di Salvatore Tinè

La nozione di ideologia è una delle categorie fondamentali del pensiero di Marx e di Engels. In particolare essa svolge un ruolo molto importante nel processo di elaborazione e di genesi della concezione materialistica della storia. Il superamento e la critica da parte di Marx e di Engels delle posizioni filosofiche e politiche del gruppo della cosiddetta “sinistra hegeliana”, alla metà degli anni ’40 dell’Ottocento, prende le mosse, infatti dalla nozione di “ideologia tedesca”. Con essa i due fondatori del materialismo storico intendono evidenziare il carattere essenzialmente speculativo e soggettivistico del pensiero filosofico-politico dei “giovani hegeliani” e in particolare della loro pretesa di avviare un processo di rinnovamento sociale e politico della Germania sul mero terreno delle “idee” e della “filosofia”. Nel primato della filosofia rivendicato dalla sinistra hegeliana Marx ed Engels individuano un fondamentale elemento di continuità con l’idealismo di Hegel e insieme il riflesso della condizione di arretratezza sociale e politica della Germania rispetto alla Francia e all’Inghilterra. In realtà una critica reale, effettiva dell’ordine di cose esistente non può non presupporre per loro la fuoriuscita dal terreno della filosofia e del “pensiero puro”.

La critica tedesca – scrivono Marx ed Engels nell’Ideologia tedesca – non hai abbandonato, fino ai suoi ultimi sforzi, il terreno della filosofia. Ben lungi dall’indagare sui suoi presupposti filosofici generali, tutti quanti i suoi problemi sono nati anzi sul terreno di un sistema filosofico determinato, l’hegeliano. Non solo nelle risposte, ma negli stessi problemi c’era una mistificazione. Questa dipendenza da Hegel è la ragione per cui nessuno di questi moderni critici ha neppure tentato una critica complessiva del sistema hegeliano, tanta è la convinzione, in ciascuno di essi di essersi spinto oltre Hegel. La loro polemica contro Hegel e fra di loro si limita a questo, che ciascuno estrae un aspetto del sistema hegeliano e lo rivolge tanto contro l’intero sistema quanto contro gli aspetti che ne estraggono gli altri. Dapprima si estrassero categorie hegeliane pure, genuine, come la sostanza e l’autocoscienza, poi si contaminarono con nomi più profani, come Specie, l’Unico, l’Uomo1.

Come i Vecchi hegeliani, i Giovani hegeliani “credono al predominio della religione, dei concetti, dell’universale nel mondo esistente; solo che gli uni combattono quel predominio come usurpazione, mentre gli altri lo esaltano come legittimo”2. Per Marx ed Engels si tratta invece di risalire dalla critica dei concetti, degli universali, ovvero delle mere rappresentazioni o “illusioni della coscienza”, a quella della realtà storico-sociale, dei rapporti reali che li produce. “A nessuno di questi filosofi è venuto in mente di ricercare il nesso esistente tra la filosofia tedesca e la realtà tedesca, il nesso tra la loro critica e il loro proprio ambiente materiale”3.

La critica della “ideologia tedesca” sfocia così una critica dell’“ideologia in generale”, tesa a ricondurre l’analisi dei processi di genesi e di produzione delle idee e delle rappresentazioni della coscienza all’analisi dei processi della produzione e della vita materiali. Ideologia è qualunque rappresentazione della vita sociale che occulti o smarrisca il nesso genetico tra il divenire delle forme della produzione materiale e della divisione del lavoro da un lato e l’evoluzione delle forme di coscienza che da quelle discendono e ad esse corrispondono. In tal senso il linguaggio rappresenta la prima, più originaria forma di coscienza, direttamente legata alle esigenze e ai bisogni della produzione della vita. “Il linguaggio è antico quanto la coscienza, il linguaggio è la coscienza reale, pratica, che esiste anche per altri uomini e che dunque è la sola esistente anche per me stesso, e il linguaggio, come la coscienza, sorge soltanto dal bisogno, dalla necessità di rapporti con altri uomini”4. Lo sviluppo della coscienza procede parallelamente a quello della divisione del lavoro, in virtù “dell’accresciuta produttività, dell’aumento dei bisogni e dell’aumento della popolazione che sta alla base dell’uno e dell’altro fenomeno”5. In questo senso la genesi della coscienza, della sua realtà come della sua apparente autonomia, è un prodotto della divisione sociale del lavoro. È infatti solo con la separazione tra lavoro manuale e lavoro intellettuale che quella divisione diviene reale. Solo dal momento in cui interviene questa la distinzione “la coscienza può realmente figurarsi di essere qualche cosa di diverso dalla coscienza della prassi esistente, concepire realmente qualche cosa senza concepire alcunché di reale: da questo momento la coscienza è in grado di emanciparsi dal mondo e di passare a formare la ‘pura’ teoria, teologia, filosofia, morale, ecc.”6. La critica dell’ideologia, ovvero dell’illusione dell’autonomia e della “purezza” della coscienza coincide allora con la critica della divisione del lavoro e della contraddizione tra rapporti di produzione e sviluppo delle forze produttive che essa comporta. È tale contraddizione infatti alla base dello stesso contrasto tra i rapporti sociali e le forme ideologiche che caratterizza i periodi storici di crisi e di transizione. È con la divisione del lavoro che “si dà la possibilità, anzi la realtà, che l’attività spirituale e l’attività materiale, il godimento e il lavoro, la produzione e il consumo tocchino a individui diversi, e la possibilità che essi non entrino in contraddizione sta solo nel tornare ad abolire la divisione del lavoro”7.

Nella prospettiva della imminenza della rivoluzione e del comunismo, Marx ed Engels considerano il proletariato come una classe che ha tutte le potenzialità per emanciparsi dall’influenza e dal dominio delle rappresentazioni della ideologia prodotte dalla divisione del lavoro e dalla divisione in classi della società. La rivoluzione proletaria è il superamento pratico e immediato non solo del dominio di classe ma anche del dominio dell’ideologia e quindi della “fraseologia teorica” che di fatto lo giustifica e legittima.

La vera, pratica risoluzione di questa fraseologia, l’eliminazione di queste rappresentazioni della coscienza degli uomini sarà effettuata, come si è già detto, attraverso una situazione trasformata, non attraverso deduzioni teoriche. Per la massa degli uomini, cioè per il proletariato, queste rappresentazioni teoriche non esistono, e quindi per essa non hanno bisogno di essere risolte, e se questa massa ha posseduto delle rappresentazioni teoriche, per esempio, la religione, esse sono già state da lungo tempo dissolte dalle circostanze8.

Tuttavia la critica marxiana ed engelsiana dell’ideologia non manca di rilevare la realtà di quest’ultima e l’importanza fondamentale del suo ruolo nella costituzione e nel mantenimento del dominio di classe. Il dominio di una classe è al contempo il dominio delle sue idee.

Le idee della classe dominante sono in ogni epoca le idee dominanti; cioè la classe che è la potenza materiale dominante della società è in pari tempo la sua potenza spirituale dominante. La classe che dispone dei mezzi della produzione materiale dispone con ciò, in pari tempo, dei mezzi della produzione intellettuale, cosicché ad essa in complesso sono assoggettate le idee di coloro ai quali mancano i mezzi della produzione intellettuale. Le idee dominanti non sono altro che l’espressione ideale dei rapporti materiali dominanti, sono i rapporti materiali dominanti presi come idee: sono dunque l’espressione dei rapporti che appunto fanno di una classe la classe dominante, e dunque sono le idee del suo dominio9.

È sulla forma universale delle idee nel caso del dominio di classe borghese che si sofferma in particolare l’analisi di Marx ed Engels. L’ideologia appare così come l’occultamento del carattere particolare degli interessi di classe nella forma universale, “idealistica”, che ad esso viene conferita dai produttori delle idee. Solo così infatti l’interesse particolare della classe dominante può presentarsi e legittimarsi come l’interesse generale della società. Il dominio di “idee sempre più astratte”, tendenti ad assumere “la forma dell’universalità” caratterizza, per Marx ed Engels la moderna società borghese la cui ideologia è fondata sui concetti universalistici di libertà e di uguaglianza. Perciò il dominio di classe assume in essa la parvenza di un dominio delle idee. Il comunismo è il superamento della universalità solo “ideale” e la realizzazione, di là da ogni “ideologia” scissa dall’ambito della produzione della prassi materiali, di una universalità effettiva10.

Tutta questa parvenza, che il dominio di una determinata classe non sia altro che il dominio di certe idee, cessa naturalmente da sé non appena il dominio di classi in generale cessa di essere la forma dell’ordinamento sociale, non appena quindi non è più necessario rappresentare un interesse particolare come universale o l’‘universale’ come dominante11.

Nel capovolgimento idealistico del rapporto tra essere sociale e coscienza Marx ed Engels individuano la causa di questa parvenza. Si tratta del medesimo capovolgimento delle “forze (rapporti) personali in forze oggettive” che caratterizza la moderna società borghese. In quest’ultima “gli individui sono più liberi di prima” ma solo “nell’immaginazione perché per loro le loro condizioni di vita sono casuali”, mentre nella realtà “sono naturalmente meno liberi perché subordinati a una forza oggettiva” ovvero alla divisione del lavoro e alla concorrenza. Viene così smascherata la nozione elaborati dagli “ideologi” di “individuo” e mostrata la sua derivazione da una forma di produzione storicamente determinata nella quale la libertà del singolo non si riduce ad altro che alla casualità delle sue condizioni di esistenza determinate dalla concorrenza e dalla “lotta tra gli individui”.

Possiamo dire allora che è proprio sul terreno della critica dell’ideologia che Marx ed Engels gettano le basi della stessa “critica dell’economia politica” che impegnerà Marx in modo straordinariamente intenso dopo la sconfitta delle rivoluzioni del ’48. Non a caso nella Prefazione del ’59 a Per la critica dell’economia politica, Marx tornerà sul tema della ideologia nel contesto di una sintetica ricostruzione dell’evoluzione del suo pensiero. Egli ribadisce il carattere derivato della “coscienza”, ovvero il fondamento materiale di quest’ultima, nell’“essere sociale”, nell’“insieme” dei rapporti di produzione” che “costituisce la struttura economica della società”. Tuttavia la sovrastruttura ideologica che si eleva sulla struttura costituita dai rapporti di produzione non è una mera parvenza ma addirittura uno dei terreni fondamentali sui cui si combatte il conflitto tra le classi. L’importanza dei processi che investono l’ambito della “ideologia” appare con particolare evidenza nelle fasi di crisi e di transizione da un ordinamento sociale all’altro. “Quando si studiano simili sconvolgimenti, è indispensabile distinguere sempre fra lo sconvolgimento materiale delle condizioni economiche della produzione, che può essere constatato con la precisione delle scienze naturali, e le forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche, ossia le forme ideologiche che permettono agli uomini di concepire questo conflitto e di combatterlo”.

Emerge così una più complessa e determinata concezione dell’ideologia. Quest’ultima non è soltanto, come nella Ideologia tedesca, il prodotto del capovolgimento del nesso reale tra l’essere sociale da un lato e le rappresentazioni o “illusioni” della “coscienza” dall’altro, ma coincide anche con il complesso delle “forme ideologiche” nell’ambito delle quali soltanto il conflitto economico e politico tra le classi concretamente si svolge. Al di là della sua accezione prevalentemente negativa, la nozione di “ideologia” si rivela come una categoria fondamentale per comprendere nella loro effettiva, concreta dinamica storica il nesso tra “struttura” e “sovrastruttura” e i modi sempre storicamente specifici e particolari in cui tale nesso condiziona e determina l’evoluzione del conflitto tra le classi.

Tale concezione della funzione storica e sociale dell’ideologia sarà particolarmente sviluppata da Engels nel suo Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca. Ritornando nuovamente sull’evoluzione che portò sia lui che Marx dalla critica dell’idealismo alla concezione materialistica della storia, Engels individua nell’incapacità di concettualizzare la differenza tra i processi della natura e quelli della storia e quindi il ruolo fondamentale della “coscienza” e della “volontà” nell’evoluzione storico-sociale, il limite più grave del vecchio materialismo meccanicistico del XVIII secolo. L’ideologia, ovvero il complesso dei motivi ideali che accompagnano l’agire storico degli uomini deve a sua volta essere indagata nelle sue cause reali. Il vecchio materialismo prende “per cause prime le forze motrici ideali che agiscono nella storia, invece di ricercare che cosa si nasconde dietro di esse, quali sono le forze motrici dietro queste forze motrici”12. Se il merito della filosofia della storia di Hegel è quello di ricercare “le cause ultime degli avvenimenti storici” che stanno dietro ai “motivi reali” come a quelli “ideali” o “apparenti”, il suo limite consiste tuttavia nel cercarle “non nella storia stessa”, ovvero nell’importarle “nella storia, dal di fuori, dall’ideologia filosofica”. Dunque le cause ultime riconducibili in ultima istanza ai processi della produzione materiale e alla lotta tra le classi in tanto determinano l’evoluzione storica delle società come le loro crisi in quanto si traducono in modo più o meno mediato nei motivi ideali, quindi nelle forme ideologiche che motivano la volontà e l’agire cosciente degli uomini. “Tutto ciò che mette in movimento gli uomini deve passare attraverso il loro cervello; ma la forma che esso assume nel loro cervello dipende molto dalle circostanze”13. Engels stabilisce un parallelismo tra la mediazione ideologica delle forme di coscienza nell’agire sociale degli uomini e quella che segna il passaggio dalla “società civile”, ovvero dallo sviluppo delle forze produttive e dei rapporti di scambio alla “volontà dello Stato”.

Come nell’uomo singolo tutti gli impulsi delle sue azioni devono, per portarlo ad agire, passare attraverso il suo cervello e trasformarsi in motivi determinanti della sua volontà, così tutti i bisogni della società civile – qualunque sia la classe che è al potere – devono passare attraverso la volontà dello Stato per ottenere validità generale sotto di forma di leggi14.

Il nesso tra Stato e ideologia appare così centrale nella riflessione di Engels. Lo Stato ci si presenta come il primo potere ideologico sugli uomini. La società si crea un organo per la difesa dei suoi interessi comuni contro gli attacchi interni ed esterni. Questo organo è il potere dello Stato. Appena sorto, quest’organo si rende indipendente dalla società, e ciò tanto più quanto più diventa organo di una classe determinata, e realizza in modo diretto il dominio di una classe.

Proprio il carattere di strumento principale del dominio di classe rende lo Stato un organo apparentemente autonomo e indipendente dalla società. Ed è tale autonomia a renderlo il principale potere ideologico della società. “Ma lo Stato, una volta divenuto un potere indipendente dalla società, produce subito una nuova ideologia. Per i politici di professione, per i teorici del diritto pubblico e per i giuristi del diritto privato, il legame coi fatti economici si perde definitivamente”15. La produzione di ideologie sempre più elevate come la filosofia e la religione, rende sempre meno immediato il rapporto tra le condizioni economiche e i loro riflessi nella coscienza e nella volontà degli uomini. Tale rapporto è infatti “reso sempre più oscuro dall’esistenza di gradi intermedi”16. Ma proprio perciò essi si stabilisce e consolida senza che giunga alla coscienza degli individui. “Il fatto che le condizioni materiali dell’esistenza degli uomini nei cui cervelli si compie questo processo di pensiero ne determinano il corso in ultima analisi, questo fatto non può giungere alla coscienza degli uomini, altrimenti tutta l’ideologia sarebbe finita”17.

 

Note 

1 K. Marx, F. Engels, L’ideologia tedesca, Roma, Editori Riuniti, 1983, p. 6.

2 Ivi, p. 7.

3 Ivi, p. 8.

4 Ivi, p. 20

5 Ivi, p. 21.

6 Ivi, pp. 21-2.

7 Ivi, p. 22

8 Ivi, p. 32.

9 Ivi, pp. 35-6.

10 Ivi, p. 55.

11 Ivi, p. 38.

12 F. Engels, Ludwig Feuerbach e il punto di approdo della filosofia classica tedesca, trad. di Palmiro Togliatti, Roma, Editori Riuniti, 1976, p. 65.

13 Ivi, p. 66.

14 Ivi, pp. 68-69.

15 Ivi, p. 71.

16 Ivi.

17 Ivi, 72-3.

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte II)

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Appunti per un manuale

I Pionieri del Futuro. Le attività per fasce d’età

Tutti bambini e i ragazzi dai 7 ai 13 anni possono diventare Pionieri del Futuro, una volta che abbiano aderito all’ Invito dei Pionieri (vedi più avanti). Le attività saranno però diverse per i bambini fino agli 11 anni, rispetto a quelle dei ragazzi più grandi. I più grandi aiuteranno le attività dei piccoli e si dedicheranno con maggior approfondimento ad attività di impegno sociale, anche a carattere internazionale.

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Pionieri del futuro. Una proposta pedagogica comunista (parte I)

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© Paola Pavese

 

Premessa

Questo opuscolo è un’introduzione, non certo esaustiva, ad alcuni riferimenti teorici della pedagogia marxista e alla storia dei Pionieri d’Italia.

Ma è soprattutto un manuale, in cui ho immaginato una possibile organizzazione per bambini e ragazzi, a cui ho voluto dare un nome, che mi è sembrato bellissimo: Pionieri del Futuro. Per scriverlo ho seguito le orme di Gianni Rodari e del suo Manuale dei Pionieri, che a leggerlo pare anch'esso un esercizio di fantasia, basato su un qualche testo che l'autore pare avere sotto gli occhi. Ovviamente, fare esercizi di fantasia seguendo le orme di Rodari viene facile, direi che viene quasi automatico, ed è probabile che in più di un'occasione mi sia fatta trascinare dall'entusiasmo.

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Marxismo e intercultura

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Donatello Santarone*

 

Gli studi interculturali sono molto vasti, un enorme contenitore dove convivono prospettive scientifiche e culturali spesso opposte. C’è un’intercultura “aziendalista” (e persino “militarista”) che vuole conoscere il cosiddetto “altro” per meglio colonizzarlo (un po’ come i primi antropologi al servizio degli eserciti coloniali nell’800): è una visione tutta strumentale della relazione con i paesi e i popoli del Terzo e Quarto Mondo, finalizzata esclusivamente alla dimensione mercantile del rapporto.

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Possibilidades Lenineanas para uma Paidéia Comunista

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Antonio Carlos Mazzeo

 

I. Os Pressupostos

A preocupação em abrir o debate sobre a conexão entre educação e socialismo nas universidades brasileiras é muito relevante. Até por que, nada mais conectado e articulado do que aprendizado, educação e socialismo. Recuperar esse vínculo já vale um evento como este. Recentemente participei de um seminário na Faculdade de Educação da Unesp/Marília intitulado Marx, Gramsci e Vigotsky: Aproximações, do qual resultou um livro com as palestras proferidas, onde está publicada minha intervenção no evento , uma prazeirosa experiência, pois raramente tenho a oportunidade de dialogar com pedagogos estando, na maioria do tempo, restrito à minha área de Ciências Sociais e de Historia.

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Quelli che investono nel caos climatico

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Sergio Ferrari*

 

Dalle alte temperature in molti degli stadi dove si gioca il Mondiale di Calcio alla canicola opprimente che colpisce gran parte dell'Europa dalla seconda metà di giugno, la vita quotidiana di milioni di persone soprattutto nel Sud del Mondo è sempre più influenzata dal riscaldamento globale. Responsabile principale di ciò, l'uso eccessivo dei combustibili fossili da parte delle principali potenze economiche mondiali.

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Cuba e l’ennesima sfida di immensa portata: resistenza, riforma e ap …

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Gianmarco Pisa

 

Lo scorso 12 giugno, il presidente della Repubblica di Cuba e primo segretario del comitato centrale del Partito Comunista di Cuba, Miguel Díaz-Canel, ha illustrato le misure definite per contrastare gli effetti della guerra multidimensionale, della vera e propria aggressione multidimensionale, che gli Stati Uniti hanno scatenato contro Cuba.

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L’esagerazione di Israele

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 Carla Filosa

 

Da quello che sappiamo, dagli ultimi annunci della cosiddetta informazione pubblica, Israele ha continuato a bombardare oltre il fiume Litani del Libano riuscendo finalmente a piantare la bandiera bianca e azzurra sulla fortezza di Beaufort, simbolo di un potere che avanza continuamente senza più retrocedere. Anche ora, mentre si scrive, i bombardamenti e le morti non si fermano, nonostante i furiosi moniti di Trump e la richiesta di Macron di blocco dell’invasione del Libano.

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Il rapporto tra petrolio, guerra e imperialismo, ieri e oggi

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Domenico Moro

 

Nonostante la recente guerra tra Usa e Israele, da una parte, e l’Iran, dall’altra, si svolga in un’area, il Medio Oriente, dove è situato il 48% delle riserve provate di petrolio e che soddisfa il 31% dei consumi petroliferi mondiali, c’è ancora chi ha difficoltà a collegare il petrolio con le cause del conflitto. Questo accade anche per quanto riguarda il principale quotidiano economico italiano, secondo il quale “le cause di questa guerra non sono economiche: almeno per quanto ne possiamo sapere, l’economia ne è stata una importante conseguenza, non il movente.”[i]

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Economia di guerra oggi, XXVIII. L’attacco all’Iran si riversa sul …

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Andrea Vento

 

A 2 mesi e mezzo dall’attacco israeliano-statunitense si va sempre più delineando uno scenario simile alla crisi del 2022: shock energetico, rallentamento economico, ripresa dell’inflazione e rialzo dei tassi. Lo spettro della recessione dietro l’angolo.

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Disarmare l’I.A.

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 Carla Filosa

 

Lunedì 25 maggio è uscita la prima enciclica di papa Prevost intitolata Magnifica Humanitas, che presenta un interesse generale per le popolazioni di tutto il mondo, al di là di ogni riduttivo giudizio di appartenenza confessionale o di condivisione di valori spirituali, magari anche poco conosciuti.

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Istinti, iperestensioni culturali e selezione sessuale nella logica dell’evoluzione

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Paolo Crocchiolo

 

Primum vivere, dein reproducere

Tutti gli esseri viventi, a cominciare dai batteri, manifestano comportamenti istintivi (principalmente l’acquisizione del nutrimento) atti a permettere loro di sopravvivere e crescere fino a raggiungere lo stadio della riproduzione. Quelli a riproduzione sessuata, in aggiunta e in associazione a questi istinti primari, necessitano anche di istinti che realizzino l’unione dei gameti maschili e femminili. Nell’uomo, infine, gli istinti di base e quelli sessuali s’intrecciano con l’insieme dei fattori culturali, anch’essi peraltro frutto dell’evoluzione.

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Intelligenza Artificiale: un’altra mente nel mercato?

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 Luca Antonini *

 

Introduzione

Parlare di Intelligenza Artificiale è, in generale, fonte di eco. I particolari importanti rischiano di passare inosservati nella ridondanza degli innumerevoli usi del termine, che ormai riempie lo spazio informativo. Proprio in questo spazio c’è bisogno di fare chiarezza e divulgare alcune questioni che possono essere facilmente messe in ombra da un’informazione continua e incessante. Tale è lo scopo di questo articolo, indirizzato a una chiarificazione divulgativa di alcuni caratteri dell’Intelligenza Artificiale che riteniamo importanti alla luce della società attuale.

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L’intelligenza artificiale è qui e lotta contro di noi

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Vincenzo Vita *

 

E’ maturato il varo da parte della Commissione europea di un testo volto a disciplinare i confini dell’intelligenza artificiale. Si tratta, ovviamente, dell’inizio di un percorso, che porterà ad un Regolamento impegnativo e certamente inedito.

Chi legge potrebbe utilmente obiettare che sarebbe un buon risultato avere l’intelligenza normale. Già. Ma il tempo digitale incombe e ci impone di cambiare profondamente i nostri modelli cognitivi, l’approccio ad una realtà di cui la componente virtuale è un ingrediente fondamentale.

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Come è stata trasformata la parola “complottista” per colpire chi pensa con la propria testa

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Alessandra Ciattini

 

Da tempo mi occupo di ideologia e in particolare del modo in cui le ideologie sono create, diffuse e propagandate con strumenti sempre più perfezionati rispetto a quelli già alquanto raffinati impiegati dalla Sacra Congregazione "de Propaganda Fide", ossia il famoso è dicastero storico della Curia romana istituito nel 1622 da Papa Gregorio XV come risposta alla Riforma iniziata da Martin Lutero.

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Oltre il giudizio morale: una rilettura strutturale del “Grande balzo in avanti”

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Gabriele Repaci

 

Introduzione

Il Grande Balzo in avanti (1958–1961) occupa un posto centrale nella storiografia sulla Cina contemporanea ed è generalmente ricordato come uno dei più gravi disastri umani del XX secolo. La maggior parte degli studi, soprattutto in ambito occidentale, ne sottolinea il carattere catastrofico, mettendo in evidenza la carestia di massa, il crollo della produzione agricola e le decine di milioni di vittime. In questa prospettiva, il Grande Balzo viene spesso interpretato come il risultato di una combinazione di utopismo ideologico, incompetenza amministrativa e autoritarismo politico, fino a essere descritto, in alcune ricostruzioni divulgative, come un episodio di violenza storicamente “inutile”.

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Il capitalismo era inevitabile? Forze produttive, contingenza e necessità. Per una lettura non dete …

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Gabriele Repaci

 

Introduzione

 

Nel dibattito marxista, uno dei fraintendimenti più persistenti riguarda la teoria dello sviluppo delle forze produttive e la sua relazione con i rapporti di produzione. In una versione semplificata e spesso scolastica del materialismo storico, lo sviluppo delle capacità tecniche e produttive viene inteso come un processo quasi autonomo, dotato di una propria dinamica interna e progressiva, che condurrebbe inevitabilmente a una crisi dei rapporti sociali esistenti e al loro superamento[1].

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Neo-marxismi e potere fuori d’Europa nella biografia filosofico-politica di Alberto Filippi

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Nota introduttiva

Alexander Höbel

 

Alberto Filippi, studioso di storia delle istituzioni e di filosofia politica di grandissima esperienza, è una tra le figure più straordinarie di intellettuale militante – “specialista + politico”, avrebbe detto Gramsci – nel panorama degli studi marxisti di carattere transnazionale. Ricco e complesso è l’itinerario della sua vita accademica e politica, con un lungo percorso di andata e ritorno tra Italia, Venezuela e Argentina a cavallo di due secoli*.

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Il Cile alle sbarre

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 Rodrigo Rivas


Questo lavoro è diviso in due parti. In questa prima parte racconto, per sommi capi, la storia cilena dal 1970 al 1990. Nella seconda, i 30 anni del dopo dittatura, soffermandomi soprattutto sulla ribellione sociale del 2019, sul governo di Gabriel Boric e sulla posta in gioco delle elezioni del 14 dicembre prossimo.

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