di Salvatore Tinè

La nozione di ideologia è una delle categorie fondamentali del pensiero di Marx e di Engels. In particolare essa svolge un ruolo molto importante nel processo di elaborazione e di genesi della concezione materialistica della storia. Il superamento e la critica da parte di Marx e di Engels delle posizioni filosofiche e politiche del gruppo della cosiddetta “sinistra hegeliana”, alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento, prende le mosse, infatti dalla nozione di “ideologia tedesca”. Con essa i due fondatori del materialismo storico intendono evidenziare il carattere essenzialmente speculativo e soggettivistico del pensiero filosofico-politico dei “giovani hegeliani” e in particolare della loro pretesa di avviare un processo di rinnovamento sociale e politico della Germania sul mero terreno delle “idee” e della “filosofia”. Nel primato della filosofia rivendicato dalla sinistra hegeliana Marx ed Engels individuano un fondamentale elemento di continuità con l’idealismo di Hegel e insieme il riflesso della condizione di arretratezza sociale e politica della Germania rispetto alla Francia e all’Inghilterra. In realtà una critica reale, effettiva dell’ordine di cose esistente non può non presupporre per loro la fuoriuscita dal terreno della filosofia e del “pensiero puro”.

La critica tedesca – scrivono Marx ed Engels nell’Ideologia tedesca – non hai abbandonato, fino ai suoi ultimi sforzi, il terreno della filosofia. Ben lungi dall’indagare sui suoi presupposti filosofici generali, tutti quanti i suoi problemi sono nati anzi sul terreno di un sistema filosofico determinato, l’hegeliano. Non solo nelle risposte, ma negli stessi problemi c’era una mistificazione. Questa dipendenza da Hegel è la ragione per cui nessuno di questi moderni critici ha neppure tentato una critica complessiva del sistema hegeliano, tanta è la convinzione, in ciascuno di essi di essersi spinto oltre Hegel. La loro polemica contro Hegel e fra di loro si limita a questo, che ciascuno estrae un aspetto del sistema hegeliano e lo rivolge tanto contro l’intero sistema quanto contro gli aspetti che ne estraggono gli altri. Dapprima si estrassero categorie hegeliane pure, genuine, come la sostanza e l’autocoscienza, poi si contaminarono con nomi più profani, come Specie, l’Unico, l’Uomo1.

Come i Vecchi hegeliani, i Giovani hegeliani “credono al predominio della religione, dei concetti, dell’universale nel mondo esistente; solo che gli uni combattono quel predominio come usurpazione, mentre gli altri lo esaltano come legittimo”2. Per Marx ed Engels si tratta invece di risalire dalla critica dei concetti, degli universali, ovvero delle mere rappresentazioni o “illusioni della coscienza”, a quella della realtà storico-sociale, dei rapporti reali che li produce. “A nessuno di questi filosofi è venuto in mente di ricercare il nesso esistente tra la filosofia tedesca e la realtà tedesca, il nesso tra la loro critica e il loro proprio ambiente materiale”3.

La critica della “ideologia tedesca” sfocia così una critica dell’“ideologia in generale”, tesa a ricondurre l’analisi dei processi di genesi e di produzione delle idee e delle rappresentazioni della coscienza all’analisi dei processi della produzione e della vita materiali. Ideologia è qualunque rappresentazione della vita sociale che occulti o smarrisca il nesso genetico tra il divenire delle forme della produzione materiale e della divisione del lavoro da un lato e l’evoluzione delle forme di coscienza che da quelle discendono e ad esse corrispondono. In tal senso il linguaggio rappresenta la prima, più originaria forma di coscienza, direttamente legata alle esigenze e ai bisogni della produzione della vita. “Il linguaggio è antico quanto la coscienza, il linguaggio è la coscienza reale, pratica, che esiste anche per altri uomini e che dunque è la sola esistente anche per me stesso, e il linguaggio, come la coscienza, sorge soltanto dal bisogno, dalla necessità di rapporti con altri uomini”4. Lo sviluppo della coscienza procede parallelamente a quello della divisione del lavoro, in virtù “dell’accresciuta produttività, dell’aumento dei bisogni e dell’aumento della popolazione che sta alla base dell’uno e dell’altro fenomeno”5. In questo senso la genesi della coscienza, della sua realtà come della sua apparente autonomia, è un prodotto della divisione sociale del lavoro. È infatti solo con la separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale che quella divisione diviene reale. Solo dal momento in cui interviene questa la distinzione “la coscienza può realmente figurarsi di essere qualche cosa di diverso dalla coscienza della prassi esistente, concepire realmente qualche cosa senza concepire alcunché di reale: da questo momento la coscienza è in grado di emanciparsi dal mondo e di passare a formare la ‘pura’ teoria, teologia, filosofia, morale, ecc.”6. La critica dell’ideologia, ovvero dell’illusione dell’autonomia e della “purezza” della coscienza coincide allora con la critica della divisione del lavoro e della contraddizione tra rapporti di produzione e sviluppo delle forze produttive che essa comporta. È tale contraddizione infatti alla base dello stesso contrasto tra i rapporti sociali e le forme ideologiche che caratterizza i periodi storici di crisi e di transizione. È con la divisione del lavoro che “si dà la possibilità, anzi la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi, e la possibilità che essi non entrino in contraddizione sta solo nel tornare ad abolire la divisione del lavoro”7.

Nella prospettiva della imminenza della rivoluzione e del comunismo, Marx ed Engels considerano il proletariato come una classe che ha tutte le potenzialità per emanciparsi dall’influenza e dal dominio delle rappresentazioni della ideologia prodotte dalla divisione del lavoro e dalla divisione in classi della società. La rivoluzione proletaria è il superamento pratico e immediato non solo del dominio di classe ma anche del dominio dell’ideologia e quindi della “fraseologia teorica” che di fatto lo giustifica e legittima.

La vera, pratica risoluzione di questa fraseologia, l’eliminazione di queste rappresentazioni della coscienza degli uomini sarà effettuata, come si è già detto, attraverso una situazione trasformata, non attraverso deduzioni teoriche. Per la massa degli uomini, cioè per il proletariato, queste rappresentazioni teoriche non esistono, e quindi per essa non hanno bisogno di essere risolte, e se questa massa ha posseduto delle rappresentazioni teoriche, per esempio, la religione, esse sono già state da lungo tempo dissolte dalle circostanze8.

Tuttavia la critica marxiana ed engelsiana dell’ideologia non manca di rilevare la realtà di quest’ultima e l’importanza fondamentale del suo ruolo nella costituzione e nel mantenimento del dominio di classe. Il dominio di una classe è al contempo il dominio delle sue idee.

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio9.

È sulla forma universale delle idee nel caso del dominio di classe borghese che si sofferma in particolare l’analisi di Marx ed Engels. L’ideologia appare così come l’occultamento del carattere particolare degli interessi di classe nella forma universale, “idealistica”, che ad esso viene conferita dai produttori delle idee. Solo così infatti l’interesse particolare della classe dominante può presentarsi e legittimarsi come l’interesse generale della società. Il dominio di “idee sempre più astratte”, tendenti ad assumere “la forma dell’universalità” caratterizza, per Marx ed Engels la moderna società borghese la cui ideologia è fondata sui concetti universalistici di libertà e di uguaglianza. Perciò il dominio di classe assume in essa la parvenza di un dominio delle idee. Il comunismo è il superamento della universalità solo “ideale” e la realizzazione, di là da ogni “ideologia” scissa dall’ambito della produzione della prassi materiali, di una universalità effettiva10.

Tutta questa parvenza, che il dominio di una determinata classe non sia altro che il dominio di certe idee, cessa naturalmente da sé non appena il dominio di classi in generale cessa di essere la forma dell’ordinamento sociale, non appena quindi non è più necessario rappresentare un interesse particolare come universale o l’‘universale’ come dominante11.

Nel capovolgimento idealistico del rapporto tra essere sociale e coscienza Marx ed Engels individuano la causa di questa parvenza. Si tratta del medesimo capovolgimento delle “forze (rapporti) personali in forze oggettive” che caratterizza la moderna società borghese. In quest’ultima “gli individui sono più liberi di prima” ma solo “nell’immaginazione perché per loro le loro condizioni di vita sono casuali”, mentre nella realtà “sono naturalmente meno liberi perché subordinati a una forza oggettiva” ovvero alla divisione del lavoro e alla concorrenza. Viene così smascherata la nozione elaborati dagli “ideologi” di “individuo” e mostrata la sua derivazione da una forma di produzione storicamente determinata nella quale la libertà del singolo non si riduce ad altro che alla casualità delle sue condizioni di esistenza determinate dalla concorrenza e dalla “lotta tra gli individui”.

Possiamo dire allora che è proprio sul terreno della critica dell’ideologia che Marx ed Engels gettano le basi della stessa “critica dell’economia politica” che impegnerà Marx in modo straordinariamente intenso dopo la sconfitta delle rivoluzioni del ’48. Non a caso nella Prefazione del ’59 a Per la critica dell’economia politica, Marx tornerà sul tema della ideologia nel contesto di una sintetica ricostruzione dell’evoluzione del suo pensiero. Egli ribadisce il carattere derivato della “coscienza”, ovvero il fondamento materiale di quest’ultima, nell’“essere sociale”, nell’“insieme” dei rapporti di produzione” che “costituisce la struttura economica della società”. Tuttavia la sovrastruttura ideologica che si eleva sulla struttura costituita dai rapporti di produzione non è una mera parvenza ma addirittura uno dei terreni fondamentali sui cui si combatte il conflitto tra le classi. L’importanza dei processi che investono l’ambito della “ideologia” appare con particolare evidenza nelle fasi di crisi e di transizione da un ordinamento sociale all’altro. “Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo”.

Emerge così una più complessa e determinata concezione dell’ideologia. Quest’ultima non è soltanto, come nella Ideologia tedesca, il prodotto del capovolgimento del nesso reale tra l’essere sociale da un lato e le rappresentazioni o “illusioni” della “coscienza” dall’altro, ma coincide anche con il complesso delle “forme ideologiche” nell’ambito delle quali soltanto il conflitto economico e politico tra le classi concretamente si svolge. Al di là della sua accezione prevalentemente negativa, la nozione di “ideologia” si rivela come una categoria fondamentale per comprendere nella loro effettiva, concreta dinamica storica il nesso tra “struttura” e “sovrastruttura” e i modi sempre storicamente specifici e particolari in cui tale nesso condiziona e determina l’evoluzione del conflitto tra le classi.

Tale concezione della funzione storica e sociale dell’ideologia sarà particolarmente sviluppata da Engels nel suo Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca. Ritornando nuovamente sull’evoluzione che portò sia lui che Marx dalla critica dell’idealismo alla concezione materialistica della storia, Engels individua nell’incapacità di concettualizzare la differenza tra i processi della natura e quelli della storia e quindi il ruolo fondamentale della “coscienza” e della “volontà” nell’evoluzione storico-sociale, il limite più grave del vecchio materialismo meccanicistico del XVIII secolo. L’ideologia, ovvero il complesso dei motivi ideali che accompagnano l’agire storico degli uomini deve a sua volta essere indagata nelle sue cause reali. Il vecchio materialismo prende “per cause prime le forze motrici ideali che agiscono nella storia, invece di ricercare che cosa si nasconde dietro di esse, quali sono le forze motrici dietro queste forze motrici”12. Se il merito della filosofia della storia di Hegel è quello di ricercare “le cause ultime degli avvenimenti storici” che stanno dietro ai “motivi reali” come a quelli “ideali” o “apparenti”, il suo limite consiste tuttavia nel cercarle “non nella storia stessa”, ovvero nell’importarle “nella storia, dal di fuori, dall’ideologia filosofica”. Dunque le cause ultime riconducibili in ultima istanza ai processi della produzione materiale e alla lotta tra le classi in tanto determinano l’evoluzione storica delle società come le loro crisi in quanto si traducono in modo più o meno mediato nei motivi ideali, quindi nelle forme ideologiche che motivano la volontà e l’agire cosciente degli uomini. “Tutto ciò che mette in movimento gli uomini deve passare attraverso il loro cervello; ma la forma che esso assume nel loro cervello dipende molto dalle circostanze”13. Engels stabilisce un parallelismo tra la mediazione ideologica delle forme di coscienza nell’agire sociale degli uomini e quella che segna il passaggio dalla “società civile”, ovvero dallo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di scambio alla “volontà dello Stato”.

Come nell’uomo singolo tutti gli impulsi delle sue azioni devono, per portarlo ad agire, passare attraverso il suo cervello e trasformarsi in motivi determinanti della sua volontà, così tutti i bisogni della società civile – qualunque sia la classe che è al potere – devono passare attraverso la volontà dello Stato per ottenere validità generale sotto di forma di leggi14.

Il nesso tra Stato e ideologia appare così centrale nella riflessione di Engels. Lo Stato ci si presenta come il primo potere ideologico sugli uomini. La società si crea un organo per la difesa dei suoi interessi comuni contro gli attacchi interni ed esterni. Questo organo è il potere dello Stato. Appena sorto, quest’organo si rende indipendente dalla società, e ciò tanto più quanto più diventa organo di una classe determinata, e realizza in modo diretto il dominio di una classe.

Proprio il carattere di strumento principale del dominio di classe rende lo Stato un organo apparentemente autonomo e indipendente dalla società. Ed è tale autonomia a renderlo il principale potere ideologico della società. “Ma lo Stato, una volta divenuto un potere indipendente dalla società, produce subito una nuova ideologia. Per i politici di professione, per i teorici del diritto pubblico e per i giuristi del diritto privato, il legame coi fatti economici si perde definitivamente”15. La produzione di ideologie sempre più elevate come la filosofia e la religione, rende sempre meno immediato il rapporto tra le condizioni economiche e i loro riflessi nella coscienza e nella volontà degli uomini. Tale rapporto è infatti “reso sempre più oscuro dall’esistenza di gradi intermedi”16. Ma proprio perciò essi si stabilisce e consolida senza che giunga alla coscienza degli individui. “Il fatto che le condizioni materiali dell’esistenza degli uomini nei cui cervelli si compie questo processo di pensiero ne determinano il corso in ultima analisi, questo fatto non può giungere alla coscienza degli uomini, altrimenti tutta l’ideologia sarebbe finita”17.

 

Note 

1 K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1983, p. 6.

2 Ivi, p. 7.

3 Ivi, p. 8.

4 Ivi, p. 20

5 Ivi, p. 21.

6 Ivi, pp. 21-2.

7 Ivi, p. 22

8 Ivi, p. 32.

9 Ivi, pp. 35-6.

10 Ivi, p. 55.

11 Ivi, p. 38.

12 F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, trad. di Palmiro Togliatti, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 65.

13 Ivi, p. 66.

14 Ivi, pp. 68-69.

15 Ivi, p. 71.

16 Ivi.

17 Ivi, 72-3.

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Marco Cerotto

 

Il testo Da Marx al post-operaismo[1] offre una lettura teorico-politica che ripercorre circa un secolo di riflessioni filosofiche variegate tra loro, ma che esaminando gli sviluppi della società capitalistica contemporanea adoperano la metodologia marxiana come chiave di lettura del presente, estrapolando però contenuti e concetti ereditati dalle diverse tradizioni del pensiero politico moderno che l’opera di Marx ha generato. Si tratta di un lavoro svolto da «giovani leve», come scrive Giovanni Sgro’ nell’Introduzione, le quali però si orientano decisamente verso la comprensione di determinati filoni teorici che hanno tentato di plasmare la prassi politica, cioè delle organizzazioni operaie, dal momento che posero all’attenzione delle loro analisi gli sviluppi politici della stessa classe operaia.

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Note su Antonio Gramsci e Hannah Arendt

Categoria: Saggi Hits:427

 Joseph A. Buttigieg

 

[Joseph A. Buttigieg era nato a Malta nel 1947. Professore emerito all’Università di Notre Dame, a South Bend (Indiana), storico, teorico e critico della letteratura, Buttigieg coltivava una grande passione per Gramsci, di cui era uno dei più insigni studiosi. A lui era stato affidato il compito di tradurre i Quaderni del carcere in inglese. Buttigieg era stato, alla fine degli anni Ottanta, con John Cammett e Frank Rosengarten, tra gli ideatori e iniziatori statunitensi della International Gramsci Society (Igs). Della Igs Joe era stato prima segretario, poi presidente, e aveva presenziato a tutti i suoi più importanti appuntamenti internazionali.

È morto il 27 gennaio del 2019. Per ricordarlo ad un anno dalla scomparsa, pubblichiamo la Prefazione da lui scritta per il volume di Lelio La Porta, Antonio Gramsci e Hannah Arendt. Per amore del mondo grande, terribile e complicato, Aracne, Roma 2010.]

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A 200 anni dalla nascita di Engels. Un’occasione per rilanciare il suo pensiero rivoluzionario

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 Fosco Giannini

 

Friedrich Engels nasce a Barmen (Germania) il 28 novembre del 1820 e muore a Londra il 5 agosto del 1895. In questo 2020 siamo, dunque, nel 200esimo anniversario della sua nascita. Una ricorrenza dalla quale si potrebbe (meglio ancora, si dovrebbe) partire per riavviare uno studio profondo del grande pensiero rivoluzionario engelsiano, che un vasto fronte politico e filosofico (formatosi storicamente lungo l’asse dato dalle grandi forze socialdemocratiche e socialiste anti leniniste successive alla Seconda Guerra Mondiale e dalle aree di pensiero borghese progressista e di “sinistra”, passando per le varie fonti di pensiero “neomarxista” che si sono – a volte perniciosamente – sviluppate, sino alla Scuola di Francoforte) ha invece prima ridotto a pensiero minore e “di spalla”, rispetto a Karl Marx e poi “ossificato” e liquidato in un giudizio di “marxismo meccanicistico e determinismo positivista”.

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Antonio Gramsci, se insegnare è un’arte

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Lelio La Porta *

 

La parola contaminazione suscita, già al solo pronunciarla, sudori freddi che scorrono lungo il corpo di chi ascolta in quanto evoca epidemie, catastrofi e cataclismi. Ci sono casi in cui, al di fuori della terminologia medica, però, la contaminazione riesce a rendere perfettamente il senso di una dialettica profonda che consente ad un pensiero in embrione di svilupparsi e di prendere consapevolezza di sé e delle sue potenzialità fino alla definitiva maturazione. È il caso di Antonio Gramsci in rapporto alla tematica della formazione dell’uomo così come viene affrontata nel libro di Chiara Meta, Il soggetto e l’educazione in Gramsci. Formazione dell’uomo e teoria della personalità (Bordeaux, Roma 2019, pp. 185, €. 14,00).

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte II)

Categoria: Saggi Hits:1388

 

Paola Pavese

 

Appunti per un manuale

I Pionieri del Futuro. Le attività per fasce d’età

Tutti bambini e i ragazzi dai 7 ai 13 anni possono diventare Pionieri del Futuro, una volta che abbiano aderito all’ Invito dei Pionieri (vedi più avanti). Le attività saranno però diverse per i bambini fino agli 11 anni, rispetto a quelle dei ragazzi più grandi. I più grandi aiuteranno le attività dei piccoli e si dedicheranno con maggior approfondimento ad attività di impegno sociale, anche a carattere internazionale.

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte I)

Categoria: Saggi Hits:3411

© Paola Pavese

 

Premessa

Questo opuscolo è un’introduzione, non certo esaustiva, ad alcuni riferimenti teorici della pedagogia marxista e alla storia dei Pionieri d’Italia.

Ma è soprattutto un manuale, in cui ho immaginato una possibile organizzazione per bambini e ragazzi, a cui ho voluto dare un nome, che mi è sembrato bellissimo: Pionieri del Futuro. Per scriverlo ho seguito le orme di Gianni Rodari e del suo Manuale dei Pionieri, che a leggerlo pare anch'esso un esercizio di fantasia, basato su un qualche testo che l'autore pare avere sotto gli occhi. Ovviamente, fare esercizi di fantasia seguendo le orme di Rodari viene facile, direi che viene quasi automatico, ed è probabile che in più di un'occasione mi sia fatta trascinare dall'entusiasmo.

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Marxismo e intercultura

Categoria: Saggi Hits:2941

Donatello Santarone*

 

Gli studi interculturali sono molto vasti, un enorme contenitore dove convivono prospettive scientifiche e culturali spesso opposte. C’è un’intercultura “aziendalista” (e persino “militarista”) che vuole conoscere il cosiddetto “altro” per meglio colonizzarlo (un po’ come i primi antropologi al servizio degli eserciti coloniali nell’800): è una visione tutta strumentale della relazione con i paesi e i popoli del Terzo e Quarto Mondo, finalizzata esclusivamente alla dimensione mercantile del rapporto.

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Possibilidades Lenineanas para uma Paidéia Comunista

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Antonio Carlos Mazzeo

 

I. Os Pressupostos

A preocupação em abrir o debate sobre a conexão entre educação e socialismo nas universidades brasileiras é muito relevante. Até por que, nada mais conectado e articulado do que aprendizado, educação e socialismo. Recuperar esse vínculo já vale um evento como este. Recentemente participei de um seminário na Faculdade de Educação da Unesp/Marília intitulado Marx, Gramsci e Vigotsky: Aproximações, do qual resultou um livro com as palestras proferidas, onde está publicada minha intervenção no evento , uma prazeirosa experiência, pois raramente tenho a oportunidade de dialogar com pedagogos estando, na maioria do tempo, restrito à minha área de Ciências Sociais e de Historia.

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L’Occidente chieda scusa alla Cina! Di statue, razzismo e orrori col …

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 Emiliano Alessandroni

 

  1. Abbattimento delle statue e memoria storica

 

«Stiamo assistendo a una impietosa campagna per cancellare la storia, diffamare i nostri eroi, cancellare i nostri valori e indottrinare i nostri figli», ha tuonato il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump dal palco di Mount Rushmore, inaugurando il 4 luglio i festeggiamenti dell'Indipendence Day. Ha quindi proseguito condannando duramente il vandalismo di «una folla arrabbiata», ovvero del «fascismo dell'ultra sinistra» accusato di distruggere i bastioni della cultura occidentale.

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Cuba: dopo l’intervento in Italia di due Brigate Mediche, consideraz …

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Angelo Baracca * 

 

Siamo un popolo che ride e che sa essere drammatico al momento opportuno, che sa fare un passo avanti per risalire le vette più alte della dignità e della generosità verso gli altri, con il nostro internazionalismo, quello che ci ha insegnato Fidel e con questa pandemia che ha dimostrato che il popolo cubano è coerente, educato e che, se si verificano degli atti di indisciplina, il popolo stesso le condanna

Io sono davvero orgoglioso di essere cubano per tutto questo che ho detto perché in questo momento Cuba, il governo e la medicina cubana stanno dimostrando che siamo all’avanguardia dell’umanesimo, con una dedizione e una solidarietà incredibili che si rendono evidenti in tutto il mondo con la medicina, con i medici e gli infermieri fuori di Cuba, ma anche con tutto quello che si sta facendo qui …

[http://www.cubainformazione.it/?p=53194. Miguel Barnet]

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“I Protocolli dei Savi di Xi Jinping”. La stampa occidentale e la …

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 Emiliano Alessandroni

 

All'inizio della 73° assemblea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, in un contesto planetario che vede ancora i Paesi dei due emisferi impegnati in una affannosa lotta contro il Covid-19, il Presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha pronunciato via video il seguente discorso:

 

“Il vaccino cinese per il Coronavirus, una volta sviluppato e disponibile per l'uso, diventerà un bene pubblico globale. Questo sarà il contributo della Cina per garantire la disponibilità e l'accessibilità dei vaccini nei Paesi in via di sviluppo.

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La strategia anti-cinese e il bluff di Pompeo. Giocarsi il tutto per t …

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 “Global Times”, 4.5.2020[1]

(Traduzione dall'inglese di Emiliano Alessandroni)

 

Domenica scorsa [3 maggio 2020 N.d.t.], nel corso di un'intervista, il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha affermato che "esistono prove enormi" che il nuovo Coronavirus (COVID-19) abbia avuto origine in un laboratorio di Wuhan, in Cina. "Ricordatevi che la Cina ha una storia di infezioni propagate e una storia di laboratori al di sotto degli standard”. Ancora una volta il diplomatico americano ed ex direttore della CIA ha provocato scalpore nel mondo per mezzo di un insieme di accuse infondate.

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Rileggendo Lenin a proposito di emergenza sanitaria

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Manfredi Alberti *

 

Le recenti stime diffuse dal Fondo monetario internazionale indicano che il “Grande lockdown” potrebbe produrre a fine anno una recessione mondiale di proporzioni mai viste, almeno dai tempi della crisi del ’29. Guardando al caso dell’Italia il quadro appare ancora più fosco. La caduta del Pil prevista per il 2020 (-9,1%), infatti, potrebbe essere molto simile a quella avutasi nel 1945 al termine della Seconda guerra mondiale (-10,3%), determinando quindi una recessione decisamente più grave di quelle seguite alla Grande guerra (– 5,6% nel 1919), al famoso crollo di Wall Street (- 4,7% nel 1930), e al fallimento di Lehman Brothers (-5,5% nel 2009).

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“The Donald” scopre la Luna

Categoria: Articoli Hits:201

 

Gennaro Chiappinelli, Massimiliano Romanello

 

Il leggendario filosofo turco Nasreddin Hoca narra di un uomo che, vedendo la Luna riflessa nell’acqua in fondo ad un pozzo, cercò di recuperarla e restituirla al cielo per mezzo di una fune. La fune rimase impigliata ad una roccia sporgente e l’uomo, cadendo all’indietro per l’inutile sforzo, si compiacque nel vedere che la Luna era effettivamente tornata al suo posto.

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Migrazioni climatiche

Categoria: Saggi Hits:329

Andrea Vento

 

Il genere umano, sin dall'epoca preistorica, è sempre stato interessato da spostamenti, su scala più o meno ampia, generati da una vasta gamma di motivazioni, fra le quali principalmente: la ricerca di nuove terre, l'aspirazione verso migliori condizioni di vita, l'espansione coloniale, la fuga da guerre, persecuzioni e discriminazioni varie ed anche da fenomeni naturali avversi quali catastrofi e cambiamenti climatici. Numerosi sono i casi storici di movimenti di interi popoli o di parte di essi sospinti da fenomeni naturali, in quanto le migrazioni hanno da sempre rappresentato una fondamentale strategia di adattamento ai mutamenti climatico-ambientali. Nonostante ciò, l'elite politica mondiale e i media internazionali non hanno, sino a pochi anni fa, prestato particolare attenzione a questo fenomeno. La comunità scientifica mondiale, invece, dalla fine del scorso secolo ha mostrato crescente interesse sia verso lo studio dei cambiamenti climatici che delle sue conseguenze, come l'impatto sui flussi migratori.

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Attualità di Marx. Che cosa possiamo dire di nuovo sulla Scienza dal punto di vista del materialismo storico?

Categoria: Saggi Hits:5042

 

Angelo Baracca 

 

Nella ricorrenza del bicentenario della nascita di Marx si stanno ovviamente moltiplicando le iniziative a livello internazionale, nazionale e locale. Non devo certo esprimere la mia convinzione che dall'elaborazione di Marx ci siano ancora tantissimi insegnamenti da trarre. La vera sfida è di trarre spunti fecondi sui temi più scottanti oggi sul tappeto. Non ho l'ambizione di fare questo, ma vorrei dare un contributo su un campo che probabilmente non sarà al centro dei temi trattati, ma sul quale mi sono personalmente impegnato per quattro decenni e che ritengo sempre più cruciale oggi: il tema della Scienza. Intendo la Scienza capitalistica, quella cioè che venne fondata (schematizzo brutalmente) nei secoli XVII-XVIII e divenne con il decollo della Rivoluzione industriale del XVIII secolo uno dei cardini, sempre più imprescindibili, della Società industriale e del capitalismo. E qui sono convinto che ci sia ancora moltissimo da trarre da Marx.

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Il patrimonio scientifico-tecnologico fra lunga durata e attuale emergenza

Categoria: Saggi Hits:1449

Andre’ Tosel

 

La tradizione italiana marxista di riflessione sulle scienze e il loro uso sociale è sempre stata reticente nei confronti del realismo epistemologico, marcata dallo storicismo e dall’idealismo soggettivo: bisogna risalire alle opere troppo trascurate e notevoli di Ludovico Geymonat (e di certi dei suoi alunni) – come tra l’altro Filosofia e filosofia della scienza (1960), Scienza e realismo (1970) e la monumentale Storia del pensiero scientifico e filosofico - per vedere proposta un’interpretazione materialista e dialettica della storia della conoscenza scientifica, che difenda del tutto l’obbiettività di questa conoscenza e la sua necessaria utilizzazione da parte delle forze desiderose di trasformare la società capitalista. Bisogna anche tenere conto del materialismo leopardiano di Sebastiano Timpanaro, critico di qualunque progressismo.

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Il ruolo della ricerca scientifica nella società moderna

Categoria: Articoli Hits:6218

Vito Francesco Polcaro

Che nella società moderna, la scuola, l’università, la ricerca ed in generale la cultura, abbiano un ruolo determinante per garantire lo sviluppo sociale ed economico è cosa così ovvia che nessuno si azzarda a metterla in discussione.

D’altra parte, che a scuola, università e ricerca l’Italia dedichi meno attenzione di qualsiasi altro paese industrializzato (e, ormai, anche di diversi paesi in via di sviluppo) è talmente noto che non c’è bisogno di ribadirlo: come ripeteva spesso il compagno Antonino Cuffaro, quando era Sottosegretario alla ricerca scientifica, questi temi in Italia sono prioritari per tutti per 11 mesi all’anno ma nel dodicesimo, quello nel quale si approva la legge finanziaria, non contano più nulla. Se vogliamo, ora la situazione è anche peggiore, perché i fondi per istruzione e ricerca si tagliano anche “fuori stagione”.

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A sostegno della Storia della Seconda guerra mondiale del Presidente Putin

Categoria: Saggi Hits:186

 

Michael Jabara Carley *

 

Il 19 giugno il presidente Vladimir Putin ha pubblicato un articolo[1] sulle origini della Seconda Guerra Mondiale in cui intendeva dimostrare, sulla base di alcuni documenti tratti dai ricchi archivi russi, che l’URSS, contrariamente a quanto dice la storia fake pubblicizzata in occidente, era ben lungi dall’essere responsabile dello scoppio di quel conflitto. Per storia fake intendo quella largamente diffusa, inter alia, dal Parlamento Europeo di Strasburgo e dall’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa.

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Antonio Gramsci. Esordi, prima della rivoluzione

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 Guido Liguori

 

«In dieci anni di giornalismo io ho scritto tante righe da poter costituire 15 o 20 volumi di 400 pp., ma essi erano scritti alla giornata e dovevano, secondo me, morire dopo la giornata». Queste parole di Antonio Gramsci del 1931, che fortunatamente non hanno avuto seguito, tornano alla mente davanti al ponderoso volume della “edizione nazionale” dedicato ai suoi Scritti 1910-1916 (a cura di Giuseppe Guida e Maria Luisa Righi, Istituto della Enciclopedia Italiana, 2019, pp. XXXIII-1015, 70 euro, comprese le spese di spedizione).

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Cento anni di Ministero del Lavoro

Categoria: Articoli Hits:278

Manfredi Alberti

 

Il percorso istituzionale che portò, tra la fine dell’Ottocento e il primo dopoguerra, alla nascita di organismi statali specificamente preposti allo studio e alla rappresentanza istituzionale del lavoro fu il prodotto di una nuova attenzione delle classi dirigenti europee nei confronti del mondo del lavoro, divenuto soggetto politico con la nascita e il rafforzamento del movimento operaio. In Italia questo percorso politico e istituzionale, segnato da un confronto con le esperienze degli altri paesi occidentali, ebbe un primo importante punto di arrivo cento anni fa, con la nascita del Ministero per il lavoro e la previdenza sociale.

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Stalin al di là della mitologia storica: un libro di Carpi, Cantini e Pili

Categoria: Libri Hits:282

 

Luca D’Errico

 

Occorre una certa sensibilità per presentare figure particolarmente discusse, dalle vite pericolose e pericolanti, venute dal nulla ed emerse alla fama mondiale. Per questo tipo particolare di figure si sprecano studi critici, si indagano i minimi dettagli biografici, si scava nel profondo degli archivi per trovare anche quello che in realtà tante volte non c’è. Molto spesso, a ricerche del genere manca un elemento importantissimo: quella particolare capacità di ricomporre la visione d’insieme che rende una biografia diversa da una semplice raccolta di date e di eventi, riuscendo a cogliere l’essenza di una vita proprio nel rapporto dialettico tra esperienza individuale e contesto generale, storico e culturale dell’epoca in cui questa vita ha vissuto.

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Tre fonti e tre parti integranti del marxismo

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 Vladimir Il'ič Ul'janov (Lenin)

 

Per il 150° anniversario della nascita di Lenin, ricordiamo il grande dirigente bolscevico, fondatore dello Stato sovietico e leader del movimento comunista internazionale, che fu anche tra i massimi teorici marxisti del XX secolo, con un suo testo del 1913 sugli elementi fondanti del marxismo. 

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