Cosimo Cerardi

 

In base ai criteri di analisi di Marx, nessun ordinamento sociale può subire una crisi generale fino a che non abbia realizzato tutte le proprie potenzialità storiche, divenendo incapace di contenere gli sviluppi sociali e materiali che esso stesso ha messo in moto. Scriveva Marx nel 1859:

Nessun ordine sociale è mai distrutto prima che tutte le forze produttive per le quali è sufficiente si siano sviluppate e nuove, superiori, relazioni di produzione non prendono mai il posto delle vecchie prima che le condizioni materiali per la loro esistenza si siano maturate entro la struttura della vecchia società (1).

Antonella Stirati *

 

Nelle ultime settimane in Italia e in Europa si è affacciata con prepotenza la questione economica legata alla pandemia in corso, e si sono moltiplicate le prese di posizione relative a come questa dovrebbe essere affrontata.[1]

Pur in una situazione in continua evoluzione, provo qui a mettere in ordine i problemi e gli strumenti disponibili, sia in via di principio che in concreto, con l’auspicio che questo possa aiutare a chiarire i termini delle questioni in discussione.

 Mario Cermignani*

 

L'articolo, partendo dall'analisi del fondamento dell'imposizione fiscale sul reddito e sul patrimonio, ripercorre i principi ed i concetti basilari della teoria economica marxista e descrive il ruolo e la funzione dello Stato del capitale nella sua fase “imperialistica”, all'interno del processo generale di produzione ed accumulazione; individua quindi gli obiettivi della nazionalizzazione sotto il controllo dei lavoratori delle banche e delle grandi aziende e dell'imposta progressiva sui grandi patrimoni come elementi necessari per la transizione rivoluzionaria al socialismo ed al Governo del lavoratori, inserendo lo sviluppo razionale della realtà economico-sociale complessiva verso il comunismo nel contesto dei principi del materialismo dialettico, base filosofica essenziale del marxismo.

 

Carla Filosa

 

Unità di natura e modo di produzione

In questo scritto ci si propone di considerare i cambiamenti climatici determinati dalle attività umane separati da quelli naturali. Ci si concentrerà su questi ultimi non da un punto di vista tecnico, demandato agli esperti del settore, ma da un punto di vista sociale e storico. Si assumerà il problema del riscaldamento climatico (Global Warming), e non solo, secondo le analisi effettuate sin dagli anni ’50 dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), quale massimo consesso mondiale di esperti sul clima.

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