di Michele Prospero

Con la nozione di bonapartismo Marx intende una rottura entro un sistema democratico determinata dalla condotta sleale di organi dello Stato che, con l’emersione di figure carismatiche, approfondiscono le torsioni autoritarie dell’ordinamento. L’analisi del colpo di Stato, con il quale Luigi Napoleone Bonaparte, presidente eletto direttamente dai cittadini, interruppe nel 1852 la vita della Seconda repubblica francese, suggerisce di indagare il nesso tra mobilitazione di massa e caduta di regime, la tensione tra presidenzialismo e parlamentarismo.

Lo sforzo analitico di Marx è volto ad accantonare concetti semplificatori, a cominciare da quello di “cesarismo” che appare nient’altro che come “una superficiale analogia storica”. Esiste una diversità profonda tra i conflitti antichi e quelli moderni, tra la politica romana e quella europea che esclude ogni affrettata analogia nel segno di Cesare. E poi la decisione, la volontà, il calcolo di un singolo attore incidono nei processi ma lo fanno entro circostanze date (fatti, tradizioni, credenze, rapporti di forza). Solo nel quadro di un intreccio complesso di fenomeni sociali e politici è possibile ricavare la funzione del leader che rompe la continuità delle istituzioni.

Nell’ottica di Marx la nozione di Cäsarismus è deviante, occorre scavare oltre le forme fenomeniche della contesa e inquadrare aspetti più durevoli. È vero che nella sua condotta il maestro del colpo di Stato in miniatura rivela tutta “l’incertezza pratica che contrasta in modo comicissimo con lo stile imperativo, categorico, degli atti di governo, ricalcato servilmente su quello dello zio”. Ma questo aspetto comico del personaggio, la sua statura politica non proprio da statista, non devono occultare un dato, cioè la coalizione sociale che con i suoi ritrovati grotteschi comunque il capo con la sua teatralizzazione organizza e guida sino al potere.

La personalizzazione del potere (persönliche Gewalt) per Marx non evoca la comparsa di leader dalle qualità eccezionali. Anzi, la caduta dei regimi liberali avviene a seguito di manovre e volontà di potenza che vedono l’agitazione di personaggi “mediocri e grotteschi”. Entro processi di crisi del regime, spiega Marx, i “popoli lasciano stordire la loro paura segreta da coloro che gridano più forte”. La demagogia, la semplificazione dell’argomentazione diventano dei veicoli politici insidiosi contro cui urtano le deboli frasi della ragione politica tradizionale incapace di mobilitare interessi in una lotta politica di massa.

Nella crisi della rappresentanza sociale, scoppiata entro strutture di potere che svelano una scarsa adattabilità ai mutamenti, affiorano candidature pseudo-carismatiche. La crisi di regime attribuisce un fascino, altrimenti ingiustificato, a personaggi che procedono verso il potere grazie a semplificazioni, scorciatoie, rotture simboliche, simulazioni di decisione, esibizioni di energia. Non manca l’ipoteca del mondo militare che assurge (in un frequente “appello pubblico al potere militare contro il potere parlamentare”) come attore rilevante (si imponeva “l’esercito quale potere decisivo dello Stato”) in un ruolo però di nuovo tipo, quello di supporto a un capo che non si limita a richieste di repressione e accarezza la folla. Marx parla delle parate di Bonaparte come prove di un “regime pretoriano” in cui si fondono autorità, aspettative, simboli, interessi.

La repubblica cede al culto del capo perché ha nel suo corpo delle connotazioni strutturali fragili (sia nel disegno istituzionale sia nelle basi di sostegno al regime) che ne determineranno il crepuscolo. L’analisi di Marx suggerisce di non leggere i processi di caduta del regime come il frutto di un magismo del capo che tracima gli eventi, piega le resistenze. “Non è stata una Circe, ammonisce Marx, a trasformare in mostro come un maleficio il capolavoro della repubblica borghese”. Esistono condizioni politiche e sociali di fondo il cui degrado spiega anche l’emergere di tendenze carismatiche, pronte a sfruttare le fragilità strutturali del sistema sottoposto allo stress della partecipazione politica di milioni di elettori.

Nessun sistema solido e funzionante si lascia troncare l’esistenza dall’iniziativa energica di un leader ambizioso. Un’anomala volontà di potenza del capo riesca a conquistare il potere e a rompere d’incanto le ragnatele costituzionali vigenti perché il sistema è fragile. Un politico mediocre, che Marx dipinge come un semplice “replicante, un surrogato di Napoleone”, conquista il potere perché il degrado della repubblica si era spinto così in avanti che con poco sforzo un leader sleale poteva spezzare il filo fragile della costituzione. Marx lo spiega con efficacia: “Era sufficiente un colpo di baionetta perché la vescica scoppiasse e il mostro apparisse agli occhi di tutti”.

È la debolezza della base sociale di sostegno all’ordinamento repubblicano che spiega l’insorgenza vittoriosa del momento carismatico che sale al potere con l’unzione popolare e resta in carica brandendo la spada e mostrando la carota del plebiscito. Al cospetto di una seduzione imperiale, capace di far rivivere con miti e scenografie gli ormai morti simboli napoleonici, Marx rimarca “l’inerte esaltazione dell’avvenire” compiuta dal campo repubblicano progressista che viene strapazzato dai processi.

Incapaci di comprendere i processi reali, e di avere una connessione con la massa, i democratici non riuscirono a mobilitare le indispensabili potenze sociali. Per questo non si capacitavano del perché la loro moderata ragione, così limpida e coerente, non venisse riconosciuta come meritava dalla folla irriconoscente che cede dinanzi alla teatralità di “un uomo che i suoi avversari stessi riconoscono essere tutt’altro che un mago”. Con le sue formule, i suoi miti, un avventuriero guardato con sufficienza dagli avversari vince la battaglia.

La vicenda a tratti grottesca di Bonaparte non toglie rilievo politico alla sua avventura. La sua stagione viene da Marx sottratta alla facile indignazione morale e inserita entro le regolarità di un sistema politico e sociale di cui egli analizza le componenti costituzionali, le figure economiche, i poteri in conflitto. L’avventuriero vince, ed è un fenomeno politico rilevante per vent’anni, perché, oltre al sostegno dei grandi poteri, ha un fascino legato anche al passato. “La leggenda diventa realtà” e il nipote di Napoleone va al potere sulle orme di miti che incantano di nuovo conquistando la massa rurale.

I protagonisti della repubblica breve non hanno compreso i tratti ancora mobilitanti dell’antica leggenda, la cui riesumazione non appariva una chiacchiera vana ma un bagaglio sempre ricco di interessi reali.

La tradizione storica – nota Marx – ha fatto sorgere nei contadini francesi la credenza miracolistica che un uomo chiamato Napoleone renderà loro tutto il loro splendore. E si è trovato un individuo il quale, dato che porta il nome di Napoleone, ha potuto spacciarsi per quest’uomo.

Perché vince un “replicante”? Perché la sua narrazione rivolta al passato viene creduta come una tendenza che incide nel presente?

La risposta di Marx non differisce da quella di Tocqueville. Il liberale francese parla di Bonaparte come “principe dell’occasione”. E anche Marx ne coglie i tratti della decisione occasionale capace di occupare uno spazio di potere lasciato sguarnito dagli antagonisti incapaci, nella loro difesa delle istituzioni, di connettere ragione politica e interessi sociali.

 

Riferimenti bibliografici

Karl Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, a cura di Michele Prospero, Roma, Editori Riuniti, 2015.

 

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D’Annunzio fra i pastori

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Secondo Karl Schmitt, «una dichiarazione di guerra non è altro che l’identificazione di un nemico». Dopo la scomparsa del nemico storico degli Stati Uniti e dell’Occidente, costituito dall’Unione sovietica, c’è voluto un po’ di tempo per identificare nella Russia il nuovo nemico, in sostituzione di quello che si era dissolto. È un processo che è durato una ventina di anni. È iniziato il 12 marzo 1999 con l’ingresso o meglio con l’estensione della Nato in Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria in aperta violazione degli accordi presi con l’ex Unione Sovietica da Stati Uniti, Regno Unito, Francia e Germania, come risulta dal documento datato 6 marzo 1991 recentemente pubblicato da Der Spiegel.

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A proposito de Il Capitale. Il nuovo libro di Paolo Favilli

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 Salvatore Tinè

 

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Il lavoro dei miners e il feticismo delle criptovalute

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Il modello di sviluppo consumista

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"Il bisogno del denaro è il vero bisogno prodotto dall'economia politica" (K. Marx, Manoscritti economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino 1949 p. 127). Viviamo in un mondo di desideri indotti, in un mondo descritto e forse inventato dalla scienza che lo descrive: la scienza che annovera la "creazione del bisogno" fra i capisaldi teorici del marketing. Il surriscaldamento globale, l'avvelenamento delle falde acquifere, l'inquinamento da micro-plastiche dei mari sono tutte conseguenze del sistema di riproduzione capitalistico, della globalizzazione dell'economia che ha fatto astrazione delle differenze culturali specifiche dei popoli della terra e che ha mercificato ogni aspetto della vita. Se l'avere prevale sull'essere nella cultura contemporanea in parte ciò è dovuto ad un meccanismo proiettivo insito nell'economia politica.

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Per una politica economica critica: il capitalismo contemporaneo secondo Emiliano Brancaccio

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 Vincenzo Bello

 

La questione dei vaccini, dalla loro produzione esigua ai ritardi nella distribuzione da parte delle multinazionali e, prima ancora, la pandemia del Covid-19 con la sua gestione, politica ed economica, hanno messo in evidenza le contraddizioni del mondo capitalistico, in particolare quella tra profitto e diritto alla salute, ovvero tra interessi del capitale e democrazia. D’altronde non ci si può aspettare nulla di diverso da un sistema basato sulla pura logica di mercato in cui la determinazione delle quote di vaccini e il loro prezzo viene regolato sulla base della concorrenza e delle forze di mercato. In questo solco si inserisce anche l’affermazione di Letizia Moratti, che vorrebbe distribuire il vaccino in proporzione al PIL. È la ricchezza il criterio che stabilisce la distribuzione dei vaccini.

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Epidemia del lavoro stagnante

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 Carla Filosa

 

Scrive Marx nel suo Discorso sulla questione del libero scambio (Bruxelles, gennaio 1848):

“Bowring[1] presenta gli operai come mezzi di produzione che è necessario sostituire con altri mezzi di produzione meno costosi. Egli finge di vedere nel lavoro di cui parla un lavoro del tutto eccezionale, e nella macchina che ha schiacciato i tessitori una macchina altrettanto eccezionale. Dimentica che non vi è lavoro manuale che non sia suscettibile di subire da un momento all’altro la sorte dell’industria tessile…

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Le tesi di Dussel sul populismo

Categoria: Libri Hits:652

Lelio La Porta

 

Enrique Dussel è un intellettuale argentino, naturalizzato messicano, in esilio. È fra i fondatori del movimento Filosofia della Liberazione ed è conosciuto in quanto critico dell’eurocentrismo ed autore di opere importanti su Marx (Metafore teologiche di Marx), di scritti politici (20 tesi di politica), di lavori sul concetto di liberazione, divisi in Etica, Erotica e Pedagogica, che vedranno fra breve la loro comparsa in Italia, grazie al lavoro indefesso di Antonino Infranca, traduttore princeps dell’intellettuale latino-americano. Proprio ad Infranca si devono la traduzione e l’Introduzione di un recente, breve, ma ricco di implicazioni destinate ad una discussione ponderata, saggio di Dussel: Cinque tesi sul populismo (Castelvecchi, Roma, 2021, pp. 57, €. 9,00).

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Traverso e Lukács: note per un dibattito

Categoria: Libri Hits:1016

 

Sabato Danzilli

 

La pubblicazione della nuova edizione inglese di Die Zerstorung der Vernunft (Georg Lukács, The Destruction of the Reason, London, Verso, 2021) merita grande attenzione, perché rende nuovamente disponibile sul mercato anglosassone un testo che, come dimostra la sua traduzione tardiva (la versione di Palmer per Merlin Press, qui ripresa, è soltanto del 1980), non ha mai riscontrato grandi favori, e perché è introdotta da un lungo e interessante saggio di Enzo Traverso. Il suo contributo fornisce molte tracce per una discussione, che si cercherà qui di impostare.

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Il Marx di Berlin

Categoria: Libri Hits:691

 

Lelio La Porta

 

Isaiah Berlin scrisse una biografia di Karl Marx, la cui quinta edizione viene oggi pubblicata in Italia (I. Berlin, Karl Marx, a cura di H. Hardy, Adelphi, Milano, 2021, pp. 309, € 28,00). Vale la pena di rammentare che non è del tutto esatto scrivere (si veda Robinson del 21 agosto) che il lavoro «appare soltanto adesso in italiano» in quanto la prima traduzione, di Paolo Battino Vittorelli, nella nostra lingua risale al 1967, per La Nuova Italia (che ripubblicò il testo nel 1994 con una revisione della traduzione condotta sulla base della quarta edizione del 1978), ed è la stessa riproposta oggi, con l’aggiunta, come sottolinea il curatore Hardy, di «note autoriali», che risalgono alla revisione del testo operata da Berlin nel 1978, e «note redazionali» in cui sono inseriti anche i rimandi alle opere di Marx in italiano alle quali l’autore fa riferimento.

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Il “nuovo” Marx di Roberto Fineschi

Categoria: Libri Hits:2003

 Giovanni Sgro’

 

Il profilo di biografia intellettuale di Marx a firma di Roberto Fineschi (Marx, Brescia, Scholé, 2021, 183 pp., ISBN 978-88-284-0296-1) si presenta esteriormente come un volumetto agile e “leggero” ma, già a una prima lettura, si rivela essere una miniera di spunti critici e di proposte ermeneutiche, in cui si condensa un confronto più che ventennale con l’opera di Marx e con la relativa letteratura critica.

      Alla base di questo così come di tutti gli altri lavori di Fineschi vi è quel «fondamentale passaggio storico-esegetico» (p. 13) rappresentato dalla nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels in lingua tedesca, la Marx-Engels-Gesamtausgabe, di cui Fineschi stesso è stato ed è in Italia uno dei maggiori conoscitori e “divulgatori”.

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Domenico Losurdo e la sfida di un materialismo storico per il XXI secolo

Categoria: Libri Hits:1412

 

Sabato Danzilli

 

La raccolta di saggi contenuta in Domenico Losurdo tra filosofia, storia e politica, pubblicata da La scuola di Pitagora, a cura di Stefano Giuseppe Azzarà, Paolo Ercolani ed Emanuela Susca, offre una panoramica completa dei principali interessi della ricerca di Domenico Losurdo, con interventi da parte dei suoi collaboratori più stretti e di alcuni colleghi. Il filosofo pugliese, scomparso quasi tre anni fa, è stato tra i più importanti pensatori della sinistra italiana degli ultimi decenni, e la sua influenza si estende sempre più sul piano internazionale.

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Antonio Gramsci, se insegnare è un’arte

Categoria: Libri Hits:1064

 

Lelio La Porta *

 

La parola contaminazione suscita, già al solo pronunciarla, sudori freddi che scorrono lungo il corpo di chi ascolta in quanto evoca epidemie, catastrofi e cataclismi. Ci sono casi in cui, al di fuori della terminologia medica, però, la contaminazione riesce a rendere perfettamente il senso di una dialettica profonda che consente ad un pensiero in embrione di svilupparsi e di prendere consapevolezza di sé e delle sue potenzialità fino alla definitiva maturazione. È il caso di Antonio Gramsci in rapporto alla tematica della formazione dell’uomo così come viene affrontata nel libro di Chiara Meta, Il soggetto e l’educazione in Gramsci. Formazione dell’uomo e teoria della personalità (Bordeaux, Roma 2019, pp. 185, €. 14,00).

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte II)

Categoria: Saggi Hits:2193

 

Paola Pavese

 

Appunti per un manuale

I Pionieri del Futuro. Le attività per fasce d’età

Tutti bambini e i ragazzi dai 7 ai 13 anni possono diventare Pionieri del Futuro, una volta che abbiano aderito all’ Invito dei Pionieri (vedi più avanti). Le attività saranno però diverse per i bambini fino agli 11 anni, rispetto a quelle dei ragazzi più grandi. I più grandi aiuteranno le attività dei piccoli e si dedicheranno con maggior approfondimento ad attività di impegno sociale, anche a carattere internazionale.

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte I)

Categoria: Saggi Hits:4863

© Paola Pavese

 

Premessa

Questo opuscolo è un’introduzione, non certo esaustiva, ad alcuni riferimenti teorici della pedagogia marxista e alla storia dei Pionieri d’Italia.

Ma è soprattutto un manuale, in cui ho immaginato una possibile organizzazione per bambini e ragazzi, a cui ho voluto dare un nome, che mi è sembrato bellissimo: Pionieri del Futuro. Per scriverlo ho seguito le orme di Gianni Rodari e del suo Manuale dei Pionieri, che a leggerlo pare anch'esso un esercizio di fantasia, basato su un qualche testo che l'autore pare avere sotto gli occhi. Ovviamente, fare esercizi di fantasia seguendo le orme di Rodari viene facile, direi che viene quasi automatico, ed è probabile che in più di un'occasione mi sia fatta trascinare dall'entusiasmo.

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Marxismo e intercultura

Categoria: Saggi Hits:4628

Donatello Santarone*

 

Gli studi interculturali sono molto vasti, un enorme contenitore dove convivono prospettive scientifiche e culturali spesso opposte. C’è un’intercultura “aziendalista” (e persino “militarista”) che vuole conoscere il cosiddetto “altro” per meglio colonizzarlo (un po’ come i primi antropologi al servizio degli eserciti coloniali nell’800): è una visione tutta strumentale della relazione con i paesi e i popoli del Terzo e Quarto Mondo, finalizzata esclusivamente alla dimensione mercantile del rapporto.

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Possibilidades Lenineanas para uma Paidéia Comunista

Categoria: Saggi Hits:3378

Antonio Carlos Mazzeo

 

I. Os Pressupostos

A preocupação em abrir o debate sobre a conexão entre educação e socialismo nas universidades brasileiras é muito relevante. Até por que, nada mais conectado e articulado do que aprendizado, educação e socialismo. Recuperar esse vínculo já vale um evento como este. Recentemente participei de um seminário na Faculdade de Educação da Unesp/Marília intitulado Marx, Gramsci e Vigotsky: Aproximações, do qual resultou um livro com as palestras proferidas, onde está publicada minha intervenção no evento , uma prazeirosa experiência, pois raramente tenho a oportunidade de dialogar com pedagogos estando, na maioria do tempo, restrito à minha área de Ciências Sociais e de Historia.

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Un volume sulla guerra ucraina: cause, impatto, conseguenze

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Andrea Catone *

 

Questo volume di “MarxVentuno” intende fornire strumenti di conoscenza, riflessione, analisi sulla guerra in corso e sulla nuova fase della storia mondiale che si è con essa avviata. Non esaurisce certamente il tema; alcuni aspetti del quale non sono qui ancora trattati; diverse questioni vanno riprese e approfondite. Ci impegniamo a farlo nei prossimi numeri, cercando di utilizzare al meglio quella “cassetta degli attrezzi” del marxismo, cui esplicitamente si richiama la nostra rivista.

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La crisi ucraina: origine, sviluppi e prospettive (parte III). Da piaz …

Categoria: Saggi Hits:246

 Andrea Vento *

 

I principali media nazionali e internazionali dell'emisfero occidentale, anche tramite nutrita schiera di inviati sul campo, hanno proposto una narrazione della crisi ucraina che fa leva su due elementi principali: l'inizio del conflitto armato il 24 febbraio 2022 e l'attribuzione di ogni responsabilità alla Russia che avrebbe sferrato l'attacco militare in modo "non motivato e non provocato".

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Omertà nella guerra di gangster

Categoria: Articoli Hits:287

 

Diana Johnstone *

 

Le guerre imperialiste si combattono per conquistare paesi, popoli, territori. Le guerre di gangster si combattono per sbarazzarsi dei concorrenti. Nelle guerre di gangster si lancia un avvertimento oscuro, poi si spaccano le finestre o si brucia tutto.

La guerra di gangster è quella che combatti se sei già il boss e non vuoi lasciare che nessun altro mostri i muscoli nel tuo territorio. Per i "don" di Washington il loro territorio può essere quasi dovunque, ma il suo cuore è l’Europa occupata.

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Nulla sarà più come prima

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Vladimir V. Putin *

 

Pubblichiamo come utile materiale di documentazione, rilanciando la traduzione e sintesi del testo realizzata dal sito casadelsole.tv


  Cari cittadini russi, cittadini delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, cittadini delle regioni Zaporizhzhya e Kherson, deputati della Duma di Stato e senatori della Federazione Russa!
  Come sapete, si sono svolti i referendum nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, nelle regioni di Zaporizhzhya e di Kherson. Sono stati raccolti i dati e i risultati sono noti. La gente ha fatto la propria scelta, una scelta inequivocabile. Oggi firmiamo i trattati di adesione alla Russia della Repubblica Popolare di Donetsk, della Repubblica Popolare di Lugansk, della Regione di Zaporizhzhya e della Regione di Kherson.

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Dov’è il fascismo oggi? Processi di concentrazione neoliberale del …

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 Stefano G. Azzarà (Università di Urbino) *

 

  1. Antifascismo degradato a propaganda

 

Non c’è dubbio che in Fratelli d’Italia – il partito di Giorgia Meloni che tutti i sondaggi indicano come vincitore delle prossime elezioni con il 24% circa dei consensi – ci siano forti nostalgie fasciste o fascisteggianti. Diversi suoi esponenti nazionali e locali rappresentano già per la loro biografia la continuità con il MSI, la formazione che dopo la nascita della Repubblica italiana aveva raccolto gli eredi del fascismo sconfitto e che è stato a lungo guidato da Giorgio Almirante (un funzionario della Repubblica di Salò che nel contesto della Guerra Fredda seppe subito riposizionarsi in chiave filoamericana e anti-PCI).

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L’intelligenza artificiale è qui e lotta contro di noi

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Vincenzo Vita *

 

E’ maturato il varo da parte della Commissione europea di un testo volto a disciplinare i confini dell’intelligenza artificiale. Si tratta, ovviamente, dell’inizio di un percorso, che porterà ad un Regolamento impegnativo e certamente inedito.

Chi legge potrebbe utilmente obiettare che sarebbe un buon risultato avere l’intelligenza normale. Già. Ma il tempo digitale incombe e ci impone di cambiare profondamente i nostri modelli cognitivi, l’approccio ad una realtà di cui la componente virtuale è un ingrediente fondamentale.

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Incurabili! Marx non c’entra proprio nulla con la Scienza?!?

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 Angelo Baracca

 

Due anni fa ricorreva il duecentesimo centenario della nascita di Karl Marx e giustamente il mondo intero fu inondato da una marea di commemorazioni, incontri e convegni di tutti i tipi e i livelli. Nel corso di queste manifestazioni io fui colpito dal fatto che in nessuna delle iniziative di cui venivo a conoscenza compariva neanche per caso la parola Scienza: ergo, il messaggio è per il colto e l’inclita – ma molto più negativamente per tutt* i compagn* – che il marxismo ha a che fare con la politica, l’economia, la società, ma non ha nulla a che fare con la Scienza (uso volutamente la maiuscola).

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“The Donald” scopre la Luna

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Gennaro Chiappinelli, Massimiliano Romanello

 

Il leggendario filosofo turco Nasreddin Hoca narra di un uomo che, vedendo la Luna riflessa nell’acqua in fondo ad un pozzo, cercò di recuperarla e restituirla al cielo per mezzo di una fune. La fune rimase impigliata ad una roccia sporgente e l’uomo, cadendo all’indietro per l’inutile sforzo, si compiacque nel vedere che la Luna era effettivamente tornata al suo posto.

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Migrazioni climatiche

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Andrea Vento

 

Il genere umano, sin dall'epoca preistorica, è sempre stato interessato da spostamenti, su scala più o meno ampia, generati da una vasta gamma di motivazioni, fra le quali principalmente: la ricerca di nuove terre, l'aspirazione verso migliori condizioni di vita, l'espansione coloniale, la fuga da guerre, persecuzioni e discriminazioni varie ed anche da fenomeni naturali avversi quali catastrofi e cambiamenti climatici. Numerosi sono i casi storici di movimenti di interi popoli o di parte di essi sospinti da fenomeni naturali, in quanto le migrazioni hanno da sempre rappresentato una fondamentale strategia di adattamento ai mutamenti climatico-ambientali. Nonostante ciò, l'elite politica mondiale e i media internazionali non hanno, sino a pochi anni fa, prestato particolare attenzione a questo fenomeno. La comunità scientifica mondiale, invece, dalla fine del scorso secolo ha mostrato crescente interesse sia verso lo studio dei cambiamenti climatici che delle sue conseguenze, come l'impatto sui flussi migratori.

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Dov'è oggi il pericolo di fascismo?

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Emiliano Alessandroni

 

Prima di distinguere fra «cesarismo progressivo» e «cesarismo regressivo»[1], con un implicito riferimento, da un lato all'Unione Sovietica e dall'altro ai regimi nazifascisti, Antonio Gramsci aveva a suo tempo spiegato che il fenomeno dell'inflessione autoritaria di un governo, suscettibile di conoscere una massiccia intromissione «dell'elemento militare nella vita statale»[2], costituisce il risultato non già dell'arbitrio soggettivo di un singolo despota, ma di una condizione oggettiva che vede le forze sociali in lotta tendenzialmente equilibrarsi.

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I riflessi della concezione ordinovista del potere sociale dal basso nel modello di democrazia econo …

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Gaetano Bucci

 

  1. Le ragioni internazionali della fondazione del PCdI

Il Partito fondato a Livorno, nel gennaio del 1921, fu denominato Partito Comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale comunista, con l'intenzione di porsi come un’articolazione della III Internazionale[1], la quale, nel suo II Congresso[2], prescrisse alle formazioni politiche che sceglievano di aderirvi, l’obbligo di rispettare le «ventun condizioni [...] elaborate da Lenin»[3] e tra queste le più rilevanti: la «rottura» con i dirigenti «centristi» e «riformisti» rimasti inerti dinanzi alla guerra imperialista[4], il cambio del nome[5] e l’espulsione dei membri contrari alle «tesi» da essa formulate[6].

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L’«enigma Gorbaciov» e il suo lascito. Qualche considerazione a caldo

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 Alexander Höbel

 

Non è possibile delineare “a caldo”, all’indomani della sua scomparsa, una riflessione adeguata su una figura tanto complessa e contraddittoria come quella di Michail S. Gorbačëv; l’«enigma Gorbaciov», come lo definirono sia il suo antagonista Egor Ligaciov, sia il giornalista tedesco Gerd Ruge, corrispondente da Mosca dal 1987 al 1993[1].

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Addio al compagno Edio Vallini

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Nunzia Augeri

 

Il compagno Edio Vallini, a lungo direttore responsabile di "Marxismo Oggi" rivista, è deceduto a Milano sabato 23 luglio scorso, all’età di 90 anni. Era stato iscritto al Pdci fin dal primo giorno, giacché Armando Cossutta stesso lo aveva contattato per assicurarsene la militanza. Vallini e Cossutta erano quasi coetanei, avevano vissuto entrambi i momenti più bui della Resistenza, poi gli anni di militanza nel Partito comunista e in Rifondazione comunista. In giovinezza erano stati complici di una grave infrazione all’etica del partito: andavano insieme a giocare a tennis, sfidando la disapprovazione per un’abitudine tanto “borghese”: la loro amicizia – erano quasi coetanei – rimase intatta per tutta la vita.

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L'Holodomor, la propaganda liberale e le rimozioni storiche dell'Occidente

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Domenico Losurdo  [1] 

 

  1. L’olocausto ucraino quale bilanciamento dell’olocausto ebraico

 

Le due personalità criminali [Hitler e Stalin ndr], reciprocamente legate da affinità elettive, producono due universi concentrazionari tra loro assai simili: così procede la costruzione della mitologia politica ai giorni nostri imperversante. Per la verità, pur inaugurando questa linea di pensiero, [Hannah] Arendt fa un discorso più problematico. Per un verso accenna, sia pure in modo assai sommario, ai «metodi totalitari» preannunciati dai campi di concentramento in cui l’Inghilterra liberale rinchiude i boeri ovvero agli elementi «totalitari» presenti nei campi di concentramento che la Francia della Terza Repubblica istituisce «dopo la guerra civile spagnola». Per un altro verso, nell’istituire il confronto tra Urss staliniana e Germania hitleriana, Arendt fa valere alcune importanti distinzioni: solo a proposito del secondo paese parla di «campi di sterminio».

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