di Michele Prospero

Con la nozione di bonapartismo Marx intende una rottura entro un sistema democratico determinata dalla condotta sleale di organi dello Stato che, con l’emersione di figure carismatiche, approfondiscono le torsioni autoritarie dell’ordinamento. L’analisi del colpo di Stato, con il quale Luigi Napoleone Bonaparte, presidente eletto direttamente dai cittadini, interruppe nel 1852 la vita della Seconda repubblica francese, suggerisce di indagare il nesso tra mobilitazione di massa e caduta di regime, la tensione tra presidenzialismo e parlamentarismo.

Lo sforzo analitico di Marx è volto ad accantonare concetti semplificatori, a cominciare da quello di “cesarismo” che appare nient’altro che come “una superficiale analogia storica”. Esiste una diversità profonda tra i conflitti antichi e quelli moderni, tra la politica romana e quella europea che esclude ogni affrettata analogia nel segno di Cesare. E poi la decisione, la volontà, il calcolo di un singolo attore incidono nei processi ma lo fanno entro circostanze date (fatti, tradizioni, credenze, rapporti di forza). Solo nel quadro di un intreccio complesso di fenomeni sociali e politici è possibile ricavare la funzione del leader che rompe la continuità delle istituzioni.

Nell’ottica di Marx la nozione di Cäsarismus è deviante, occorre scavare oltre le forme fenomeniche della contesa e inquadrare aspetti più durevoli. È vero che nella sua condotta il maestro del colpo di Stato in miniatura rivela tutta “l’incertezza pratica che contrasta in modo comicissimo con lo stile imperativo, categorico, degli atti di governo, ricalcato servilmente su quello dello zio”. Ma questo aspetto comico del personaggio, la sua statura politica non proprio da statista, non devono occultare un dato, cioè la coalizione sociale che con i suoi ritrovati grotteschi comunque il capo con la sua teatralizzazione organizza e guida sino al potere.

La personalizzazione del potere (persönliche Gewalt) per Marx non evoca la comparsa di leader dalle qualità eccezionali. Anzi, la caduta dei regimi liberali avviene a seguito di manovre e volontà di potenza che vedono l’agitazione di personaggi “mediocri e grotteschi”. Entro processi di crisi del regime, spiega Marx, i “popoli lasciano stordire la loro paura segreta da coloro che gridano più forte”. La demagogia, la semplificazione dell’argomentazione diventano dei veicoli politici insidiosi contro cui urtano le deboli frasi della ragione politica tradizionale incapace di mobilitare interessi in una lotta politica di massa.

Nella crisi della rappresentanza sociale, scoppiata entro strutture di potere che svelano una scarsa adattabilità ai mutamenti, affiorano candidature pseudo-carismatiche. La crisi di regime attribuisce un fascino, altrimenti ingiustificato, a personaggi che procedono verso il potere grazie a semplificazioni, scorciatoie, rotture simboliche, simulazioni di decisione, esibizioni di energia. Non manca l’ipoteca del mondo militare che assurge (in un frequente “appello pubblico al potere militare contro il potere parlamentare”) come attore rilevante (si imponeva “l’esercito quale potere decisivo dello Stato”) in un ruolo però di nuovo tipo, quello di supporto a un capo che non si limita a richieste di repressione e accarezza la folla. Marx parla delle parate di Bonaparte come prove di un “regime pretoriano” in cui si fondono autorità, aspettative, simboli, interessi.

La repubblica cede al culto del capo perché ha nel suo corpo delle connotazioni strutturali fragili (sia nel disegno istituzionale sia nelle basi di sostegno al regime) che ne determineranno il crepuscolo. L’analisi di Marx suggerisce di non leggere i processi di caduta del regime come il frutto di un magismo del capo che tracima gli eventi, piega le resistenze. “Non è stata una Circe, ammonisce Marx, a trasformare in mostro come un maleficio il capolavoro della repubblica borghese”. Esistono condizioni politiche e sociali di fondo il cui degrado spiega anche l’emergere di tendenze carismatiche, pronte a sfruttare le fragilità strutturali del sistema sottoposto allo stress della partecipazione politica di milioni di elettori.

Nessun sistema solido e funzionante si lascia troncare l’esistenza dall’iniziativa energica di un leader ambizioso. Un’anomala volontà di potenza del capo riesca a conquistare il potere e a rompere d’incanto le ragnatele costituzionali vigenti perché il sistema è fragile. Un politico mediocre, che Marx dipinge come un semplice “replicante, un surrogato di Napoleone”, conquista il potere perché il degrado della repubblica si era spinto così in avanti che con poco sforzo un leader sleale poteva spezzare il filo fragile della costituzione. Marx lo spiega con efficacia: “Era sufficiente un colpo di baionetta perché la vescica scoppiasse e il mostro apparisse agli occhi di tutti”.

È la debolezza della base sociale di sostegno all’ordinamento repubblicano che spiega l’insorgenza vittoriosa del momento carismatico che sale al potere con l’unzione popolare e resta in carica brandendo la spada e mostrando la carota del plebiscito. Al cospetto di una seduzione imperiale, capace di far rivivere con miti e scenografie gli ormai morti simboli napoleonici, Marx rimarca “l’inerte esaltazione dell’avvenire” compiuta dal campo repubblicano progressista che viene strapazzato dai processi.

Incapaci di comprendere i processi reali, e di avere una connessione con la massa, i democratici non riuscirono a mobilitare le indispensabili potenze sociali. Per questo non si capacitavano del perché la loro moderata ragione, così limpida e coerente, non venisse riconosciuta come meritava dalla folla irriconoscente che cede dinanzi alla teatralità di “un uomo che i suoi avversari stessi riconoscono essere tutt’altro che un mago”. Con le sue formule, i suoi miti, un avventuriero guardato con sufficienza dagli avversari vince la battaglia.

La vicenda a tratti grottesca di Bonaparte non toglie rilievo politico alla sua avventura. La sua stagione viene da Marx sottratta alla facile indignazione morale e inserita entro le regolarità di un sistema politico e sociale di cui egli analizza le componenti costituzionali, le figure economiche, i poteri in conflitto. L’avventuriero vince, ed è un fenomeno politico rilevante per vent’anni, perché, oltre al sostegno dei grandi poteri, ha un fascino legato anche al passato. “La leggenda diventa realtà” e il nipote di Napoleone va al potere sulle orme di miti che incantano di nuovo conquistando la massa rurale.

I protagonisti della repubblica breve non hanno compreso i tratti ancora mobilitanti dell’antica leggenda, la cui riesumazione non appariva una chiacchiera vana ma un bagaglio sempre ricco di interessi reali.

La tradizione storica – nota Marx – ha fatto sorgere nei contadini francesi la credenza miracolistica che un uomo chiamato Napoleone renderà loro tutto il loro splendore. E si è trovato un individuo il quale, dato che porta il nome di Napoleone, ha potuto spacciarsi per quest’uomo.

Perché vince un “replicante”? Perché la sua narrazione rivolta al passato viene creduta come una tendenza che incide nel presente?

La risposta di Marx non differisce da quella di Tocqueville. Il liberale francese parla di Bonaparte come “principe dell’occasione”. E anche Marx ne coglie i tratti della decisione occasionale capace di occupare uno spazio di potere lasciato sguarnito dagli antagonisti incapaci, nella loro difesa delle istituzioni, di connettere ragione politica e interessi sociali.

 

Riferimenti bibliografici

Karl Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, a cura di Michele Prospero, Roma, Editori Riuniti, 2015.

 

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La teoria marxista dello Stato socialista e del diritto: il concetto di “democrazia socialista” e la funzione delle regole giuridiche in Marx, Len …

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 Mario Cermignani

 

Processo rivoluzionario, questione della proprietà e Stato socialista. La visione marxista ed il ruolo del Partito comunista

Alla base della teoria marxista dello Stato vi è la contraddizione ultima ed insanabile (che, nella logica “dialettica” del reale, costituisce il fondamento oggettivo della necessaria e razionale evoluzione socialista del processo storico) fra sviluppo delle forze produttive della società e rapporti di produzione/proprietà capitalistici: cioè l'inconciliabile contrasto, scoperto dalla scienza marxista, tra l'oggettiva e progressiva “socializzazione” (interconnessione/correlazione/interdipendenza generale e “collettiva”) della produzione, della capacità e dei processi lavorativi, da un lato, e, dall'altro, i rapporti di appropriazione “privata”, da parte di una esigua minoranza dell'umanità, del prodotto sociale generato dal medesimo lavoro collettivo.

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Il prezzo del petrolio va sotto zero, anomalia sovversiva

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Alberto Negri

(da: "il manifesto", 22.4.2020)

 

Con il crollo dei consumi mondiali dovuto alla pandemia, per la prima volta nella storia lunedì il prezzo del petrolio è precipitato negli Usa sotto zero.

Un’anomalia selvaggia e sovversiva dovuta all’incrocio tra gli effetti economici globali del virus, le distorsioni del capitalismo finanziario e la politica di potenza.

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Ma non è l’epidemia: quella annunciata è crisi ciclica del capitale

Categoria: Articoli Hits:272

 Fosco Giannini

 

In questa fase segnata, come questione centrale, dalla crisi sanitaria (una crisi, anticipando la tesi di fondo di questo articolo, che trova la propria causa non tanto nella trasmissione del virus da parte dei pipistrelli – moral suasion consueta e ripetuta del potere capitalistico in cerca di ipocrite risposte ai propri fallimenti – quanto nella destrutturazione/privatizzazione, all’interno dei sistemi capitalistici a livello mondiale, della sanità pubblica quale nuovo meccanismo ciclico di produzione/ riproduzione del capitale), in questa fase, ove primeggia la paura della morte, un’altra paura è sempre più evocata: quella di una crisi economica di enormi proporzioni, una recessione dell’intero mondo capitalista persino superiore a quella già grande e recentissima scoppiata tra il 2007 ed il 2013 negli USA (e propagatasi come “un’altra epidemia” nell’intero occidente) in seguito al “crac” dei “subprime” e del mercato immobiliare nordamericano.

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Crisi e accumulazione e ricostituzione del potere capitalistico

Categoria: Saggi Hits:241

 

Cosimo Cerardi

 

In base ai criteri di analisi di Marx, nessun ordinamento sociale può subire una crisi generale fino a che non abbia realizzato tutte le proprie potenzialità storiche, divenendo incapace di contenere gli sviluppi sociali e materiali che esso stesso ha messo in moto. Scriveva Marx nel 1859:

Nessun ordine sociale è mai distrutto prima che tutte le forze produttive per le quali è sufficiente si siano sviluppate e nuove, superiori, relazioni di produzione non prendono mai il posto delle vecchie prima che le condizioni materiali per la loro esistenza si siano maturate entro la struttura della vecchia società (1).

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L’Italia, L’Europa e la crisi da coronavirus

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Antonella Stirati *

 

Nelle ultime settimane in Italia e in Europa si è affacciata con prepotenza la questione economica legata alla pandemia in corso, e si sono moltiplicate le prese di posizione relative a come questa dovrebbe essere affrontata.[1]

Pur in una situazione in continua evoluzione, provo qui a mettere in ordine i problemi e gli strumenti disponibili, sia in via di principio che in concreto, con l’auspicio che questo possa aiutare a chiarire i termini delle questioni in discussione.

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Imposta patrimoniale progressiva e nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle grandi imprese e delle banche: elementi “transitori” …

Categoria: Saggi Hits:340

 Mario Cermignani*

 

L'articolo, partendo dall'analisi del fondamento dell'imposizione fiscale sul reddito e sul patrimonio, ripercorre i principi ed i concetti basilari della teoria economica marxista e descrive il ruolo e la funzione dello Stato del capitale nella sua fase “imperialistica”, all'interno del processo generale di produzione ed accumulazione; individua quindi gli obiettivi della nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle banche e delle grandi aziende e dell'imposta progressiva sui grandi patrimoni come elementi necessari per la transizione rivoluzionaria al socialismo ed al Governo del lavoratori, inserendo lo sviluppo razionale della realtà economico-sociale complessiva verso il comunismo nel contesto dei principi del materialismo dialettico, base filosofica essenziale del marxismo.

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Da Marx al post-operaismo. Un volume a cura di Sgro’ e Viparelli

Categoria: Libri Hits:529

 Marco Cerotto

 

Il testo Da Marx al post-operaismo[1] offre una lettura teorico-politica che ripercorre circa un secolo di riflessioni filosofiche variegate tra loro, ma che esaminando gli sviluppi della società capitalistica contemporanea adoperano la metodologia marxiana come chiave di lettura del presente, estrapolando però contenuti e concetti ereditati dalle diverse tradizioni del pensiero politico moderno che l’opera di Marx ha generato. Si tratta di un lavoro svolto da «giovani leve», come scrive Giovanni Sgro’ nell’Introduzione, le quali però si orientano decisamente verso la comprensione di determinati filoni teorici che hanno tentato di plasmare la prassi politica, cioè delle organizzazioni operaie, dal momento che posero all’attenzione delle loro analisi gli sviluppi politici della stessa classe operaia.

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Note su Antonio Gramsci e Hannah Arendt

Categoria: Saggi Hits:329

 Joseph A. Buttigieg

 

[Joseph A. Buttigieg era nato a Malta nel 1947. Professore emerito all’Università di Notre Dame, a South Bend (Indiana), storico, teorico e critico della letteratura, Buttigieg coltivava una grande passione per Gramsci, di cui era uno dei più insigni studiosi. A lui era stato affidato il compito di tradurre i Quaderni del carcere in inglese. Buttigieg era stato, alla fine degli anni Ottanta, con John Cammett e Frank Rosengarten, tra gli ideatori e iniziatori statunitensi della International Gramsci Society (Igs). Della Igs Joe era stato prima segretario, poi presidente, e aveva presenziato a tutti i suoi più importanti appuntamenti internazionali.

È morto il 27 gennaio del 2019. Per ricordarlo ad un anno dalla scomparsa, pubblichiamo la Prefazione da lui scritta per il volume di Lelio La Porta, Antonio Gramsci e Hannah Arendt. Per amore del mondo grande, terribile e complicato, Aracne, Roma 2010.]

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A 200 anni dalla nascita di Engels. Un’occasione per rilanciare il suo pensiero rivoluzionario

Categoria: Articoli Hits:326

 Fosco Giannini

 

Friedrich Engels nasce a Barmen (Germania) il 28 novembre del 1820 e muore a Londra il 5 agosto del 1895. In questo 2020 siamo, dunque, nel 200esimo anniversario della sua nascita. Una ricorrenza dalla quale si potrebbe (meglio ancora, si dovrebbe) partire per riavviare uno studio profondo del grande pensiero rivoluzionario engelsiano, che un vasto fronte politico e filosofico (formatosi storicamente lungo l’asse dato dalle grandi forze socialdemocratiche e socialiste anti leniniste successive alla Seconda Guerra Mondiale e dalle aree di pensiero borghese progressista e di “sinistra”, passando per le varie fonti di pensiero “neomarxista” che si sono – a volte perniciosamente – sviluppate, sino alla Scuola di Francoforte) ha invece prima ridotto a pensiero minore e “di spalla”, rispetto a Karl Marx e poi “ossificato” e liquidato in un giudizio di “marxismo meccanicistico e determinismo positivista”.

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Miseria del sovranismo. Smarrimento della dialettica e proliferazione dell'ideologia

Categoria: Saggi Hits:1558

 Emiliano Alessandroni *

 

  1. Questioni teoriche preliminari     2. Contraddittorietà del sovranismo    3. Dialettica e sovranità. Hegel e Togliatti contra Gentile

 

  1. Questioni teoriche preliminari

Nella Scienza della Logica Hegel descrive in questi termini la natura ontologicamente relazionale di ogni contenuto determinato:

 

Quando si presuppone un contenuto determinato, un qualche determinato esistere, questo esistere, essendo determinato, sta in una molteplice relazione verso un altro contenuto. Per quell'esistere non è allora indifferente che un certo altro contenuto, con cui sta in relazione, sia o non sia, perocché solo per via di tal relazione esso è essenzialmente quello che è[1].

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"Antonio Gramsci. L'uomo filosofo". L'ultimo libro di Gianni Fresu

Categoria: Libri Hits:867

 

 Gabriele Repaci

 

Antonio Gramsci (1891 – 1937) è stato uno dei filosofi italiani più importanti del Novecento. La sua fama ha ormai superato i confini del nostro paese per estendersi non solo all'Europa, ma anche all'Asia, all'America Latina, al Nordamerica e persino al mondo arabo e all'Africa. E questo non solo perchè egli è stato uno dei più originali pensatori marxisti di tutti i tempi, nonché una delle più eccellenti vittime della repressione del regime fascista, ma perchè Gramsci è stato un genio del pensiero politico al pari di Thomas Hobbes, Niccolò Machiavelli e Carl von Clausewitz.

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Antonio Gramsci, se insegnare è un’arte

Categoria: Libri Hits:200

 

Lelio La Porta *

 

La parola contaminazione suscita, già al solo pronunciarla, sudori freddi che scorrono lungo il corpo di chi ascolta in quanto evoca epidemie, catastrofi e cataclismi. Ci sono casi in cui, al di fuori della terminologia medica, però, la contaminazione riesce a rendere perfettamente il senso di una dialettica profonda che consente ad un pensiero in embrione di svilupparsi e di prendere consapevolezza di sé e delle sue potenzialità fino alla definitiva maturazione. È il caso di Antonio Gramsci in rapporto alla tematica della formazione dell’uomo così come viene affrontata nel libro di Chiara Meta, Il soggetto e l’educazione in Gramsci. Formazione dell’uomo e teoria della personalità (Bordeaux, Roma 2019, pp. 185, €. 14,00).

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte II)

Categoria: Saggi Hits:1322

 

Paola Pavese

 

Appunti per un manuale

I Pionieri del Futuro. Le attività per fasce d’età

Tutti bambini e i ragazzi dai 7 ai 13 anni possono diventare Pionieri del Futuro, una volta che abbiano aderito all’ Invito dei Pionieri (vedi più avanti). Le attività saranno però diverse per i bambini fino agli 11 anni, rispetto a quelle dei ragazzi più grandi. I più grandi aiuteranno le attività dei piccoli e si dedicheranno con maggior approfondimento ad attività di impegno sociale, anche a carattere internazionale.

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte I)

Categoria: Saggi Hits:3308

© Paola Pavese

 

Premessa

Questo opuscolo è un’introduzione, non certo esaustiva, ad alcuni riferimenti teorici della pedagogia marxista e alla storia dei Pionieri d’Italia.

Ma è soprattutto un manuale, in cui ho immaginato una possibile organizzazione per bambini e ragazzi, a cui ho voluto dare un nome, che mi è sembrato bellissimo: Pionieri del Futuro. Per scriverlo ho seguito le orme di Gianni Rodari e del suo Manuale dei Pionieri, che a leggerlo pare anch'esso un esercizio di fantasia, basato su un qualche testo che l'autore pare avere sotto gli occhi. Ovviamente, fare esercizi di fantasia seguendo le orme di Rodari viene facile, direi che viene quasi automatico, ed è probabile che in più di un'occasione mi sia fatta trascinare dall'entusiasmo.

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Marxismo e intercultura

Categoria: Saggi Hits:2779

Donatello Santarone*

 

Gli studi interculturali sono molto vasti, un enorme contenitore dove convivono prospettive scientifiche e culturali spesso opposte. C’è un’intercultura “aziendalista” (e persino “militarista”) che vuole conoscere il cosiddetto “altro” per meglio colonizzarlo (un po’ come i primi antropologi al servizio degli eserciti coloniali nell’800): è una visione tutta strumentale della relazione con i paesi e i popoli del Terzo e Quarto Mondo, finalizzata esclusivamente alla dimensione mercantile del rapporto.

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Possibilidades Lenineanas para uma Paidéia Comunista

Categoria: Saggi Hits:1540

Antonio Carlos Mazzeo

 

I. Os Pressupostos

A preocupação em abrir o debate sobre a conexão entre educação e socialismo nas universidades brasileiras é muito relevante. Até por que, nada mais conectado e articulado do que aprendizado, educação e socialismo. Recuperar esse vínculo já vale um evento como este. Recentemente participei de um seminário na Faculdade de Educação da Unesp/Marília intitulado Marx, Gramsci e Vigotsky: Aproximações, do qual resultou um livro com as palestras proferidas, onde está publicada minha intervenção no evento , uma prazeirosa experiência, pois raramente tenho a oportunidade de dialogar com pedagogos estando, na maioria do tempo, restrito à minha área de Ciências Sociais e de Historia.

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“I Protocolli dei Savi di Xi Jinping”. La stampa occidentale e la …

Categoria: Articoli Hits:465

 Emiliano Alessandroni

 

All'inizio della 73° assemblea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, in un contesto planetario che vede ancora i Paesi dei due emisferi impegnati in una affannosa lotta contro il Covid-19, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha pronunciato via video il seguente discorso:

 

“Il vaccino cinese per il Coronavirus, una volta sviluppato e disponibile per l'uso, diventerà un bene pubblico globale. Questo sarà il contributo della Cina per garantire la disponibilità e l'accessibilità dei vaccini nei Paesi in via di sviluppo.

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La strategia anti-cinese e il bluff di Pompeo. Giocarsi il tutto per t …

Categoria: Articoli Hits:854

 “Global Times”, 4.5.2020[1]

(Traduzione dall'inglese di Emiliano Alessandroni)

 

Domenica scorsa [3 maggio 2020 N.d.t.], nel corso di un'intervista, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha affermato che "esistono prove enormi" che il nuovo Coronavirus (COVID-19) abbia avuto origine in un laboratorio di Wuhan, in Cina. "Ricordatevi che la Cina ha una storia di infezioni propagate e una storia di laboratori al di sotto degli standard”. Ancora una volta il diplomatico americano ed ex direttore della CIA ha provocato scalpore nel mondo per mezzo di un insieme di accuse infondate.

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Rileggendo Lenin a proposito di emergenza sanitaria

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Manfredi Alberti *

 

Le recenti stime diffuse dal Fondo monetario internazionale indicano che il “Grande lockdown” potrebbe produrre a fine anno una recessione mondiale di proporzioni mai viste, almeno dai tempi della crisi del ’29. Guardando al caso dell’Italia il quadro appare ancora più fosco. La caduta del Pil prevista per il 2020 (-9,1%), infatti, potrebbe essere molto simile a quella avutasi nel 1945 al termine della Seconda guerra mondiale (-10,3%), determinando quindi una recessione decisamente più grave di quelle seguite alla Grande guerra (– 5,6% nel 1919), al famoso crollo di Wall Street (- 4,7% nel 1930), e al fallimento di Lehman Brothers (-5,5% nel 2009).

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Il coronavirus e la quarantena tra filosofia e politica. Risposta a Di …

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 Emiliano Alessandroni

 

Le mie riflessioni su "Hegel, la quarantena e il coronavirus"  (https://www.facebook.com/emiliano.alessandroni.1/posts/10222668423804821) nelle quali ho condannato la tesi di quanti denunciano le attuali misure restrittive come una degenerazione dispotica del nostro sistema sociale e come un attacco alla libertà, hanno suscitato la reazione di Diego Fusaro, che sottopone il mio intervento a una serie di critiche (https://www.facebook.com/fusaro.diego/posts/10223290231630009). Ringraziandolo per l'attenzione, le riassumo qui sotto in ordine sparso, aggiungendo alcuni commenti e le osservazioni che mi sembrano più opportune.

 

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La pandemia globale. La ristrutturazione delle forze produttive tra in …

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Marco A. Pirrone *

 

Dire sempre e a voce alta ciò che è, è e rimane l'atto più rivoluzionario

 Rosa Luxemburg

«[…] Schiuma, e fugacità. Tutta la fatica dell’uomo su questo pianeta si è rivelata altrettanta schiuma. L’uomo ha addomesticato gli animali utili, distrutto quelli ostili e liberato la terra dalla vegetazione selvaggia. Poi è toccato a lui e la marea della vita primitiva è rifluita spazzando la sua opera, le erbacce e la foresta hanno invaso i suoi campi, gli animali da preda hanno annientato le sue greggi e adesso sulla spiaggia di Cliff House ci sono i lupi».

Jack London, La peste scarlatta, 1912

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“The Donald” scopre la Luna

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Gennaro Chiappinelli, Massimiliano Romanello

 

Il leggendario filosofo turco Nasreddin Hoca narra di un uomo che, vedendo la Luna riflessa nell’acqua in fondo ad un pozzo, cercò di recuperarla e restituirla al cielo per mezzo di una fune. La fune rimase impigliata ad una roccia sporgente e l’uomo, cadendo all’indietro per l’inutile sforzo, si compiacque nel vedere che la Luna era effettivamente tornata al suo posto.

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Migrazioni climatiche

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Andrea Vento

 

Il genere umano, sin dall'epoca preistorica, è sempre stato interessato da spostamenti, su scala più o meno ampia, generati da una vasta gamma di motivazioni, fra le quali principalmente: la ricerca di nuove terre, l'aspirazione verso migliori condizioni di vita, l'espansione coloniale, la fuga da guerre, persecuzioni e discriminazioni varie ed anche da fenomeni naturali avversi quali catastrofi e cambiamenti climatici. Numerosi sono i casi storici di movimenti di interi popoli o di parte di essi sospinti da fenomeni naturali, in quanto le migrazioni hanno da sempre rappresentato una fondamentale strategia di adattamento ai mutamenti climatico-ambientali. Nonostante ciò, l'elite politica mondiale e i media internazionali non hanno, sino a pochi anni fa, prestato particolare attenzione a questo fenomeno. La comunità scientifica mondiale, invece, dalla fine del scorso secolo ha mostrato crescente interesse sia verso lo studio dei cambiamenti climatici che delle sue conseguenze, come l'impatto sui flussi migratori.

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Attualità di Marx. Che cosa possiamo dire di nuovo sulla Scienza dal punto di vista del materialismo storico?

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Angelo Baracca 

 

Nella ricorrenza del bicentenario della nascita di Marx si stanno ovviamente moltiplicando le iniziative a livello internazionale, nazionale e locale. Non devo certo esprimere la mia convinzione che dall'elaborazione di Marx ci siano ancora tantissimi insegnamenti da trarre. La vera sfida è di trarre spunti fecondi sui temi più scottanti oggi sul tappeto. Non ho l'ambizione di fare questo, ma vorrei dare un contributo su un campo che probabilmente non sarà al centro dei temi trattati, ma sul quale mi sono personalmente impegnato per quattro decenni e che ritengo sempre più cruciale oggi: il tema della Scienza. Intendo la Scienza capitalistica, quella cioè che venne fondata (schematizzo brutalmente) nei secoli XVII-XVIII e divenne con il decollo della Rivoluzione industriale del XVIII secolo uno dei cardini, sempre più imprescindibili, della Società industriale e del capitalismo. E qui sono convinto che ci sia ancora moltissimo da trarre da Marx.

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Il patrimonio scientifico-tecnologico fra lunga durata e attuale emergenza

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Andre’ Tosel

 

La tradizione italiana marxista di riflessione sulle scienze e il loro uso sociale è sempre stata reticente nei confronti del realismo epistemologico, marcata dallo storicismo e dall’idealismo soggettivo: bisogna risalire alle opere troppo trascurate e notevoli di Ludovico Geymonat (e di certi dei suoi alunni) – come tra l’altro Filosofia e filosofia della scienza (1960), Scienza e realismo (1970) e la monumentale Storia del pensiero scientifico e filosofico - per vedere proposta un’interpretazione materialista e dialettica della storia della conoscenza scientifica, che difenda del tutto l’obbiettività di questa conoscenza e la sua necessaria utilizzazione da parte delle forze desiderose di trasformare la società capitalista. Bisogna anche tenere conto del materialismo leopardiano di Sebastiano Timpanaro, critico di qualunque progressismo.

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Il ruolo della ricerca scientifica nella società moderna

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Vito Francesco Polcaro

Che nella società moderna, la scuola, l’università, la ricerca ed in generale la cultura, abbiano un ruolo determinante per garantire lo sviluppo sociale ed economico è cosa così ovvia che nessuno si azzarda a metterla in discussione.

D’altra parte, che a scuola, università e ricerca l’Italia dedichi meno attenzione di qualsiasi altro paese industrializzato (e, ormai, anche di diversi paesi in via di sviluppo) è talmente noto che non c’è bisogno di ribadirlo: come ripeteva spesso il compagno Antonino Cuffaro, quando era Sottosegretario alla ricerca scientifica, questi temi in Italia sono prioritari per tutti per 11 mesi all’anno ma nel dodicesimo, quello nel quale si approva la legge finanziaria, non contano più nulla. Se vogliamo, ora la situazione è anche peggiore, perché i fondi per istruzione e ricerca si tagliano anche “fuori stagione”.

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Tre fonti e tre parti integranti del marxismo

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 Vladimir Il'ič Ul'janov (Lenin)

 

Per il 150° anniversario della nascita di Lenin, ricordiamo il grande dirigente bolscevico, fondatore dello Stato sovietico e leader del movimento comunista internazionale, che fu anche tra i massimi teorici marxisti del XX secolo, con un suo testo del 1913 sugli elementi fondanti del marxismo. 

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Da Pétain a Macron, dalla Resistenza ai gilet gialli… : 1944-1945, la finta epurazione francese d …

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Jacques R. Pauwels *

 

Nel suo lavoro di più fresca data, La Non-épuration en France de 1943 aux années 1950 (“La mancata epurazione in Francia dal 1943 agli anni Cinquanta”), la storica Annie Lacroix-Riz contraddice la visione sulla Liberazione del paese nel 1944-45 diffuse da una recente storiografia succube della destra politica (“droitisée”). Questa tendenza, sempre più di moda, si dimostra molto critica nei confronti della Resistenza e, di contro, piuttosto indulgente riguardo la collaborazione con l’occupante. Si è sostenuto, ad esempio, che la Resistenza è stata in generale inefficace e che la Francia è debitrice della sua liberazione quasi esclusivamente agli sforzi degli americani e degli altri alleati occidentali – questi ultimi appoggiati dalle forze dei “Francesi Liberi” di De Gaulle – che sbarcarono in Normandia nel giugno del 1944.

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Le foibe al tempo del «populismo storico»

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Davide Conti *

 

Si è tenuto ieri un seminario, presso la Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato della Repubblica, con storici di rigore e professionalità, riconosciuti a livello nazionale e internazionale come Giovanni De Luna, Franco Ceccotti e Anna Maria Vinci e Marta Verginella, e che, per il solo motivo di essersi svolto, è stato «contestato» da esponenti dell’estrema destra italiana che lo hanno definito «un oltraggio agli esuli istriani e dalmati infoibati vittime dell’odio comunista» ed un’iniziativa «dal chiaro obbiettivo negazionista». L’episodio esprime in modo visibile l’emersione di un fenomeno che le «politiche memoriali», organizzate attorno all’istituzione di leggi ad hoc finalizzate all’uso pubblico della storia, hanno finito progressivamente per alimentare fino alla sua tracimazione nel discorso pubblico: il populismo storico.

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L’evoluzione dello sfruttamento, dal dopoguerra ad oggi

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 Manfredi Alberti *

 

Il tentativo che la storica Eloisa Betti compie nel suo ultimo libro è tanto ambizioso quanto ben riuscito: ripercorrere la vicenda dell'Italia repubblicana dal punto di vista della storia del lavoro precario (Precari e precarie: una storia dell'Italia repubblicana, Carocci, pp. 268, euro 24). L'argomento presenta molti elementi di complessità, soprattutto sul piano della definizione e della quantificazione del fenomeno: che cosa vuol dire "lavoro precario" in un'economia capitalistica? Come misurarlo?

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Lo sfondo politico dell’emancipazione dalla subalternità

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 Lelio La Porta *

 

Nei suoi scritti Gramsci usa spesso l’espressione I nipotini di padre Bresciani. Questi era Antonio Bresciani (1798-1862), uno scrittore, gesuita, antiliberale e antiromantico, autore di alcuni romanzi storici, uno dei quali, L’ebreo di Verona. Racconto storico dall’anno 1846 al 1849, ristampato nel 1851, era stato stroncato da Francesco De Sanctis. La stroncatura aveva origine dall’uso di tesi illiberali da parte dell’autore del libro e dal fatto che povertà artistica e debolezza umana fossero, in Bresciani, la stessa cosa. Quindi è De Sanctis a suggerire a Gramsci l’uso della categoria del “brescianesimo” per indicare una tendenza tipica della letteratura italiana e contraddistinta da individualismo, il liberalismo, opposizione al nazionale-popolare, aristocraticismo, paternalismo di stampo gesuitico.

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