di Salvatore Tinè

La nozione di ideologia è una delle categorie fondamentali del pensiero di Marx e di Engels. In particolare essa svolge un ruolo molto importante nel processo di elaborazione e di genesi della concezione materialistica della storia. Il superamento e la critica da parte di Marx e di Engels delle posizioni filosofiche e politiche del gruppo della cosiddetta “sinistra hegeliana”, alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento, prende le mosse, infatti dalla nozione di “ideologia tedesca”. Con essa i due fondatori del materialismo storico intendono evidenziare il carattere essenzialmente speculativo e soggettivistico del pensiero filosofico-politico dei “giovani hegeliani” e in particolare della loro pretesa di avviare un processo di rinnovamento sociale e politico della Germania sul mero terreno delle “idee” e della “filosofia”. Nel primato della filosofia rivendicato dalla sinistra hegeliana Marx ed Engels individuano un fondamentale elemento di continuità con l’idealismo di Hegel e insieme il riflesso della condizione di arretratezza sociale e politica della Germania rispetto alla Francia e all’Inghilterra. In realtà una critica reale, effettiva dell’ordine di cose esistente non può non presupporre per loro la fuoriuscita dal terreno della filosofia e del “pensiero puro”.

La critica tedesca – scrivono Marx ed Engels nell’Ideologia tedesca – non hai abbandonato, fino ai suoi ultimi sforzi, il terreno della filosofia. Ben lungi dall’indagare sui suoi presupposti filosofici generali, tutti quanti i suoi problemi sono nati anzi sul terreno di un sistema filosofico determinato, l’hegeliano. Non solo nelle risposte, ma negli stessi problemi c’era una mistificazione. Questa dipendenza da Hegel è la ragione per cui nessuno di questi moderni critici ha neppure tentato una critica complessiva del sistema hegeliano, tanta è la convinzione, in ciascuno di essi di essersi spinto oltre Hegel. La loro polemica contro Hegel e fra di loro si limita a questo, che ciascuno estrae un aspetto del sistema hegeliano e lo rivolge tanto contro l’intero sistema quanto contro gli aspetti che ne estraggono gli altri. Dapprima si estrassero categorie hegeliane pure, genuine, come la sostanza e l’autocoscienza, poi si contaminarono con nomi più profani, come Specie, l’Unico, l’Uomo1.

Come i Vecchi hegeliani, i Giovani hegeliani “credono al predominio della religione, dei concetti, dell’universale nel mondo esistente; solo che gli uni combattono quel predominio come usurpazione, mentre gli altri lo esaltano come legittimo”2. Per Marx ed Engels si tratta invece di risalire dalla critica dei concetti, degli universali, ovvero delle mere rappresentazioni o “illusioni della coscienza”, a quella della realtà storico-sociale, dei rapporti reali che li produce. “A nessuno di questi filosofi è venuto in mente di ricercare il nesso esistente tra la filosofia tedesca e la realtà tedesca, il nesso tra la loro critica e il loro proprio ambiente materiale”3.

La critica della “ideologia tedesca” sfocia così una critica dell’“ideologia in generale”, tesa a ricondurre l’analisi dei processi di genesi e di produzione delle idee e delle rappresentazioni della coscienza all’analisi dei processi della produzione e della vita materiali. Ideologia è qualunque rappresentazione della vita sociale che occulti o smarrisca il nesso genetico tra il divenire delle forme della produzione materiale e della divisione del lavoro da un lato e l’evoluzione delle forme di coscienza che da quelle discendono e ad esse corrispondono. In tal senso il linguaggio rappresenta la prima, più originaria forma di coscienza, direttamente legata alle esigenze e ai bisogni della produzione della vita. “Il linguaggio è antico quanto la coscienza, il linguaggio è la coscienza reale, pratica, che esiste anche per altri uomini e che dunque è la sola esistente anche per me stesso, e il linguaggio, come la coscienza, sorge soltanto dal bisogno, dalla necessità di rapporti con altri uomini”4. Lo sviluppo della coscienza procede parallelamente a quello della divisione del lavoro, in virtù “dell’accresciuta produttività, dell’aumento dei bisogni e dell’aumento della popolazione che sta alla base dell’uno e dell’altro fenomeno”5. In questo senso la genesi della coscienza, della sua realtà come della sua apparente autonomia, è un prodotto della divisione sociale del lavoro. È infatti solo con la separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale che quella divisione diviene reale. Solo dal momento in cui interviene questa la distinzione “la coscienza può realmente figurarsi di essere qualche cosa di diverso dalla coscienza della prassi esistente, concepire realmente qualche cosa senza concepire alcunché di reale: da questo momento la coscienza è in grado di emanciparsi dal mondo e di passare a formare la ‘pura’ teoria, teologia, filosofia, morale, ecc.”6. La critica dell’ideologia, ovvero dell’illusione dell’autonomia e della “purezza” della coscienza coincide allora con la critica della divisione del lavoro e della contraddizione tra rapporti di produzione e sviluppo delle forze produttive che essa comporta. È tale contraddizione infatti alla base dello stesso contrasto tra i rapporti sociali e le forme ideologiche che caratterizza i periodi storici di crisi e di transizione. È con la divisione del lavoro che “si dà la possibilità, anzi la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi, e la possibilità che essi non entrino in contraddizione sta solo nel tornare ad abolire la divisione del lavoro”7.

Nella prospettiva della imminenza della rivoluzione e del comunismo, Marx ed Engels considerano il proletariato come una classe che ha tutte le potenzialità per emanciparsi dall’influenza e dal dominio delle rappresentazioni della ideologia prodotte dalla divisione del lavoro e dalla divisione in classi della società. La rivoluzione proletaria è il superamento pratico e immediato non solo del dominio di classe ma anche del dominio dell’ideologia e quindi della “fraseologia teorica” che di fatto lo giustifica e legittima.

La vera, pratica risoluzione di questa fraseologia, l’eliminazione di queste rappresentazioni della coscienza degli uomini sarà effettuata, come si è già detto, attraverso una situazione trasformata, non attraverso deduzioni teoriche. Per la massa degli uomini, cioè per il proletariato, queste rappresentazioni teoriche non esistono, e quindi per essa non hanno bisogno di essere risolte, e se questa massa ha posseduto delle rappresentazioni teoriche, per esempio, la religione, esse sono già state da lungo tempo dissolte dalle circostanze8.

Tuttavia la critica marxiana ed engelsiana dell’ideologia non manca di rilevare la realtà di quest’ultima e l’importanza fondamentale del suo ruolo nella costituzione e nel mantenimento del dominio di classe. Il dominio di una classe è al contempo il dominio delle sue idee.

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio9.

È sulla forma universale delle idee nel caso del dominio di classe borghese che si sofferma in particolare l’analisi di Marx ed Engels. L’ideologia appare così come l’occultamento del carattere particolare degli interessi di classe nella forma universale, “idealistica”, che ad esso viene conferita dai produttori delle idee. Solo così infatti l’interesse particolare della classe dominante può presentarsi e legittimarsi come l’interesse generale della società. Il dominio di “idee sempre più astratte”, tendenti ad assumere “la forma dell’universalità” caratterizza, per Marx ed Engels la moderna società borghese la cui ideologia è fondata sui concetti universalistici di libertà e di uguaglianza. Perciò il dominio di classe assume in essa la parvenza di un dominio delle idee. Il comunismo è il superamento della universalità solo “ideale” e la realizzazione, di là da ogni “ideologia” scissa dall’ambito della produzione della prassi materiali, di una universalità effettiva10.

Tutta questa parvenza, che il dominio di una determinata classe non sia altro che il dominio di certe idee, cessa naturalmente da sé non appena il dominio di classi in generale cessa di essere la forma dell’ordinamento sociale, non appena quindi non è più necessario rappresentare un interesse particolare come universale o l’‘universale’ come dominante11.

Nel capovolgimento idealistico del rapporto tra essere sociale e coscienza Marx ed Engels individuano la causa di questa parvenza. Si tratta del medesimo capovolgimento delle “forze (rapporti) personali in forze oggettive” che caratterizza la moderna società borghese. In quest’ultima “gli individui sono più liberi di prima” ma solo “nell’immaginazione perché per loro le loro condizioni di vita sono casuali”, mentre nella realtà “sono naturalmente meno liberi perché subordinati a una forza oggettiva” ovvero alla divisione del lavoro e alla concorrenza. Viene così smascherata la nozione elaborati dagli “ideologi” di “individuo” e mostrata la sua derivazione da una forma di produzione storicamente determinata nella quale la libertà del singolo non si riduce ad altro che alla casualità delle sue condizioni di esistenza determinate dalla concorrenza e dalla “lotta tra gli individui”.

Possiamo dire allora che è proprio sul terreno della critica dell’ideologia che Marx ed Engels gettano le basi della stessa “critica dell’economia politica” che impegnerà Marx in modo straordinariamente intenso dopo la sconfitta delle rivoluzioni del ’48. Non a caso nella Prefazione del ’59 a Per la critica dell’economia politica, Marx tornerà sul tema della ideologia nel contesto di una sintetica ricostruzione dell’evoluzione del suo pensiero. Egli ribadisce il carattere derivato della “coscienza”, ovvero il fondamento materiale di quest’ultima, nell’“essere sociale”, nell’“insieme” dei rapporti di produzione” che “costituisce la struttura economica della società”. Tuttavia la sovrastruttura ideologica che si eleva sulla struttura costituita dai rapporti di produzione non è una mera parvenza ma addirittura uno dei terreni fondamentali sui cui si combatte il conflitto tra le classi. L’importanza dei processi che investono l’ambito della “ideologia” appare con particolare evidenza nelle fasi di crisi e di transizione da un ordinamento sociale all’altro. “Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo”.

Emerge così una più complessa e determinata concezione dell’ideologia. Quest’ultima non è soltanto, come nella Ideologia tedesca, il prodotto del capovolgimento del nesso reale tra l’essere sociale da un lato e le rappresentazioni o “illusioni” della “coscienza” dall’altro, ma coincide anche con il complesso delle “forme ideologiche” nell’ambito delle quali soltanto il conflitto economico e politico tra le classi concretamente si svolge. Al di là della sua accezione prevalentemente negativa, la nozione di “ideologia” si rivela come una categoria fondamentale per comprendere nella loro effettiva, concreta dinamica storica il nesso tra “struttura” e “sovrastruttura” e i modi sempre storicamente specifici e particolari in cui tale nesso condiziona e determina l’evoluzione del conflitto tra le classi.

Tale concezione della funzione storica e sociale dell’ideologia sarà particolarmente sviluppata da Engels nel suo Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca. Ritornando nuovamente sull’evoluzione che portò sia lui che Marx dalla critica dell’idealismo alla concezione materialistica della storia, Engels individua nell’incapacità di concettualizzare la differenza tra i processi della natura e quelli della storia e quindi il ruolo fondamentale della “coscienza” e della “volontà” nell’evoluzione storico-sociale, il limite più grave del vecchio materialismo meccanicistico del XVIII secolo. L’ideologia, ovvero il complesso dei motivi ideali che accompagnano l’agire storico degli uomini deve a sua volta essere indagata nelle sue cause reali. Il vecchio materialismo prende “per cause prime le forze motrici ideali che agiscono nella storia, invece di ricercare che cosa si nasconde dietro di esse, quali sono le forze motrici dietro queste forze motrici”12. Se il merito della filosofia della storia di Hegel è quello di ricercare “le cause ultime degli avvenimenti storici” che stanno dietro ai “motivi reali” come a quelli “ideali” o “apparenti”, il suo limite consiste tuttavia nel cercarle “non nella storia stessa”, ovvero nell’importarle “nella storia, dal di fuori, dall’ideologia filosofica”. Dunque le cause ultime riconducibili in ultima istanza ai processi della produzione materiale e alla lotta tra le classi in tanto determinano l’evoluzione storica delle società come le loro crisi in quanto si traducono in modo più o meno mediato nei motivi ideali, quindi nelle forme ideologiche che motivano la volontà e l’agire cosciente degli uomini. “Tutto ciò che mette in movimento gli uomini deve passare attraverso il loro cervello; ma la forma che esso assume nel loro cervello dipende molto dalle circostanze”13. Engels stabilisce un parallelismo tra la mediazione ideologica delle forme di coscienza nell’agire sociale degli uomini e quella che segna il passaggio dalla “società civile”, ovvero dallo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di scambio alla “volontà dello Stato”.

Come nell’uomo singolo tutti gli impulsi delle sue azioni devono, per portarlo ad agire, passare attraverso il suo cervello e trasformarsi in motivi determinanti della sua volontà, così tutti i bisogni della società civile – qualunque sia la classe che è al potere – devono passare attraverso la volontà dello Stato per ottenere validità generale sotto di forma di leggi14.

Il nesso tra Stato e ideologia appare così centrale nella riflessione di Engels. Lo Stato ci si presenta come il primo potere ideologico sugli uomini. La società si crea un organo per la difesa dei suoi interessi comuni contro gli attacchi interni ed esterni. Questo organo è il potere dello Stato. Appena sorto, quest’organo si rende indipendente dalla società, e ciò tanto più quanto più diventa organo di una classe determinata, e realizza in modo diretto il dominio di una classe.

Proprio il carattere di strumento principale del dominio di classe rende lo Stato un organo apparentemente autonomo e indipendente dalla società. Ed è tale autonomia a renderlo il principale potere ideologico della società. “Ma lo Stato, una volta divenuto un potere indipendente dalla società, produce subito una nuova ideologia. Per i politici di professione, per i teorici del diritto pubblico e per i giuristi del diritto privato, il legame coi fatti economici si perde definitivamente”15. La produzione di ideologie sempre più elevate come la filosofia e la religione, rende sempre meno immediato il rapporto tra le condizioni economiche e i loro riflessi nella coscienza e nella volontà degli uomini. Tale rapporto è infatti “reso sempre più oscuro dall’esistenza di gradi intermedi”16. Ma proprio perciò essi si stabilisce e consolida senza che giunga alla coscienza degli individui. “Il fatto che le condizioni materiali dell’esistenza degli uomini nei cui cervelli si compie questo processo di pensiero ne determinano il corso in ultima analisi, questo fatto non può giungere alla coscienza degli uomini, altrimenti tutta l’ideologia sarebbe finita”17.

 

Note 

1 K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1983, p. 6.

2 Ivi, p. 7.

3 Ivi, p. 8.

4 Ivi, p. 20

5 Ivi, p. 21.

6 Ivi, pp. 21-2.

7 Ivi, p. 22

8 Ivi, p. 32.

9 Ivi, pp. 35-6.

10 Ivi, p. 55.

11 Ivi, p. 38.

12 F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, trad. di Palmiro Togliatti, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 65.

13 Ivi, p. 66.

14 Ivi, pp. 68-69.

15 Ivi, p. 71.

16 Ivi.

17 Ivi, 72-3.

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La pubblicazione della nuova edizione inglese di Die Zerstorung der Vernunft (Georg Lukács, The Destruction of the Reason, London, Verso, 2021) merita grande attenzione, perché rende nuovamente disponibile sul mercato anglosassone un testo che, come dimostra la sua traduzione tardiva (la versione di Palmer per Merlin Press, qui ripresa, è soltanto del 1980), non ha mai riscontrato grandi favori, e perché è introdotta da un lungo e interessante saggio di Enzo Traverso. Il suo contributo fornisce molte tracce per una discussione, che si cercherà qui di impostare.

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Il Marx di Berlin

Categoria: Libri Hits:691

 

Lelio La Porta

 

Isaiah Berlin scrisse una biografia di Karl Marx, la cui quinta edizione viene oggi pubblicata in Italia (I. Berlin, Karl Marx, a cura di H. Hardy, Adelphi, Milano, 2021, pp. 309, € 28,00). Vale la pena di rammentare che non è del tutto esatto scrivere (si veda Robinson del 21 agosto) che il lavoro «appare soltanto adesso in italiano» in quanto la prima traduzione, di Paolo Battino Vittorelli, nella nostra lingua risale al 1967, per La Nuova Italia (che ripubblicò il testo nel 1994 con una revisione della traduzione condotta sulla base della quarta edizione del 1978), ed è la stessa riproposta oggi, con l’aggiunta, come sottolinea il curatore Hardy, di «note autoriali», che risalgono alla revisione del testo operata da Berlin nel 1978, e «note redazionali» in cui sono inseriti anche i rimandi alle opere di Marx in italiano alle quali l’autore fa riferimento.

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Il “nuovo” Marx di Roberto Fineschi

Categoria: Libri Hits:2003

 Giovanni Sgro’

 

Il profilo di biografia intellettuale di Marx a firma di Roberto Fineschi (Marx, Brescia, Scholé, 2021, 183 pp., ISBN 978-88-284-0296-1) si presenta esteriormente come un volumetto agile e “leggero” ma, già a una prima lettura, si rivela essere una miniera di spunti critici e di proposte ermeneutiche, in cui si condensa un confronto più che ventennale con l’opera di Marx e con la relativa letteratura critica.

      Alla base di questo così come di tutti gli altri lavori di Fineschi vi è quel «fondamentale passaggio storico-esegetico» (p. 13) rappresentato dalla nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels in lingua tedesca, la Marx-Engels-Gesamtausgabe, di cui Fineschi stesso è stato ed è in Italia uno dei maggiori conoscitori e “divulgatori”.

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Domenico Losurdo e la sfida di un materialismo storico per il XXI secolo

Categoria: Libri Hits:1412

 

Sabato Danzilli

 

La raccolta di saggi contenuta in Domenico Losurdo tra filosofia, storia e politica, pubblicata da La scuola di Pitagora, a cura di Stefano Giuseppe Azzarà, Paolo Ercolani ed Emanuela Susca, offre una panoramica completa dei principali interessi della ricerca di Domenico Losurdo, con interventi da parte dei suoi collaboratori più stretti e di alcuni colleghi. Il filosofo pugliese, scomparso quasi tre anni fa, è stato tra i più importanti pensatori della sinistra italiana degli ultimi decenni, e la sua influenza si estende sempre più sul piano internazionale.

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Antonio Gramsci, se insegnare è un’arte

Categoria: Libri Hits:1064

 

Lelio La Porta *

 

La parola contaminazione suscita, già al solo pronunciarla, sudori freddi che scorrono lungo il corpo di chi ascolta in quanto evoca epidemie, catastrofi e cataclismi. Ci sono casi in cui, al di fuori della terminologia medica, però, la contaminazione riesce a rendere perfettamente il senso di una dialettica profonda che consente ad un pensiero in embrione di svilupparsi e di prendere consapevolezza di sé e delle sue potenzialità fino alla definitiva maturazione. È il caso di Antonio Gramsci in rapporto alla tematica della formazione dell’uomo così come viene affrontata nel libro di Chiara Meta, Il soggetto e l’educazione in Gramsci. Formazione dell’uomo e teoria della personalità (Bordeaux, Roma 2019, pp. 185, €. 14,00).

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte II)

Categoria: Saggi Hits:2193

 

Paola Pavese

 

Appunti per un manuale

I Pionieri del Futuro. Le attività per fasce d’età

Tutti bambini e i ragazzi dai 7 ai 13 anni possono diventare Pionieri del Futuro, una volta che abbiano aderito all’ Invito dei Pionieri (vedi più avanti). Le attività saranno però diverse per i bambini fino agli 11 anni, rispetto a quelle dei ragazzi più grandi. I più grandi aiuteranno le attività dei piccoli e si dedicheranno con maggior approfondimento ad attività di impegno sociale, anche a carattere internazionale.

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte I)

Categoria: Saggi Hits:4863

© Paola Pavese

 

Premessa

Questo opuscolo è un’introduzione, non certo esaustiva, ad alcuni riferimenti teorici della pedagogia marxista e alla storia dei Pionieri d’Italia.

Ma è soprattutto un manuale, in cui ho immaginato una possibile organizzazione per bambini e ragazzi, a cui ho voluto dare un nome, che mi è sembrato bellissimo: Pionieri del Futuro. Per scriverlo ho seguito le orme di Gianni Rodari e del suo Manuale dei Pionieri, che a leggerlo pare anch'esso un esercizio di fantasia, basato su un qualche testo che l'autore pare avere sotto gli occhi. Ovviamente, fare esercizi di fantasia seguendo le orme di Rodari viene facile, direi che viene quasi automatico, ed è probabile che in più di un'occasione mi sia fatta trascinare dall'entusiasmo.

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Marxismo e intercultura

Categoria: Saggi Hits:4628

Donatello Santarone*

 

Gli studi interculturali sono molto vasti, un enorme contenitore dove convivono prospettive scientifiche e culturali spesso opposte. C’è un’intercultura “aziendalista” (e persino “militarista”) che vuole conoscere il cosiddetto “altro” per meglio colonizzarlo (un po’ come i primi antropologi al servizio degli eserciti coloniali nell’800): è una visione tutta strumentale della relazione con i paesi e i popoli del Terzo e Quarto Mondo, finalizzata esclusivamente alla dimensione mercantile del rapporto.

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Possibilidades Lenineanas para uma Paidéia Comunista

Categoria: Saggi Hits:3378

Antonio Carlos Mazzeo

 

I. Os Pressupostos

A preocupação em abrir o debate sobre a conexão entre educação e socialismo nas universidades brasileiras é muito relevante. Até por que, nada mais conectado e articulado do que aprendizado, educação e socialismo. Recuperar esse vínculo já vale um evento como este. Recentemente participei de um seminário na Faculdade de Educação da Unesp/Marília intitulado Marx, Gramsci e Vigotsky: Aproximações, do qual resultou um livro com as palestras proferidas, onde está publicada minha intervenção no evento , uma prazeirosa experiência, pois raramente tenho a oportunidade de dialogar com pedagogos estando, na maioria do tempo, restrito à minha área de Ciências Sociais e de Historia.

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Un volume sulla guerra ucraina: cause, impatto, conseguenze

Categoria: Saggi Hits:274

 

Andrea Catone *

 

Questo volume di “MarxVentuno” intende fornire strumenti di conoscenza, riflessione, analisi sulla guerra in corso e sulla nuova fase della storia mondiale che si è con essa avviata. Non esaurisce certamente il tema; alcuni aspetti del quale non sono qui ancora trattati; diverse questioni vanno riprese e approfondite. Ci impegniamo a farlo nei prossimi numeri, cercando di utilizzare al meglio quella “cassetta degli attrezzi” del marxismo, cui esplicitamente si richiama la nostra rivista.

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La crisi ucraina: origine, sviluppi e prospettive (parte III). Da piaz …

Categoria: Saggi Hits:245

 Andrea Vento *

 

I principali media nazionali e internazionali dell'emisfero occidentale, anche tramite nutrita schiera di inviati sul campo, hanno proposto una narrazione della crisi ucraina che fa leva su due elementi principali: l'inizio del conflitto armato il 24 febbraio 2022 e l'attribuzione di ogni responsabilità alla Russia che avrebbe sferrato l'attacco militare in modo "non motivato e non provocato".

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Omertà nella guerra di gangster

Categoria: Articoli Hits:286

 

Diana Johnstone *

 

Le guerre imperialiste si combattono per conquistare paesi, popoli, territori. Le guerre di gangster si combattono per sbarazzarsi dei concorrenti. Nelle guerre di gangster si lancia un avvertimento oscuro, poi si spaccano le finestre o si brucia tutto.

La guerra di gangster è quella che combatti se sei già il boss e non vuoi lasciare che nessun altro mostri i muscoli nel tuo territorio. Per i "don" di Washington il loro territorio può essere quasi dovunque, ma il suo cuore è l’Europa occupata.

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Nulla sarà più come prima

Categoria: Relazioni e Interventi Hits:160

 

Vladimir V. Putin *

 

Pubblichiamo come utile materiale di documentazione, rilanciando la traduzione e sintesi del testo realizzata dal sito casadelsole.tv


  Cari cittadini russi, cittadini delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, cittadini delle regioni Zaporizhzhya e Kherson, deputati della Duma di Stato e senatori della Federazione Russa!
  Come sapete, si sono svolti i referendum nelle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk, nelle regioni di Zaporizhzhya e di Kherson. Sono stati raccolti i dati e i risultati sono noti. La gente ha fatto la propria scelta, una scelta inequivocabile. Oggi firmiamo i trattati di adesione alla Russia della Repubblica Popolare di Donetsk, della Repubblica Popolare di Lugansk, della Regione di Zaporizhzhya e della Regione di Kherson.

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Dov’è il fascismo oggi? Processi di concentrazione neoliberale del …

Categoria: Saggi Hits:1016

 Stefano G. Azzarà (Università di Urbino) *

 

  1. Antifascismo degradato a propaganda

 

Non c’è dubbio che in Fratelli d’Italia – il partito di Giorgia Meloni che tutti i sondaggi indicano come vincitore delle prossime elezioni con il 24% circa dei consensi – ci siano forti nostalgie fasciste o fascisteggianti. Diversi suoi esponenti nazionali e locali rappresentano già per la loro biografia la continuità con il MSI, la formazione che dopo la nascita della Repubblica italiana aveva raccolto gli eredi del fascismo sconfitto e che è stato a lungo guidato da Giorgio Almirante (un funzionario della Repubblica di Salò che nel contesto della Guerra Fredda seppe subito riposizionarsi in chiave filoamericana e anti-PCI).

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L’intelligenza artificiale è qui e lotta contro di noi

Categoria: Articoli Hits:653

 

Vincenzo Vita *

 

E’ maturato il varo da parte della Commissione europea di un testo volto a disciplinare i confini dell’intelligenza artificiale. Si tratta, ovviamente, dell’inizio di un percorso, che porterà ad un Regolamento impegnativo e certamente inedito.

Chi legge potrebbe utilmente obiettare che sarebbe un buon risultato avere l’intelligenza normale. Già. Ma il tempo digitale incombe e ci impone di cambiare profondamente i nostri modelli cognitivi, l’approccio ad una realtà di cui la componente virtuale è un ingrediente fondamentale.

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Incurabili! Marx non c’entra proprio nulla con la Scienza?!?

Categoria: Saggi Hits:1462

 Angelo Baracca

 

Due anni fa ricorreva il duecentesimo centenario della nascita di Karl Marx e giustamente il mondo intero fu inondato da una marea di commemorazioni, incontri e convegni di tutti i tipi e i livelli. Nel corso di queste manifestazioni io fui colpito dal fatto che in nessuna delle iniziative di cui venivo a conoscenza compariva neanche per caso la parola Scienza: ergo, il messaggio è per il colto e l’inclita – ma molto più negativamente per tutt* i compagn* – che il marxismo ha a che fare con la politica, l’economia, la società, ma non ha nulla a che fare con la Scienza (uso volutamente la maiuscola).

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“The Donald” scopre la Luna

Categoria: Articoli Hits:999

 

Gennaro Chiappinelli, Massimiliano Romanello

 

Il leggendario filosofo turco Nasreddin Hoca narra di un uomo che, vedendo la Luna riflessa nell’acqua in fondo ad un pozzo, cercò di recuperarla e restituirla al cielo per mezzo di una fune. La fune rimase impigliata ad una roccia sporgente e l’uomo, cadendo all’indietro per l’inutile sforzo, si compiacque nel vedere che la Luna era effettivamente tornata al suo posto.

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Migrazioni climatiche

Categoria: Saggi Hits:1521

Andrea Vento

 

Il genere umano, sin dall'epoca preistorica, è sempre stato interessato da spostamenti, su scala più o meno ampia, generati da una vasta gamma di motivazioni, fra le quali principalmente: la ricerca di nuove terre, l'aspirazione verso migliori condizioni di vita, l'espansione coloniale, la fuga da guerre, persecuzioni e discriminazioni varie ed anche da fenomeni naturali avversi quali catastrofi e cambiamenti climatici. Numerosi sono i casi storici di movimenti di interi popoli o di parte di essi sospinti da fenomeni naturali, in quanto le migrazioni hanno da sempre rappresentato una fondamentale strategia di adattamento ai mutamenti climatico-ambientali. Nonostante ciò, l'elite politica mondiale e i media internazionali non hanno, sino a pochi anni fa, prestato particolare attenzione a questo fenomeno. La comunità scientifica mondiale, invece, dalla fine del scorso secolo ha mostrato crescente interesse sia verso lo studio dei cambiamenti climatici che delle sue conseguenze, come l'impatto sui flussi migratori.

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Dov'è oggi il pericolo di fascismo?

Categoria: Saggi Hits:875

Emiliano Alessandroni

 

Prima di distinguere fra «cesarismo progressivo» e «cesarismo regressivo»[1], con un implicito riferimento, da un lato all'Unione Sovietica e dall'altro ai regimi nazifascisti, Antonio Gramsci aveva a suo tempo spiegato che il fenomeno dell'inflessione autoritaria di un governo, suscettibile di conoscere una massiccia intromissione «dell'elemento militare nella vita statale»[2], costituisce il risultato non già dell'arbitrio soggettivo di un singolo despota, ma di una condizione oggettiva che vede le forze sociali in lotta tendenzialmente equilibrarsi.

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I riflessi della concezione ordinovista del potere sociale dal basso nel modello di democrazia econo …

Categoria: Saggi Hits:194

 

Gaetano Bucci

 

  1. Le ragioni internazionali della fondazione del PCdI

Il Partito fondato a Livorno, nel gennaio del 1921, fu denominato Partito Comunista d’Italia, sezione dell’Internazionale comunista, con l'intenzione di porsi come un’articolazione della III Internazionale[1], la quale, nel suo II Congresso[2], prescrisse alle formazioni politiche che sceglievano di aderirvi, l’obbligo di rispettare le «ventun condizioni [...] elaborate da Lenin»[3] e tra queste le più rilevanti: la «rottura» con i dirigenti «centristi» e «riformisti» rimasti inerti dinanzi alla guerra imperialista[4], il cambio del nome[5] e l’espulsione dei membri contrari alle «tesi» da essa formulate[6].

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L’«enigma Gorbaciov» e il suo lascito. Qualche considerazione a caldo

Categoria: Articoli Hits:1815

 Alexander Höbel

 

Non è possibile delineare “a caldo”, all’indomani della sua scomparsa, una riflessione adeguata su una figura tanto complessa e contraddittoria come quella di Michail S. Gorbačëv; l’«enigma Gorbaciov», come lo definirono sia il suo antagonista Egor Ligaciov, sia il giornalista tedesco Gerd Ruge, corrispondente da Mosca dal 1987 al 1993[1].

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Addio al compagno Edio Vallini

Categoria: Articoli Hits:531

Nunzia Augeri

 

Il compagno Edio Vallini, a lungo direttore responsabile di "Marxismo Oggi" rivista, è deceduto a Milano sabato 23 luglio scorso, all’età di 90 anni. Era stato iscritto al Pdci fin dal primo giorno, giacché Armando Cossutta stesso lo aveva contattato per assicurarsene la militanza. Vallini e Cossutta erano quasi coetanei, avevano vissuto entrambi i momenti più bui della Resistenza, poi gli anni di militanza nel Partito comunista e in Rifondazione comunista. In giovinezza erano stati complici di una grave infrazione all’etica del partito: andavano insieme a giocare a tennis, sfidando la disapprovazione per un’abitudine tanto “borghese”: la loro amicizia – erano quasi coetanei – rimase intatta per tutta la vita.

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L'Holodomor, la propaganda liberale e le rimozioni storiche dell'Occidente

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Domenico Losurdo  [1] 

 

  1. L’olocausto ucraino quale bilanciamento dell’olocausto ebraico

 

Le due personalità criminali [Hitler e Stalin ndr], reciprocamente legate da affinità elettive, producono due universi concentrazionari tra loro assai simili: così procede la costruzione della mitologia politica ai giorni nostri imperversante. Per la verità, pur inaugurando questa linea di pensiero, [Hannah] Arendt fa un discorso più problematico. Per un verso accenna, sia pure in modo assai sommario, ai «metodi totalitari» preannunciati dai campi di concentramento in cui l’Inghilterra liberale rinchiude i boeri ovvero agli elementi «totalitari» presenti nei campi di concentramento che la Francia della Terza Repubblica istituisce «dopo la guerra civile spagnola». Per un altro verso, nell’istituire il confronto tra Urss staliniana e Germania hitleriana, Arendt fa valere alcune importanti distinzioni: solo a proposito del secondo paese parla di «campi di sterminio».

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