di Salvatore Tinè

La nozione di ideologia è una delle categorie fondamentali del pensiero di Marx e di Engels. In particolare essa svolge un ruolo molto importante nel processo di elaborazione e di genesi della concezione materialistica della storia. Il superamento e la critica da parte di Marx e di Engels delle posizioni filosofiche e politiche del gruppo della cosiddetta “sinistra hegeliana”, alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento, prende le mosse, infatti dalla nozione di “ideologia tedesca”. Con essa i due fondatori del materialismo storico intendono evidenziare il carattere essenzialmente speculativo e soggettivistico del pensiero filosofico-politico dei “giovani hegeliani” e in particolare della loro pretesa di avviare un processo di rinnovamento sociale e politico della Germania sul mero terreno delle “idee” e della “filosofia”. Nel primato della filosofia rivendicato dalla sinistra hegeliana Marx ed Engels individuano un fondamentale elemento di continuità con l’idealismo di Hegel e insieme il riflesso della condizione di arretratezza sociale e politica della Germania rispetto alla Francia e all’Inghilterra. In realtà una critica reale, effettiva dell’ordine di cose esistente non può non presupporre per loro la fuoriuscita dal terreno della filosofia e del “pensiero puro”.

La critica tedesca – scrivono Marx ed Engels nell’Ideologia tedesca – non hai abbandonato, fino ai suoi ultimi sforzi, il terreno della filosofia. Ben lungi dall’indagare sui suoi presupposti filosofici generali, tutti quanti i suoi problemi sono nati anzi sul terreno di un sistema filosofico determinato, l’hegeliano. Non solo nelle risposte, ma negli stessi problemi c’era una mistificazione. Questa dipendenza da Hegel è la ragione per cui nessuno di questi moderni critici ha neppure tentato una critica complessiva del sistema hegeliano, tanta è la convinzione, in ciascuno di essi di essersi spinto oltre Hegel. La loro polemica contro Hegel e fra di loro si limita a questo, che ciascuno estrae un aspetto del sistema hegeliano e lo rivolge tanto contro l’intero sistema quanto contro gli aspetti che ne estraggono gli altri. Dapprima si estrassero categorie hegeliane pure, genuine, come la sostanza e l’autocoscienza, poi si contaminarono con nomi più profani, come Specie, l’Unico, l’Uomo1.

Come i Vecchi hegeliani, i Giovani hegeliani “credono al predominio della religione, dei concetti, dell’universale nel mondo esistente; solo che gli uni combattono quel predominio come usurpazione, mentre gli altri lo esaltano come legittimo”2. Per Marx ed Engels si tratta invece di risalire dalla critica dei concetti, degli universali, ovvero delle mere rappresentazioni o “illusioni della coscienza”, a quella della realtà storico-sociale, dei rapporti reali che li produce. “A nessuno di questi filosofi è venuto in mente di ricercare il nesso esistente tra la filosofia tedesca e la realtà tedesca, il nesso tra la loro critica e il loro proprio ambiente materiale”3.

La critica della “ideologia tedesca” sfocia così una critica dell’“ideologia in generale”, tesa a ricondurre l’analisi dei processi di genesi e di produzione delle idee e delle rappresentazioni della coscienza all’analisi dei processi della produzione e della vita materiali. Ideologia è qualunque rappresentazione della vita sociale che occulti o smarrisca il nesso genetico tra il divenire delle forme della produzione materiale e della divisione del lavoro da un lato e l’evoluzione delle forme di coscienza che da quelle discendono e ad esse corrispondono. In tal senso il linguaggio rappresenta la prima, più originaria forma di coscienza, direttamente legata alle esigenze e ai bisogni della produzione della vita. “Il linguaggio è antico quanto la coscienza, il linguaggio è la coscienza reale, pratica, che esiste anche per altri uomini e che dunque è la sola esistente anche per me stesso, e il linguaggio, come la coscienza, sorge soltanto dal bisogno, dalla necessità di rapporti con altri uomini”4. Lo sviluppo della coscienza procede parallelamente a quello della divisione del lavoro, in virtù “dell’accresciuta produttività, dell’aumento dei bisogni e dell’aumento della popolazione che sta alla base dell’uno e dell’altro fenomeno”5. In questo senso la genesi della coscienza, della sua realtà come della sua apparente autonomia, è un prodotto della divisione sociale del lavoro. È infatti solo con la separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale che quella divisione diviene reale. Solo dal momento in cui interviene questa la distinzione “la coscienza può realmente figurarsi di essere qualche cosa di diverso dalla coscienza della prassi esistente, concepire realmente qualche cosa senza concepire alcunché di reale: da questo momento la coscienza è in grado di emanciparsi dal mondo e di passare a formare la ‘pura’ teoria, teologia, filosofia, morale, ecc.”6. La critica dell’ideologia, ovvero dell’illusione dell’autonomia e della “purezza” della coscienza coincide allora con la critica della divisione del lavoro e della contraddizione tra rapporti di produzione e sviluppo delle forze produttive che essa comporta. È tale contraddizione infatti alla base dello stesso contrasto tra i rapporti sociali e le forme ideologiche che caratterizza i periodi storici di crisi e di transizione. È con la divisione del lavoro che “si dà la possibilità, anzi la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi, e la possibilità che essi non entrino in contraddizione sta solo nel tornare ad abolire la divisione del lavoro”7.

Nella prospettiva della imminenza della rivoluzione e del comunismo, Marx ed Engels considerano il proletariato come una classe che ha tutte le potenzialità per emanciparsi dall’influenza e dal dominio delle rappresentazioni della ideologia prodotte dalla divisione del lavoro e dalla divisione in classi della società. La rivoluzione proletaria è il superamento pratico e immediato non solo del dominio di classe ma anche del dominio dell’ideologia e quindi della “fraseologia teorica” che di fatto lo giustifica e legittima.

La vera, pratica risoluzione di questa fraseologia, l’eliminazione di queste rappresentazioni della coscienza degli uomini sarà effettuata, come si è già detto, attraverso una situazione trasformata, non attraverso deduzioni teoriche. Per la massa degli uomini, cioè per il proletariato, queste rappresentazioni teoriche non esistono, e quindi per essa non hanno bisogno di essere risolte, e se questa massa ha posseduto delle rappresentazioni teoriche, per esempio, la religione, esse sono già state da lungo tempo dissolte dalle circostanze8.

Tuttavia la critica marxiana ed engelsiana dell’ideologia non manca di rilevare la realtà di quest’ultima e l’importanza fondamentale del suo ruolo nella costituzione e nel mantenimento del dominio di classe. Il dominio di una classe è al contempo il dominio delle sue idee.

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio9.

È sulla forma universale delle idee nel caso del dominio di classe borghese che si sofferma in particolare l’analisi di Marx ed Engels. L’ideologia appare così come l’occultamento del carattere particolare degli interessi di classe nella forma universale, “idealistica”, che ad esso viene conferita dai produttori delle idee. Solo così infatti l’interesse particolare della classe dominante può presentarsi e legittimarsi come l’interesse generale della società. Il dominio di “idee sempre più astratte”, tendenti ad assumere “la forma dell’universalità” caratterizza, per Marx ed Engels la moderna società borghese la cui ideologia è fondata sui concetti universalistici di libertà e di uguaglianza. Perciò il dominio di classe assume in essa la parvenza di un dominio delle idee. Il comunismo è il superamento della universalità solo “ideale” e la realizzazione, di là da ogni “ideologia” scissa dall’ambito della produzione della prassi materiali, di una universalità effettiva10.

Tutta questa parvenza, che il dominio di una determinata classe non sia altro che il dominio di certe idee, cessa naturalmente da sé non appena il dominio di classi in generale cessa di essere la forma dell’ordinamento sociale, non appena quindi non è più necessario rappresentare un interesse particolare come universale o l’‘universale’ come dominante11.

Nel capovolgimento idealistico del rapporto tra essere sociale e coscienza Marx ed Engels individuano la causa di questa parvenza. Si tratta del medesimo capovolgimento delle “forze (rapporti) personali in forze oggettive” che caratterizza la moderna società borghese. In quest’ultima “gli individui sono più liberi di prima” ma solo “nell’immaginazione perché per loro le loro condizioni di vita sono casuali”, mentre nella realtà “sono naturalmente meno liberi perché subordinati a una forza oggettiva” ovvero alla divisione del lavoro e alla concorrenza. Viene così smascherata la nozione elaborati dagli “ideologi” di “individuo” e mostrata la sua derivazione da una forma di produzione storicamente determinata nella quale la libertà del singolo non si riduce ad altro che alla casualità delle sue condizioni di esistenza determinate dalla concorrenza e dalla “lotta tra gli individui”.

Possiamo dire allora che è proprio sul terreno della critica dell’ideologia che Marx ed Engels gettano le basi della stessa “critica dell’economia politica” che impegnerà Marx in modo straordinariamente intenso dopo la sconfitta delle rivoluzioni del ’48. Non a caso nella Prefazione del ’59 a Per la critica dell’economia politica, Marx tornerà sul tema della ideologia nel contesto di una sintetica ricostruzione dell’evoluzione del suo pensiero. Egli ribadisce il carattere derivato della “coscienza”, ovvero il fondamento materiale di quest’ultima, nell’“essere sociale”, nell’“insieme” dei rapporti di produzione” che “costituisce la struttura economica della società”. Tuttavia la sovrastruttura ideologica che si eleva sulla struttura costituita dai rapporti di produzione non è una mera parvenza ma addirittura uno dei terreni fondamentali sui cui si combatte il conflitto tra le classi. L’importanza dei processi che investono l’ambito della “ideologia” appare con particolare evidenza nelle fasi di crisi e di transizione da un ordinamento sociale all’altro. “Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo”.

Emerge così una più complessa e determinata concezione dell’ideologia. Quest’ultima non è soltanto, come nella Ideologia tedesca, il prodotto del capovolgimento del nesso reale tra l’essere sociale da un lato e le rappresentazioni o “illusioni” della “coscienza” dall’altro, ma coincide anche con il complesso delle “forme ideologiche” nell’ambito delle quali soltanto il conflitto economico e politico tra le classi concretamente si svolge. Al di là della sua accezione prevalentemente negativa, la nozione di “ideologia” si rivela come una categoria fondamentale per comprendere nella loro effettiva, concreta dinamica storica il nesso tra “struttura” e “sovrastruttura” e i modi sempre storicamente specifici e particolari in cui tale nesso condiziona e determina l’evoluzione del conflitto tra le classi.

Tale concezione della funzione storica e sociale dell’ideologia sarà particolarmente sviluppata da Engels nel suo Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca. Ritornando nuovamente sull’evoluzione che portò sia lui che Marx dalla critica dell’idealismo alla concezione materialistica della storia, Engels individua nell’incapacità di concettualizzare la differenza tra i processi della natura e quelli della storia e quindi il ruolo fondamentale della “coscienza” e della “volontà” nell’evoluzione storico-sociale, il limite più grave del vecchio materialismo meccanicistico del XVIII secolo. L’ideologia, ovvero il complesso dei motivi ideali che accompagnano l’agire storico degli uomini deve a sua volta essere indagata nelle sue cause reali. Il vecchio materialismo prende “per cause prime le forze motrici ideali che agiscono nella storia, invece di ricercare che cosa si nasconde dietro di esse, quali sono le forze motrici dietro queste forze motrici”12. Se il merito della filosofia della storia di Hegel è quello di ricercare “le cause ultime degli avvenimenti storici” che stanno dietro ai “motivi reali” come a quelli “ideali” o “apparenti”, il suo limite consiste tuttavia nel cercarle “non nella storia stessa”, ovvero nell’importarle “nella storia, dal di fuori, dall’ideologia filosofica”. Dunque le cause ultime riconducibili in ultima istanza ai processi della produzione materiale e alla lotta tra le classi in tanto determinano l’evoluzione storica delle società come le loro crisi in quanto si traducono in modo più o meno mediato nei motivi ideali, quindi nelle forme ideologiche che motivano la volontà e l’agire cosciente degli uomini. “Tutto ciò che mette in movimento gli uomini deve passare attraverso il loro cervello; ma la forma che esso assume nel loro cervello dipende molto dalle circostanze”13. Engels stabilisce un parallelismo tra la mediazione ideologica delle forme di coscienza nell’agire sociale degli uomini e quella che segna il passaggio dalla “società civile”, ovvero dallo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di scambio alla “volontà dello Stato”.

Come nell’uomo singolo tutti gli impulsi delle sue azioni devono, per portarlo ad agire, passare attraverso il suo cervello e trasformarsi in motivi determinanti della sua volontà, così tutti i bisogni della società civile – qualunque sia la classe che è al potere – devono passare attraverso la volontà dello Stato per ottenere validità generale sotto di forma di leggi14.

Il nesso tra Stato e ideologia appare così centrale nella riflessione di Engels. Lo Stato ci si presenta come il primo potere ideologico sugli uomini. La società si crea un organo per la difesa dei suoi interessi comuni contro gli attacchi interni ed esterni. Questo organo è il potere dello Stato. Appena sorto, quest’organo si rende indipendente dalla società, e ciò tanto più quanto più diventa organo di una classe determinata, e realizza in modo diretto il dominio di una classe.

Proprio il carattere di strumento principale del dominio di classe rende lo Stato un organo apparentemente autonomo e indipendente dalla società. Ed è tale autonomia a renderlo il principale potere ideologico della società. “Ma lo Stato, una volta divenuto un potere indipendente dalla società, produce subito una nuova ideologia. Per i politici di professione, per i teorici del diritto pubblico e per i giuristi del diritto privato, il legame coi fatti economici si perde definitivamente”15. La produzione di ideologie sempre più elevate come la filosofia e la religione, rende sempre meno immediato il rapporto tra le condizioni economiche e i loro riflessi nella coscienza e nella volontà degli uomini. Tale rapporto è infatti “reso sempre più oscuro dall’esistenza di gradi intermedi”16. Ma proprio perciò essi si stabilisce e consolida senza che giunga alla coscienza degli individui. “Il fatto che le condizioni materiali dell’esistenza degli uomini nei cui cervelli si compie questo processo di pensiero ne determinano il corso in ultima analisi, questo fatto non può giungere alla coscienza degli uomini, altrimenti tutta l’ideologia sarebbe finita”17.

 

Note 

1 K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1983, p. 6.

2 Ivi, p. 7.

3 Ivi, p. 8.

4 Ivi, p. 20

5 Ivi, p. 21.

6 Ivi, pp. 21-2.

7 Ivi, p. 22

8 Ivi, p. 32.

9 Ivi, pp. 35-6.

10 Ivi, p. 55.

11 Ivi, p. 38.

12 F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, trad. di Palmiro Togliatti, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 65.

13 Ivi, p. 66.

14 Ivi, pp. 68-69.

15 Ivi, p. 71.

16 Ivi.

17 Ivi, 72-3.

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Categoria: Libri Hits:440

 

Lelio La Porta

 

Isaiah Berlin scrisse una biografia di Karl Marx, la cui quinta edizione viene oggi pubblicata in Italia (I. Berlin, Karl Marx, a cura di H. Hardy, Adelphi, Milano, 2021, pp. 309, € 28,00). Vale la pena di rammentare che non è del tutto esatto scrivere (si veda Robinson del 21 agosto) che il lavoro «appare soltanto adesso in italiano» in quanto la prima traduzione, di Paolo Battino Vittorelli, nella nostra lingua risale al 1967, per La Nuova Italia (che ripubblicò il testo nel 1994 con una revisione della traduzione condotta sulla base della quarta edizione del 1978), ed è la stessa riproposta oggi, con l’aggiunta, come sottolinea il curatore Hardy, di «note autoriali», che risalgono alla revisione del testo operata da Berlin nel 1978, e «note redazionali» in cui sono inseriti anche i rimandi alle opere di Marx in italiano alle quali l’autore fa riferimento.

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Il “nuovo” Marx di Roberto Fineschi

Categoria: Libri Hits:1540

 Giovanni Sgro’

 

Il profilo di biografia intellettuale di Marx a firma di Roberto Fineschi (Marx, Brescia, Scholé, 2021, 183 pp., ISBN 978-88-284-0296-1) si presenta esteriormente come un volumetto agile e “leggero” ma, già a una prima lettura, si rivela essere una miniera di spunti critici e di proposte ermeneutiche, in cui si condensa un confronto più che ventennale con l’opera di Marx e con la relativa letteratura critica.

      Alla base di questo così come di tutti gli altri lavori di Fineschi vi è quel «fondamentale passaggio storico-esegetico» (p. 13) rappresentato dalla nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels in lingua tedesca, la Marx-Engels-Gesamtausgabe, di cui Fineschi stesso è stato ed è in Italia uno dei maggiori conoscitori e “divulgatori”.

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Domenico Losurdo e la sfida di un materialismo storico per il XXI secolo

Categoria: Libri Hits:1171

 

Sabato Danzilli

 

La raccolta di saggi contenuta in Domenico Losurdo tra filosofia, storia e politica, pubblicata da La scuola di Pitagora, a cura di Stefano Giuseppe Azzarà, Paolo Ercolani ed Emanuela Susca, offre una panoramica completa dei principali interessi della ricerca di Domenico Losurdo, con interventi da parte dei suoi collaboratori più stretti e di alcuni colleghi. Il filosofo pugliese, scomparso quasi tre anni fa, è stato tra i più importanti pensatori della sinistra italiana degli ultimi decenni, e la sua influenza si estende sempre più sul piano internazionale.

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Antonio Gramsci, se insegnare è un’arte

Categoria: Libri Hits:918

 

Lelio La Porta *

 

La parola contaminazione suscita, già al solo pronunciarla, sudori freddi che scorrono lungo il corpo di chi ascolta in quanto evoca epidemie, catastrofi e cataclismi. Ci sono casi in cui, al di fuori della terminologia medica, però, la contaminazione riesce a rendere perfettamente il senso di una dialettica profonda che consente ad un pensiero in embrione di svilupparsi e di prendere consapevolezza di sé e delle sue potenzialità fino alla definitiva maturazione. È il caso di Antonio Gramsci in rapporto alla tematica della formazione dell’uomo così come viene affrontata nel libro di Chiara Meta, Il soggetto e l’educazione in Gramsci. Formazione dell’uomo e teoria della personalità (Bordeaux, Roma 2019, pp. 185, €. 14,00).

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte II)

Categoria: Saggi Hits:2040

 

Paola Pavese

 

Appunti per un manuale

I Pionieri del Futuro. Le attività per fasce d’età

Tutti bambini e i ragazzi dai 7 ai 13 anni possono diventare Pionieri del Futuro, una volta che abbiano aderito all’ Invito dei Pionieri (vedi più avanti). Le attività saranno però diverse per i bambini fino agli 11 anni, rispetto a quelle dei ragazzi più grandi. I più grandi aiuteranno le attività dei piccoli e si dedicheranno con maggior approfondimento ad attività di impegno sociale, anche a carattere internazionale.

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte I)

Categoria: Saggi Hits:4592

© Paola Pavese

 

Premessa

Questo opuscolo è un’introduzione, non certo esaustiva, ad alcuni riferimenti teorici della pedagogia marxista e alla storia dei Pionieri d’Italia.

Ma è soprattutto un manuale, in cui ho immaginato una possibile organizzazione per bambini e ragazzi, a cui ho voluto dare un nome, che mi è sembrato bellissimo: Pionieri del Futuro. Per scriverlo ho seguito le orme di Gianni Rodari e del suo Manuale dei Pionieri, che a leggerlo pare anch'esso un esercizio di fantasia, basato su un qualche testo che l'autore pare avere sotto gli occhi. Ovviamente, fare esercizi di fantasia seguendo le orme di Rodari viene facile, direi che viene quasi automatico, ed è probabile che in più di un'occasione mi sia fatta trascinare dall'entusiasmo.

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Marxismo e intercultura

Categoria: Saggi Hits:4371

Donatello Santarone*

 

Gli studi interculturali sono molto vasti, un enorme contenitore dove convivono prospettive scientifiche e culturali spesso opposte. C’è un’intercultura “aziendalista” (e persino “militarista”) che vuole conoscere il cosiddetto “altro” per meglio colonizzarlo (un po’ come i primi antropologi al servizio degli eserciti coloniali nell’800): è una visione tutta strumentale della relazione con i paesi e i popoli del Terzo e Quarto Mondo, finalizzata esclusivamente alla dimensione mercantile del rapporto.

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Possibilidades Lenineanas para uma Paidéia Comunista

Categoria: Saggi Hits:3199

Antonio Carlos Mazzeo

 

I. Os Pressupostos

A preocupação em abrir o debate sobre a conexão entre educação e socialismo nas universidades brasileiras é muito relevante. Até por que, nada mais conectado e articulado do que aprendizado, educação e socialismo. Recuperar esse vínculo já vale um evento como este. Recentemente participei de um seminário na Faculdade de Educação da Unesp/Marília intitulado Marx, Gramsci e Vigotsky: Aproximações, do qual resultou um livro com as palestras proferidas, onde está publicada minha intervenção no evento , uma prazeirosa experiência, pois raramente tenho a oportunidade de dialogar com pedagogos estando, na maioria do tempo, restrito à minha área de Ciências Sociais e de Historia.

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“C’è un contesto storico che spiega perché la Russia è stata me …

Categoria: Articoli Hits:780

 

Annie Lacroix-Riz*

Annie Lacroix-Riz, docente di storia contemporanea all’Università di Parigi VII-Denis Diderot, ha scritto diversi libri sulle due guerre mondiali e la dominazione politica ed economica. Guarda con attenzione la situazione in Ucraina ponendola in relazione alla storia dell’imperialismo di inizio XX secolo e la sua continuazione. Quello che ci viene raccontato troppo spesso dai media non ci permette di capire il conflitto, quindi di cercare una soluzione per la pace. In questa intervista, ci viene offerto uno sguardo retrospettivo utile per comprendere gli eventi e la storia recente della regione.

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A chi i vantaggi della guerra. Risposta a Federico Rampini

Categoria: Articoli Hits:399

 

Carla Filosa

L’occasione di rispondere, per così dire, all’articolo di Federico Rampini sul Corriere dell’8 aprile 2022, dal titolo Gli Usa traggono vantaggio dalla guerra in Ucraina? Gli «equivoci pacifisti» sull’America, riapre l’autostrada già ampiamente praticata della “guerra mediatica” sempre in atto. La decisione di entrare nel merito degli argomenti trattati non riguarda aspetti personali del giornalista, per cui ad esempio appare nella satira di Crozza tra gli “autoriferiti”, ma emerge dalla necessità di riprendere il patrimonio teorico dei comunisti dispersi nella lettura anche di quest’ultima guerra, ultima forse non solo in ordine di tempo.

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Quando l’intellettuale rinuncia alla ragione. A proposito di Flores …

Categoria: Articoli Hits:307

 

Angelo d’Orsi*

Il 4 aprile 2022 l’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ha diffuso il seguente comunicato:
“L’ANPI condanna fermamente il massacro di Bucha, in attesa di una commissione d’inchiesta internazionale guidata dall’ONU e formata da rappresentanti di Paesi neutrali, per appurare cosa davvero è avvenuto, perché è avvenuto, chi sono i responsabili. Questa terribile vicenda conferma l’urgenza di porre fine all’orrore della guerra e al furore bellicistico che cresce ogni giorno di più”.

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Il ruolo della geopolitica nelle crisi internazionali. Il caso dell'Uc …

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Andrea Vento

L'escalation del conflitto in Ucraina, provocata dall'invasione russa iniziata il 24 febbraio 2022, ha costretto analisti e studiosi a riprendere in mano il "dossier Ucraina", già in precedenza salito alla ribalta dopo il colpo di stato di piazza Maidan del febbraio 2014 ai danni del russofono Yanukovich. Il nuovo governo, a seguito dello spostamento a destra dell'asse politico e del riposizionamento geopolitico filoccidentale, finì per innescare, nei mesi successivi, la repressione della popolazione russofona dell'est del Paese da parte dei nazionalisti ucraini, l'annessione russa della Crimea e lo scoppio della guerra nel Donbass contro le auto-proclamate Repubbliche Popolari di Donestk e Lugansk. Una guerra terminata con gli accordi di Minsk 2 del febbraio 2015 che, nonostante la scarsa copertura mediatica occidentale, ha provocato gravi distruzioni e la morte di 13.000 civili ucraini di lingua russa.

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Per Washington, la guerra non finisce mai

Categoria: Articoli Hits:334

 Diana Johnstone*

 

Continua ancora e ancora. La “guerra per farla finita con tutte le guerre” del 1914-1918 portò alla guerra del 1939-1945, detta Seconda Guerra Mondiale. Questa non è ancora finita, principalmente perché per Washington, è stata una Guerra Buona, è la guerra che ha reso possibile il Secolo Americano : perchè no, ora ad un Millennio Americano ?

Il conflitto in Ucraina può essere la scintilla di quello che già adesso si comincia a chiamare la Terza Guerra Mondiale.

Non si tratta di una guerra nuova. È la stessa guerra che abbiamo già visto, un’estensione della Seconda Guerra Mondiale, che non fu la stessa per tutti coloro che ne presero parte.

La guerra russa e la guerra americana furono molto, molto differenti.

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L’intelligenza artificiale è qui e lotta contro di noi

Categoria: Articoli Hits:507

 

Vincenzo Vita *

 

E’ maturato il varo da parte della Commissione europea di un testo volto a disciplinare i confini dell’intelligenza artificiale. Si tratta, ovviamente, dell’inizio di un percorso, che porterà ad un Regolamento impegnativo e certamente inedito.

Chi legge potrebbe utilmente obiettare che sarebbe un buon risultato avere l’intelligenza normale. Già. Ma il tempo digitale incombe e ci impone di cambiare profondamente i nostri modelli cognitivi, l’approccio ad una realtà di cui la componente virtuale è un ingrediente fondamentale.

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Incurabili! Marx non c’entra proprio nulla con la Scienza?!?

Categoria: Saggi Hits:1130

 Angelo Baracca

 

Due anni fa ricorreva il duecentesimo centenario della nascita di Karl Marx e giustamente il mondo intero fu inondato da una marea di commemorazioni, incontri e convegni di tutti i tipi e i livelli. Nel corso di queste manifestazioni io fui colpito dal fatto che in nessuna delle iniziative di cui venivo a conoscenza compariva neanche per caso la parola Scienza: ergo, il messaggio è per il colto e l’inclita – ma molto più negativamente per tutt* i compagn* – che il marxismo ha a che fare con la politica, l’economia, la società, ma non ha nulla a che fare con la Scienza (uso volutamente la maiuscola).

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“The Donald” scopre la Luna

Categoria: Articoli Hits:853

 

Gennaro Chiappinelli, Massimiliano Romanello

 

Il leggendario filosofo turco Nasreddin Hoca narra di un uomo che, vedendo la Luna riflessa nell’acqua in fondo ad un pozzo, cercò di recuperarla e restituirla al cielo per mezzo di una fune. La fune rimase impigliata ad una roccia sporgente e l’uomo, cadendo all’indietro per l’inutile sforzo, si compiacque nel vedere che la Luna era effettivamente tornata al suo posto.

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Migrazioni climatiche

Categoria: Saggi Hits:1320

Andrea Vento

 

Il genere umano, sin dall'epoca preistorica, è sempre stato interessato da spostamenti, su scala più o meno ampia, generati da una vasta gamma di motivazioni, fra le quali principalmente: la ricerca di nuove terre, l'aspirazione verso migliori condizioni di vita, l'espansione coloniale, la fuga da guerre, persecuzioni e discriminazioni varie ed anche da fenomeni naturali avversi quali catastrofi e cambiamenti climatici. Numerosi sono i casi storici di movimenti di interi popoli o di parte di essi sospinti da fenomeni naturali, in quanto le migrazioni hanno da sempre rappresentato una fondamentale strategia di adattamento ai mutamenti climatico-ambientali. Nonostante ciò, l'elite politica mondiale e i media internazionali non hanno, sino a pochi anni fa, prestato particolare attenzione a questo fenomeno. La comunità scientifica mondiale, invece, dalla fine del scorso secolo ha mostrato crescente interesse sia verso lo studio dei cambiamenti climatici che delle sue conseguenze, come l'impatto sui flussi migratori.

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L'Holodomor, la propaganda liberale e le rimozioni storiche dell'Occidente

Categoria: Saggi Hits:2449

Domenico Losurdo  [1] 

 

  1. L’olocausto ucraino quale bilanciamento dell’olocausto ebraico

 

Le due personalità criminali [Hitler e Stalin ndr], reciprocamente legate da affinità elettive, producono due universi concentrazionari tra loro assai simili: così procede la costruzione della mitologia politica ai giorni nostri imperversante. Per la verità, pur inaugurando questa linea di pensiero, [Hannah] Arendt fa un discorso più problematico. Per un verso accenna, sia pure in modo assai sommario, ai «metodi totalitari» preannunciati dai campi di concentramento in cui l’Inghilterra liberale rinchiude i boeri ovvero agli elementi «totalitari» presenti nei campi di concentramento che la Francia della Terza Repubblica istituisce «dopo la guerra civile spagnola». Per un altro verso, nell’istituire il confronto tra Urss staliniana e Germania hitleriana, Arendt fa valere alcune importanti distinzioni: solo a proposito del secondo paese parla di «campi di sterminio».

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C'è del vero in queste bugie. Il governo Prodi e la scissione di Rifondazione comunista

Categoria: Saggi Hits:444

 Severino Galante *

 

Dicono che fu Fausto Bertinotti ad affossare il primo governo di Romano Prodi. Dicono anche che egli fu l’esecutore di un complotto ordito dal segretario dei Ds Massimo D’Alema e da quello del Ppi Franco Marini. E qualcuno aggiunge che Francesco Cossiga ci mise del suo, in accordo sostanziale coi complottisti, per portare alla presidenza del Consiglio dei ministri il primo – e finora l’unico – ex comunista. C’è del vero in queste bugie che, spesso ripetute e ricomposte in una narrazione nella quale il verisimile fa aggio sul vero (cioè, per lo storico, sul documentato o documentabile), si sono trasformate nel tempo in Verità indiscutibili e scontate: in luoghi comuni.

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Impegno politico e lavoro culturale. A partire da un libro recente sulle riviste tra Otto e Novecent …

Categoria: Relazioni e Interventi Hits:821

Marco Morra

 

Nell’autunno del 2018 l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli ha promosso una serie di percorsi di ricerca con l’intento di valorizzare il patrimonio di periodici conservato nella sua Emeroteca. Le ricerche si sono concentrate in special modo sulle riviste “impegnate” dell’Ottocento e del Novecento in Italia e in Francia e sono state presentate in un ciclo di incontri pubblici nel corso dell’anno successivo. Grazie all’iniziativa di Valerio Cacace e Massimiliano Biscuso, che hanno ideato e diretto il progetto, e alla passione e all’impegno dei giovani ricercatori che vi hanno partecipato, l’iniziativa è riuscita a fare dell’Emeroteca un laboratorio di idee e di dibattiti in cui un patrimonio archivistico per definizione “morto” – come “morto” è ogni documento del passato – è diventato materia di processi vivissimi di elaborazione e di presa di coscienza collettivi.

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La costruzione di un mito e la distruzione atomica di Hiroshima e Nagasaki

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Jacques Pauwels

 

Il mito: La guerra in Estremo Oriente terminò solamente nell’estate del 1945, quando il presidente americano e i suoi consiglieri si convinsero che, per costringere i fanatici giapponesi ad arrendersi senza condizioni, non avevano altra scelta che distruggere non una, ma due città, Hiroshima e Nagasaki, con bombe atomiche. Questa decisione salvò la vita di innumerevoli americani e giapponesi che sarebbero periti se la guerra fosse continuata e avesse comportato l’invasione del Giappone.

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