo contemporaneo che a quelle post-rivoluzionarie di tipo sovietico. Tuttavia, trascendere il capitale comporta necessariamente, in Mészáros, la prospettiva di trascendere la triplice modalità di capitale, lavoro e Stato. Il suo progetto complessivo fu quindi necessariamente esteso, anche in quella fase, alla critica dello Stato e alla questione di “Come potrebbe estinguersi lo Stato?”, parte integrante della prospettiva di Marx. Oltre il capitale ha inoltre esplorato le questioni de “L’attualità storica dell’offensiva socialista” e del “Il sistema comunitario”, entrambi riguardanti lo Stato.9 Furono proprio queste discussioni a esercitare la maggiore influenza su Hugo Chávez nel tracciare il corso strategico della Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, inducendo Chávez a definire Mészáros il “pioniere” del socialismo del XXI secolo.10 Nell’opera “La dialettica della struttura e la storia”, Mészáros ha dedicato un capitolo a “Concetti chiave nella dialettica di base e sovrastruttura”, la cui terza sezione era dedicata a “Consuetudini, tradizione e diritto esplicito: i confini storici della sovrastruttura legale e politica”, che descrive l’evoluzione del diritto e dello Stato.11 Una volta completato Oltre il Capitale, Mészáros tornò all’obiettivo di terminare Struttura sociale e forme della coscienza, che ha realizzato mentre completava una serie di opere minori che derivavano dai suoi impegni economici e politici, compreso Socialismo o Barbarie del 2001, La sfida e il peso del tempo storico del 2008, con la sua analisi su “L’alternativa al parlamentarismo” e La Crisi strutturale del capitale nel 2010.12 Il secondo volume di Struttura sociale e forme della coscienza, “La dialettica di struttura e storia”, è stato completato nel 2011. Anche allora ci fu un ulteriore ritardo nel ritornare al suo lavoro a lungo contemplato sullo Stato, perché dedicò del tempo a preparare un’edizione ampliata del suo L’opera di Sartre.13 Quindi iniziò propriamente il suo grande lavoro sulla critica dello Stato solo nel 2012.

Verso una teoria storica dello Stato

Nella prefazione a Oltre il Leviatano Mészáros sottolinea che “tutte le principali teorie dello Stato sono state prodotte in periodi storici di grande turbolenza, da Platone, Aristotele e Agostino attraverso Machiavelli e Hobbes, fino a Jean-Jacques Rousseau ed anche G. W. F. Hegel, come, naturalmente, in Marx, V. I. Lenin e i loro compagni come Rosa Luxemburg e Antonio Gramsci”. Invece in tutte le importanti teorie dello Stato, precedenti al materialismo storico, le cui forme moderne sono state scritte nelle fasi ascendenti dello sviluppo borghese, l’obiettivo era una sorta di aggiustamento, non importa quanto sembrasse radicale nel suo particolare contesto storico, correttivo dell’esistente “struttura di comando [sovraimposta] sul processo decisionale della società”. Ciò valeva anche per le grandi teorie utopiche dello Stato. Al contrario, l’approccio allo Stato “di ispirazione marxista” ha rappresentato una netta rottura con tutto ciò che era venuto prima, nella sua insistenza sulla necessità dell’“estinzione dello Stato - o del suo totale sradicamento - dalla modalità di riproduzione sociale”. Questo perché era impossibile andare “oltre il capitale” (e oltre la sua base del lavoro alienato e di classe) senza andare anche oltre lo Stato, come forma di “espropriazione del processo decisionale generale dell’umanità”.14 Rovesciare lo Stato capitalista non è mai stato sufficiente perché esso poteva essere ripristinato; ciò che occorreva realizzare era la sua “eradicazione”. La sfida era quella di sviluppare una vera e propria “Critica dello Stato”, esplorando l’intera storia della teoria dello Stato, al fine di delineare le origini, lo sviluppo e l’eventuale scomparsa dello Stato come una forma di una ineludibile necessità di una struttura di comando generale della società, ed è ciò che costituisce l’ossatura di Oltre il Leviatano.

È fondamentale capire quanto, sotto questa luce, la critica dello Stato di Mészáros differisca radicalmente dalle teorie liberali dello Stato, oltre che da approcci più critici di carattere socialdemocratico che comunque faticano a operare se non all’interno dei parametri stabiliti dalla teoria egemonica liberal-democratica. A questo proposito è significativo che la bozza del manoscritto della seconda versione di Mészáros inizi con una risposta al suo caro amico, il filosofo e “liberal-socialista” italiano Norberto Bobbio, sulla questione “Esiste una teoria marxista dello Stato?”15 La risposta di Bobbio alla domanda sollevata nel suo articolo è stata che non c’era una teoria dello Stato compiutamente elaborata in Karl Marx o nella successiva teoria marxiana, per quanto perspicace essa possa essere sotto certi aspetti. Quindi Bobbio si riferisce alla “inesistenza o inadeguatezza di una scienza politica marxista”, dal punto di vista dell’analisi dello Stato socialista. Mentre “Marx può aver voluto scrivere una critica della politica accanto alla critica dell’economia, ma non l’ha mai scritta”, né lo fecero i successivi teorici marxisti. Secondo Bobbio, Marx e i successivi teorici marxisti, come Lenin, Luxemburg e Gramsci, avevano sviluppato le loro critiche allo Stato capitalista dal punto di vista del “soggetto” umano, ma la loro analisi ha mostrato la mancanza di una considerazione sulle “istituzioni” concrete e della natura dello Stato sotto il socialismo. Inoltre, l’argomentazione marxiana sull’“estinzione” dello Stato era vista da Bobbio come priva di significato contemporaneo.16 Bobbio ha puntualizzato questo argomento sulla scarsità di riflessioni marxiane sullo Stato con una citazione del marxista italiano Lucio Colletti, che denunciava la “mancanza di una teoria dello Stato socialista o della democrazia socialista come un’alternativa alla teoria, o alle teorie, dello Stato borghese e della democrazia borghese”. Ciò si accompagnava a una critica a un articolo di Louis Althusser che, secondo Bobbio, puntava sul fatto che l’opera di Marx era stata trasformata in una sorta di “scudo tra realtà e ricercatori e che quindi non era un aiuto, ma un ostacolo”.17

Mészáros aveva un grande rispetto per Bobbio e lo considerava un amico stretto ed un pensatore critico sagace.18 Tuttavia, per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, Bobbio sosteneva che una teoria marxiana dello Stato non era nemmeno possibile in linea di principio, poiché riteneva che minimizzare lo stato di diritto e delle sue istituzioni fosse intrinsecamente autoritario, ma in tal modo Bobbio, secondo Mészáros, esprimeva semplicemente la sua opinione profondamente radicata che lo Stato, come entità moderna, fosse esclusivamente un fenomeno liberal-democratico.19 Tuttavia, un tale punto di vista politico, in particolare nella fase discendente del capitalismo, si trovava privo di solide fondamenta, poiché evitava ogni considerazione storico/genetica dello Stato e della sua evoluzione. Gli approcci liberal-democratici allo Stato, associandolo allo Stato di diritto (e al diritto), non riconoscevano l’illegalità dello Stato, cioè le sue frequenti trasgressioni delle sue stesse regole, in una situazione in cui non esiste un’autorità superiore. L’approccio liberale è incentrato su una Teoria del Diritto, rappresentata come Teoria (o Filosofia) dello Stato. Ciò si è manifestato in forma idealizzata nella cosiddetta democrazia rappresentativa sostenuta da diritti legali, anche se i diritti sono stati costantemente trasgrediti se contravvenivano alle modalità del capitale. Questa visione egemonica liberale evitava normalmente l’intera questione della “forza come diritto”, come viene praticata dalla società capitalista, incluso il suo sistema di comando politico nello Stato. Oppure cercava, in modo contraddittorio, di tentare di legittimare lo Stato esistente e le sue frequenti trasgressioni “emergenziali” delle proprie regole, nel modo in cui Max Weber afferma che lo Stato è l’ente detentore del “monopolio dell’uso legittimo della forza fisica all’interno di un dato territorio”.20 In ogni tempo le teorie liberali dello Stato, nel periodo della fase discendente del capitale, hanno cercato di camuffare o minimizzare la realtà di classe, mettendo così permanentemente fuori portata qualsiasi approccio realistico allo Stato. Infatti, Mészáros sosteneva che, dietro le interminabili disquisizioni sui vari diritti, leggi e istituzioni della forma dello Stato egemonico, era la stessa povertà della contemporanea concezione liberal-democratica dello Stato che era incapace di rispondere alla domanda “Cosa è lo Stato?” se non nei modi più tautologici, astorici, contraddittori ed autolegittimanti.21 A questo proposito, le grandi teorie dello Stato borghese, sviluppate durante la fase ascendente del capitalismo, soprattutto il Leviatano di Hobbes e la Filosofia del diritto di Hegel, nella loro potenza e profondità, stavano molto al di sopra di tutte le altre teorie liberali dello Stato.

Questa critica degli approcci liberali contemporanei allo Stato era evidente anche nella risposta di Mészáros all’opera dell’illustre teorico politico inglese Ernest Barker, che, a partire dal 1928, occupò la cattedra di scienze politiche (finanziato dalla Fondazione Rockefeller) presso l’Università di Cambridge.22 Qui Mészáros si è concentrato sull’introduzione di Barker alla sua traduzione di La legge naturale e la teoria della società di Otto Gierke, in cui Barker, risalendo alla tradizione del diritto naturale, fornì una presentazione particolarmente chiara della tipica concezione liberale moderna dello Stato contemporaneo come compimento del diritto.

Per Barker, “lo Stato è essenzialmente la legge, e la legge è l’essenza dello Stato”, definiti dalla loro reciproca relazione. Lo Stato è semplicemente un gruppo o associazione, come qualsiasi altra associazione, generata dalla società attraverso il volontariato, ma con lo scopo specifico e superiore di promuovere il diritto basato sull’autorità superiore o la sovranità conferita allo Stato.23 In Barker, lo Stato è “costituito da e sotto questa costituzione [l’atto giuridico o gli atti che ne stabiliscono l’autorità sovrana], e quindi... lo Stato esiste per realizzare lo scopo legale o giuridico per il quale è stato costituito”.24 Tali definizioni “tautologiche”, ha obiettato Mészáros, escludono del tutto le questioni del potere, della classe, e le effettive distinzioni concrete tra Stato e società, insieme a tutte le questioni della produzione. La “materialità dello Stato” viene negata a favore di una concezione idealizzata che rimuove dalla valutazione tutte le analisi basate sulla storia, comprese quelle delle grandi teorie borghesi dello Stato emerse dal XVI al XIX secolo.25 Tuttavia, un “socialista liberale” come Bobbio, che ha cercato di costruire una teoria politica socialdemocratica fondata sui principi del liberalismo, sollevava continuamente domande cruciali su ciò che fosse necessario per controllare il capitale. Egli ha cercato di costruire un sistema di diritti universali irreversibili, introdotto per vincolare il dominio del capitale attraverso lo Stato, la legge e il diritto, spingendosi fino a cercare di stabilire i diritti delle future generazioni contro la tendenza del capitale verso la distruzione ambientale.26 Eppure, anche se Bobbio aveva ragione a insistere in questo modo sulla necessità di una uguaglianza sostantiva, si sbagliava, insisteva Mészáros, nel pensare che il capitale fosse controllabile. “Il capitale, per la sua stessa natura e le sue più intime determinazioni, è incontrollabile. Pertanto, investire le energie di un movimento sociale nel tentativo di riformare un sistema sostanzialmente incontrollabile è un’impresa molto più futile della fatica di Sisifo”.27

Pur evidenziando così i punti deboli delle teorie liberali contemporanee dello Stato, Mészáros non si è rivolto per avere risposte né alla Vecchia né alla Nuova Sinistra, col risultato che “ha dovuto seguire una strada solitaria”.28 Nel caso della Vecchia Sinistra, la sua critica al perdurare del ruolo del capitale, esercitato dentro e attraverso lo Stato, nelle società post-rivoluzionarie, lo collocarono spesso in conflitto con il marxismo ufficiale, come nel caso del Partito comunista italiano. Allo stesso tempo, ha rifiutato le oscillazioni irrazionali tra idealismo volontaristico e strutturalismo pessimista (successivamente seguito dal post-strutturalismo e dal postmodernismo) della New Left (Nuova Sinistra) britannica. Anche se più vicino alla visione cosiddetta strumentalista dello Stato, associata ad una figura come Ralph Miliband, Mészáros ha trovato tale analisi irrimediabilmente inadeguata, poiché non ha nemmeno iniziato ad affrontare la questione dell’ordine della riproduzione metabolica sociale del capitale, in cui tutta la questione dello Stato doveva essere considerata. Di conseguenza, non è possibile trovare nel lavoro di Mészáros alcuna trattazione sui dibattiti marxiani sullo Stato capitalista del 1960-1980, ruotando attorno alla questione della relativa autonomia dello Stato, associata al lavoro di Nicos Poulantzas e Ralph Miliband, o rispetto alla teoria dell’egemonia di Gramsci. A tale proposito, Mészáros ha preferito sottolineare le dure lezioni rappresentate da leader politici come François Mitterrand e Tony Blair, per non parlare di Margaret Thatcher e Ronald Reagan. La vera sfida di una teoria del Leviatano andava vista nei termini dell’esistenza del capitale come sistema organico, in cui le varie parti rafforzano il tutto, e che quindi può essere trasceso solo attraverso una lunga lotta in salita per creare un sistema alternativo di riproduzione sociale metabolica. Come ha scritto Mészáros in una prima proposta per Oltre il Capitale a un editore britannico, “forse più di ogni altra cosa, la mancanza di un’analisi completa degli sviluppi sociali, economici, politici e ideologici del dopoguerra ha ostacolato la nuova sinistra nei suoi tentativi di offrire una valida alternativa alle tradizionali forme di azione politica. Le discussioni teoriche tendevano ad essere frammentarie, parziali e influenzate da mode effimere”.29 Rifiutando la successiva tendenza verso il disarmo teorico a sinistra, in favore di un indeterminismo popolare, Mészáros respinse tutti i tentativi di mettere da parte la metafora marxiana della base e della sovrastruttura. Piuttosto, adottò una posizione, simile a quella di Raymond Williams, per cui questa relazione doveva essere percepita in modo storico e non deterministico, ma che tuttavia riconoscesse la materialità dello Stato.30

Poiché Mészáros si occupava principalmente del problema dello sradicamento della forma statale come cruciale per la lotta socialista, trasse la sua ispirazione non dalla letteratura del secondo dopoguerra, la cui analisi riguardava anzitutto come condurre le lotte entro i parametri dello stato capitalista, ma dalle teorie mirate all’eventuale “estinzione” dello Stato, associate alla Critica del programma di Gotha di Marx e a Stato e rivoluzione di Lenin.31 Diversamente dalla maggior parte della sinistra occidentale, si occupava della concezione della “attualità storica dell’offensiva socialista”, tesa ad andare oltre il capitale, oltre il Leviatano, e oltre il lavoro alienato.

Ciò che nelle discussioni socialiste veniva chiamato “l’estinzione dello Stato” era, per Mészáros, “non una fedeltà romantica al sogno irrealizzabile di Marx”, con cui alcune persone hanno cercato di screditarlo e respingerlo, ma piuttosto

L’“estinzione dello Stato” non rimanda a nulla di misterioso o remoto, ma ad un processo perfettamente tangibile che deve essere avviato proprio nel nostro tempo storico. Significa, in parole povere, la progressiva riacquisizione dei poteri alienati di decisione politica da parte degli individui nella loro impresa di muoversi verso una vera società socialista. Se non si conquistano questi poteri, a cui sono fondamentalmente opposti non solo lo stato capitalista, ma anche l’inerzia paralizzante delle pratiche riproduttive materiali strutturalmente ben radicate, non è concepibile né la nuova modalità di controllo politico della società nel suo insieme da parte dei suoi individui, né in effetti il funzionamento non contraddittorio, e quindi coeso e pianificabile, delle particolari unità produttive e distributive da parte dei produttori autogestiti liberamente associati.32

Giudicato da questo punto di vista, che negava la permanenza dello Stato, concepito come una forma di decisione gerarchica o una struttura di comando imposta, attraverso varie alienazioni, alla popolazione sottostante, era necessaria una teoria completamente nuova dello Stato in termini marxisti, che comprendesse le origini, lo sviluppo e l’eventuale eradicazione dello Stato. Pertanto, Mészáros ha accettato in misura considerevole le affermazioni di Bobbio e di altri sul fatto che nessuna teoria marxista pienamente sviluppata dello Stato fosse ancora emersa.

Una tale teoria si può sviluppare in modo significativo solo in termini storici, affrontando le principali teorie dello stato e i rapporti materiali loro sottostanti dall’antichità ad oggi. La struttura teorica di Oltre il Leviatano era quindi interessata all’evoluzione storica e critica dello Stato e del diritto, focalizzandosi su pensatori chiave come Platone, Aristotele, Cicerone, Agostino, Nicolò Machiavelli, Tommaso Moro, Francis Bacon, Tommaso Campanella, Giambattista Vico, James Harrington, Thomas Hobbes, Christian Thomasius, Adam Smith, Immanuel Kant, Jean-Jacques Rousseau, François-Noël Babeuf, Thomas Paine, Robert Owen, Johann Gottlieb Fichte, Hegel, Henry Maine, Ernst Troeltsch, Otto Gierke, Weber, Barker, Bobbio e Robert Nozick; insieme a Marx, Engels, Lenin, Luxemburg, Gramsci, Max Horkheimer, Ernst Bloch, Jean-Paul Sartre, Ernesto Cardenal, Chávez e altri.33 Solo così è stato possibile considerare il modo in cui sono sorti lo Stato, la società civile, la legge, la sovranità, il dominio di classe, insieme alle forze di resistenza che indicavano (o anticipavano) la trascendenza rivoluzionaria dello Stato. Nessun approccio che sia semplicemente iniziato con lo Stato contemporaneo, o anche con lo Stato della prima età moderna, era sufficiente, dal momento che lo Stato del Leviatano presentava caratteristiche che trascendevano le particolari formazioni sociali ed erano state ereditate in parte da precedenti formazioni storiche. Il percorso verso la critica dello Stato passava così attraverso le leggi dell’idra ed i guardiani notturni di Platone, il trattamento dell’uguaglianza di Aristotele, il Principe di Machiavelli, l’Utopia di Moro, il Leviatano di Hobbes, la proprietà comunitaria di Thomasius, la volontà generale di Rousseau, la Pace perpetua di Kant e la Filosofia del diritto di Hegel.

Tutto questo, però, era un tentativo di chiarire il problema storico dello Stato. Contrariamente a tutte le precedenti teorie comprensive dello Stato, la teoria di Mészáros mirava all’estinzione dello Stato come centro di comando del capitale insieme allo sradicamento del capitale visto come una necessità assoluta, poiché la questione era in definitiva una, come aveva detto Marx, e cioè o “rovina o rivoluzione”.34

I cataclismi ambientali e militari provocati dagli odierni Stati del Leviatano sono “destinati a distruggere l’umanità”, se alla fine non verrà sviluppata una modalità alternativa di riproduzione metabolica sociale. Non c’è quindi altra scelta per l’umanità, se non quella di perseguire la critica dello Stato finalizzata alla prassi rivoluzionaria per andare oltre il Leviatano.

La vita di Mészáros

Mészáros è nato il 19 dicembre 1930 in Ungheria durante la dittatura di Miklós Horthy.35 Fu allevato solo dalla madre, con l’aiuto della nonna materna. Sua madre lavorava in una fabbrica che costruiva motori per aerei. Falsificando la sua data di nascita, iniziò a lavorare a dodici anni nella stessa fabbrica, facendo filettature per bulloni per pialle in legno. Presumibilmente sedicenne, era classificato come lavoratore maschio adulto, e così era pagato molto di più di sua madre che aveva lavorato a lungo come operaia di fabbrica, e questa ingiustizia ha indotto in lui, per tutta la vita, una forte dedizione alla causa della parità di genere. Le condizioni di fabbrica erano brutali. In un’occasione non gli è stato pagato lo stipendio ma è stato invece ricompensato con un pezzo di soppressata (testa di maiale in gelatina) che era piena di peli, che poi ha vomitato sulla neve. Decise a quel punto di dedicare la sua vita a combattere la disuguaglianza e l’ingiustizia.

La giovinezza di Mészáros include un’audizione con l’Opera nazionale ungherese, con nientemeno che Otto Klemperer, che gli consigliava di insistere come cantante, e un periodo giocando a calcio con il celebre Ferenc Puskás, spesso visto come uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi. Fin da giovanissimo Mészáros è stato attratto dal socialismo, che ha imparato dai libri di seconda mano che trovava nelle librerie. Era particolarmente attratto dalle opere di György Lukács. Nel 1949, con la nascita di uno stato di tipo sovietico in Ungheria, vinse una borsa di studio alla prestigiosa Università Eötvös Loránd di Budapest, dove Lukács era professore di estetica. Pochi mesi dopo fu quasi espulso per aver difeso pubblicamente Lukács, che era caduto ufficialmente in disgrazia nell’atmosfera stalinista dell’epoca e venne sottoposto al pesante attacco di Mátyás Rákosi, segretario del Partito comunista ungherese. Ma la mozione di espulsione del direttore venne respinta dal Consiglio del collegio. Nel 1950, Mészáros scrisse una critica al governo che aveva vietato al Teatro Nazionale di mettere in scena la classica commedia ungherese “Csongor és Tünde”, del 1830, di Mihály Vörösmarty, denunciata dalle autorità come una “aberrazione pessimistica”.36 La puntuale difesa della commedia da parte di Mészáros era stata pubblicata su due numeri consecutivi della rivista letteraria “Csillag”. Tale saggio ricevette nel 1951 il prestigioso premio Attila József, che portò alla reincorporazione del lavoro di Vörösmarty nel repertorio del Teatro Nazionale, e spinse Lukács a nominare Mészáros come suo assistente presso l’Istituto di Estetica dell’Università di Budapest.

Dal 1950 al 1956 Mészáros partecipò attivamente ai dibattiti culturali e letterari del paese, come membro dell’Associazione degli scrittori ungheresi. Il suo saggio del 1956, “Il carattere nazionale dell’arte e della letteratura”, fu scelto come fulcro centrale della riunione plenaria del Circolo Petöfi, presieduta dal compositore Zoltán Kodály, un gruppo accreditato per aver posto le basi politico-intellettuali della rivolta ungherese dell’ottobre-novembre di quell’anno. Fu anche redattore della rivista “Eszemélet” (Consapevolezza) fondata da Kodály, Lukács e altre preminenti figure intellettuali.

Nel 1955, Mészáros incontrò a Parigi Donatella Morisi, un’italiana, e si sposarono il 14 febbraio 1956, con Lukács presente alla cerimonia. Istvan e Donatella hanno avuto tre figli: Laura, nata nel 1956; Susie, nata nel 1960; e Georges nato nel 1962. Mészáros conseguì il dottorato in filosofia nel 1955. La sua tesi, sotto la supervisione di Lukács, è intitolata “Satira e realtà”. Lukács designò Mészáros come suo successore all’Istituto di Estetica e gli chiese di tenere le conferenze inaugurali di estetica, come professore associato di filosofia. Ma alla fine del 1956 Mészáros fu costretto a lasciare l’Ungheria con la sua famiglia, in seguito all’invasione sovietica. Se ne andarono frettolosamente, con poche cose, di cui solo due libri, il suo volume sull’estetica e il Faust di Goethe. Mészaros e Lukács rimasero in stretto contatto fino alla morte di quest’ultimo, nel 1971.37

Dopo aver lasciato l’Ungheria, la famiglia si installò in Italia, dove Mészáros insegnò all’Università di Torino (1956-59); durante quel periodo pubblicò (in italiano) La rivolta degli intellettuali in Ungheria (1958). A ciò fece seguito una serie di incarichi nel Regno Unito, al Bedford College di Londra (1959-1961), all’Università di St. Andrews in Scozia (1961-1966) e all’Università del Sussex (1966-1972; 1976-1995), dove ha tenuto la cattedra di filosofia.38 Nel 1971 ha ricevuto il Premio commemorativo Isaac Deutscher per La teoria dell’alienazione in Marx. L’anno successivo divenne professore senior di filosofia presso la York University a Toronto, dove rimase tre anni prima di tornare nel Sussex. In Canada, sarebbe diventato una cause célèbre, dopo che le autorità si erano rifiutate di concedergli un visto perché rappresentava un “rischio per la sicurezza”. Numerose personalità influenti in tutto lo spettro politico protestarono a suo nome, sia in Canada che nel Regno Unito. Alla fine gli fu concesso un visto e il Ministro dell’immigrazione canadese diede le dimissioni.39

Nel 1995, quattro anni dopo il ritiro dall’Università del Sussex, Mészáros pubblicò la sua grande opera, Oltre il Capitale, con il suo potente messaggio che, nelle parole di Daniel Singer, “ciò che deve essere abolito non è solo la società capitalista classica, ma il regno del capitale in quanto tale”, esigendo trasformazioni sociali più radicali e fondamentali.40 Questa è stata seguita da una serie di opere che hanno sviluppato ulteriormente la sua analisi, tra cui La sfida e il peso del tempo storico, che ha vinto l’ambito Premio Libertador per il pensiero critico (noto anche come Premio Bolívar), che è stato assegnato da una giuria internazionale e presentato da Hugo Chávez il 14 settembre 2009, dove ha fatto riferimento a Mészáros come “uno dei più brillanti pensatori su questo pianeta”.41

Nel 2007, Donatella Mészáros (Morisi), con la quale István Mészáros ha condiviso una “stretta unione” per cinquantadue anni, ed a cui aveva dedicato la maggior parte dei suoi libri, morì di cancro. L’anno successivo anche a lui fu diagnosticato un aggressivo cancro alla vescica di terzo stadio.42 La sua lotta contro il cancro continuò a intermittenza per il resto della sua vita, ma non gli impedì produrre uno straordinario profluvio di lavoro critico creativo, culminato nel suo incompiuto Oltre il Leviatano su cui stava lavorando al momento della sua morte. Ha dato grande importanza alla poesia di Dylan Thomas, “Non andartene docile verso quella buona notte”, con la sua frase insistente “Rabbia, rabbia contro il morire della luce”.43 Per Mészáros, ciò ha assunto un’importanza sociale.

In una lettera scritta il 25 luglio 2017, appena due mesi prima della sua morte, mi comunicò la bella notizia della comparsa di una traduzione italiana di Oltre il Capitale, scrivendo: “Abbiamo un proverbio in Ungheria che dice: ‘Una rondine non porta l’estate.’ Spero che molte rondini seguiranno il mio italiano Oltre il Capitale.”44

Mészáros e Chávez

Mészáros era fortemente impegnato nelle lotte antimperialiste e si è alleato con coloro che lottano per la trasformazione socialista in Nicaragua, Venezuela, Brasile, Filippine e altrove. Ha affermato che nella fase discendente del capitalismo c’è stata una “perequazione verso il basso del tasso di sfruttamento”, con cui intendeva una corsa verso il minimo in termini di salari e condizioni di lavoro, imposti da un sistema globale di concorrenza monopolistica.45 Nel 1978 ha curato e presentato un libro composto da tredici saggi del grande teorico storico e politico filippino Renato Constantino, intitolato Identità neo-coloniale e contro-coscienza: saggi sulla decolonizzazione culturale, in cui Constantino ha sviluppato il concetto di contro-coscienza in una potente filosofia della liberazione culturale.46 Si è anche interessato molto alle lotte nello Stato brasiliano, sostenendo vari movimenti socialisti del Paese. Ma il suo contributo più singolare alle lotte nel Sud globale fu il ruolo che ha svolto nel suo forte sostegno strategico alla Rivoluzione Bolivariana del Venezuela.

Nel completare la versione finale di Oltre il Capitale, Mészáros ha discusso ampiamente, nel suo capitolo “L’attualità storica dell’offensiva socialista”, dell’opuscolo di Chávez del 1993 intitolato “Pueblo, Sufragio y Democracia”.47 Chávez era allora in prigione, dopo aver guidato un colpo di stato fallito in risposta agli eventi del Caracazo del 1989 in Venezuela, quando il governo uccise migliaia di manifestanti. In una notevole analisi politica, Chávez ha scritto: “Il popolo sovrano deve trasformarsi nell’oggetto e nel soggetto del potere. Questa scelta non è negoziabile per i rivoluzionari”. Ha affermato che il potere elettorale può essere utilizzato in modo rivoluzionario, sostenuto da potenti movimenti sociali, per assicurare una forte presenza della “sovranità popolare il cui esercizio rimarrà davvero nelle mani del popolo”. Ciò, tuttavia, richiederebbe una “distribuzione policentrica del potere, che sposti il potere dal centro verso la periferia”. L’accento doveva essere posto sul trasferimento decisionale in modo da stabilire “l’autonomia delle particolari comunità e municipalità”, dando vita a tutti i principali strumenti di democrazia diretta, perché “la sovranità popolare si costituisca come protagonista del potere. È proprio a tali confini che dobbiamo tracciare i limiti del progresso della democrazia bolivariana. Allora saremo molto vicini al territorio dell’utopia”. Mészáros riconobbe immediatamente il carattere rivoluzionario rousseauiano della critica di Chávez allo Stato che, nelle parole di Mészáros, indicava il “tipo di trasformazione radicale [della sfera politica] che preannuncia fin dall’inizio l’estinzione dello Stato” e quindi puntava verso la “sovranità del lavoro”.48 Le pagine di Oltre il Capitale di Mészáros che si riferivano a Chávez erano state tradotte per lui mentre era in prigione. Chávez era stupito che qualcuno in Inghilterra potesse scrivere in modo così perspicace sulle sue opinioni politiche. Il rapporto che si è sviluppato tra loro è espresso nel modo migliore nelle stesse parole di Mészáros, in una lettera del 16 febbraio 2015:

Non ho avuto contatti personali con lui [Chávez] fino al 2001, a parte il messaggio su una cartolina di Natale bolivariano che mi ha inviato nel 1995, a quel punto era libero. Per una strana coincidenza questa cartolina è datata di sua mano “19 dicembre 1995” che era il mio 65° compleanno. A quel tempo, ovviamente, non aveva una copia spagnola di Oltre il Capitale, ma potrebbe aver saputo della sua pubblicazione in inglese [cioè, potrebbe aver avuto una certa familiarità con parti dell’edizione inglese]. Un gruppo di professori dell’Università di Caracas, in sintonia con il suo movimento, si incontravano e ne discutevano regolarmente (a intervalli irregolari), riuscendo anche a trovare un piccolo editore di sinistra (Vadell Hermanos) disposto a pubblicarlo, ma che, ovviamente non aveva soldi per un traduttore. Così hanno iniziato a tradurlo loro stessi come meglio potevano. Mi era stato detto che la loro traduzione era “ben intenzionata ma non molto buona”, eccetto per un membro, Eduardo Gasca, che era professore di studi letterari ed anche un bravissimo poeta, maestro di entrambe le lingue. Nel 1997 questo professore (il cui vecchio padre militante socialista era appena morto) ha detto agli altri: “Questo libro ha ripristinato la mia fiducia nel futuro del socialismo; lo tradurrò interamente, da solo, per niente, anche per mio padre”, e lo fece.49 “Nel 1999, quando questa meravigliosa traduzione era finita, mi chiesero di scrivere una Introduzione speciale per l’edizione latinoamericana in spagnolo e ho completato questa speciale traduzione - quasi 10.000 parole, non pubblicata in inglese - nel gennaio 2000.50 Così è stato pubblicato da Vadell Hermanos nel 2001, come pure la traduzione in portoghese brasiliano [con Boitempo] nel 2002”.

Con un immenso successo elettorale Chávez venne insediato alla Presidenza nel 2000. “Non avevo ancora avuto dei contatti personali con lui. Non ho mai cercato cose del genere con persone politicamente potenti. Tuttavia, nel 2001 il Ministro della Cultura del suo governo - che a quel tempo era il grande pittore Manuel Espinoza, le cui parole circa i miei commenti sui versi di Attila József su di noi, i ‘fedeli ascoltatori delle leggi’ (sulla nostra relazione con la natura) ti ho recentemente citato in una e-mail - mi invitò a una conferenza, e accettai. La conferenza si svolse a Caracas, presso il Forum Culturale del Vertice del Parlamento latinoamericano sul debito sociale e l’integrazione dell’America Latina, il 10-13 luglio 2001. Ho tenuto la mia conferenza su “La sfida dello sviluppo sostenibile e la cultura dell’uguaglianza sostanziale”, contenuta, come sai, anche alle pagine 121-29 di La necessità del controllo sociale. Chavez seppe che ero lì e mi inviò tre volte un’auto all’aula dove tenevo le conferenze e prendevo parte alle discussioni. Potei andare solo alla terza occasione, quando la mia partecipazione alla conferenza era terminata. Fu allora che lo incontrai per la prima volta nel Palazzo Miraflores, ed è così che è nata la nostra stretta amicizia personale.

Nel settembre dello stesso anno un illustre corpo accademico mi ha invitato a partecipare alla loro conferenza internazionale in Caracas. Ho tenuto una conferenza sulla crisi economica mondiale, anch’essa pubblicata nel mio volume La sfida e il fardello del tempo storico. In quell’occasione Chávez ed io passammo molto più tempo insieme (ore ed ore). A quel tempo, non solo aveva una copia spagnola di Oltre il Capitale, ma ne aveva anche letto la maggior parte, con molti commenti a margine e sottolineature ovunque. Quello è stato il momento in cui mi ha dato la collezione degli scritti dell’insegnante di Bolivar, Simón Rodríguez. Hai la sua immagine. Dopo di che ci siamo incontrati un bel po’ di volte, non solo in Caracas, ma una volta anche a Londra dove, durante una visita di Stato, dopo una giornata di trattative, abbiamo passato insieme una lunga serata in un elegante hotel londinese dove lui e il suo team hanno soggiornato, parlando per molte ore e consumando anche una enorme cena lussuosa (e senza dubbio molto costosa). Sulla porta della sua camera d’albergo, quando stavo uscendo, mi abbracciò e mi disse: “István, abbi cura della tua salute, abbiamo bisogno di te”. Nella maggior parte di queste occasioni Donatella era con me, e lei gli voleva anche molto bene assieme ad una grande ammirazione per la sua grande integrità e totale dedizione al suo popolo. Quando Donatella morì, nel giugno 2007, per coincidenza negli stessi giorni in cui morì la moglie di Raul Castro, Chávez, in un discorso pubblico molto commovente, ha parlato di loro due come grandi mogli rivoluzionarie e compagne di vita per i loro mariti. Anche dopo la morte di Donatella, ad ogni visita in Venezuela, abbiamo passato del tempo a parlare ore e ore insieme, solitamente durante una cena nel suo appartamento a Miraflores. L’ultima volta mi ha anche detto: “La prossima volta che vieni, andremo via per due settimane”, ma anche pochi giorni sarebbero stati meravigliosi. Come sapete, nel gennaio 2013 mi ha chiesto di andare a trovarlo, e gli ho promesso che lo avrei fatto nel novembre 2013, in occasione di un mio impegno già preso in Brasile, come avevo fatto in alcune precedenti occasioni. In risposta mi ha inviato il messaggio che ne era felice. Ma, come anche tu sai, la sua salute è gravemente peggiorata e nel marzo 2013 è morto, una grande tragedia per tutti noi. La sua morte mi ha colpito più profondamente di ogni altra cosa dalla morte di Donatella. Questo è, come posso riassumere molto brevemente, il meraviglioso rapporto di amicizia e solidarietà che ho avuto la fortuna di avere con lui in questo momento critico della storia umana. 51

Due elementi strategici del lavoro di Mészáros si sarebbero rivelati essenziali per Chávez e per il corso della Rivoluzione Bolivariana.52 Il primo era la concezione, tratta da Marx, del capitale come sistema di riproduzione metabolica sociale, un sistema integrato di rapporti riproduttivi complessi auto-rinforzanti, che non potevano essere semplicemente aboliti, oppure cambiati in modo frammentario, ma dovevano essere sostituiti con un metabolismo organico alternativo, basato sulle relazioni comunitarie.53 Il secondo era il quadro di base de “Il sistema comunale e la legge del valore”, come illustrato nel capitolo 19 di Oltre il Capitale, in cui Mészáros ha disegnato il fondamento strategico per l’istituzionalizzazione rivoluzionaria di un sistema di “relazioni sociali comunitarie”, nel quale la popolazione avrebbe riassorbito in sé il dominio sovrano: un nuovo tipo di Stato o sistema comunitario, chiave per la transizione al socialismo. Tale trasferimento di potere al popolo era allo stesso tempo un modo per rendere la rivoluzione, nei termini di Mészáros, “irreversibile”, poiché il popolo avrebbe difeso con la vita ciò che era suo.54 Nella “Legge organica del Comune”, approvata in Venezuela nel 2010, gli eletti dalle assemblee comunali non sarebbero rappresentanti, come nel governo rappresentativo borghese, ma “voceros”, cioè delegati o portavoce.55 Nella sua trattazione dello scambio comunitario Mészáros ha sottolineato la creazione di uno scambio diretto a valori d’uso e bisogni primari, in contrapposizione allo scambio di merci, come modo di costruire relazioni intercomunitarie, un’idea che doveva espandersi su scala internazionale attraverso la Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA). Nel 2005, in un momento chiave della lotta per costruire il socialismo del XXI secolo in Venezuela, Chávez, fondando la sua analisi sull’opera di Mészáros, iniziò a invocare l’immediata costruzione di un’economia e di uno Stato comunitari. “Il punto di Archimede, era una espressione presa dal meraviglioso libro di István Mészáros, un sistema comunitario di produzione e di consumo, - questo è ciò che stiamo creando, sappiamo che lo stiamo costruendo. Dobbiamo creare un sistema comunitario di produzione e consumo, un sistema nuovo ... Ricordiamo che Archimede disse: ‘Dammi un punto di appoggio [un luogo su cui stare] e io muoverò il mondo. Questo è il punto da cui muovere il mondo oggi”.56

Per Mészáros e Chávez, una tale rivoluzione sociale permanente era il mezzo per la creazione di nuovi esseri umani creativi, associati, capaci di creare la propria cultura, la propria economia, la propria storia e le proprie esigenze collettive e individuali. Come ha affermato Mészáros nel 2007, nel suo articolo “Bolívar e Chávez: Lo spirito di rappresentanza radicale”, “rimane vero oggi come ai tempi di Bolívar che non si può immaginare la funzione sostenibile del macrocosmo sociale dell’umanità senza superare gli antagonismi interni dei suoi microcosmi: le cellule contraddittorie e conflittuali costitutive della nostra società sotto la modalità del controllo metabolico sociale del capitale. Un macrocosmo coeso e socialmente vitale si può pensare solo sulla base delle corrispondenti cellule costitutive delle relazioni interpersonali, umanamente gratificanti”.57 Ciò richiedeva un’uguaglianza sostantiva nella struttura cellulare della società: la famiglia, la comunità e le strutture comunitarie.58

Nel gennaio 2007, Chávez presentò la strategia generale del socialismo per il XXI secolo nel contesto della Rivoluzione Bolivariana del Venezuela, introducendo il concetto di “triangolo elementare del socialismo” - l’unificazione organica di proprietà sociale, produzione sociale e soddisfazione dei bisogni sociali [comunitari]”. Come ha indicato Michael Lebowitz:

Ancora una volta, il passo teorico di Chávez può essere ricondotto a Oltre il capitale di Mészáros. Attingendo a Marx, Mészáros ha sostenuto la necessità di comprendere il capitalismo come un sistema organico, una specifica combinazione di produzione-distribuzione-consumo, in cui tutti gli elementi coesistono simultaneamente e si supportano l’un l’altro. Il fallimento degli esperimenti socialisti del Novecento, ha sostenuto, si è verificato a causa del fallimento nel superamento del “circolo vizioso della relazione di capitale”, la combinazione dei circuiti “tutti intrecciati e che si rafforzano a vicenda” che in tal modo hanno rafforzato “la perversa dialettica del sistema incurabilmente devastante del capitale”. In breve, il mancato successo (o sforzo) nel superare tutte le parti della “totalità delle relazioni riproduttive esistenti” ha significato il fallimento nell’andare “oltre il capitale”.59

Nella concezione di Mészáros, i successi iniziali delle rivoluzioni politiche in Venezuela e Bolivia furono il prodotto della loro rottura con lo Stato Leviatano, attraverso l’avvio di trasformazioni costituzionali che hanno riscritto le costituzioni di quei paesi per aumentare il potere del popolo. Ancor prima di conoscere il lavoro di Mészáros, Chávez l’aveva fatta risalire alla tradizione bolivariana e, tramite il maestro di Bolívar, Simón Rodríguez, a Rousseau, sfidando la forma dominante del governo rappresentativo.60 Questa critica è stata approfondita attraverso la lettura di Mészáros delle tesi di Rousseau, sottolineando che alcuni aspetti del potere esecutivo potrebbero essere delegati, mentre il potere legislativo deve rimanere interamente nelle mani del popolo sovrano. Come disse Chávez: “Per socialismo intendiamo una democrazia illimitata... Ne deriva la nostra ferma convinzione che le opzioni democratiche più radicali per sconfiggere la burocrazia e la corruzione è la costruzione di uno Stato comunitario capace di sperimentare una struttura istituzionale alternativa mentre si reinventa permanentemente”.61 Ciò ha assunto la forma della “Legge Organica del Comune” del 2010, seguita dagli appelli urgenti di Chávez nel suo ultimo discorso, del 20 ottobre 2012 “Strike at the Helm” (“Dare un colpo al timone”), per espandere i comuni come l’essenza della rivoluzione e della sua irreversibilità.62

Nel 2010 Chávez e Mészáros ebbero una lunga discussione sulla necessità di una Nuova Internazionale come esigenza assoluta per lo sviluppo del socialismo a livello globale, di fronte ai tentativi in corso da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati europei per “ricolonizzare il mondo”. Concordarono che questa nuova organizzazione si sarebbe chiamata “Nuova Internazionale” e non “Quinta Internazionale” per rompere con la sequenza di una serie di Internazionali che avevano enfatizzato l’unità dottrinale in modi che hanno indebolito la causa socialista. Chávez chiese a Mészáros di redigere un documento sulla falsariga delle loro discussioni, che Mészáros scrisse quell’anno, intitolandolo “Riflessioni sulla Nuova Internazionale”.63

Chávez intendeva portare avanti un’iniziativa globale su queste linee, dopo la sua prossima elezione. Ma l’anno successivo la sua malattia e la morte nel 2013 hanno impedito qualsiasi azione. Mészáros doveva pubblicare nel 2015 le “Riflessioni sulla Nuova Internazionale” nel volume La necessità del controllo sociale. Oltre a delineare tutta la dialettica di un’alternativa del sistema di riproduzione metabolica sociale che andrebbe oltre il capitale e il socialismo, egli delineò la Nuova Internazionale come “un’organizzazione con l’ampio principio generale e il fondamentale obiettivo di emancipazione di una trasformazione socialista della società”, rifiutando ogni “prescrizione dottrinale circa i particolari modi sostenibili di istituire le misure pratiche e le modalità di azione”. L’obiettivo era quello di massimizzare le tradizioni rivoluzionarie locali, rispondenti a particolari condizioni storiche e di “creare una modalità operativa” che sarebbe “cooperativamente additiva e coesiva, per non creare frammentazione”.64

Fu in questo contesto di lotte rivoluzionarie nei confronti dello Stato in Venezuela e altrove che Mészáros iniziò nel settembre 2012 a dedicare le sue energie a tempo pieno al suo enorme lavoro, Oltre il Leviatano. Critica dello Stato.

Categorie della critica del Leviatano

Oltre il Leviatano si basa necessariamente su un insieme di categorie che consentono a Mészáros di affrontare problemi fondamentalmente differenti, associati ad una critica dello Stato volta alla sua trascendenza storica. Alcune di queste categorie sono state già sviluppate in Oltre il Capitale, come: 1) la sua enfasi sul sistema del capitale come una categoria più ampia che si estende oltre il sistema capitalista in quanto tale, in cui il rapporto di capitale (compreso il fondamentale sfruttamento del lavoro) mantiene il suo dominio attraverso lo Stato, anche nelle società post-rivoluzionarie; 2) il suo concetto di riproduzione sociale metabolica, che vede i sistemi sociali relativamente stabili come ordinamenti organici (anche se alienati) in cui tutti gli elementi si rafforzano a vicenda; 3) la sua nozione di mediazioni di secondo ordine, che spiega come i sistemi alienati della riproduzione metabolica sociale sono strutturati, sia pure in modo contraddittorio e distruttivo, per creare un insieme sociale di risulta.

Queste categorie sono state tutte spiegate altrove.65

Al centro di tutto il lavoro di Mészáros c’è il concetto di uguaglianza sostantiva o sostanziale, in contrasto con l’uguaglianza formale e qualsiasi nozione (intrinsecamente contraddittoria) di uguaglianza parziale. È l’uguaglianza sostanziale che costituisce, per Mészáros, la caratteristica distintiva del socialismo come sistema di riproduzione sociale metabolica, che richiede, per la sua realizzazione, un ordine sociale oltre il capitale, oltre il Leviatano e oltre il lavoro (alienato). Il problema dell’uguaglianza sostantiva pervade così tutta la sua analisi e questo è soprattutto evidente in Oltre il Leviatano nelle sue considerazioni su Aristotele, Hobbes, Babeuf, Kant e Marx. In Oltre il Leviatano il concetto di uguaglianza sostantiva è trattato direttamente nell’Appendice 3 su “Uguaglianza sostantiva e democrazia sostantiva”. Tuttavia, è sviluppato concettualmente in modo più completo nel quinto capitolo di Oltre il Capitale su “L’attivazione dei limiti assoluti del capitale”, estendendosi alle questioni del lavoro, dell’oppressione della donna e a quella della diseguaglianza e del conflitto internazionale.66

Lo Stato è una forma gerarchica e repressiva della necessaria struttura di comando politico generale che tutte le società di classe devono avere in alcuna forma. Nel caso dello Stato, che sovrasta ed è alienato dalla società, una struttura gerarchica di comando politico è necessaria per via della mancanza di coesione nelle cellule costitutive delle società di classe, dove gli esseri sono alienati l’uno dall’altro attraverso e nella produzione e in virtù dei rapporti di classe, che si estendono a tutte le forme sociali. Al contrario, una società socialista di uguaglianza sostantiva richiede un microcosmo o un insieme diverso di cellule costitutive, organicamente connesse a un diverso macrocosmo o a una struttura di comando politico generale, basata su relazioni comunitarie radicate nei produttori associati, nel potere costituente e in forme di scambio comunitario.

In tutta la sua analisi Mészáros adotta la prospettiva della materialità dello Stato, riconoscendo che esso va visto come storicamente situato in rapporto alla produzione e al metabolismo della riproduzione sociale nel suo insieme.67 In quanto prodotto della società di classe, lo Stato è, necessariamente, un sistema verticistico di potere di classe. Eppure, quello che Marx chiamava la “sovrastruttura giuridica e politica” non va identificata semplicemente con lo Stato, ma comprende elementi della società civile, cioè il sistema politico nel suo complesso.68

Nessuna società può fare a meno di una struttura di comando politico di qualche specie, sebbene in una società socialista basata sull’uguaglianza sostantiva le basi necessarie della struttura alternativa di comando politico, oltre il Leviatano, verrebbero emanate dal basso della società, o da cellule costitutive comunitarie/collettive all’interno del microcosmo, che formano la base del controllo sociale del macrocosmo.

Nel caso del sistema del capitale, le cellule costitutive della società sono costituite dai singoli capitali, sotto forma di società e di ricchi proprietari, che dominano sulla classe operaia (e le altre classi e gruppi subalterni), mentre sono impegnati in un’incessante competizione intercapitalistica. Questo dà origine alle insormontabili tendenze centrifughe del capitalismo che lo rendono incontrollabile. Sebbene lo Stato costituisca la forza destinata a dare stabilità all’ordine capitalista, il capitale rimane la principale forza extra-statale all’interno della società nel suo insieme, spesso sussumendo lo Stato con le proprie dinamiche di potere. La crescita dei capitali monopolistici e della produzione globale non fa che approfondire queste condizioni di incontrollabilità nella fase discendente del capitale, portando alla crisi strutturale del capitale.

Mentre lo Stato, in particolare gli Stati-nazione, riesce temporaneamente a collegare le tendenze centrifughe del capitale e la sua incontrollabilità all’interno di alcuni parametri di un dominio di classe coordinato, la globalizzazione della produzione porta in primo piano l’incontrollabilità del capitale. Inoltre, non vi è alcuna possibilità di creare uno Stato capitalista transnazionale che trascenda la concorrenza tra gli Stati stessi - fatto riconosciuto soprattutto da Hegel - col risultato che il capitalismo porta a guerre sempre più distruttive. Le contraddizioni tra forze politiche ed economiche interne e tra i rapporti di forza a livello politico globale porta a conflitti sia interni che esterni entro lo Stato capitalista e ripetute riaffermazioni della forza come diritto, nonostante le pretese dello Stato di essere uno Stato di diritto.

Nel periodo ascendente del sistema del capitale, vi era la possibilità di articolare queste contraddizioni, cioè il sistema aveva la qualità di correttività od una capacità di aggiustamento correttivo, anche se in forma di mediazioni alienate di secondo ordine. Nella fase discendente del capitale, la capacità dello Stato di imporre aggiustamenti correttivi diminuisce, producendo una tendenza verso antagonismi sempre più catastrofici.69 In tutta la storia dello Stato in varie formazioni di classe, si è tentato invano di fondare lo Stato su basi irreversibili, sia per mezzo delle leggi di Platone (che si riproducevano continuamente come altrettante teste incontrollabili di Idra), la mediana di Aristotele, il repubblicanesimo di Machiavelli, la sovranità assoluta di Hobbes, la pace universale di Kant, o la classe universale di Hegel. In ogni caso, e tuttavia, la struttura di classe della società, che costituisce la base stessa dello Stato, era in contraddizione con tutte queste nozioni di irreversibilità e produce una continua lotta di classe e la guerra. Mészáros ha scritto:

Le persone spesso ignorano che la condizione fondamentale della sovranità dello Stato (il suo preteso aspetto democratico) è la necessaria oppressione di classe dei lavoratori”.70 Sotto il capitalismo lo Stato moderno ha come suo obiettivo “la determinazione vitale qualificante già in questa fase: la sua irreversibilità storica”.71 Ma data la natura antagonistica del sistema del capitale, il tipo di “irreversibilità” raggiunta entro i limiti del capitale significa solo che la sua struttura gerarchica e repressiva (legittimata dalle sue leggi dalla testa di Idra) si rafforzerebbe continuamente, nonostante le crescenti contraddizioni, in assenza di un cambiamento epocale scatenato dal basso. In nessun luogo è più evidente che nel concetto di giustizia, poiché “dall’antica Grecia in poi” la questione della giustizia è stata trattata (anche dai grandi filosofi) come una giustificazione dell’ingiustificabile. Di qui, (immediatamente), lo spostamento dalle [considerazioni di] uguaglianza a quelle di “giustizia”.72

Solo un ordine metabolico sociale alternativo, oltre il capitale, oltre la classe, al di là del lavoro (alienato) e al di là del Leviatano potrebbe ottenere ciò che le varie costruzioni statali non sono riuscite a raggiungere, cioè un sistema di riproduzione metabolica sociale basato su un’autentica irreversibilità, radicata nella pulsione all’uguaglianza sostantiva.73 In questo caso le cellule costitutive non avrebbero bisogno dello Stato per garantire un periodo limitato di irreversibilità storica, ma piuttosto le persone stesse, organizzate su base collettiva, sarebbero garanti della politica. In una tale società la grande massa del popolo difenderebbe ciò che avrebbe finalmente conquistato, un modo di produzione associato, basato sullo sradicamento del capitale e del suo Stato Leviatano. Inutile dire che ciò non potrebbe essere raggiunto tutto in una volta. Ci sarebbero molte montagne da scalare e molte sconfitte da sopportare lungo la strada. Eppure, se la lotta per l’uguaglianza sostantiva non fosse stata al centro del movimento in ogni fase, l’umanità non sarebbe potuta andare avanti affatto. È qui che Mészáros ha sollevato la questione della temporalità. Nella Filosofia del diritto di Hegel - “l’involontario canto del cigno” ha portato il suo sistema dialettico alla fine - la temporalità o il cambiamento storico era assegnato rigorosamente al passato, in conformità con i requisiti dell’economia politica liberale. Eppure, in Mészáros come in Marx, non c’era la possibilità di superare “la sfida e il fardello del tempo storico”.74 In un dato momento storico, la temporalità potrebbe muoversi in modi del tutto contraddittori, rappresentando scale temporali storiche molto diverse: tempo cosmico e tempo umano, l’opposizione di tempo rivoluzionario e non rivoluzionario, la variazione tra gli imperativi di breve e lungo periodo ed i diversi ritmi imposti dalle relazioni sociali e dalle forze produttive.75 Lo Stato del sistema del capitale ha cercato in ogni tempo di prevalere contro il tempo rivoluzionario, in linea con un sistema che, nelle parole di Marx, ha costantemente cercato di ridurre l’umanità ad una “carcassa del tempo”.76 La lotta contro il sistema del capitale era quindi, secondo Mészáros, una lotta sulla sua temporalità ristretta, poggiando in ultima analisi sul suo controllo del tempo disponibile. Ciò ha richiesto una “rottura epocale”.77 Senza una società dei produttori associati, cioè il socialismo, non ci potrebbe essere alcun genuino compimento della necessaria pianificazione del cambiamento qualitativo da parte della catena delle generazioni umane, trascendendo “il necessario uso llecito del tempo, ad ogni costo e in tutti i campi, da parte del capitale”.78

L’“estinzione dello Stato” come veniva messa in luce dalla teoria marxista, ovvero il completo sradicamento dello Stato come struttura di comando gerarchico sovrapposta alla società, era per Mészáros un modo negativo di esprimere la completa rivoluzione contro il sistema alienato del capitale e il potere futuro della comunità umana associata.79

Alcune note editoriali sul testo

Mészáros non è vissuto abbastanza per completare Oltre il Leviatano. Il presente testo è il suo incompiuto primo volume di quella che doveva essere un’opera in tre volumi. Gli ultimi tre capitoli e la conclusione del primo volume non sono mai stati scritti (tranne l’ultima parte del suo capitolo originariamente previsto “Da Kant e Lessing al Principio Speranza di Thomasius e Bloch”, che è stato qui ricostruito dalla bozza manoscritta della seconda versione). La maggior parte della prima e della seconda parte di questo volume sono stati pubblicati in precedenza, mentre i manoscritti completati della terza parte erano in buono stato (tranne le citazioni). Vi erano però numerosi punti in cui sono sorti problemi significativi al momento di organizzare il libro.

Il quarto capitolo del presente testo, “L’approfondimento della crisi del capitale e lo Stato”, non si trovava da nessuna parte. Poiché Mészáros aveva indicato che questa parte del lavoro era stata fatta, dopo un’ispezione dei contenuti, ho concluso che doveva essere basata sul discorso “Le crisi strutturali necessitano di cambiamenti strutturali”, che aveva pronunciato in Brasile nel giugno 2011 e a Londra nel luglio 2011, e che è stato pubblicato per la prima volta sulla Monthly Review nel marzo 2012. Ne ero ulteriormente convinto poiché lo aveva incluso lui stesso nella sua raccolta del 2015, La necessità del controllo sociale, anteponendolo immediatamente a ciò che doveva formare la seconda parte di Oltre il Leviatano, anch’essa inclusa in quel libro. L’ho quindi adattato (semplicemente cambiandolo dalla forma di discorso a quella di capitolo), dandogli il titolo destinato al libro. Anche se nella versione finale di questo capitolo Mészàros avrebbe senza dubbio apportato alcune ulteriori modifiche circa la questione dello Stato, mi sono astenuto dal fare qualsiasi modifica sostanziale (qui o altrove nel libro). Nella sua forma attuale, il quarto capitolo rappresenta un anello cruciale della sua catena logica.

La seconda parte del presente testo, “La montagna che dobbiamo conquistare”, era stata scritta espressamente come parte seconda del primo volume di Oltre il Leviatano, ma era stata pubblicata nel 2015 come sezione conclusiva di La necessità del controllo sociale. In questo ha seguito il modello adottato da Mészáros nei suoi ultimi anni. Sapendo di non avere molto da vivere, chiese al mensile Monthly Review e a Monthly Review Press di pubblicare la maggior parte delle prime due parti di Oltre il Leviatano, mentre venivano completate. L’introduzione a “La montagna che dobbiamo conquistare”, scritta appositamente per La necessità del controllo sociale, non faceva parte del piano originale di Oltre il Leviatano. Tuttavia, ho aggiunto tale introduzione come capitolo separato (capitolo 6: “Lo Stato montuoso”) nel presente testo.

Rispetto agli ultimi tre capitoli del piano originale di Mészáros per questo volume, non c’era traccia del capitolo sulla “Ricerca della verità nell’Illuminismo scozzese”, oltre a note sparse su Adam Smith, che egli ha indicato come “uno dei più grandi rappresentanti degli illuministi scozzesi” e l’ha visto emergere dalla tradizione del diritto naturale.80 È del tutto possibile che intendesse unire le riflessioni su Smith a tale riguardo, assieme alla trattazione riservata da Adam Ferguson alla società civile e allo Stato, ma non c’era nulla nelle note che ha lasciato, oltre ad averlo di fatto suggerito.81 Non c’era neppure alcuna indicazione su ciò che intendeva scrivere nel capitolo finale non scritto su “Le utopie pessimistiche dell’ordine ineludibile del capitale”. Nel caso del penultimo capitolo previsto di Oltre il Leviatano, “Kant e Lessing e Thomasius e il Principio Speranza di Bloch”, negli appunti di Mészáros non è stato trovata alcuna trattazione di Kant-Lessing nelle sue bozze e note, o nelle sue opere pubblicate, anche se c’era molto sullo stesso Kant. Tuttavia la trattazione di Thomasius e Bloch è stata trovata nella sua seconda bozza di versione, da cui è stato ricavato. Viene fornito qui come capitolo conclusivo del libro, intitolato semplicemente Thomasius e il Principio Speranza di Bloch.

Il capitolo di Mészáros su Thomasius e Bloch, che si concentra sull’interpretazione di Bloch su Thomasius, è significativo per una serie di aspetti chiave, rendendolo una conclusione appropriata per Oltre il Leviatano. La cosa più importante è l’impegno di Thomasius, che oltrepassa i limiti imposti dal suo tempo, per una società basata su un principio di “onestà dell’eticità”, fondato su una concezione di “amore ragionevole”, che Thomasius ha derivato dalla morale epicurea. La pace interiore, basata su un amore ragionevole, potrebbe essere unita solo alla pace esterna, sosteneva Thomasius, una volta radicata nella giustizia sostantiva emanante dalla proprietà comunitaria. Per Mészáros, come per Bloch, Thomasius rappresentava la forma rivoluzionaria della tradizione del diritto naturale e dell’Illuminismo seicentesco, tra cui una forte “difesa comunitaria” e una moralità radicale, manifestata nel ruolo di primo piano che svolse nell’opporsi alla tortura e ai processi alle streghe nella Germania del suo tempo.83 In Thomasius era possibile percepire un illuminismo che si ribellava contro i poteri alienati della Chiesa e dello Stato e che prefigurava il successivo emergere dell’approccio socialista ai diritti umani, fondato sull’uguaglianza sostantiva e sulla proprietà comunitaria. Infatti, l’enfasi di Thomasius sulla proprietà comune (e implicitamente sulla classe) gli ha permesso di trascendere parzialmente ciò che Mészáros nei suoi appunti chiamava l’idealistica “illusione illuminista [di] reclamare la sovranità per il popolo e il suo necessario fallimento sulle basi materiali antagonistiche di classe”.84

Qui l’analisi di Mészáros si basa esattamente su Bloch, sulla cui erudizione a tale riguardo aveva piena fiducia, e non direttamente sulla conoscenza di Thomasius o di Epicuro, da cui Thomasius trasse la sua concezione radicale della morale e del diritto naturale.85 Si ha l’impressione che nel preparare la versione finale della sua trattazione di Thomasius via Bloch, Mészáros avrebbe voluto approfondire lui stesso il lavoro di Thomasius. Tuttavia, per molti versi questo argomento riguardava anche il principio speranza di Bloch, come si trovava in Thomasius. Era la reinterpretazione straordinariamente radicale di Bloch della tradizione illuminista che fu qui fondamentale, permettendo di trascendere le forme più reificate del pensiero borghese come sono emerse nella sua fase ascendente e si sono protratte nella fase discendente.86

Niente era più caro al cuore di Mészáros della dichiarazione di Bloch nel suo Il Principio Speranza che “proprio perché la conoscenza distrugge il marcio ottimismo, non distrugge anche l’urgente speranza di una buona fine. Perciò questa speranza è troppo indistruttibilmente radicata nella spinta umana alla felicità, ed è sempre stata assai chiaramente un motore della storia.... Il nemico più accanito del socialismo non è solo, com’è comprensibile, il grande capitale, ma ugualmente il carico di indifferenza e di disperazione; altrimenti il grande capitale non si reggerebbe da solo”.87

Nella sua analisi di Bloch e Thomasius nel ventesimo capitolo, Mészáros ha chiarito che era fortemente contrario a ciò che considerava gli aspetti reazionari e debilitanti degli attacchi generalizzati al pensiero illuminista da parte di Max Horkheimer e Theodor Adorno nella loro versione della teoria critica. Nel conflitto tra Adorno/Horkheimer e Bloch, Mészáros stava fortemente dalla parte di Bloch, convinto che il lavoro di Bloch avesse mostrato come costruire sugli elementi rivoluzionari dell’Illuminismo e del Principio Speranza, che questi hanno generato, confutando la critica generale dell’Illuminismo di Adorno e Horkheimer. Per Bloch, l’Illuminismo, con tutte le sue debolezze, ha contribuito a stabilire una dialettica rivoluzionaria di continuità e cambiamento senza la quale il movimento in avanti risulta impossibile.

In questo senso, come ha affermato Mészáros, Bloch, attraverso la sua incomparabile erudizione sulla tradizione illuminista, “naturalmente ... fa piazza pulita nei loro confronti [Horkheimer e Adorno]”.88

A questo punto è importante comprendere le profonde divisioni emerse all’interno dell’ampia tradizione della Scuola di Francoforte e del marxismo occidentale tra, da un lato, coloro che tornarono dall’esilio dopo la seconda guerra mondiale per risiedere nella Germania occidentale sotto l’autorità di occupazione americana (che ha finanziato il rilancio dell’Istituto per la Ricerca Sociale), in particolare Adorno e Horkheimer, e quelli, invece, che hanno scelto di tornare nella Germania dell’Est, come Bloch e Bertolt Brecht, o hanno scelto di risiedere in Ungheria, come nel caso di Lukács.89 Inoltre, alcuni dei rappresentanti della vasta tradizione della Scuola di Francoforte che sono rimasti negli Stati Uniti dopo la seconda guerra mondiale, come Herbert Marcuse e Paul Baran, erano anche molto critici nei confronti di quello che consideravano come un ritorno indietro di Horkheimer e Adorno.90 Né i problemi erano minori. Si riferivano alla questione se la dialettica rivoluzionaria emersa con l’Illuminismo critico, che aveva raggiunto la sua maturità nel marxismo, avesse una sua praticabilità.

Mészáros ha espresso la sua opposizione a Horkheimer e Adorno ne Il potere dell’ideologia e altrove, dove ha aspramente criticato Adorno per i suoi attacchi sprezzanti, polemici, in stile guerra fredda a Lukács alla fine degli anni ’50, su “Die Monat” (“Il Mese”, una pubblicazione creata dall’esercito degli Stati Uniti nella Germania occidentale e finanziato dalla Cia) in un momento in cui Lukács era agli arresti domiciliari per aver sfidato il regime repressivo nell’Est.91 Come Lukács ha accusato in seguito: “Una parte considerevole dell’intellighenzia tedesca, compreso Adorno, si è stabilita nel Grand Hotel Abisso, che ho descritto nella mia critica a Schopenhauer come un bellissimo hotel, dotato di ogni comfort, sull’orlo di un abisso, del nulla, dell’assurdo. E la contemplazione quotidiana dell’abisso, tra pasti eccellenti o intrattenimenti artistici, può solo aumentare il godimento delle sottili comodità offerte”.92 Ulteriori sfumature che Mészáros avrebbe potuto aggiungere alle sue critiche a Horkheimer e Adorno nella bozza finale di “Il Principio Speranza di Thomasius e Bloch” non sono chiare. Tuttavia, il ventesimo capitolo indica un punto acuto di divergenza all’interno del pensiero marxista (e della teoria critica), separando un approccio che sfidava sistematicamente il marxismo classico rifiutando il suo illuminismo critico in nome di una discutibile dialettica negativa, da quello che cercava di portare con sé tutta la storia nel suo percorso per forgiare le basi necessarie della prassi rivoluzionaria per il XXI secolo.

Oltre a questi problemi relativi ai capitoli che dovevano essere adattati nel montaggio di Oltre il Leviatano, sono sorti diversi problemi tecnici preparando la pubblicazione finale del libro. Nel suo piano originale, Mészáros divideva ogni volume in quelli che venivano chiamati “capitoli”, che sono stati divisi in sezioni con titoli. Queste sono state, a loro volta, suddivise in sottosezioni numerate. Ciò rifletteva un metodo di presentazione che ha usato in Oltre il capitale e altre opere. Nel caso di quello che doveva essere il primo volume di Oltre il Leviatano, cioè il testo attuale, dovevano esserci tre “capitoli”, ciascuno lungo quanto una parte intera nella maggior parte dei libri, mentre le sezioni erano spesso della lunghezza dei capitoli dei suddeetti altri libri. Riconoscendo il problema che questo creava, Mészáros mi indicò che potevamo eventualmente deviare da questo “format”, e chiamare i capitoli parti e le sezioni capitoli, dando titoli alle sottosezioni.93 Per motivi di leggibilità, ho quindi modificato i capitoli in parti, e le sezioni in capitoli, dando i titoli ai precedenti numerati alle sottosezioni di capitolo ora convertite in sezioni di capitolo. Al di fuori dei capitoli 6 e 14, tutti i titoli delle parti e dei capitoli nel testo sono dello stesso Mészáros, mentre i titoli delle sezioni dei capitoli sono invariabilmente fatti da me (nella prima parte, i capitoli da 2 a 5 hanno titoli di sezione che sono stati utilizzati con l’approvazione di Mészáros).

Le appendici 2-4 erano tutte elencate da Mészáros come appendici previste per il libro. Gli allegati 2 e 3 erano così elencati nel piano generale per il libro, e l’Appendice 4 è stata scelta per essere aggiunta come addendum al libro nelle sue note alla bozza della seconda versione.

Al testo sono stati introdotti solo pochissimi interventi, anzitutto ai capitoli della terza parte che non erano mai stati pubblicati. In tutto il libro, ma specialmente nella terza parte, c’erano incoerenze nell’uso delle citazioni, a volte le fonti non erano indicate compiutamente e le citazioni andavano controllate. In quasi tutti i casi si è proceduto a questo lavoro risalendo alle edizioni originali usate da Mészáros e assicurando accuratezza e coerenza. Molti dettagli delle citazioni sono stati completati.

Come indicato, ho lasciato il testo come è uscito dalla sua penna, senza alterazioni sostanziali o note estese. Dove necessario, anche se raramente, ho usato delle parentesi quadre per indicare un inserto introdotto da me, allo scopo di chiarire il senso. Le note e le citazioni di Mészáros sono tutte inserite nelle note finali. Quando è stata necessaria una nota editoriale, questa è stata inserita a pié di pagina.

Alcuni capitoli del libro sono apparsi in pubblicazioni precedenti. I passi seguenti della prima parte sono stati pubblicati su diversi numeri della Monthly Review: Prefazione (febbraio 2018); capitolo 3 (settembre 2016); capitolo 4 (marzo 2012); capitolo 5 (dicembre 2017). Il primo capitolo fu postato on-line come Monthly Review Essay (novembre 2018). La seconda parte è stata publicata in István Mészáros, The necessity of social control (NewYork, Monthly Review Press, 2015), 231-98. L’Appendice 2 è stata ripresa dalla sezione 3.3 di István Mészáros, Social structure and form of consciousness,, vol. 2: The dialectic of structure and history (New York, Monthly ReviewPress, 2011), 115-29. L’Appendice 4 è ripresa dal capitolo 13 di István Mézáros, Beyond Capital (New York, Monthly Review Press, 1995, 460-95.

Nota finale

István Mészáros era per me un amico caro e vicino, e abbiamo collaborato a lungo. Era sottinteso da tutti e due che sarebbe restata a me la responsabilità di curare, scrivere l’introduzione e pubblicare Oltre il Leviatano se lui non fosse vissuto abbastanza da finirlo. Nelle sue ultime ore, gli fu letta una mia lettera in cui reiteravo tutto questo, promettendogli di pubblicare tutta intera la sua critica dello Stato attraverso la Monthly Review Press, includendo sia il volume che avete di fronte, sia la bozza manoscritta in seconda versione che contiene parti di quelli che dovevano essere il secondo e terzo volume dell’opera completa in tre volumi. L’ultimo manoscritto verrà pubblicato separatamente, entro pochi anni, con il titolo di Critica del Leviatano: riflessioni sullo Stato.

 

* Introduzione a István Mészáros, Oltre il Leviatano. Critica dello Stato, a cura di Roberto Mapelli, traduzione di Nunzia Augeri, Edizioni Punto Rosso, Milano 2026.

 

NOTE

  1. István Mészáros a John Bellamy Foster, 19 settembre 2012, corrispondenza personale.
  2. István Mészáros a John Bellamy Foster, 10 ottobre 2015, corrispondenza personale.
  3. Mészáros viene comunemente citato per la sua bozza manoscritta come la “seconda versione” del suo lavoro sullo Stato, (non è sopravvissuta la prima versione) mentre il libro finale doveva essere la “terza versione”. Come mi ha scritto il 9 luglio 2017: “Se tutto va bene dovrei essere in grado di finire l’ultimo capitolo del primo volume entro la fine di quest’anno. Quindi ho tirato un grosso sospiro e mi sono tuffato nel secondo volume. Ho già la seconda versione dei volumi 2 e 3, ma sono ancora davvero caotici. Considero sempre accettabile solo la terza versione. Se tutto va bene i volumi 2 e 3 dovrebbero essere completati in 2 o 3 anni, ovvero per la metà del 2020”. István Mészáros a John Bellamy Foster, 9 luglio 2017, corrispondenza personale.
  4. Mészáros a Foster, 10 ottobre 2015.
  5. István Mészáros a John Bellamy Foster, 8 dicembre 2015, corrispondenza personale.
  6. István Mészáros, Marx’s Theory of Alienation (London, Merlin Press, 1975), 10; István Mészáros, The Necessity of Social Control (Isaac Deutscher Memorial Lecture) (London: MerlinPress, 1971), ristampato in István Mészáros, The Necessity of Social Control (New York: MonthlyReview Press, 2015), 23-51. Tutti i successivi rimandi a The Necessity of Social Control sono riferiti al suo libro del 2015 di cui la lettura del 1971 costituisce una parte.
  7. István Mészáros, Lukács’s Concept of Dialectic (London: Merlin, 1972); István Mészáros, The Power of Ideology (New York: New York University Press, 1989); István Mészáros, The Work of Sartre: The Search for Freedom: (Brighton: Harvester, 1979, prima edizione); István Mészáros, Social Structures and Forms of Consciousness, vol. 1, The Social Determination of Method (New York: Monthly Review Press, 2010), vol. 2, The Dialectic of Structure and History (New York: Monthly Review Press, 2011).
  8. István Mészáros, Beyond Capital: Towards a Theory of Transition (New York: Monthly Review Press, 1995).
  9. István Mészáros, Beyond Capital, 460-95, 673-770.
  10. Chávez ha dedicato, l’11 settembre 2001, un volume di Símon Rodríguez agli scritti a Mészáros in Caracas, scrivendo “István, Señalador de caminos” il 10 settembre 2001.
  11. István Mészáros, Social Structures and Forms of Consciousness, vol. 2, The Dialectic of Structure and History, 85-141. “How Can the State Wither Away”, da Beyond Capital, e “Customs, Traditions, and Explicit Law: Historical Boundaries of the Legal and Political Superstructure, da Appendices IV and II, rispettivamente nel presente volume. Il titolo originale di “Customs, Traditions, and Explicit Law” era previsto nel suo piano per l’inclusione come appendice in Beyond Leviathan ed era usato solo il sottotitolo.
  12. István Mészáros, Socialism or Barbarism (New York: Monthly Review Press, 2001); István Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time (New York: Monthly Review Press, 2008); István Mészáros, The Structural Crisis of Capital (New York: Monthly Review Press,2010).
  13. István Mészáros, The Work of Sartre (New York: Monthly Review Press, 2012, seconda edizione ampliata.
  14. Tutti i numeri di pagina delle citazioni nel testo in questa introduzione sono riferiti al presente volume.
  15. Norberto Bobbio, “Is There a Marxist Theory of the State?,” Telos 35, no. 4 (1978): 5-16. Parte della bozza della seconda versione di Mészáros riferita a Bobbio è stata incorporata nella Parte Seconda di Beyond Leviathan [9:1-3]. Inoltre, alcuni aspetti di questo sono stati trattati in passaggi che sono apparsi prima in Beyond Capital, sulle idee di Bobbio in The Future of Democracy , sull’ampliamento dei diritti e sulle critiche di Mészáros dal punto di vista dell’incontrollabilità del capitale. Vedi Mészáros, Beyond Capital, 712-13; Norberto Bobbio, The Future of Democracy (London: Polity, 1991).
  16. Bobbio, Is There a Marxist Theory of the State?, 8.
  17. Bobbio, Ibid., 5, 11.
  18. L’importanza di Bobbio ed Ernest Barker, le cui idee sono discusse nei paragrafi successivi, erano fortemente sottolineate da Mészáros in numerose discussioni che ho avuto con lui, nelle quali ha descritto questi pensatori come rappresentanti, in modi alquanto differenti della moderna concezione liberale dello Stato. Mészáros ha menzionato spesso il suo grande rispetto e affetto per Bobbio. Ha scritto: “Ho visitato l’ultima volta Bobbio a Torino pochi mesi prima della sua morte, ed abbiamo parlato quattro ore in questo indimenticabile incontro”. (István Mészáros a John Bellamy Foster, 13 gennaio 2015, corrispondenza personale). In un’altra occasione ha osservato: “Bobbio era un mio vero vicino e caro amico per molti anni. L’ho visitato poche settimane prima della sua morte. Eravamo davvero consapevoli delle nostre differenze, ma v’era un ampio terreno comune per la nostra critica dell’ordine stabilito. Leo Valiani (capo del movimento di guerriglia partigiana nel nord, che ha catturato Mussolini), era anche lui un vicino e caro amico. Sono stato con lui a Milano non molto tempo prima della sua morte. Queste erano le persone veramente più rimarchevoli. Erano ambedue Senatori a vita nel Senato italiano”. István Mészáros a John Bellamy Foster, 24 giugno 2017, corrispondenza personale.
  19. Norberto Bobbio, The Future of Democracy: A Defence of the Rules of the Game (Cambridge: Polity, 1987), 24-25. L’esclusiva associazione liberale dello Stato con le norma di legge significa che l’analisi è del tutto incapace di comprendere lo stato fascista (10:5).
  20. Max Weber, From Max Weber (Oxford: Oxford University Press, 1946), 78. Nelle sue note, Mészáros si è riferito alla “apologetica weberiana della (declamatoriamente) violenza interiorizzata (cioè da interiorizzare, al servizio dell’apologetica dell’ordine dominante”. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 5:8-9.
  21. Bobbio ha sostenuto che “il termine ‘Stato’ è troppo astratto” evitando così la domanda più ampia. Bobbio, The Future of Democracy, 114.
  22. Ernest Barker, introduzione del traduttore in Otto Gierke, Natural Law and the Theory of Society, 1500 to 1880 (Cambridge University Press, 1934), ix-xci.
  23. Barker, introduzione del traduttore in Gierke, Natural Law and the Theory of Society, xxviii.
  24. Barker, introduzione del traduttore in Gierke, Natural Law and the Theory of Society, xxiii, sottolineature aggiunte.
  25. István Mészáros a John Bellamy Foster, 23 dicembre 2015, corrispondenza personale.
  26. Mészáros, Beyond Capital, 712-13.
  27. , 713.
  28. István Mészáros a John Bellamy Foster, 13 gennaio 2015, corrispondenza personale.
  29. Estratto dalla proposta di libro per Beyond Capital presentato a New Left Books, citato in Mészáros a Foster, 13 Gennaio 2015.
  30. Mészáros, The Dialectic of Structure and History, 130; Raymond Williams, Problems in Materialism and Culture (London: Verso, 1980), 31-49.
  31. Mészáros aveva previsto di inserire queste due opere nel volume 3 di Beyond Leviathan. Vedi “Appendice” in questo volume. Sulla visione di Mészáros della Critica del Programma di Gotha di Marx, vedi Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time.
  32. Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time, 327-28.
  33. Alcuni di questi pensatori sono indirizzati solo o prevalentemente in quelle parti della bozza della seconda versione destinata ai volumi 2 e 3 della sua opera, che verrà pubblicata più avanti come Critica del Leviatano: Riflessioni sullo Stato. Forse la più rilevante assenza fra i teorici politici trattati in Oltre il Leviatano è quella di John Locke che, secondo Mészáros, era oscurato dal suo predecessore, Hobbes.
  34. Karl Marx and Frederick Engels, Ireland and the Irish Question (Moscow: Progress Publishers,1971), 142. Nel 2013 Mészáros ha dichiarato: “Se oggi dovessi modificare le famose parole di Rosa Luxemburg su “socialismo o barbarie” dovrei aggiungere: ‘barbarie se siamo fortunati’, perché la minaccia in atto è lo sterminio dell'umanità. Finché non riusciremo a risolvere i nostri gravi problemi che si estendono a tutte le dimensioni della nostra esistenza e al rapporto con la natura, quel pericolo rimarrà sul nostro orizzonte”. István Mészáros intervistato da Elenora de Lucena in “Barbarism on the Horizon,” MR Online, 31 dicembre 2013, https://mronline.org/2013/12/31/meszaros311213-html/.
  35. Queste note biografiche su Mészáros provengono direttamente da John Bellamy Foster, “István Mészáros (1930-2017), Notes from the Editors, Monthly Review 69, no. 7 (dicembre 2017). Vedi anche Terry Brotherstone, “A Tribute to István Mészáros (1930-2017),” Critique 46, no. 2 (2018): 327-37; Terry Brotherstone, “Necrologio: István Mészáros, un filosofo politico ungherese che ha insegnato al St. Andrews,” The Scotsman, novembre 18, 2017; István Mészáros (intervistato da Joseph e Arthur McCarney), “Marxism Today,” Radical Philosophy 62, (Autumn 1992): 27-34.
  36. Mihály Vörösmarty, Csonger és Tünde, tradotto da P. Zollman (Budapest: Merlin International Theatre Budapest, 1996).
  37. Il volume sull’estetica che ha detto di aver portato con sé lasciando l’Ungheria, era molto probabilmente la sua dissertazione “Satira e Realtà”.
  38. Nel 1964 ha scritto il suo lavoro su Attila József, pubblicato anche in italiano: István Mészáros, Attila József e l’arte moderna (Milano: Lerici, 1964).
  39. Donald C. Savage, “Keeping Professors Out,” Dalhousie Review 69, no. 4 (1990): 511-12;“Profs Might Help Mészáros,” The Ubyssey 54, no. 8 (ottobre 6 1972), https://open.library.ubc.ca/collections/ubcpublications/ubysseynews/items/1.0126452#p2z-3r0f:meszaros.
  40. Daniel Singer, “After Alienation”, The Nation, 10 giugno1996, https://www.thenation.com/article/archive/after-alienation/.
  41. Le osservazioni del Presidente Hugo Chávez presentando István Mészáros al Libertador Award for Critical Thinking (il Premio Bolívar), 14 settembre 14, 2009.
  42. István Mészáros a John Bellamy Foster, 28 luglio 2007, 12 maggio 2008, corrispondenza personale. Oltre al cancro v’era il problema del suo cuore. Nella lettera del 2012 nella quale aveva detto che era occupato a tempo pieno a scrivere ciò che doveva essere “Oltre il Leviatano”, ha dichiarato: “Recentemente ho avuto molti problemi di salute, stavolta principalmente con il mio cuore, perché i vasi sanguigni, che sono stati sostituiti con una grande operazione nel 1998 (4 di loro) si stanno ostruendo di nuovo, e ovviamente non si può parlare di un altro intervento al cuore alla mia età. Fortunatamente, il cancro è ancora sotto controllo, e vado avanti il più a lungo possibile”. Mészáros a Foster, 19 settembre 2012.
  43. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 5:6; Dylan Thomas, “Do Not Go Gentle into that Good Night”, https://poets.org/poem/do-not-go-gentle-good-night.
  44. István Mészáros a John Bellamy Foster, 25 luglio 2017.
  45. Mészáros, “Barbarie all’orizzonte”.
  46. Vedi Renato Constantino, Neo-Colonial Identity and Counter-Consciousness, edito da István Mészáros (London: Merlin Press, 1978), ristampato su “Journal of Contemporary Asia” 30, no. 3 (2000): 308-21.
  47. Hugo Chávez, Pueblo, Sufragio y Democracia (Yara: Ediciones MBR-200, 1993), 5-6; Mészáros, Beyond Capital, 710-11.
  48. Mészáros, Beyond Capital, 711.
  49. István Mészáros, Más allá del capital, tradotto da Eduardo Gasca (Caracas: Vadell Hermanos, 2001).
  50. Questa introduzione all’edizione spagnola latinoamericana è stata tradotta in inglese da Brian M. Napoletano e Pedro Urquijo e pubblicata su MR Online col titolo: István Mészáros, “The Historical Challenges Facing the Socialist Movement”, Monthly Review Essays, 26 marzo 2021. L’edizione originale inglese è andata persa. https://mronline.org/2021/03/26/the-historical-challenges-facing-the-socialist-movement/.
  51. István Mészáros a John Bellamy Foster, 16 febbraio 2015, corrispondenza personale.
  52. I seguenti tre paragrafi sono adattati da John Bellamy Foster, “Chávez and the Communal State: On the Transition to Socialism in Venezuela,” Monthly Review 66, no. 11 (aprile 2015): 9-10.
  53. Per un sommario di questo aspetto del pensiero di Mészáros vedi John Bellamy Foster, “Foreword,” in Mészáros, The Necessity of Social Control (2015), 1-21.
  54. Mészáros, Beyond Capital, 758-68; Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time, 251-53. Era comprensibile che la popolazione volesse difendere la rivoluzione che ha consentito a Chávez di armarla, creando un vasto sistema di milizie armate comprendente una porzione veramente ampia di popolazione. Vedi Misión Verdad, “Civic-Military Union,” Internationalist 360°, 7 Maggio 2020, https://libya360.wordpress.com/2020/05/07/civic-military-union-the-chavista-paradigm-that-defined-the-latest-events-in-the-war-against-venezuela/.
  55. Marta Harnecker, A World to Build (New York: Monthly Review Press, 2015), 74-77; Leyes del Poder Popular, 57 (Ley Orgánica De Las Comunas, Articulo 35 - https://mronline.org/wp-content /uploads/2018/07/ pdf).
  56. Chávez citato in Michael A. Lebowitz, The Socialist Alternative (New York: Monthly Review Press, 2010), 80-81; Mészáros, Marx’s Theory of Alienation, 76-77.
  57. Mészáros, The Structural Crisis of Capital,
  58. Mészáros, Beyond Capital, 187-223.
  59. Lebowitz, The Socialist Alternative, 24-25, 85. Lebowitz ha giocato un ruolo cruciale nell’interpretazione di questo aspetto dell’analisi di Mészáros per Chávez, su richiesta di quest’ultimo. Questa storia è narrata in Michael Lebowitz, The Socialist Imperative (New York: Monthly Review Press, 2015), 111-33 (un libro dedicato a Chávez).
  60. Vedi Mészáros, Beyond Capital, 710; Mészáros, The Structural Crisis of Capital, 126-30.
  61. Hugo Chávez, “Avanti verso uno Stato Comunale” Febbraio 21, 2010 (postato il 25 Febbraio 2010), http://venezuelanalysis.com; Mészáros, Beyond Capital, 709.
  62. Hugo Chávez, “Strike at the Helm,” Ottobre 20, 2012,https://monthlyreview.org/commentary/strike-at-the-helm/.
  63. Mészáros, The Necessity of Social Control (2015), 199, 215, 314. Questa discussione è basata in parte su conversazioni che ho avuto con Mészáros sull’argomento.
  64. Mészáros, The Necessity of Social Control, 215-17. Sulle tradizioni evolutive vernacolari vedi Teodor Shanin, ed., Late Marx and the Russian Road (New York: Monthly Review Press, 1983), 243-75.
  65. Su questi concetti vedi Foster, Foreword, in Mészáros, The Necessity of Social Control (2015), 9-21; Foster, Foreword, in Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time, 11-16. Mészáros ha indicato ad un certo punto che nella sua visione il capitale, inteso come una struttura di comando, orientata all'accumulazione della ricchezza, “precede il capitalismo di migliaia di anni”. In tale prospettiva “il capitalismo è un oggetto relativamente facile in questa impresa perché in un certo senso puoi far abolire l’espropriazione del capitalismo attraverso lo sconvolgimento rivoluzionario e l'intervento a livello della politica. Hai messo fine al capitalismo, ma quando l'hai fatto non hai nemmeno toccato il potere del capitale”. Mészáros, “Marxism Today.” Vedi anche Brotherstone, “A Tribute to István Mészáros,” 335-36.
  66. Mészáros, Beyond Capital, 187-210.
  67. Mészáros a Foster, Dicembre 23, 2015; Mészáros, Beyond Capital, 109-10.
  68. Mészáros a Foster, Dicembre 23, 2015; Karl Marx, A Contribution to a Critique of Political Economy (Moscow: Progress Publishers, 1970), 20.
  69. L’argomento di Mészáros sulla “correttività” o l’“aggiustamento correttivo” è sviluppato sistematicamente nella sua bozza della “seconda versione” (Critique of Leviathan: Reflections on the State) sebbene sia cruciale nella sua intera prospettiva. Nelle sue note indica che la “correttività” è strettamente connessa alla pianificazione. È associata (dialetticamente) con le “interrelazioni fra lo sviluppo metabolico materiale e le determinazioni correttive dello Stato”. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 2:10. (Nota: nell’organizzare le foto di 92 pagine di note d’archivio, per lo più manoscritte, per Beyond Leviathan, George Mészáros le ha divise in 8 blocchi per la spedizione. Ciò viene usato qui come base del sistema di riferimento da utilizzare per distinguere le varie sezioni di questa parte della collezione degli scritti di Mészáros. I numeri dopo i due punti indicano la posizione di particolari pagine/foto con il blocco loro attribuito).
  70. István Mészáros a John Bellamy Foster, giugno 11, 2017, corrispondenza personale.
  71. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 2:7.
  72. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George MészárosCollection, block 1:6.
  73. In linea con l’analisi di Mészáros, Chávez ha cercato di rendere irreversibile la Rivoluzione Bolivariana spostando il potere alla popolazione attraverso la promozione dei comuni. Vedi Foster, “Hugo Chávez and the Communal State,” 2-3.
  74. Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time, 366-80.
  75. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 1:10, 2:9.
  76. Karl Marx and Frederick Engels, Collected Works (New York: International Publishers, 1975), vol. 6, 127; Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time, 43.
  77. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 2:9.
  78. Mészáros, The Challenge and Burden of Historical Time, 269.
  79. Mészáros, The Necessity of Social Control (2015), 180; vedi Appendice 4 in questo volume.
  80. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 7:2.
  81. La domanda di Adam Ferguson entrò brevemente di passaggio nelle nostre discussioni sull’impatto di Ferguson su Hegel, come indicato in The Young Hegel di Lukács. Georg Lukács, The Young Hegel (Cambridge, Massachusetts: MIT Press, 1975), 402-05; vedi anche Adam Ferguson, An Essay on the History of Civil Society (Edinburgh: T. Caddel, 1773). Per Mészáros, la sottolineatura di Smith era di “mantenere la politica (proletaria) fuori dal suo idealistico sistema naturale”. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes (blocks 2 and 3), Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 2:12, 3:9.
  82. Thomas Ahnert, Introduction in Christian Thomasius, Institutes of Divine Jurisprudence (Indianapolis: Liberty Fund, 2011), xx-xxiii; Ernst Bloch, Natural Law and Human Dignity (Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press, 1986), 293-314.
  83. Bloch, Natural Law and Human Dignity, 302-09. On Thomasius’s courageous opposition to witch trials, which proved so important, Vedi Christian Thomasius, Essays on Church, State, and Politics (Indianapolis: Liberty Fund, 2007), 207-54. Ovviamente Mészáros ha riconosciuto nelle sue note le contraddizioni da lui osservate: “Allo stesso modo, non dobbiamo dimenticare, nel campo della teoria sociale e politica, quegli approcci che postulavano uno ‘stato di natura’ originario per lo sviluppo dell'umanità, e nelle concezioni sullo Stato dei fautori del ‘diritto naturale’. Tutto ciò può portare a conclusioni molto problematiche; talvolta anche all'affermazione diametralmente opposta al reale stato delle cose, anche nel caso di grandissimi pensatori, come Hegel e Kant”. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 8:11.
  84. István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros
  85. Collection, block 6:9. Bloch, Natural Law and Human Dignity, 10-16, 288-89, 308. Mészáros non ha esplorato direttamente le radici epicuree della filosofia di Thomasius. A quel tempo stava lavorando sulla “prefazione” di Beyond Leviathan e nel suo ultimo anno aveva incluso nelle sue note, su mia raccomandazione, un proprio proposito di studiare varie opere riguardanti Epicuro, inclusa la sezione di Bloch su Epicuro nel suo On Karl Marx, The Faith of Epicurus di Benjamin Farrington (New York: Herder and Herder, 1971), John Bellamy Foster, Marx’s Ecology (New York: Monthly Review Press,2000), e il capitolo su Epicuro in John Bellamy Foster, Brett Clark York, The Critique of Intelligent Design (New York: Monthly Review Press, 2008). István Mészáros, Uncatalogued Archival Notes, Mészáros Family Papers, George Mészáros Collection, block 3:4.
  86. Il riferimento di Mészáros al “Principle of Hope” nel titolo del suo capitolo su “Thomasius and Bloch’s Principle of Hope” era un chiaro riferimento all’opera magna di Bloch, il suo The Principle of Hope (Cambridge, Massachusetts: MIT Press, 1986, 3 volumi). Mészáros era particolarmente influenzato da Natural Law and Human Dignity, ma scrisse anche su The Principle of Hope. Ha scritto sullo steso Bloch e la sua relazione con Hegel nella bozza della “seconda versione” di Critique of Leviathan: Reflections on the State.
  87. Bloch, The Principle of Hope, vol. 1, 445-46; Brotherstone, “A Tribute to István Mészáros”, 337.
  88. Mészáros a Foster, 23 dicembre 2015. Mészáros aveva in mente, ad esempio, il rifiuto di Bloch e Lukács del noto tentativo di Horkheimer di creare una continuità fra la rivoluzione borghese nella sua fase più radicale e l’incendio del Reichstag di Hitler. Ernst Bloch, Natural Law and Human Dignity, 170-73; István Mészáros, “Bloch on Horkheimer and Lukács”, in Critique of Leviathan (bozza della “seconda versione” di Beyond Leviathan, manoscritto non pubblicato).
  89. Rodney Livingstone, Perry Anderson e Francis Mulhern, “Presentation IV” in Ernst Bloch, Georg Lukács, Bertolt Brecht, Walter Benjamin, and Theodor Adorno, et al., Aesthetics and Politics (London: Verso, 1977), 142-43. Martin Jay, Adorno (Cambridge, Massachusetts: Harvard University Press, 1984), 44-47; Martin Jay, The Dialectical Imagination (Boston: Little, Brown and Company, 1973), 201-02.
  90. Vedi Paul Baran ed Herbert Marcuse, “The Baran Marcuse Correspondence,” MR Online (Marzo 2014), https://monthlyreview.org/commentary/baran-marcuse-correspondence/.
  91. Livingstone, et al., “Presentation IV,” 143; Theodor Adorno, “Reconciliation Under Duress,” in Bloch, et al., Aesthetics and Politics, 151-76; Mészáros, The Power of Ideology, 91-130.
  92. Georg Lukács, The Theory of the Novel (London: Merlin Press, 1971), 22. Mészáros, The Power of Ideology, 91-130. Horkheimer come pure Adorno facevano parte di Grand Hotel Abyss for Lukács. Come ha osservato Martin Jay, il tardo Horkheimer congelò le condizioni del presente in un modello ripetitivo senza fine, senza alcuna apparente via d’uscita … la religione invece dell’azione sociale veniva vista come il maggior deposito delle speranze in ciò che Horkheimer ha chiamato ‘’il tutt’altro”. Martin Jay, Marxism and Totality (Berkeley: University of California Press, 1984), 219.
  93. Mészáros a Foster, Dicembre 23, 2015.
  94. Karl Marx, The Poverty of Philosophy (London: Lawrence and Wishart, n.d.), 123.
  95. Thomas Hobbes, Leviathan (London: Penguin, 1985), 186. Tutte le ulteriori citazioni da quest’opera sono tratte da questa edizione più accessibile.
  96. Hobbes, Leviathan, 187.
  97. Ibidem,187-88.
  98. Ibidem, 215.
  99. Ibidem, 216.
  100. Naturalmente, le teorie apologetiche dello Stato reazionario cieco, caratteristicamente dominanti nella fase discendente dell’ordine sociale metabolico, escludono se stesse in questo contesto.
  101. Plato, The Laws (London: Penguin, 1970), 517.
  102. Vedi Niccolò Machiavelli’s Prince and Discourses on the subject. Niccolò Machiavelli, The
  103. Prince (New York: Alfred A. Knopf, 1992); The Discourses (Lonson: Penguin Books, 2003).
  104. Plato, The Laws, 523.
  105. Molti secoli dopo, in Johann Gottlieb Fichte: gli ultimi “Efori” decisionali della sua istituzione di salvaguardia della costituzione hanno lo scopo di svolgere un compito molto simile. Plato, The Laws, 530.
  106. Plato, The Laws, 524.

 

 

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