Gabriele Repaci

 

  1. Introduzione

Negli ultimi decenni, e con crescente intensità nel dibattito politico contemporaneo, il termine fascismo ha subito un processo di progressiva inflazione semantica. Esso viene impiegato come categoria onnicomprensiva per designare fenomeni tra loro eterogenei: governi autoritari, regressioni dello Stato di diritto, politiche securitarie, populismi di destra, fino a forme di dominio economico esercitate da élite transnazionali. Questa estensione indiscriminata del concetto non rappresenta un avanzamento della comprensione critica del presente, ma al contrario ne segnala una regressione sul piano analitico.

Andrea Vento

 

Nel 2024 ricavi record per le prime 100 aziende mondiali di armamenti. Volano le società europee sotto la spinta del riarmo e della guerra in Ucraina.

Alessandra Ciattini

 

Non so se il marxismo occidentale sia morto, non so neppure se esso sia riassumibile in una formula, date le mai sopite discussioni sui temi centrali impostati e trattati da Marx, ma posso dire che mi capita spesso di incontrare nuovi studiosi marxisti (almeno che si dichiarano tali) a me sconosciuti, ma non ad altri, operanti sia nell’ambito delle scienze sociali sia in quello delle scienze dure.

 

Gabriele Repaci


«Il piano non è una cosa meccanica che si crea per elucubrazione di laboratorio, una cosa semimetafisica, che poi si trasmette verso il basso. Il piano è una cosa viva, che è fondamentalmente destinata a trarre dal paese le riserve finora sopite, e a metterle al servizio della produzione. A questo scopo va destato quel grande fattore di produzione che è il popolo, ossia il popolo deve sapere che cosa vogliamo, discutere ciò che vogliamo caso per caso, presentare le sue controproposte, approvare il piano dopo averlo capito. (…) la massa non ha partecipato a questa concezione del piano, e il piano cui non partecipa la massa è un piano che corre serio pericolo di fallimento».
— Ernesto Che Guevara,
Il primo piano economico, in Opere, II. Le scelte di una vera rivoluzione, Feltrinelli, Milano 1968, pp. 97 e 118.

 

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